MARCUS ZUSAK.
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STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Book Thief. 2005
Traduzione di: Gian M. Giughese.
2018. Mondadori Libri, Milano.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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. . . FANTASIE IN CANTINA, GIUGNO 1941 . . .

Si tirano pugni, la folla esce dai muri. Max e il Fhrer
si battono per la vita, ognuno rimbalzando gi dalle scale.
C' sangue sui baffi del Fhrer, come pure sulla sua
scriminatura, sul lato destro del capo.
Fatti sotto, Fhrer, dice l'ebreo, agitando i pugni
contro di lui. Fatti sotto, Fhrer.

Quando le fantasie si dissolsero e termin la prima pagina,
Pap le strizz l'occhio. Mamma la sgrid perch si era presa
tutta la vernice. Max studi le pagine una per una, forse osservando
ci che aveva in mente di fare su di loro. Molti mesi
dopo avrebbe dipinto anche la copertina del libro, dandogli
un nuovo titolo, da uno dei racconti che vi aveva scritto e
illustrato.
Quel pomeriggio, nel segreto dello scantinato sotto il 33
della Himmelstrasse, gli Hubermann, Liesel Meminger e Max
Vandenburg preparavano le pagine di La scuotitrice di parole.
Era bello essere un pittore.

Le carte in tavola. 24 giugno.

Poi cadde la settima faccia del dado. Due giorni dopo la
Germania invase la Russia. Tre giorni prima inglesi e sovietici
avevano unito le rispettive forze.
Sette.
Tiri il dado e sai benissimo che non  un dado normale.
Puoi lamentarti della sfortuna, ma sai da sempre che doveva
arrivare. L'hai portato nella tua stanza. Fin da principio
l'ebreo ti spuntava dalla tasca.  una macchia sul bavero, e,
nel momento in cui lanci il dado, sai che uscir un sette: per
farti male. Ti fisser negli occhi, straordinario e spaventoso
insieme, e tu distoglierai lo sguardo con lui piantato nel petto.
 solo sfortuna.
 quello che dici tu.
Non avr conseguenze.
Questo  ci che induci te stesso a credere, perch, in fondo
in fondo, lo sai che questo pezzetto di fortuna mutevole 
un presagio di sciagure future.
Se nascondi un ebreo, la paghi. In un modo o nell'altro,
devi pagare.
Anche con il senno di poi, Liesel si disse non era poi un
grande affare. Forse perch tante pi cose erano accadute,
quando scrisse la sua storia nel seminterrato. Nel grande quadro
delle cose umane, riflett che anche se Rosa aveva perduto
il lavoro dal sindaco e sua moglie, non era per nulla una sfortuna.
Non aveva proprio niente a che vedere con il fatto di
nascondere un ebreo, ma tutto con il pi vasto contesto della
guerra. In quel momento, per, dava assolutamente l'impressione
di un affronto.
All'atto pratico, incominci una settimana circa prima del
24 giugno. Liesel cercava tra i rifiuti un giornale per Max Vandenburg,
come sempre faceva. Frugava dentro un bidone della
spazzatura dalle parti della Mnchenstrasse e si cacci il
giornale sotto il braccio. Una volta che glielo consegn, Max si
mise a leggerlo; poi guard Liesel, additandole una foto in prima
pagina. Non  quello cui consegni i panni lavati e stirati?
Liesel si scost dal muro. Aveva scritto sei volte la parola
discussione vicino al disegno, fatto da Max, della nuvola
aggrovigliata e del sole con i raggi. Max le porse il giornale, e
la ragazza conferm:  lui.
Nell'articolo venivano riportate le parole di Heinz Hermann,
il sindaco, il quale affermava che, quantunque la guerra
procedesse a meraviglia, al pari di tutti i tedeschi dotati di senso
di responsabilit anche gli abitanti di Molching dovevano
prendere adeguati provvedimenti, preparandosi alla possibilit
di tempi pi duri. Non si sa mai che cosa tramino i nostri
nemici, dichiarava, o che cosa tentino, pur di fiaccarci.
Una settimana dopo, le parole del sindaco divennero una
sgradevole realt. Come aveva sempre fatto, Liesel fece la sua
comparsa nella Grandestrasse e lesse L'uomo che fischietta sul
pavimento della biblioteca del sindaco. La moglie del sindaco
non manifest segni di anormalit (o, per essere sinceri, non
segni eccessivi) finch per Liesel non venne il momento di
andare via.
Stavolta, quando le offr Luomo che fischietta insistette che
la ragazza lo accettasse. Per favore. Quasi quasi supplicava,
stringendo il libro in un pugno stretto, ma controllato. Prendilo,
per favore. Prendilo.
Quella volta Liesel, commossa dall'eccentricit della donna,
non pot sopportare di deluderla. Si ritrov dunque fra le
mani il libro dalla copertina grigia e dalle pagine ingiallite, e
s'incammin lungo il corridoio. Stava per chiederle il bucato,
quando la moglie del sindaco le diede un ultimo, doloroso
sguardo. Frug in un cassetto, tirandone fuori una busta. La
sua voce, vischiosa per assenza di esercizio, toss fuori le parole:
Sono spiacente.  per la tua mamma.
A Liesel si mozz il respiro.
D'un tratto si sent i piedi vuoti dentro le scarpe. Qualcosa
si faceva beffe della sua gola. Tremava. Quando infine allung
una mano per prendere la lettera, percep il suono dell'orologio
in biblioteca. Riflett cupamente che l'orologio emetteva
un rumore neppure lontanamente simile a un tic-tac: piuttosto
il rumore di un martello, su e gi, che percuotesse metodicamente
il terreno. Il rumore di una tomba. Se solo fosse pronta
la mia, pens, perch in quel momento Liesel Meminger
avrebbe voluto morire. Quando gli altri clienti avevano rinunciato
non le aveva fatto tanto male: restavano sempre il sindaco,
la sua biblioteca, la complicit con sua moglie. Inoltre
era l'ultimo cliente, l'ultima speranza; adesso non c'era pi.
Stavolta si sent come tradita.
Con che faccia si sarebbe presentata a Mamma?
Per Rosa, quei pochi spiccioli erano pur sempre indispensabili
per acquistare una manciata di farina in pi, o un pezzo
di grasso.
La stessa Ilsa Hermann si sentiva morire nel doversi separare
dalla ragazzina: Liesel lo capiva dal modo in cui si
stringeva un po' pi forte nella vestaglia. La goffaggine del
dispiacere la induceva a restarle vicina, ma era chiaro che desiderava
porre fine a tutto ci. Parl nuovamente. Di' a tua
madre... Ora la sua voce si era fatta pi forte, mentre la
frase si divideva in due. ...che ci dispiace. Accompagn la
ragazza verso l'uscita.
Liesel se lo sentiva nelle spalle: il dolore, l'urto di un rifiuto
definitivo.
 cos, dunque? si domandava fra s e s. Mi sbatti fuori?
Lentamente raccolse la borsa vuota, avviandosi alla porta.
Fuori si volse e, per la seconda volta quel giorno, fiss la moglie
del sindaco. La guard negli occhi con una traccia di orgoglio
quasi selvaggio. Danke schn, disse, e Ilsa Hermann
le fece un sorriso patetico, dolente.
Se per caso volessi venire solo per leggere, ment la donna
(o fu ci che la ragazza, turbata e amareggiata com'era, avvert
come una menzogna) saresti la benvenuta.
In quel momento Liesel rimase stupefatta dall'ampiezza
della porta. C'era uno spazio enorme: che bisogno c'era di
tanto spazio per passare da una porta? Se ci fosse stato Rudy,
le avrebbe dato dell'idiota: era per farci entrare tutti i mobili.
Arrivederci, disse la ragazza, e pian piano, con grande
esitazione, la porta venne richiusa.
Liesel non se ne andava.
Rimase a lungo seduta sui gradini, a guardare Molching.
Non faceva n caldo n freddo, e la citt era nitida e immobile.
Molching sotto una campana di vetro.
Apr la lettera. Il sindaco Heinz Hermann sottolineava diplomaticamente
il motivo preciso per il quale si vedeva costretto
a rinunciare ai servigi di Rosa Hubermann. Perlopi
spiegava che sarebbe stata un'ipocrisia se avesse mantenuto
tutte le sue comodit mentre consigliava gli altri di prepararsi
a tempi pi duri.
Quando finalmente si alz e and a casa, il suo momento
di illuminazione si manifest di nuovo nel vedere, nella
Mnchenstrasse, l'insegna steiner-schneidermeister. La tristezza
l'abbandon, e venne sopraffatta dalla collera. Quel bastardo
d'un sindaco, sibil, quella patetica donna. Il fatto che stessero
per venire tempi pi duri era senza dubbio la ragione migliore
per dare lavoro a Rosa Hubermann, e invece no, loro la
licenziavano. In ogni modo, stabil Liesel, potevano farsi da s il
loro maledetto bucato, e stirarselo da s come la gente normale.
Come i poveri.
Aveva Uuomo che fischietta stretto in mano.
Dunque mi hai regalato un libro perch ti facevo pena,
disse la ragazza, per farti sentire meglio... Poco importava
che il libro le fosse gi stato offerto prima di quel giorno.
Si volt, come aveva fatto un'altra volta, e fece ritorno al
numero 8 della Grandestrasse. Immensa era la tentazione di
correre, ma la domin, in modo da avere una riserva di fiato
per parlare.
Quando arriv, fu contrariata che non fosse presente anche
il sindaco stesso: niente macchina parcheggiata con cura sul
margine della via, ma forse era meglio: se ci fosse stato, non
si poteva dire che cosa avrebbe fatto lei in quel momento di
conflitto di ricchi contro poveri.
Salendo i gradini a due a due, raggiunse la porta e picchi
con il batacchio cos forte da farsi male. Quelle piccole fitte
le piacevano.
La moglie del sindaco rimase palesemente sbalordita nel rivedere
Liesel. I suoi capelli arruffati erano un po' umidi, e le
rughe si allargarono quando si avvide del furore evidente sul
viso della ragazza, solitamente pallido. Apr la bocca ma non
ne usc alcun suono, cosa che a Liesel torn proprio comoda,
perch era lei a voler parlare.
Lei crede, disse, di potermi comprare con questo libro?
La sua voce, per quanto scossa, afferrava la donna alla
gola. L'ira che vi balenava era spessa e snervante, ma fece uno
sforzo. Si spinse ancora oltre, al punto di doversi asciugare le
lacrime dagli occhi. Lei mi ha dato 'sto Saumensch di libro e
crede che metta tutto a posto quando vado a dire a mia mamma
che abbiamo appena perso l'ultimo cliente? Mentre lei se
ne sta qui nella sua casa di lusso?
Le braccia della moglie del sindaco.
La abbracciarono.
Il suo viso scivol.
Liesel, tuttavia, mica si smont: sput le sue parole dritto
negli occhi della donna.
Lei e suo marito. Qua seduti. Ora si era fatta cattiva, pi
cattiva e maligna di quanto si credesse capace.
Il male che fanno le parole.
S, la brutalit delle parole.
Le trasse fuori di qualche posto che soltanto adesso scopriva,
per scagliarle in faccia ad Ilsa Hermann.  ora che il suo
bucato fetente se lo faccia lei, l'inform.  ora che accetti
che suo figlio  morto.  stato ucciso! Ammazzato e fatto a
pezzi pi di vent'anni fa! Oppure  morto di freddo? In ogni
modo,  morto!  morto, e fa pena che lei stia qui a tremare
di freddo in casa sua per soffrire per lui. Crede di essere
l'unica?
Subito le fu accanto il fratello.
Un ragazzino che le sussurrava di fermarsi, ma anche lui
era morto, e non valeva la pena ascoltarlo.
Era morto su un treno.
L'avevano sepolto nella neve.
Liesel lo guard, ma non riusc a fermarsi. Non ancora.
Questo libro, prosegu. Spinse il ragazzo gi dai gradini,
facendolo cadere. Non lo voglio. Le sue parole adesso erano
pi calme, ma ancora incollerite. Gett L'uomo che fischietta
verso le pantofole della donna, ud il tonfo che fece cadendo
sul pavimento. Non voglio il suo miserabile libro...
Ora si controllava. Tacque.
Aveva la gola arida. Pi nessuna parola, per chilometri.
Suo fratello scomparve, tenendosi un ginocchio.
Dopo una pausa piena di imbarazzo, la moglie del sindaco
si chin a raccogliere il libro. Era abbattuta e costernata, e
stavolta non dal sorriso: Liesel glielo leggeva in faccia. Le colava
sangue dal naso e se lo lecc sulle labbra. I suoi occhi si
erano incupiti. Le si erano aperti dei tagli, e una serie di ferite
le affiorava sulla superficie della pelle, e tutto a causa delle
parole: le parole di Liesel.
Con il libro in mano, e raddrizzandosi, da curva com'era,
in una postura ingobbita, Ilsa Hermann tent nuovamente di
scusarsi, ma la frase non le veniva fuori.
Prendimi a schiaffi, pens Liesel. Forza, un bello schiaffo.
Ilsa Hermann non la schiaffeggi. Si limit ad arretrare
nell'aria viziata della sua bella casa, e Liesel rimase ancora
una volta sola, aggrappata ai gradini. Aveva paura di voltarsi
perch sapeva che, quando l'avesse fatto, la campana di vetro
sopra Molching sarebbe andata in frantumi, e lei ne sarebbe
stata lieta.
In ultimo, rilesse un'altra volta la lettera, e quando fu presso
il cancello l'appallottol pi stretta che poteva, lanciandola
come un sasso contro la porta. Non ho idea di che cosa si
aspettasse la ladra di libri, ma la palla di carta colp la massiccia
porta di legno e rimbalz gi per i gradini, fino a cadrle
ai piedi.
Tipico, asser la ragazza. La sbatt nell'erba con un calcio.
Inutile.
Questa volta, sulla via di casa, immagin la sorte di quel
pezzo di carta alla prossima pioggia, quando la campana di
vetro di Molching si fosse capovolta. Vedeva gi le parole
dissolversi una lettera dopo l'altra, finch non rimaneva pi
nulla. Solo carta, solo terra.
Quando Liesel rincas trov Rosa in cucina.
Allora? chiese la donna. Dov' il bucato?
Oggi niente bucato, rispose Liesel.
Rosa and a sedersi al tavolo. Lo sapeva. D'un tratto parve
molto pi vecchia. Liesel si figur come sarebbe sembrata se
si fosse sciolta la crocchia, lasciandosi ricadere la capigliatura
sulle spalle. Uno straccio grigio di capelli elastici.
Che cos'hai combinato questa volta, piccola Saumensch?
Le sue parole parevano stanche. Non riusciva a mostrare la
furia abituale.
 tutta colpa mia, rispose Liesel. Ho insultato la moglie
del sindaco, le ho detto di smettere di piangere suo figlio morto.
Le ho detto che faceva pena.
E cos ci hanno licenziate.
Si diresse verso i cucchiai di legno, ne afferr un fascio e li
pose di fronte a Rosa. Scegline uno.
Rosa ne tocc uno, ma senza impugnarlo.
Non ti credo.
Liesel era mortificata. L'unica volta che desiderava disperatamente
un Watschen, non poteva averlo!
 tutta colpa mia.
Non  colpa tua, disse Mamma, e si alz persino ad accarezzare
i capelli sporchi e unti di Liesel. Lo so che non hai
detto cose del genere.
S che le ho dette!
E va bene, le hai dette.
Quando Liesel usc dalla stanza, ud il rumore dei cucchiai
di legno che tornavano al loro posto nel recipiente di metallo;
e quando fu in camera da letto tutti i cucchiai, recipiente compreso,
vennero scaraventati al suolo.
Pi tardi scese in cantina, dove Max se ne stava in penombra,
molto probabilmente impegnato nel suo incontro di boxe con
il Fhrer.
Max? La luce s'indebol, come una moneta rossa fluttuante
nell'angolo. M'insegneresti a fare le flessioni?
Max acconsent, aiutandola di tanto in tanto a sollevare il
busto, ma, a dispetto dell'apparenza fragile, Liesel era piuttosto
forte. Non cont quante flessioni arriv a fare, ma furono
abbastanza per avere le braccia doloranti per parecchi giorni.
Continu anche quando Max l'ammon di non esagerare.
Pi tardi lesse con Pap, che si accorse subito che qualcosa
non andava. Per la prima volta in un mese era venuto da lei, e
Liesel ne era lieta, ma non del tutto. Hans Hubermann sapeva
sempre che cosa dire, quando rimanere e quando lasciarla stare.
Probabilmente Liesel era l'unica cosa di cui fosse esperto.
 il bucato? chiese lui.
Liesel scosse il capo.
Pap non si faceva la barba da qualche giorno, e ogni due o
tre minuti si strofinava le guance. I suoi occhi d'argento erano
calmi e sereni, come sempre quando guardavano Liesel.
Al termine della lettura Pap si assop. Fu allora che lei disse
ci che da un bel pezzo aveva voglia di dire.
Pap, sussurr, credo che andr all'inferno.
Aveva le gambe calde, ma le ginocchia gelate.
Ricordava le notti in cui aveva bagnato il letto e Pap aveva
lavato le lenzuola e le aveva insegnato le lettere dell'alfabeto.
Gli baci il viso ispido.
Hai bisogno di farti la barba, gli disse.
Non andrai all'inferno, ribatt Pap.
Per qualche minuto Liesel si limit a fissarlo; poi si sdrai,
appoggiandosi a lui, e dormirono insieme, a Monaco, e da qualche
parte sulla settima faccia del dado della Germania.

La giovinezza di Rudy.

Alla fine, Liesel dovette concederglielo: Rudy ci sapeva fare.

. . . RITRATTO DI RUDY STEINER: . . .
LUGLIO 1941.

Striature di fango gli segnano il viso.
La cravatta  come un pendolo, fermo da un bel pezzo
nel suo orologio. I capelli color limone, simili alla fiamma
di una lanterna, sono spettinati,
e porta in giro un triste, assurdo sorriso.

Rudy si arrest ad alcuni metri dal gradino, parlando con
profonda convinzione, con gioia.
Alles ist Scheisse, afferm.
 tutta una merda.
Nella prima met del 1941, mentre Liesel era assorbita
dall'impegno di tenere nascosto Max Vandenburg, rubare
giornali e rispondere male a mogli di sindaci, Rudy viveva una
sua nuova esistenza nella Giovent hitleriana. Dai primi di
febbraio rientrava dalle adunate ridotto assai peggio di quando
vi era andato. In diversi di questi ritorni aveva accanto
Tommy Mller, nelle medesime condizioni. Tre erano le componenti
del guaio.

. . . TRE PROBLEMI . . .

1. Le orecchie di Tommy Mller.
2. L'irascibile capo della Giovent hitleriana Franz Deutscher.
3. L'incapacit di Rudy di farsi gli affari propri.

Se soltanto Tommy Mller non si fosse smarrito per sette
ore in una delle giornate pi fredde della storia di Monaco,
sei anni prima. Le infezioni alle orecchie ed il danno nervoso
da lui riportati rendevano ancora problematiche le marce
nella Giovent hitleriana, e questo, ve l'assicuro io, non era
un bene.
Sulle prime la piega negativa della situazione fu graduale,
ma, con il passare dei mesi, Tommy incorreva sempre pi
nelle ire dei capi della Giovent hitleriana, specie quando
si trattava di marciare. Ricordi il compleanno di Hitler, lo
scorso anno? Per qualche tempo l'infezione alle orecchie
peggior, al punto che Tommy ebbe seri problemi di udito:
non capiva gli ordini urlati al reparto quando si marciava in
colonna. Non importava se si fosse al chiuso, all'aperto, nella
neve o nel fango o sotto la pioggia.
Lo scopo era sempre far fermare tutti nello stesso
momento.
Uno scatto unico! veniva detto.  tutto ci che vuol
sentire il Fhrer. Tutti uniti, tutti insieme come se foste uno
solo!
E poi Tommy.
Credo che si trattasse dell'orecchio sinistro. Dei due, era
quello che gli provocava pi disturbi, e quando l'aspro ordine
Halt! pioveva sugli orecchi di tutti, Tommy continuava
a marciare, buffamente ignaro, trasformando in un batter
d'occhio la colonna in un caos.
Un certo sabato ai primi di luglio, un po' dopo le tre e
mezzo e una serie di tentativi di marciare falliti a causa di
Tommy, Franz Deutscher (un nome che era il massimo, per
un giovane nazista al massimo) non ne poteva pi.
Mller du Affe! I folti capelli biondi gli massaggiavano
il capo, mentre le sue parole si abbattevano sul viso di Tommy.
Specie di scimmia... che c' che non va?
Tommy si ritrasse intimorito, ma la sua guancia sinistra si
torceva ancora in una smorfia demenziale e beata: non solo
sembrava che ridesse con un ghigno trionfante, ma prendesse
i rimproveri con allegria. E Franz Deutscher mica era uno
che lo tollerasse. I suoi occhi chiari incenerirono Tommy.
Ebbene? chiese. Che hai da dire?
Le smorfie di Tommy non fecero che accrescersi in ampiezza
e rapidit.
Mi prendi in giro?
Heil, si contorse Tommy, in un disperato tentativo di
guadagnarsi un briciolo di approvazione, ma non riusc a
pronunciare la parte Hitler.
Fu allora che Rudy fece un passo avanti. Si port di fronte
a Franz Deutscher, fissandolo. Signore, ha un difetto...
Lo vedo!
...alle orecchie. concluse Rudy. Non riesce a...
D'accordo, sta bene. Deutscher si freg le mani. Tutti
e due, sei giri del campo. Obbedirono, ma non abbastanza
in fretta. Schnell! li insegu la sua voce.
Quando finirono i sei giri gli furono ordinati alcuni esercizi,
del genere: a terra, in piedi, a terra di nuovo, e dopo
quindici lunghissimi minuti gli fu ordinato a terra per quella
che sarebbe stata l'ultima volta.
Rudy guard in basso.
Una pozza rotonda di fango ghignava verso di lui: che guardi?
Sembrava chiedere.
A terra! comand Franz.
Rudy naturalmente salt la pozzanghera e si sdrai sulla
pancia.
In piedi! sorrise Franz. Un passo indietro. Eseguirono.
A terra!
Il messaggio era chiaro, e stavolta Rudy dovette accettarlo.
Si tuff nel fango trattenendo il respiro, e in quel momento,
mentre era disteso sul terreno inzuppato, l'esercitazione
ebbe termine.
Vielen dank, meine Herren, disse educatamente Franz
Deutscher. Molte grazie, signori miei.
Rudy si rialz sulle ginocchia, si pul le orecchie e diede
un'occhiata a Tommy, accanto a lui.
Tommy aveva chiuso gli occhi, e faceva smorfie.
Quel giorno, quando fecero ritorno nella Himmelstrasse,
Liesel giocava alla settimana con alcuni ragazzini pi giovani,
ancora in uniforme delle BDM. Con la coda dell'occhio
scorse due malinconiche figure venire verso di lei. Una la
chiam.
S'incontrarono sulla soglia di quella scatola da scarpe di
cemento che era la casa degli Steiner, e Rudy le narr ogni
cosa dell'avvenimento della giornata.
Dopo dieci minuti Liesel si sedette.
Dopo undici, Tommy, che sedeva accanto a lei, disse: 
tutta colpa mia, ma Rudy gli fece un gesto con la mano, a
met tra una frase ed un sorriso, tagliando in due con un dito
una striatura di fango.  colpa... ci riprov Tommy, ma
questa volta Rudy lo interruppe decisamente, puntando un
dito contro di lui.
Tommy, per favore. C'era sul suo viso una cert'aria di
soddisfazione. Liesel non aveva mai visto uno ridotto in
uno stato cos pietoso, e tuttavia cos vivamente soddisfatto.
Stattene l tranquillo... fa' le smorfie, o qualcos'altro, e
continu a raccontare.
Passeggiava su e gi.
Si torceva la cravatta.
Le sue parole volavano verso Liesel, atterrando sul gradino
di cemento.
Quel Deutscher, concluse allegramente, ci ha conciati
per le feste, eh, Tommy?
Tommy annu, fece una smorfia e disse, anche se non
necessariamente in quest'ordine:  stato a causa mia.
Tommy, che ti ho detto?
Quando?
Adesso! Di stare zitto.
Certo, Rudy.
Quando, poco dopo, Tommy se ne and a casa mogio mogio,
Rudy speriment ci che gli parve una nuova, infallibile
tattica.
La compassione.
Seduto su un gradino, esamin attentamente il fango che
gli si era asciugato come una crosta sull'uniforme; quindi,
sconsolato, guard in viso Liesel. Che ne diresti,
Saumensch?
Di che cosa?
Lo sai...
Liesel gli rispose come al solito.
Saukerl, rise, e si avvi verso casa. Un misto di fango e
compassione era una cosa, ma baciare Rudy Steiner era tutta
un'altra.
Con un sorriso deluso, il ragazzo le grid dietro, arruffandosi
i capelli con una mano: Un giorno, l'avvert. Un
giorno, Liesel!
Nello scantinato, appena due anni dopo, talvolta Liesel
prov un forte desiderio di correre alla porta accanto, per
vederlo, anche se impiegava le prime ore del mattino per
scrivere. Si rendeva inoltre conto che, molto probabilmente,
furono quei giorni trascorsi nella Giovent hitleriana ad alimentare
in Rudy, e di conseguenza anche in lei, il desiderio
di commettere nuovi furti.
Dopo tutto, a dispetto dei soliti acquazzoni, l'estate stava
arrivando sul serio. Le mele Klar dovevano ormai essere mature,
pronte per essere rubate.

I perdenti.

Quando si tratt di rubare, Liesel e Rudy si convinsero in
primo luogo che il numero dei ladri fosse sinonimo di sicurezza.
Andy Schmeikl li invit a un convegno presso il fiume.
Fra l'altro, si doveva discutere un piano per rubare frutta.
Cos adesso sei tu il capo? domand Rudy, ma Andy
scosse il capo contrariato: era evidente che gli sarebbe
piaciuto.
No. La sua voce fredda era stranamente accalorata, quasi
dura. C' un altro.

. . . IL NUOVO ARTHUR BERG . . .

Aveva capelli ribelli e occhi cupi, ed era quel genere di
delinquente che non aveva altri motivi per rubare se non
perch si divertiva. II suo nome era Viktor Chemmel.

A differenza di gran parte di coloro che praticano le molteplici
arti del furto, Viktor Chemmel aveva tutto. Abitava
nella zona migliore di Molching, in una villa che era stata
purificata con i suffumigi quando ne erano stati cacciati gli
ebrei. Possedeva denaro e sigarette; ma non si accontentava,
voleva averne di pi.
Non  un delitto voler racimolare qualcosa, dichiar,
sdraiato sull'erba, attorniato da un gruppo di ragazzi. Pretendere
di pi  il nostro fondamentale diritto di tedeschi.
Che cosa dice il nostro Fhrer? Si rispose da solo, recitando:
Dobbiamo prendere ci che ci appartiene di diritto!
Senza dubbio Viktor Chemmel era il tipico cattivo ragazzo;
e sfortunatamente, quando si trattava di dimostrarlo non gli
mancava un certo carisma, una certa capacit di guadagnarsi
un sguito.
Quando Liesel e Rudy si unirono al gruppetto in riva al
fiume, lo udirono domandare: Allora, dove sono quei due
svitati che avete decantato? Sono gi le quattro e dieci.
Non al mio orologio, disse Rudy.
Viktor Chemmel si sollev su un gomito. Ma tu non hai
un orologio.
Secondo te sarei qui se fossi abbastanza ricco da comprare
un orologio?
Il nuovo capo si mise a sedere e sorrise, con denti bianchi e
regolari. Poi, con noncuranza, pos lo sguardo sulla ragazza.
Chi  quella puttanella?
Liesel, avvezza al linguaggio offensivo, si limit a fissare la
sfumatura torbida nei suoi occhi. Lo scorso anno, elenc,
avr rubato almeno trecento mele e dozzine di patate. Il filo
spinato non mi fa paura, e posso reggere il confronto con
chiunque.
Dici davvero?
S. Liesel continu a fissarlo dritto in volto, senza indietreggiare.
Chiedo solo una piccola parte di tutto ci che si
prende. Una dozzina di mele qui o l. Qualche avanzo per me
e per il mio amico.
Be', direi che possiamo metterci d'accordo. Viktor accese
una sigaretta, portandosela alle labbra. Di proposito soffi
una boccata di fumo in faccia alla ragazza.
Liesel non toss.
Era lo stesso gruppo dell'anno prima, con l'unica eccezione
del capo. Liesel si domand perch nessuno degli altri ragazzi
ne avesse assunto la carica, ma, guardando una faccia dopo
l'altra cap che nessuno ne era capace. Non si facevano scrupoli
a rubare, ma avevano bisogno di ordini. A loro piaceva
farsi comandare, e a Viktor Chemmel piaceva dare ordini. Un
bel microcosmo.
Per un attimo Liesel desider che ricomparisse Arthur
Berg. O sarebbe caduto anche lui sotto la superiorit di Viktor
Chemmel? Poco importava. Liesel sapeva soltanto che Arthur
Berg non aveva lo spirito del tiranno, mentre il nuovo capo
ce l'aveva eccome. L'anno prima sapeva che, se fosse rimasta
bloccata su un albero, Arthur sarebbe tornato indietro ad aiutarla,
bench sostenesse il contrario; quell'anno, al confronto,
fu immediatamente consapevole che Viktor Chemmel non si
sarebbe neppure scomodato a voltarsi.
Quest'ultimo squadr il ragazzo smilzo e la ragazza
dall'aspetto denutrito. E cos vorreste venire a rubare assieme
a me?
Che cos'avevano da perdere? Annuirono.
Viktor si avvicin, afferrando Rudy per i capelli. Voglio
sentirlo.
Certamente, rispose lui, prima di essere spinto indietro,
frangetta prima.
E tu?
Sicuro. Liesel fu abbastanza svelta da evitare il medesimo
trattamento.
Viktor sorrise. Schiacci la sigaretta, trasse un profondo respiro
e si gratt il petto. Signori, puttanella, sembra che sia
venuta l'ora di andare a fare spese.
Mentre il gruppo si allontanava Liesel e Rudy erano in coda,
come sempre in passato.
Ti piace, quello l? bisbigli Rudy.
E a te?
Rudy rimase un attimo in silenzio. Credo che sia un gran
bastardo.
Anch'io.
Il gruppo si stava distanziando da loro.
Forza, disse Rudy, che restiamo indietro.
Dopo qualche chilometro raggiunsero la prima fattoria. Li
attendeva una sorpresa: gli alberi che credevano di vedere ricolmi
di frutti erano malandati e stentati, con poche mele che
pendevano derelitte da ogni ramo. La fattoria successiva offr
il medesimo spettacolo. Forse era una cattiva annata, o erano
arrivati troppo tardi.
Alla fine del pomeriggio, quando venne tirata fuori la refurtiva,
a Liesel e Rudy tocc, fra tutt'e due, solo una minuscola
mela. A essere onesti, il bottino era stato incredibilmente misero,
ma Viktor Chemmel era anche taccagno.
Questa tu come la chiami? chiese Rudy, con la mela in
mano.
Viktor neppure si volt. Che roba ? Le parole gli cascavano
dietro le spalle.
Una pidocchiosa mela?
Ecco. Un'altra mela, mezza mangiata, venne gettata verso
di loro, e cadde al suolo con la parte morsicata nella polvere.
Potete prendervi anche questa.
A Rudy salt la mosca al naso. All'inferno, mica ci siamo
fatti quindici chilometri per una mela e mezza, no, Liesel?
Liesel non rispose.
Non ne ebbe il tempo, perch Viktor Chemmel fu addosso
a Rudy ancor prima che lei potesse aprire bocca. Le sue ginocchia
inchiodavano le braccia di Rudy, e gli teneva le mani intorno
alla gola. Le mele vennero arraffate da Andy Schmeikl,
su richiesta di Viktor.
Gli fai male, disse Liesel.
Io? Viktor sorrideva di nuovo. Che sorriso odioso, per
Liesel.
Non mi fa male. Il volto di Rudy era paonazzo per lo sforzo.
Incominci a perdere sangue dal naso.
Dopo averlo schiacciato sempre pi per qualche interminabile
momento, Viktor lasci andare Rudy e si rimise in piedi.
Qualche passo noncurante, poi disse: In piedi, ragazzo, e
Rudy esegu l'ordine senza fiatare.
Viktor si avvicin di nuovo, piantandosi di fronte a lui. Gli
diede un buffetto su un braccio e sogghign. A meno che non
voglia che trasformi quel sangue in una fontana, ti consiglio di
filare via, moccioso, sibil. Guard Liesel. E prtati via la
sgualdrinella.
Nessuno dei due si mosse.
Che cosa aspettate?
Liesel prese per mano Rudy e si allontan con lui; non prima,
per, che il ragazzo si voltasse un'ultima volta a sputare sui
piedi di Viktor sangue misto a saliva. Questo gesto gli valse una
minaccia.

. . . MINACCIA DI VIKTOR CHEMMEL . . .
A RUDY STEINER.

Un giorno o l'altro me la pagherai per questo, amico.

Di' pure ci che ti pare sul conto di Viktor Chemmel, ma senza
dubbio era dotato di pazienza e buona memoria. Gli occorsero
all'incirca cinque mesi per mettere in pratica le sue parole.

Schizzi.

Se l'estate del 1941 procedeva secondo i gusti di Rudy e Liesel,
scriveva anche se stessa nella vita di Max Vandenburg. Nei
suoi momenti pi solitari, gi in cantina, le parole incominciarono
ad accumularsi intorno a lui; immagini presero a riversarsi,
cadere e di tanto in tanto zoppicargli fuori delle mani.
Disponeva di ci che definiva un piccolo assortimento di
attrezzi.
Un libro verniciato.
Una manciata di matite.
Una mente piena di pensieri.
Come un puzzle, Max li mise insieme.
In origine, Max aveva intenzione di scrivere la propria storia.
L'idea era annotare tutto ci che gli era capitato - tutto ci
che l'aveva condotto nel sotterraneo della Himmelstrasse - ma
non fu ci che ne venne fuori. L'esilio di Max produsse qualcosa
di affatto diverso: una raccolta di pensieri casuali, di cui
decise di fare un fascio. Li sentiva veri, ed erano pi reali delle
lettere che scriveva alla sua famiglia e al suo amico Walter
Kugler, pur sapendo benissimo che non avrebbe mai potuto
spedirle. Un foglio dopo l'altro, le pagine profanate del Mein
Kampf divennero una serie di schizzi, che per lui riassumevano
i fatti che avevano scambiato la sua precedente esistenza con
un'altra. Alcuni richiedevano pochi minuti, altri ore. Decise
che, terminato il libro, l'avrebbe regalato a Liesel, quando fosse
stata grande abbastanza, nonch nella speranza che tutta quella
follia avesse fine.
Dal momento in cui prov le matite sulla prima pagina verniciata,
tenne sempre con s il libro. Spesso era accanto a lui, o
fra le sue dita, anche mentre dormiva.
Un pomeriggio, dopo le sue flessioni e i suoi esercizi, Max si
addorment appoggiato alla parete della cantina. Quando Liesel
scese, trov il libro posato accanto a lui, contro la coscia,
e la curiosit ebbe la meglio su di lei. Si chin e lo raccolse,
aspettandosi che si muovesse. Max non si mosse; sedeva con
testa e scapole appoggiate al muro. Aveva la bocca aperta, ma la
ragazza udiva appena appena il suono del suo respiro fluttuante
dentro e fuori di lui, mentre apriva il libro e ne sbirciava qualche
pagina a caso.

Non il Fhrer... il direttore d'orchestra!
Non  una bella giornata?

Spaventata da ci che vide, Liesel ricolloc il libro al suo posto,
esattamente dove l'aveva trovato, contro la gamba di Max.
Una voce la fece trasalire.
Danke schn, disse, e quando Liesel volse lo sguardo, risalendo
la traccia della voce fino al proprietario, sulle sue labbra
ebraiche c'era un piccolo accenno di soddisfazione.
Cristo santo, ansim Liesel, mi hai spaventata, Max.
Lui riprese a dormire, mentre la ragazza si trascinava su per i
gradini il medesimo pensiero.
Mi hai spaventata, Max.

L'uomo che fischietta e le scarpe.

Tutti continuarono a comportarsi come al solito fino al termine
dell'estate. Rudy faceva del suo meglio per resistere alla
Giovent hitleriana. Max faceva le flessioni e disegnava i suoi
schizzi. Liesel cercava giornali e scriveva parole sulla parete della
cantina.
Tutto ci aveva in comune, se non altro, un piccolo inconveniente,
che un giorno o l'altro sarebbe saltato fuori, o sarebbe
caduto da una pagina all'altra.
Il fattore determinante fu Rudy. O almeno, Rudy e il campo
sportivo concimato di fresco.
Nel tardo ottobre tutto sembrava procedere normalmente.
Un ragazzo sporco percorreva la Himmelstrasse. In famiglia si
attendeva il suo rientro di l a pochi minuti, e avrebbe mentito,
raccontando che tutti, nel suo reparto della Giovent hitleriana,
avevano dovuto fare altri esercizi sul campo. Non ci avrebbero
neppure badato.
Quel giorno, per, Rudy non era in vena di ridere e raccontare
bugie.
Quel particolare mercoled, quando Liesel guard pi da
vicino, si accorse che Rudy Steiner era senza camicia, e
furibondo.
Che cos' successo? gli chiese, mentre arrancava al suo
fianco.
Rudy sollev la camicia. Annusala, disse.
Che cosa?
Sei sorda? Ti ho detto di annusarla.
Liesel si chin, avvertendo subito una disgustosa zaffata.
Ges, Giuseppe e Maria! Ma ?...
Il ragazzo annu. Ne ho anche in faccia. In faccia! Fortuna
che non l'ho mangiata!
Ges, Giuseppe e Maria!
Il campo della Giovent hitleriana era stato appena concimato.
Diede alla propria camicia un altro sguardo costernato
e schifato. Letame bovino, credo.
Quel tale, come si chiama? Deutscher, lo sapeva?
Lui ha detto di no, ma ghignava.
Ges, Giuseppe e...
La vuoi piantare di dirlo?
A quel punto, ci di cui Rudy aveva bisogno era una vittoria.
Con Viktor Chemmel era uscito battuto. Alla Giovent
hitleriana passava un guaio dopo l'altro. Tutto ci che voleva
era un pezzettino di trionfo, ed era ben deciso a procurarselo.
Prosegu verso casa, ma, quando fu alla soglia di cemento,
cambi idea, e lentamente, deliberatamente torn verso la
ragazza.
Tranquillo, sollecito, disse: Lo sai che cosa mi tirerebbe su
il morale?
Liesel si trasse indietro. Se credi che io... con te in quello
stato...
Rudy parve contrariato. No, che cos'hai capito? Le si avvicin
ancora, con un sospiro. Un'altra cosa. Dopo averci
pensato su un momento rialz il capo, appena un tantino.
Guardami. Sono sporco. Puzzo come una merda di vacca,
o di cane, come ti pare, e tanto per cambiare sto morendo di
fame. Fece una pausa. Ho bisogno di un successo, Liesel.
Sul serio.
Liesel lo sapeva.
Gli sarebbe andata pi vicino, se non fosse stato per l'odore.
Rubare.
Dovevano rubare qualcosa.
No: dovevano rubare di nuovo qualcosa, non importa che
cosa; bastava solo farlo al pi presto. Stavolta soltanto tu e
io, sugger Rudy. Niente Chemmel, niente Schmeikl. Solo
tu e io.
La ragazza non poteva farci nulla. Le prudevano le mani, le
vene nei polsi parevano scoppiarle e la sua bocca sorrideva,
tutto insieme. Buona idea.
Allora siamo d'accordo, e, per quanto si sforzasse, Rudy
non riusc a celare il ghigno sporco di letame che gli cresceva
sul viso. Domani?
Liesel annu. Domani.
Il loro piano era perfetto, se non fosse stato per un'unica
cosa: non sapevano minimamente da che parte incominciare.
La frutta non c'era pi. Rudy storse il naso al pensiero di
cipolle e patate, e scartarono un nuovo attentato contro Otto
Sturm e al suo carico di prodotti della fattoria. Una volta era
immorale, due un'assoluta mascalzonata.
E allora, da dove diavolo si comincia? chiese Rudy.
Come faccio a saperlo? L'idea era tua, no?
Questo non significa che non ti debba spremere un po' le
meningi anche tu. Mica posso pensare a tutto io.
Tu a malapena riesci a pensare a niente...
Discussero animatamente mentre attraversavano la citt.
Giunti in periferia studiarono la prima fattoria, con i suoi alberi
simili a statue macilente. I rami erano grigi, e, quando
guardarono in su, non c'era altro che rami spogli e cielo vuoto.
Rudy sput.
Tornarono verso Molching formulando ipotesi.
Che ne diresti di Frau Diller?
Lei?
Diciamo "Heil Hitler", poi rubiamo qualcosa.
Dopo essere andati un'oretta su e gi per la Mnchenstrasse,
il giorno ormai declinava, ed erano sul punto di rinunciare.
 inutile, disse Rudy, e adesso ho ancora pi fame di
quanta ne abbia mai avuta. Per l'amor di Dio, muoio di fame.
Fece altri undici passi prima di fermarsi a guardare indietro.
Che hai? Adesso, infatti, Liesel era rimasta assolutamente
immobile, con l'aria di un'illuminazione fissa sul viso.
Perch non ci aveva pensato prima?
Che c'? Rudy stava perdendo la pazienza. Che succede,
Saumensch?
In quel preciso istante Liesel si trovava alle prese con una
decisione. Poteva proprio fare sul serio ci che pensava? Poteva
davvero rivalersi su una persona come quella? Poteva forse
disprezzare qualcuno fin a quel punto?
Si volse di botto, avviandosi nella direzione opposta. Quando
Rudy la raggiunse, la ragazza rallent un tantino, nella
vana speranza di concedere a se stessa un po' pi di chiarezza.
Dopo tutto, si sentiva gi in colpa. Era un'umidit. Il seme gi
sbocciava in un fiore dai petali oscuri. Valut se farlo. A un
crocicchio si ferm.
Conosco un posto.
Passarono al di l del fiume e risalirono la collina.
Nella Grandestrasse le porte d'ingresso erano lustre, e le
tegole dei tetti sembravano parrucche pettinate alla perfezione.
Muri e finestre erano curatissimi e i comignoli quasi quasi
emettevano anelli di fumo.
Rudy punt i piedi. La casa del sindaco?
Liesel annu con seriet. Una pausa. Hanno licenziato mia
madre.
Quando vi si diressero, Rudy si limit a chiedere in che accidenti
di modo vi sarebbero entrati, ma Liesel lo sapeva. Conosco
il posto, rispose. Un posto che... ma quando poterono
scorgere la finestra della biblioteca, le venne un mezzo colpo.
La finestra era chiusa.
E allora? chiese Rudy.
Liesel si volse piano, squagliandosela. Non oggi, disse, e
Rudy scoppi a ridere.
Lo sapevo. La raggiunse. Lo sapevo, lurida Saumensch.
Ma tu non ci potresti entrare, neanche se avessi la chiave.
T'importa? Affrett ancora di pi il passo, spazzando via
l'obiezione di Rudy. Dobbiamo solo aspettare l'occasione
giusta. Fra s e s, si scroll via un certo sollievo che la finestra
fosse chiusa. Rimproverava se stessa: perch, Liesel? si
domandava. Perch dovevi proprio scoppiare quando hanno
licenziato Mamma? Perch non hai tenuto chiusa la boccaccia?
Per quanto ne sai tu, la moglie del sindaco ha cambiato completamente
il suo atteggiamento da dopo che hai alzato la voce
ed urlato con lei. Magari s' tirata su, s' fatta forza. Forse non
trema pi di freddo in quella casa, e la finestra rimarr chiusa
per sempre... Stupida Saumensch!
Tuttavia una settimana dopo, alla loro quinta visita nella parte
alta di Molching, eccola.
Una finestra aperta respirava un filo d'aria.
Era tutto ci che occorreva.
Fu Rudy a fermarsi per primo. Diede un colpetto nelle costole
a Liesel, con il dorso della mano. Quella finestra  aperta?
sussurr. L'inquietudine della sua voce gli s'incurvava fuori della
bocca, come un braccio sulle spalle di Liesel.
Jawohl, rispose lei. Certo che lo .
Il suo cuore prese a scaldarsi.
In precedenza ogni volta che trovavano la finestra ermeticamente
chiusa l'apparente disappunto di Liesel aveva celato
un vigoroso sollievo. Avrebbe avuto il coraggio di entrare? E
per chi e per che cosa, all'atto pratico, sarebbe entrata l dentro?
per Rudy? per trovare qualcosa da mangiare?
No, la ripugnante verit era: del cibo non le importava nulla.
Per quanto si sforzasse di cacciare quell'idea, Rudy era
un elemento secondario del suo piano. Era il libro che voleva.
L'uomo che fischietta. Non sopportava che le fosse stato
regalato da quella solitaria, patetica vecchina; d'altro canto,
rubarlo le sembrava un po' pi accettabile. In un certo qual
senso contorto, rubarlo era come guadagnarselo.
La luce si tramutava in blocchi d'ombra.
I due ragazzi gironzolavano intorno alla massiccia, immacolata
dimora. I loro pensieri frusciavano sul vialetto.
Hai fame? chiese Rudy.
Liesel ribatt: Da morire. Di un libro.
Guarda... c' una luce al piano di sopra.
La vedo.
Hai ancora fame, Saumensch?
Ridacchiarono nervosamente per un attimo, prima di dibattere
su chi dovesse entrare e chi restare fuori a fare il palo.
In quanto il maschio dell'impresa, Rudy si rendeva conto di
dover essere lui ad agire, ma ovviamente era Liesel a conoscere
il posto. Era lei a dover entrare: era lei che sapeva che cosa
c'era dall'altra parte della finestra.
Lo disse: Tocca a me.
Liesel chiuse gli occhi.
Si costrinse a ricordare, a immaginare il sindaco e sua moglie.
Pens all'amicizia che l'aveva unita ad Ilsa Hermann,
assicurandosi che tale amicizia fosse presa a calci negli stinchi e
sbattuta da parte. Funzionava. Li detestava.
Esplorarono la via e attraversarono in silenzio il giardino.
Ora erano accovacciati in terra sotto la fessura della finestra.
Il suono del loro respiro diveniva enorme.
Dammi le tue scarpe, sugger Rudy, cos farai meno
rumore.
Senza rammarico Liesel ne sleg i logori lacci neri, lasciando
le scarpe in terra. Si alz, e Rudy apr delicatamente la
finestra, appena quanto bastava perch Liesel ci si arrampicasse
attraverso. Il rumore gli pass sulla testa come un aeroplano
a bassa quota.
Liesel si sollev sul davanzale, insinuandosi all'interno. Togliersi
le scarpe, pens, era stata un'idea brillante, dato che
tocc terra sul pavimento di legno assai pi pesantemente del
previsto. Le piante dei piedi le si schiacciarono dolorosamente,
premendo contro l'orlo interno delle calze.
Di per s la stanza era come sempre.
Nell'oscurit polverosa Liesel si scosse via le sensazioni
nostalgiche. Strisci avanti, lasciando che gli occhi si abituassero
al buio.
Che cosa succede? sibil dall'esterno Rudy, ma lei gli
fece con la mano un gesto che voleva dire Halt's maul, sta'
zitto.
Cibo, le ricord lui. Cerca da mangiare. E anche sigarette,
se ci riesci.
Entrambe le cose, tuttavia, erano l'ultimo dei pensieri di
Liesel. Era a casa, tra i libri del sindaco, libri d'ogni forma
e colore, con i loro titoli d'argento e d'oro. Sentiva l'odore
delle loro pagine. Poteva quasi gustarne le parole, mentre le
si accatastavano intorno. I piedi la portarono verso la parete
di destra. Conosceva bene quello che desiderava, la sua esatta
posizione, ma quando giunse al solito posto sullo scaffale
di L'uomo che fischietta, non c'era. Al suo posto, un sottile
vuoto.
Ud dei passi al piano superiore.
La luce! sussurr Rudy. Le sue parole schizzarono attraverso
la finestra aperta. S' spenta!
Scheisse.
Vengono gi.
Vi fu allora un momento lunghissimo, l'eternit di una
decisione che richiese una frazione di secondo. Gli occhi di
Liesel frugarono la stanza e scorse L'uomo che fischietta abbandonato
sulla scrivania del sindaco.
Sbrgati, l'ammon Rudy, ma Liesel, con grande calma e
precisione, fece un passo avanti e prese il libro, ritraendosi
cautamente. Si arrampic sulla finestra a testa prima, tentando
di atterrare nuovamente sui piedi e avvertendo un'altra
volta la fitta di dolore, stavolta alle caviglie.
Forza, la implor Rudy, corri, corri. Schnell!
Una volta dietro l'angolo, sulla via che li riportava al fiume
e alla Mnchenstrasse, Liesel si ferm per chinarsi a riprendere
fiato. Il suo corpo era piegato in due, l'aria era gelida
nella sua bocca, il cuore le rintronava nelle orecchie.
Rudy lo stesso.
Quando rialz lo sguardo, le vide il libro sotto il braccio.
Fece uno sforzo per parlare. Che libro ? disse, lottando
con le parole.
Ormai si stava facendo davvero buio. Liesel ansimava,
l'aria le si scongelava in gola.  tutto ci che ho trovato.
Sfortunatamente Rudy sapeva fiutarle, le bugie. Pieg la
testa da un lato e le disse qual era la verit secondo lui: Non
ci sei andata per cercare da mangiare, vero? Hai preso quello
che volevi tu...
Liesel si raddrizz, e in quel momento venne sopraffatta
dal peso di un'altra scoperta catastrofica.
Le scarpe.
Guard i piedi di Rudy, poi le sue mani e il terreno tutto
intorno a loro.
Che cosa c'? domand lui.
Saukerl, lo accus lei, dove sono le mie scarpe? Rudy
sbianc, non lasciandole alcun dubbio. Sono rimaste in quella
casa, vero? sugger la ragazza.
Rudy cerc disperatamente intorno a s, pregando, contro
ogni logica, di averle portate con s. Immaginava se stesso raccoglierle,
desideroso che fosse vero... ma le scarpe non c'erano.
Erano rimaste, inutili, o peggio compromettenti, presso il
muro del numero 8 della Grandestrasse.
Dummkopf! si rimprover, dandosi uno schiaffo su un
orecchio. Vergognoso, guard il deprimente spettacolo delle
calze di Liesel. Idiota! Non impieg molto a decidere di
fare la cosa giusta. Aspetta, disse con fervore, e si precipit
nuovamente dietro l'angolo.
Non farti prendere, gli grid dietro Liesel, ma lui non la
sent.
Da quando Rudy se n'era andato i minuti passavano pesanti.
L'oscurit era completa, adesso, e Liesel era certissima che,
al suo ritorno a casa, ci fosse in programma un Watschen. Fa'
presto, mormor, ma Rudy non compariva. Immaginava
l'ululato di una sirena della polizia farsi strada, avvicinarsi.
Ancora niente.
Lo scorse solo quando si arrischi fino all'incrocio tra le due
strade, con le calze bagnate e sporche. Rudy aveva un'espressione
trionfante mentre trotterellava tutto fiero verso di lei.
Le scarpe di Liesel gli penzolavano dalla mano. A momenti
mi ammazzavano, confess, ma ce l'ho fatta per un pelo.
Una volta attraversato il fiume, porse le scarpe a Liesel, che se
le infil.
Seduta in terra, squadr il suo migliore amico. Danke,
disse.
Rudy fece un inchino.  stato un piacere. Azzard un po'
di pi: Inutile chiedere se con questo mi sono guadagnato un
bacio, vero?
Per avermi riportato le scarpe che tu avevi dimenticato?
Giusto. Sollev le mani, continuando a parlare mentre
camminavano, e Liesel fece un risoluto sforzo per ignorarlo.
Prest ascolto solo all'ultima parte: Pu essere che neppure
io ti voglia baciare, in ogni caso... non se hai l'alito che puzza
come le scarpe.
Mi fai schifo, lo inform la ragazza, sperando che non
notasse l'accenno di sorriso che le sfugg.
Nella Himmelstrasse, Rudy s'impadron del libro. Sotto un
lampione lesse il titolo e chiese di che si trattasse.
Liesel rispose come in sogno: Parla di un assassino.
Tutto l?
C' anche un poliziotto che cerca di catturarlo.
Rudy glielo restitu. A proposito di polizia, credo ci andremo
vicini tutt'e due, quando andiamo a casa. Specialmente
tu.
Perch io?
Lo sai... tua madre.
Che c'entra lei? Liesel esercitava lo sfrontato diritto di
chi non aveva mai avuto una famiglia: quelli come lei sono capacissimi
di lagnarsi, brontolare e criticare i propri famigliari,
ma non permettono a nessun altro di farlo.  in questi casi che
si raddrizza la schiena e si dimostra lealt. Ha qualcosa che
non va?
Rudy fece marcia indietro. Scusa, Saumensch. Non ti volevo
offendere.
Persino quella sera Liesel riflett che Rudy stava crescendo.
Il suo viso si allungava, il ciuffo di capelli biondi si era scurito,
sia pure di poco, e i suoi lineamenti parevano cambiare. Una
cosa sola, tuttavia, non sarebbe mai cambiata: era impossibile
rimanere a lungo in collera con lui.
Stasera hai niente da mangiare a casa? le domand.
Ne dubito.
Anch'io. Peccato che tu non possa mangiare i libri. Una
volta Arthur Berg aveva detto una cosa del genere. Ricordi?
Ricordarono i bei tempi andati per il resto del cammino, e
Liesel spesso sbirciava L'uomo che fischietta, con la sua copertina
chiara e il titolo stampato in nero.
Prima che entrassero nelle rispettive abitazioni, Rudy si ferm
un attimo e disse: Arrivederci, Saumensch. Rise. Buona
notte, ladra di libri.
Fu la prima volta che Liesel ricevette quel titolo, e non pot
nascondere che le piaceva molto. Come ben sapevano entrambi,
aveva gi rubato libri in precedenza, ma nel tardo ottobre
del 1941 la cosa divenne ufficiale. Quella sera Liesel Meminger
divent sul serio una ladra di libri.

Tre idiozie di Rudy Steiner.

. . . RUDY STEINER, PURO GENIO . . .

1. Rub la patata pi grossa di Mamer,
il fruttivendolo locale.
2. Si scontr con Franz Deutscher nella Mnchenstrasse.
3. Smise di presenziare alle adunate
della Giovent hideriana.

Nella prima impresa di Rudy il guaio fu l'avidit. Era un
tipico, grigio pomeriggio di met novembre del 1941.
Prima, brillantemente, oserei dire con un tocco di genialit
criminale, si era intrufolato in mezzo alle donne che facevano
la coda con le tessere annonarie. Pass del tutto inosservato.
Poco vistoso com'era, tuttavia, riusc a impadronirsi della
patata pi grossa del mucchio, proprio quella cui mirava parecchia
gente in coda. Tutti videro un pugno tredicenne levarsi
e arraffarla. Un coro di corpulente Helga diede l'allarme, e
Thomas Mamer accorse come una furia in mezzo alla frutta
sporca.
Meine Erdpfel, disse. Le mie patate.
La patata era ancora nelle mani di Rudy (non riusciva neppure
a tenerla in una mano sola), e le donne si raccolsero intorno a
lui come una banda di lottatori. Bisognava trovare qualcosa da
dire, e in fretta.
La mia famiglia, spieg Rudy. Incominci a colargli adeguatamente
il naso, e si fece un puntiglio di non asciugarselo.
Moriamo tutti di fame. Mia sorella aveva bisogno di un
cappotto nuovo, perch quello vecchio glielo hanno rubato.
Mamer non era stupido. Disse, ancora tenendo Rudy per il
colletto: E pensavi di vestirla con una patata?
Nossignore. Sbirci in diagonale nell'unico occhio del
fruttivendolo che riuscisse a vedere. Mamer era una specie di
barile, con due strette feritoie per guardare fuori; i suoi denti
sembravano gli spettatori di una partita di calcio, tutti stretti
assieme. Abbiamo dato tutti i nostri tagliandi per il cappotto
tre settimane fa, e adesso non abbiamo niente da mangiare.
Il verduriere teneva Rudy con una mano e la patata con
l'altra. Disse a sua moglie la parola temibile: Polizei.
No, per favore, lo scongiur Rudy. Pi tardi raccont a
Liesel che non era spaventato nemmeno un po', ma in quel
momento il cuore doveva scoppiargli, ne sono certa. La polizia
no. Per favore, la polizia no.
Polizei. Mamer rimase irremovibile, mentre il ragazzo si
dibatteva e lottava con l'aria.
Quel pomeriggio a fare la coda in negozio c'era anche un
insegnante, Herr Link. Faceva parte di quella frazione di maestri
che non erano preti o suore: Rudy lo scorse e cerc i suoi
occhi.
Herr Link. Era la sua ultima possibilit. Herr Link,
glielo dica lei, per piacere. Gli dica quanto sono povero.
Anche il verduriere adesso scrutava il maestro con occhio
indagatore.
Herr Link fece un passo avanti e disse: S, Herr Mamer.
Questo ragazzo  povero. Abita nella Himmelstrasse. Udite
queste parole la folla, composta prevalentemente da donne,
fu d'accordo, sapendo che abitare nella Himmelstrasse non
significava esattamente fare la bella vita. Era noto che si trattava
di una zona povera. Ha otto tra fratelli e sorelle.
Otto!
Rudy dovette trattenere un sorriso. Ecco, aveva persino
fatto dire una bugia al maestro, che aveva aggiunto un paio di
figli alla famiglia Steiner.
Spesso viene a scuola senza avere fatto colazione, e la folla
di donne mormor impietosita. Quell'intervento era come
una mano di vernice stesa sulla circostanza, che accresceva un
po' l'effetto e l'atmosfera.
E questo significa che dovrebbe essergli permesso di rubarmi
le patate?
La pi grossa! sbott una delle donne.
Stia tranquilla, Frau Metzing, la rabbon Mamer, e lei
subito si quiet.
Sulle prime l'attenzione era concentrata per intero su Rudy
e la sua collottola; poi and avanti e indietro, dal ragazzo alla
patata a Mamer - dal meglio al peggio - e che cosa mai indusse
il fruttivendolo a decidersi in favore di Rudy non trov mai
una spiegazione.
Forse la compassione che ispirava il ragazzo?
L'autorevolezza di Herr Link?
La seccatura di Frau Metzing?
Qualsiasi cosa fosse, Mamer lasci cadere la patata sul
mucchio e cacci dal negozio Rudy. Gli diede una bella spinta
con la scarpa destra, dicendo: Non farti pi vedere.
Da fuori, Rudy osserv Mamer andare al bancone per servire
il prossimo cliente di alimentari e sarcasmo: Mi domando
quale patata mi chieder lei, disse, senza perdere d'occhio
il ragazzo.
Per Rudy, fu un altro fiasco.
La seconda idiozia fu egualmente pericolosa, ma per ragioni
differenti. Rudy concluse quel particolare diverbio con
un occhio nero, le costole incrinate ed un taglio di capelli.
Ancora una volta Tommy Mller incontrava difficolt alle
adunate della Giovent hitleriana, e Franz Deutscher aspettava
solo che si mettesse di mezzo Rudy. Non ci volle molto.
A Rudy e Tommy era stata imposta un'altra impegnativa
esercitazione, mentre gli altri, al coperto, imparavano la tattica.
Persino quando i due raggiunsero il resto del gruppo gli
esercizi non si erano ancora conclusi: infatti, mentre Rudy
si accasciava in un angolo, alla finestra, per spazzolarsi via il
fango da una manica, Franz gli spar la domanda prediletta
della Giovent hitleriana: Quando  nato il nostro Fhrer,
Adolf Hitler?
Rudy alz gli occhi. Prego?
La domanda fu ripetuta, e quel gran cretino di Rudy Steiner,
che sapeva fin troppo bene che era il 20 aprile 1889,
rispose con la nascita di Cristo. Ci tir dentro persino Betlemme,
come informazione supplementare.
Franz si freg le mani: pessimo segno.
Si diresse verso Rudy, ordinandogli di tornare fuori, a fare
qualche nuovo giro del campo.
Rudy li corse da solo, e a ogni giro gli veniva nuovamente
chiesta la data di nascita del Fhrer. Fece sette giri prima di
dirla giusta.
Il guaio grosso capit qualche giorno dopo l'adunata.
Rudy scorse Deutscher nella Mnchenstrasse, mentre percorreva
il marciapiede con alcuni amici, e sent il bisogno
di tirargli un sasso. Potresti benissimo chiedere che diavolo
gli fosse saltato in testa. La risposta probabilmente : un bel
niente. Magari avrebbe detto che esercitava il suo sacrosanto
diritto di essere uno stupido. Sar forse stato cos, oppure la
sola vista di Franz Deutscher bast a far nascere in lui l'impulso
di distruggersi.
La pietra centr il bersaglio sulla spina dorsale, per non
cos forte quanto Rudy avrebbe sperato. Franz Deutscher si
volse di scatto e parve lieto di scorgere Rudy, in compagnia
di Liesel, Tommy e della sorellina di Tommy, Kristina.
Scappiamo, lo incalz Liesel, ma Rudy non si mosse.
Ora non siamo alla Giovent hitleriana, la inform. I ragazzi
pi grandi erano frattanto arrivati. Liesel rimase presso
il suo amico, come pure Tommy, che faceva smorfie, e l'esile
Kristina.
Signor Steiner, disse Franz, prima di afferrarlo e sbatterlo
a terra.
Quando Rudy si rialz, non fece che far infuriare ancora
di pi Deutscher, il quale lo scaravent al suolo una seconda
volta, piantandogli poi un ginocchio nelle costole.
Nuovamente Rudy si rialz; ora il gruppo dei ragazzi pi
grandi rideva con il loro amico, e non era la notizia migliore
per Rudy. Non sei capace di farlo restare gi? disse il pi
alto. I suoi occhi erano azzurri e freddi come il cielo, e le sue
parole tutto l'incoraggiamento di cui Franz aveva bisogno.
Questa volta, decise, Rudy sarebbe finito al tappeto e ci sarebbe
rimasto.
Intorno a loro s'ingrossava un capannello di spettatori,
mentre Rudy cercava di colpire Franz Deutscher nello stomaco,
mancando completamente il bersaglio; nello stesso
tempo avvert la bruciante sensazione di un pugno nell'occhio
sinistro. Arriv con scintille, e stavolta fin a terra prima
ancora di rendersene conto. Fu di nuovo colpito nel medesimo
punto, e sent il livido diventare immediatamente giallo,
blu e nero: tre tappe di dolore esaltante.
La gente si radunava sempre pi numerosa, applaudendo;
poi rifece silenzio, per vedere se Rudy si sarebbe di nuovo rialzato.
No: quella volta rimase sul terreno bagnato e freddo,
sentendo quel freddo salirgli attraverso gli abiti e diffondersi
in tutto il corpo.
Aveva ancora scintille negli occhi, e troppo tardi si accorse
che adesso Franz incombeva su di lui con un coltello da tasca
nuovo di zecca, e stava per chinarsi a tagliuzzarlo.
No! protest Liesel, ma uno dei ragazzi pi grandi la
trattenne. Le sue parole le suonarono all'orecchio gravi e
vecchie.
Non preoccuparti, la rassicur. Non lo fa. Non ne ha
il coraggio.
Si sbagliava.
Franz s'inginocchi, piegandosi su Rudy per bisbigliargli
all'orecchio: Quando  nato il nostro Fhrer? Ogni parola
era pronunciata con cura, e infilata nell'orecchio di Rudy.
Forza, Rudy, quando  nato? Me lo puoi dire, va tutto bene,
non avere paura.
E Rudy?
Come reag?
Rispose con prudenza, oppure lasci che la sua idiozia lo
facesse sprofondare sempre di pi nei guai?
Fiss con aria beata gli occhi azzurro chiaro di Franz
Deutscher, e mormor: A Pasquetta.
Nel giro di qualche secondo ebbe la lama sui capelli. Fu il
Taglio di Capelli Numero Due di questo periodo della vita
di Liesel. I capelli di un ebreo furono tagliati da un paio di
forbici arrugginite; quelli del suo migliore amico da un coltello
luccicante. Non conosceva nessuno capace di pagare
davvero per un taglio di capelli.
Per quanto riguardava Rudy, nel corso di quell'anno aveva
gi mangiato fango, fatto un bagno nel letame ed era stato
pestato da un promettente criminale, e adesso gli toccava
pure una specie di ciliegina sulla torta: venire pubblicamente
umiliato nella Mnchenstrasse.
Gran parte della sua capigliatura fu recisa con facilit, ma
c'era sempre qualche capello che lottava per la vita e doveva
essergli strappato via. Ogni volta che gliene veniva estirpato
uno Rudy sussultava, mentre l'occhio nero pulsava e una fitta
di dolore gli attraversava le costole.
Venti aprile, milleottocento e ottantanove! recit Franz;
poi se ne and con i suoi amici, il pubblico si disperse e soltanto
Liesel, Tommy e Kristina rimasero con il loro amico.
Rudy giaceva a terra in silenzio.
Questo ci lascia solo l'idiozia numero tre, disertare le adunate
della Giovent hitleriana.
Non smise di andarvi subito, giusto per far vedere a
Deutscher che non aveva paura di lui, ma dopo qualche settimana
Rudy cess completamente di prendervi parte.
Fiero nella sua uniforme, usciva nella Himmelstrasse e si
metteva in cammino, con a fianco il suo fedele suddito,
Tommy.
Anzich alla Giovent hitleriana, andavano fuori citt,
lungo l'Amper, a far rimbalzare sassi sull'acqua, gettarvi dentro
pietre enormi e pi in generale a non combinare nulla
di buono. Faceva in modo che l'uniforme fosse abbastanza
sporca da ingannare sua madre, perlomeno finch non arriv
la prima lettera. Fu allora che ud la temuta chiamata dalla
cucina.
Sulle prime i genitori lo minacciarono. Lui non diede
retta.
Lo implorarono di andare. Rifiut.
Alla fine fu l'occasione di entrare in un altro reparto a indirizzare
Rudy nella giusta direzione. Ebbe fortuna, perch
se non si fosse fatto rivedere in fretta gli Steiner sarebbero
stati multati per le sue assenze. Il fratello maggiore, Kurt,
s'inform se Rudy potesse passare nella Flieger Division,
specializzata nell'istruzione sugli aeroplani e il volo. Perlopi
costruivano modellini di aerei, e non c'era Franz Deutscher.
Rudy accett, e Tommy lo segu. Fu l'unica volta in vita sua
che il suo comportamento sciocco sort effetti positivi.
Nel nuovo reparto, ogni volta che gli veniva fatta la famosa
domanda sul Fhrer, Rudy sorrideva e rispondeva: 20
aprile 1889, poi bisbigliava a Tommy un'altra data, tipo la
nascita di Beethoven, di Mozart o di Strauss. Era ci che
imparavano a scuola, dove, nonostante la tendenza a fare il
buffone, Rudy eccelleva.

Il libro galleggiante (Parte seconda).

Ai primi di dicembre Rudy Steiner pot finalmente vantare
una vittoria, anche se d'un genere inconsueto.
Era una giornata fredda, ma senza vento. Stava per nevicare.
Dopo la scuola Rudy e Liesel fecero sosta nella bottega di
Alex Steiner, e quando ripresero la via di casa scorsero il vecchio
amico di Rudy, Franz Deutscher, svoltare l'angolo. Liesel,
com'era solita in quei giorni, aveva con s L'uomo che fischietta.
Le piaceva sentirselo in mano, la costola morbida e il ruvido
taglio delle pagine. Fu lei a vedere per prima Franz.
Guarda, disse, additandolo. Deutscher ciondolava verso
di loro in compagnia di un altro giovane capo della Giovent
hitleriana.
Rudy si fece piccolo piccolo, pensando all'occhio che stava
guarendo. Questa volta no. Si guard intorno. Se passiamo
dietro la chiesa possiamo seguire il fiume e tagliare da quella
parte.
Senza bisogno di aggiungere altro, Liesel lo segu, ed evitarono
con successo il persecutore di Rudy... per imbattersi in
un altro.
Sulle prime non lo notarono. Un gruppetto di ragazzi passava
sul ponte, fumando sigarette.
Poco dopo Rudy e Liesel riconobbero qualcuno.
Oh, no, ci hanno visti.
Viktor Chemmel sorrise.
Parl con molta cortesia, il che significava soltanto che era
pi pericoloso. Ma bene, bene, guardate se non sono Rudy
Steiner e la sua puttanella. Si fece loro incontro e sottrasse
L'uomo che fischietta alla stretta di Liesel. Che cosa si legge?
 una questione fra noi due, sbott Rudy. Lei non c'entra.
Su, restituisciglielo.
Viktor si rivolse a Liesel. L'uomo che fischietta.  bello?
Lei si schiar la voce. Non male. Gli occhi inquieti la tradirono.
Si accorse del preciso istante in cui Viktor Chemmel cap
che il libro era prezioso per lei.
Puoi riaverlo per cinquanta marchi, le disse.
Cinquanta marchi! Questo era Andy Schmeikl. Dai, Viktor,
con tanti soldi di libri te ne puoi comprare mille.
Ti ho chiesto di parlare?
Andy tacque. La sua bocca parve chiudersi con una smorfia.
Liesel prov a fare l'indifferente. Allora te lo puoi tenere.
Tanto l'ho gi letto.
Che succede alla fine?
Dannazione!
Non era ancora arrivata a quel punto.
Esit, e Viktor Chemmel lo intu immediatamente.
Adesso fu Rudy ad affrontarlo. Non farle cos, Viktor.  con
me che ce l'hai. Far tutto quello che vuoi. Il ragazzo pi grande
si limit a spintonarlo da parte, tenendo alto il libro. No,
lo corresse, io far tutto ci che voglio io, e si avvi verso
il fiume. Tutti si affrettarono a seguirlo, mezzo camminando e
mezzo correndo. Alcuni protestavano, altri lo incalzavano.
Fu rapido e semplice. Una domanda, e una voce beffarda,
amichevole.
Dimmi un po', domand Viktor, chi  stato l'ultimo campione
olimpico di lancio del disco, a Berlino? Si volse verso di
loro, scaldandosi il braccio. Chi era? Accidenti, ce l'ho proprio
sulla punta della lingua. Un americano, vero? Carpenter o
qualcosa tipo...
Per favore! disse Rudy.
L'acqua rumoreggiava.
Viktor Chemmel fece il lancio.
Il libro s'invol armoniosamente dalla sua mano. Si apr, battendo
le ali, le pagine fruscianti mentre viaggiavano nell'aria.
Pi presto di quanto ci si aspettasse si arrest di botto, come risucchiato
verso l'acqua. Ne colp la superficie con uno scroscio
e prese ad allontanarsi sulla corrente, galleggiando verso valle.
Viktor scosse il capo. Non  andato abbastanza in alto.
Lancio fiacco.
Sorrise nuovamente. Per abbastanza buono da vincere,
eh?
Liesel e Rudy non rimasero l ad ascoltare la sua risata.
Rudy, in particolare, si precipit lungo la sponda, cercando
di individuare il libro.
Riesci a vederlo? gli grid Liesel.
Rudy correva.
Prosegu fino alla riva del fiume, indicandole la posizione del
libro. Laggi! Si ferm, indic con il dito e corse pi lontano,
per precederlo. In fretta si tolse la giacca e salt nell'acqua,
guadando fino al centro del fiume.
Liesel, rallentando fino a camminare, vide il dolore che ogni
passo gli costava: la sofferenza del freddo.
Quando fu abbastanza vicina vide il libro passare accanto a
Rudy, ma lui subito lo afferr. La sua mano si allung, acciuffando
ci che adesso non era altro che un fradicio grumo di
cartone e carta. L'uomo che fischietta! grid il ragazzo. Era
l'unico libro che quel giorno galleggiasse sull'Amper, ma sent il
bisogno di fare quell'annuncio.
Un'altra nota meritevole di interesse fu che Rudy non cerc
di uscire da quell'acqua atrocemente fredda appena ebbe
in mano il libro: vi rimase dentro un buon minuto, o gi di l.
Non ne spieg mai il motivo a Liesel, ma ritengo che lei sapesse
benissimo che la ragione era duplice.

. . . I GELIDI MOTIVI DI RUDY STEINER . . .

1. Dopo mesi di fallimenti, quella era
la sua unica possibilit di godersi un successo.
2. Quel gesto di altruismo era opportuno per pretendere
da Liesel la solita concessione: come poteva negargliela?
Che ne diresti di un bacio, Saumensch?

Rimase con l'acqua alla vita per qualche istante in pi, prima
di arrampicarsi fuori e porgere il libro a Liesel. Aveva i pantaloni
incollati alle gambe, e non smise di camminare. Per la verit,
credo che fosse spaventato. Rudy Steiner temeva il bacio della
ladra di libri. L'aveva desiderato cos a lungo. Deve averla amata
terribilmente, cos terribilmente che non chiese mai pi le sue
labbra, e sarebbe sceso nella tomba senza averle conosciute.
...
PARTE SESTA. Colui che porta i sogni.

Contenente:
il diario della Morte - il pupazzo di neve - tredici
regali - il libro successivo - l'incubo di un cadavere ebreo - un
cielo di carta di giornale - un visitatore -
e un bacio finale su guance velenose.

Diario della Morte: 1942.

Fu un'annata da ricordare, come il 79, come il 1346, tanto
per citarne solo qualcuna. Dimenticatevi la falce: dannazione,
era di una scopa o di una ramazza che avrei avuto bisogno. E
anche di una vacanza.

. . . UN FRAMMENTO DI VERIT . . .

Non possiedo una falce.
Indosso una veste nera con cappuccio
solo quando fa freddo.
Non ho quel viso da teschio che sembrate divertirvi
ad appiopparmi. Vuoi sapere qual  il mio vero aspetto?
Mentre proseguo il racconto, cerca uno specchio.
Per il momento mi sento piuttosto ben disposta, e ti dico
tutto di me, di me, di me. I miei viaggi, che cosa vidi nel '42.
D'altro canto tu sei umano, dovresti capire che cos' un'ossessione.
Il fatto  che ho un motivo per narrare ci che vidi a quel
tempo, perch molto ebbe ripercussioni su Liesel Meminger.
La guerra giunse pi vicina alla Himmelstrasse, e obblig me a
farvi una corsa.

Quell'anno c'erano da fare certi giri, dalla Polonia alla Russia
all'Africa. Certo, di giri ne faccio tanti in qualsiasi anno, ma talvolta
alla razza umana piace accelerare un po' il ritmo. Aumenta
la produzione di cadaveri e di anime. Di solito il segreto  qualche
bomba, oppure qualche camera a gas, o una chiacchierata
fra cannoni. Se nessuno di questi espedienti ottiene risultati,
se non altro rovina un po' le condizioni di vita della gente, che
poi, spesso viene a cercarmi mentre vagabondo per le strade
delle citt tormentate. Mi supplica di prenderla con me, senza
rendersi conto che sono gi fin troppo occupata. Verr anche
il vostro momento, cerco di convincerli, e mi sforzo di non
guardare. A volte vorrei dire: Ma non vedete che ho gi abbastanza
lavoro? per non lo faccio mai. Mentre lavoro, fra me
e me mi rammarico, e certi anni anime e corpi non si sommano,
bens si moltiplicano.

. . . APPELLO SOMMARIO PER IL 1942 . . .

1. Gli ebrei disperati: tengo in grembo le loro anime
sui tetti, presso i camini fumanti.
2. I soldati russi: hanno poche munizioni, e contano sui
caduti per rubarne qualcuna.
3. I cadaveri fradici su una costa francese, gettati sulla
spiaggia fra ciottoli e sabbia.

Potrei proseguire, ma per ora ho deciso che tre esempi sono
sufficienti. Tre esempi che ti faranno sentire in bocca il sapore
di cenere che quell'anno segn la mia esistenza.
Tanti esseri umani.
Tanti colori.
Dentro, m'inquietano. Perseguitano i miei ricordi.
Li vedo negli alti mucchi, tutti l'uno sull'altro. C' un'aria
che sembra di plastica, un orizzonte simile a colla che
s'indurisce.
Ci sono cieli fatti di persone, bucati e gocciolanti, e morbide
nuvole color carbone, che pulsano come cuori neri.
E poi c' la morte, che vi si fa strada.
In superficie, rigida, inflessibile.
Al di sotto, disfatta, estenuata.
In tutta sincerit (so che mi lamento troppo) ero ancora alle
prese con Stalin, in Russia. La cosiddetta seconda rivoluzione:
lo sterminio del suo popolo.
Poi venne Hitler.
Dicono che la guerra sia la migliore amica della morte, ma
debbo dissentire. Per me, la guerra  come un nuovo padrone
che pretende l'impossibile. Ti sta con il fiato sul collo, ripetendo
senza sosta: Lavora, lavora.
Tu lavori duro, ti affanni.
Il capo, per, mica ti dice grazie: esige ancora pi impegno
date.
Spesso cerco di rammentare i frammenti di bellezza che riuscivo
a cogliere persino in quel periodo. Frugo a fondo nella
mia collezione di storie.
Ne cerco una anche ora.
Credo che tu ormai ne conosca gi la met, e se mi ascolterai
ancora per un po' ti racconter il resto.
Liesel non sapeva che la attendevano molte delle cose cui
ho accennato un momento fa.
Aveva deciso addirittura di trasportare un po' di neve in
cantina.
Un mucchietto di acqua congelata pu far sorridere quasi
tutti, ma non li induce a dimenticare.
Eccola che arriva.

Il pupazzo di neve.

Per Liesel Meminger, i primi giorni del 1942 si potevano riassumere
cos: comp tredici anni. Il suo petto era ancora piatto.
Non si era ancora sviluppata. Il giovane che prima stava in cantina
adesso dormiva nel suo letto.

. . . DOMANDA E RISPOSTA . . .

Come fin Max Vandenburg nel letto di Liesel?
Ci cadde sopra.

I pareri erano contrastanti, ma alcuni sostennero che il seme
fosse stato gettato nel Natale precedente.
Il 24 dicembre era stata una giornata fredda, di fame, ma con
un grosso vantaggio: niente lunghe visite. Hans Junior combatteva
in Russia, e nello stesso tempo continuava il suo sciopero
dei rapporti famigliari. Trudy pot fermarsi per poche ore solo
nel fine settimana prima di Natale, perch partiva con la famiglia
dei suoi datori di lavoro. Una vacanza per tutto un altro
genere di Germania.
La vigilia di Natale Liesel port gi, come regalo per Max,
una doppia manciata di neve. Chiudi gli occhi, disse, e allunga
le mani. Appena la neve pass nelle mani di lui, Max
rabbrivid, scoppiando a ridere, ma rimaneva ad occhi chiusi.
Sulle prime assaggi brevemente la neve, permettendole appena
di sfiorargli le labbra.
 il rapporto meteorologico di oggi?
Liesel era accanto a lui. Gli tocc dolcemente un braccio.
Max lo port di nuovo alla bocca. Grazie, Liesel.
Fu l'inizio del pi fantastico dei Natali: poco da mangiare,
niente doni. Ma in cantina c'era un pupazzo di neve.
Dopo avere portato gi le prime manciate di neve, Liesel
controll che non ci fosse nessuno all'esterno, poi tir fuori
tutti i secchi e le pentole che poteva. Li riemp con i cumuli
di neve e ghiaccio che coprivano quell'angusta fetta di mondo
della Himmelstrasse. Una volta pieni li port in casa, fin gi
in cantina.
Per fare le cose a dovere, per prima cosa tir una palla
di neve a Max, ricevendone una in risposta, in piena pancia.
Max lanci una palla di neve persino ad Hans Hubermann,
mentre scendeva i gradini del sotterraneo.
Arschloch! aveva strillato Pap. Liesel, dammi un po'
di quella neve. Dammene un secchio! Per qualche minuto
scordarono ogni cosa. Non pi schiamazzi e richiami, anche
se non potevano soffocare qualche piccolo scoppio di riso:
erano solo esseri umani, che giocavano con la neve in una
casa.
Pap guard le pentole colme di neve. E del resto, che ne
facciamo?
Un pupazzo di neve, rispose Liesel. Dobbiamo fare un
pupazzo di neve.
Pap chiam Rosa.
Da lontano la solita voce rimbalz violentemente indietro:
Che c' adesso, Saukerl?
Vieni quaggi!
Quando Rosa fece la sua comparsa, Hans Hubermann
mise a repentaglio la propria vita tirando a sua moglie una
magnifica palla di neve. Avendo sbagliato mira, si disintegr
quando colp la parete, e Mamma ebbe un pretesto per imprecare
per un bel pezzo senza riprendere fiato. Quando si fu
ripresa, scese ad aiutarli. Port persino dei bottoni per fare
occhi e naso, e qualche laccio per il sorriso dell'uomo di neve;
vennero trovati addirittura una sciarpa e un cappello per ci
che, in realt, era un uomo di neve alto solo una sessantina di
centimetri.
Un ometto, aveva detto Max.
Che cosa facciamo quando si scioglie? domand Liesel.
Rosa aveva la risposta. Asciughi tutto, Saumensch, e alla
svelta.
Pap era di diverso parere. Non si scioglier. Si sfreg le
mani, e vi soffi. Qui sotto si gela.
Per sciogliersi si sciolse, per da qualche parte, dentro di
loro, quell'ometto di neve rimase in piedi. Dev'essere stata
l'ultima cosa che videro quella vigilia di Natale, quando finalmente
si addormentarono. Avevano una fisarmonica negli
orecchi, un pupazzo di neve negli occhi, e, per Liesel, il sapore
delle ultime parole di Max prima di lasciarlo accanto al
fuoco.

. . . AUGURI DI NATALE . . .
DI MAX VANDENBURG.

A volte vorrei che tutto questo finisse, ma poi tu scendi
in cantina con un pupazzo di neve tra le mani.

Sfortunatamente quella notte segn un serio peggioramento
della salute di Max. I primi sintomi furono piuttosto innocui,
ma tipici. Un freddo continuo, mani tremanti, e sempre
pi frequenti fantasie di tirare di boxe con il Fhrer. Solo
quando non riusc pi a riscaldarsi dopo le sue flessioni e i
suoi addominali, Max incominci a preoccuparsi sul serio.
Per quanto vicino al fuoco si sedesse, non ce la faceva a raggiungere
un livello di relativo benessere. Un giorno dopo l'altro
il suo peso calava. Gli esercizi ginnici cessarono, e giacque
con la guancia contro il ruvido pavimento dello scantinato.
Per tutto gennaio Max si sforz di tenere duro, ma ai primi
di febbraio il suo stato era preoccupante. Faticava ad alzarsi
da vicino al fuoco, anzi dormiva fino a giorno inoltrato, con la
bocca contorta e le guance che si facevano sempre pi scavate.
Quando glielo chiedevano, rispondeva di stare bene.
A met febbraio, qualche giorno prima del tredicesimo
compleanno di Liesel, giunse presso il caminetto con gli occhi
sbarrati, ormai vicinissimo al collasso. Per poco non cadde
nel fuoco.
Hans, mormor, mentre il suo volto pareva irrigidirsi.
Le gambe gli cedettero, e urt con la testa la custodia della
fisarmonica.
Subito un cucchiaio di legno cadde nella minestra, e Rosa
Hubermann fu al suo fianco. Sorresse la testa di Max, abbaiando
verso Liesel, dall'altro capo della stanza: Non startene
l, porta altre coperte. Prendile dal tuo letto. E tu! Fu il
turno di Pap. Aiutami a sollevarlo e portarlo in camera di
Liesel. Schnell!
Il viso di Pap era teso per l'ansia. I suoi occhi grigi balenarono
e lo sollev: Max era leggero come un bambino. Non
potremmo metterlo qui, nel nostro letto?
Rosa ci aveva gi riflettuto. No. Di giorno dobbiamo tenere
aperte le tende, altrimenti sembrerebbe sospetto.
Giusto. Hans prese in braccio il giovane.
Liesel li fissava, con le coperte fra le braccia.
Piedi inerti e capelli penzolanti nel corridoio. Gli cadde
una scarpa.
Muoviti.
Mamma marciava dietro di loro, con la sua andatura
dondolante.
Una volta a letto, lo coprirono con numerose coperte,
avvolgendogliele intorno al corpo.
Mamma? A Liesel non riusc di dire altro.
Vista da dietro, la crocchia di capelli di Rosa Hubermann era
legata cos stretta da far spavento.
Che cosa c', Liesel?
La ragazza fece un passo avanti, temendo la risposta.  ancora
vivo?
La crocchia annu.
Poi Rosa si volt, e le disse: Adesso stammi bene a sentire,
Liesel: non ho mica accolto quest'uomo in casa mia per guardarlo
morire. Chiaro?
Liesel annu.
Adesso fila via.
In salotto, Pap l'abbracci.
Liesel ne aveva un bisogno disperato.
Pi tardi, nella notte, ud Hans e Rosa parlare. Rosa l'aveva
messa a dormire nella loro camera, e giaceva sul pavimento
presso il loro letto, sul materasso che avevano trascinato su dalla
cantina. (C'era la preoccupazione che fosse infetto, ma poi
conclusero che certi timori erano infondati. Max non soffriva
di alcuna malattia contagiosa, perci portarono su il materasso
e cambiarono le lenzuola).
Credendo che la ragazza dormisse, Mamma diceva la sua a
voce alta.
Quel maledetto pupazzo di neve, sussurr. Scommetto
che tutto  cominciato con il pupazzo di neve... starsene al
freddo, l sotto, con neve e ghiaccio.
Pap aveva un'altra opinione. Rosa, tutto  cominciato con
Adolf. Si alz. Bisognerebbe andare a controllare come sta.
Quella notte andarono a fargli visita sette volte.

. . . CLASSIFICA DEI VISITATORI . . .
DI MAX VANDENBURG.

Hans Hubermann: 2 visite;
Rosa Hubermann: 2 visite;
Liesel Meminger: 3 visite.

Il mattino seguente, Liesel gli port dallo scantinato il libro
degli schizzi, posandolo sul tavolino accanto al letto. Si vergognava
di averlo sbirciato, l'anno prima, e stavolta lo tenne rispettosamente
chiuso.
Quando entr Pap, Liesel non si volse verso di lui, ma parl
al muro, al di sopra di Max Vandenburg. Perch ho portato
gi tutta quella neve, Pap? domand.  cominciato tutto da
l, vero, Pap? Strinse le mani, come per pregare. Perch ho
fatto quel pupazzo di neve?
Pap rispose: Liesel, dovevi farlo e basta.
Liesel sedeva per ore accanto a Max, che tremava nel sonno.
Non morire, bisbigliava, per favore, Max, non morire.
Era il secondo uomo di neve a sciogliersi sotto i suoi occhi,
solo che questo era diverso, era un paradosso: quanto pi diventava
freddo, tanto pi si scioglieva.

Tredici regali.

Fu come una replica dell'arrivo di Max.
Le piume tornarono di nuovo stecchi. Il volto liscio si rifece
ruvido. Ecco la prova che occorreva a Liesel: era vivo.
I primi giorni sedette a chiacchierare con lui. Il suo compleanno
gli disse che una torta enorme lo aspettava in cucina, se
solo si fosse svegliato.
Non si svegli.
E non c'erano neanche torte.

. . . RIFLESSIONE A NOTTE FONDA . . .

Molto pi tardi mi resi conto che in quel periodo feci gi
visita al 33 della Himmelstrasse. Dev'essere stato
in uno di quei rari momenti in cui la ragazza non era
l con lui, perch non trovai altro che un uomo nel letto.
M'inginocchiai. Mi preparai a infilare
le mani sotto le coltri. Sentii una forza che
mi contrastava. Mi ritrassi. Con tutto il lavoro che ancora
mi restava da fare, fui felice di essere respinta.
Mi concessi persino una breve pausa,
a occhi chiusi, prima di andarmene.

Grande fu l'emozione il quinto giorno, quando Max apr
gli occhi, anche se solo per brevi momenti. Ci che vide (e
che visione terrificante dovette essere!) fu Rosa Hubermann,
che gli cacciava in bocca una cucchiaiata di minestra. Butta
gi, gli consigli. Non pensarci, ingoia. Appena Mamma
le porse la scodella vuota, Liesel cerc di vedere nuovamente
il viso di Max, ma di mezzo c'era la schiena della propinatrice
di minestra.
 ancora sveglio?
Rosa non ebbe bisogno di rispondere.
C'erano anche gli spostamenti.
Qualche volta stendevano teloni nel bagno e Hans vi trasportava
Max. In questo modo si potevano aprire le tende
nella stanza di Liesel, per non destare sospetti.
Dopo circa una settimana Max si svegli una seconda volta,
e nella stanza c'erano Pap e Liesel. Osservavano entrambi
il corpo che giaceva nel letto, quando s'ud un lieve gemito.
Se fosse stato possibile, Pap sarebbe caduto verso l'alto, tanta
fu la precipitazione con cui balz su dalla sedia.
Guarda, ansim Liesel. Rimani sveglio, Max, rimani
sveglio.
Lui la guard un attimo, ma senza riconoscerla: i suoi occhi
la scrutavano interrogativi. Poi venne nuovamente meno.
Pap, che  successo?
Hans si lasci ricadere sulla sedia.
Pi tardi sugger che magari Liesel poteva leggere per lui.
Forza, Liesel, in questi giorni leggi benissimo... anche se per
tutti noi  un mistero da dove salti fuori quel libro.
Te l'ho detto, Pap: me l'ha dato una suora, a scuola.
Pap sollev le mani, fingendo una protesta. Lo so, lo so.
Sospir.  solo che... Scelse con cura le parole. Non farti
pescare. Parola di un uomo che aveva rubato un ebreo.
Da quel giorno in poi, Liesel lesse ad alta voce L'uomo che
fischietta a Max, che occupava il suo letto. L'unica delusione
era che prese a dover saltare capitoli interi, perch molte pagine,
non essendosi asciugate bene, erano rimaste appiccicate
insieme. Inoltre andava avanti a fatica, tanto che era arrivata
all'incirca a tre quarti; il libro aveva trecento e novantasei
pagine.
Nel mondo esterno, ogni giorno Liesel correva a casa da
scuola nella speranza che Max stesse meglio. S' svegliato?
Ha mangiato?
Torna fuori, la pregava Mamma. Mi fai diventare matta
a furia di parlare. Va' fuori. Per l'amor di Dio, lvati dai piedi
e va' a giocare al pallone.
S, Mamma. Stava per aprire la porta. Tu per se si sveglia
esci ad avvertirmi, eh? Solo un pochino: grida come se
avessi sbagliato qualcosa. Sgridami. Ci crederanno tutti, non
preoccuparti.
Persino Rosa fu costretta a sorridere. Si piant le nocche
sui fianchi, chiarendo che Liesel non era ancora troppo grande
per sfuggire a un Watschen per avere parlato in quel modo.
E segna un goal, la minacci, o non tornare neppure a
casa.
Certo, Mamma.
Fanne due di goal, Saumensch!
S, Mamma.
E piantala di rispondere!
Liesel ne tenne conto, ma corse fuori, ad affrontare Rudy
sulla strada scivolosa di fanghiglia.
Era ora, gratta-culo, le diede il benvenuto lui al solito
modo, mentre lottavano per la palla. Dove sei stata?
Mezz'ora dopo, quando il pallone venne schiacciato dalla
rara comparsa di un'auto nella Himmelstrasse, Liesel trov il
primo regalo per Max Vandenburg.
Giudicato irreparabile il danno, tutti i ragazzi tornarono a
casa dispiaciuti, lasciando la palla spiaccicata sulla fredda strada
piena di buche. Liesel e Rudy la osservarono: si era aperto un
largo squarcio, simile a una bocca.
La vuoi tu? chiese Liesel.
Rudy scosse le spalle. Che cosa me ne faccio di una merda
di palla schiacciata? Non c' pi speranza di rigonfiarla, vero?
La vuoi s o no?
No, grazie. Rudy la smosse cautamente con un piede, come
se si trattasse di un animale morto. O un animale che poteva essere
morto.
Quando il ragazzo si avvi verso casa, Liesel raccolse la palla,
ficcandosela sotto il braccio. Lo ud chiamarla: Ehi, Saumensch.
Attese. Saumensch!
Liesel rallent il passo. Che cosa c'?
Ho anche una bici senza ruote, se la vuoi.
Fccatela nel didietro, la tua bici.
Ud la risata distante di quel Saukerl di Rudy Steiner.
Tornata a casa, si diresse in camera da letto. Port la palla a
Max, posandola ai piedi del letto.
Mi dispiace, bisbigli, non  un granch. Ma quando ti
sveglierai te ne parler. Ti racconter che era il pomeriggio pi
grigio che si possa immaginare, e quella macchina a fari spenti
 passata proprio sul pallone. L'uomo che guidava  sceso a
gridarci dietro. Poi ci ha anche chiesto indicazioni: che faccia
tosta...
Sveglia! aveva voglia di gridargli.
Voleva scuoterlo.
Non lo fece.
Liesel rimase a fissare la superficie logora del pallone. Fu il
primo di una serie di regali.

. . . REGALI N. 2-5 . . .

Un nastro, una pigna.
Un bottone, un sasso.

Giocando a calcio le era venuta un'idea.
Adesso, ogni volta che andava e veniva da scuola Liesel
aguzzava la vista, alla ricerca di oggetti abbandonati che potessero
essere utili a un moribondo. Un nastro in un rigagnolo.
Una pigna sulla strada. Un bottone rimasto per caso
presso il muro di un'aula. Una pietra piatta, rotonda, proveniente
dal fiume. Oggetti all'apparenza insignificanti, ma
che, se non altro, dimostravano che Max le stava a cuore, e
gli avrebbero fornito argomenti di cui discorrere quando si
fosse svegliato.
Liesel immaginava che cosa avrebbe detto.
Che cos' tutta questa roba? avrebbe domandato Max.
Che cosa sono tutte queste cianfrusaglie?
Cianfrusaglie? Nella fantasia, Liesel sedeva sulla sponda
del letto. Mica sono cianfrusaglie, Max. Sono ci che ho trovato
per farti svegliare.

. . . REGALI N. 6-9 . . .

Una piuma, due giornali.
Una carta di caramella. Una nuvola.

La piuma era graziosa ed era rimasta presa nei cardini della
porta della chiesa sulla Mnchenstrasse. Spuntava tutta
storta, e Liesel si affrett a recuperarla. A sinistra le barbe
erano appiattite, ma il lato destro era fatto di orli delicati e
di file di triangoli dentellati. Non c'era altro modo per
descriverla.
I giornali saltarono fuori dalle fredde profondit di un bidone
della spazzatura (e ci basti), mentre la carta di caramella
era piatta e sbiadita. Liesel la trov vicino alla scuola, e la
port alla luce: presentava un mosaico di impronte di scarpa.
Poi la nuvola.
Come si fa a regalare un pezzo di cielo?
Alla fine di febbraio Liesel era nella Mnchenstrasse e
osservava un'unica, enorme nuvola posarsi sopra le colline
come un mostro bianco. Scalava le montagne. Il sole venne
coperto, e al suo posto una bestia bianca dal cuore grigio incominci
a fissare la citt.
Guarda lass, disse a Pap.
Hans alz il capo, e disse, come fosse la cosa pi normale
del mondo: Dovresti regalarla a Max, Liesel. Vedi un po' se
riesci a portarla sul comodino, con tutte le altre cose.
Liesel lo squadr come se fosse matto. Come faccio?
Hans si batt leggermente sul cranio con le dita. Mettila
qui dentro, poi scrivi per lui quello che hai visto.
...Era come un grande animale bianco, disse Liesel, accanto
al letto di Max, e arrivava dalle montagne.
Dopo avere arricchito la descrizione di svariate modifiche
ed aggiunte, a Liesel parve cosa fatta: immaginava la nuvola
passare dalla sua mano a quella di lui, sopra le coperte, e la
trascrisse su un pezzo di carta, posandovi sopra la pietra.

. . . REGALI N. 10-13 . . .

Un soldatino.
Una foglia miracolosa.
L'uomo che fischietta.
Un brandello di malinconia.

Il soldatino era sepolto nell'immondizia, non lontano
dall'abitazione di Tommy Mller. Era graffiato e schiacciato,
cosa che, agli occhi di Liesel, era tutto; per quanto ferito,
stava ancora in piedi.
La foglia era d'acero, e la trov nel ripostiglio delle scope
della scuola, tra secchi e piumini per la polvere. La porta era
un po' socchiusa. La foglia era secca e rigida come pane tostato,
e c'erano colline e vallate su tutta la sua superficie. In
un modo o nell'altro la foglia era arrivata fin nell'atrio della
scuola e nel ripostiglio. Sembrava una mezza stella, con un
gambo. Liesel si chin a raccoglierla, rigirandola fra le dita.
A differenza degli altri oggetti, non pose la foglia sul davanzale
della finestra: l'appese con uno spillo alla tenda chiusa,
prima di leggere le ultime trentaquattro pagine dell'Uomo
che fischietta.
Quel pomeriggio non mangi, n and al gabinetto. Non
bevve. Per tutta la giornata, a scuola, si era riproposta di finire
di leggere il libro quel giorno, e Max Vandenburg avrebbe
ascoltato. Si sarebbe svegliato.
Pap sedeva sul pavimento in un angolo, come al solito
senza lavoro. Per fortuna sarebbe presto andato da Knoller
con la fisarmonica. Con il mento sulle ginocchia, ascoltava la
ragazza alla quale, con grande fatica, aveva insegnato l'alfabeto.
Leggendo tutta fiera, Liesel lesse a Max Vandenburg le
ultime, spaventose parole del libro.

. . . ULTIMI BRANI DELL'UOMO . . .
CHE FISCHIETTA.

... Quel mattino l'aria di Vienna saliva nebbiosa
fino ai finestrini del treno, e mentre la gente andava al lavoro
ignara, un assassino fischiettava Usuo allegro motivetto.
Compr il biglietto. Salut educatamente i compagni
di viaggio e il macchinista. Cedette persino il posto
a un'anziana signora, e convers cortesemente
con uno scommettitore che parlava di cavalli americani.
Dopo tutto, all'uomo che fischietta piaceva parlare.
Parlava con le persone e le ingannava, inducendole
a trovarlo simpatico, a fidarsi di lui.
Parlava con le persone mentre le uccideva, le torturava
e rigirava il coltello nella loro carne.
Solo quando non c'era nessuno con cui parlare fischiettava,
ecco perch lo faceva sempre dopo un delitto...
Dunque lei pensa che la pista
favorisca il numero sette?
Sicuro, sogghign il giocatore. Gi si fidava di lui.
Arriver da dietro e li far fuori tutti! Gridava
per contrastare il rumore del treno.
Se lo dice lei, comment con un sorrisetto
l'uomo che fischietta, pensando a quando
avrebbero trovato il cadavere dell'ispettore
in quella BMW nuova di zecca.

Ges, Giuseppe e Maria. Hans non riusc a controllare
un tono di incredulit. E 'sta roba te l'avrebbe data una suora?
La baci sulla fronte, poi usc. Ciao, Liesel, Knoller mi
aspetta.
Ciao, Pap.
Liesel!
Una voce la richiamava.
Fece fnta di non avere sentito.
Vieni a mangiare qualcosa! insistette la voce.
Questa volta rispose: Arrivo, Mamma. In realt disse quelle
parole a Max, mentre si avvicinava e posava il libro sul comodino,
assieme alle altre cose. Quando si chin su di lui, non pot
impedirsi di sussurrare: Coraggio, Max, e neppure il rumore
dei passi di Mamma alle sue spalle la trattenne dallo scoppiare
a piangere silenziosamente. Non le imped di raccogliere in una
mano una goccia di acqua salata, per lasciarla cadere sul viso di
Max Vandenburg.
Mamma l'abbracci. Le sue braccia l'avvolsero
completamente.
Lo so, disse soltanto.
Sapeva.

Aria fresca, un vecchio incubo e che cosa fare di un cadavere ebreo.

Sulla riva dell'Amper Liesel aveva appena confessato a Rudy
che aveva intenzione di procurarsi un altro libro in casa del sindaco.
Al posto dell'Uomo che fischietta aveva riletto parecchie
volte L'uomo che sovrasta al capezzale di Max. Una lettura che
durava solo qualche minuto. Aveva provato anche Un'alzata di
spalle, persino il Manuale del necroforo, ma nessuno sembrava
quello giusto. Ci voleva qualcosa di nuovo, pensava.
Hai letto anche l'ultimo?
Sicuro che l'ho letto.
Rudy lanci un sasso nell'acqua. Era bello?
Certo che lo era.
Sicuro, certo... Rudy cerc di cavare fuori un altro sasso
dal terreno, ma si tagli un dito.
Cos impari.
Saumensch.
Quando l'ultima replica di qualcuno era Saumensch o Saukerl
o Arschloch, capivi di averlo sconfitto.
In termini di furto, le condizioni erano perfette. Era un triste
pomeriggio dei primi di marzo, con una temperatura di appena
qualche grado sopra lo zero, sempre meno spiacevole che dieci
sotto. Nelle strade c'erano pochissime persone. Pioggia come
trucioli di matita grigia.
Andiamo?
Le biciclette, disse Rudy. Puoi usare una delle nostre.
In quella circostanza Rudy fu molto pi disponibile a essere
quello che entrava. Oggi tocca a me, disse, mentre le loro dita
si gelavano sul manubrio della bicicletta.
Liesel riflett alla svelta. Forse no, Rudy. L dentro c' roba
dappertutto, ed  buio. Un cretino come te  capace di inciamparsi
o andare a sbattere contro qualcosa.
Tante grazie. Di quell'umore, era difficile tenere a bada
Rudy.
E poi c' anche il salto, pi alto di quanto credi.
Stai dicendo che secondo te io non ne sarei capace?
Liesel si alz sui pedali. Niente affatto.
Attraversarono il ponte e zigzagarono su per la collina, verso
la Grandestrasse. La finestra era aperta.
Scrutarono la casa, come l'ultima volta. Riuscivano a guardarvi
confusamente dentro: c'era un po' di luce al piano terreno,
dove era probabile che si trovasse la cucina. Un'ombra si
muoveva avanti e indietro.
Faremo qualche giro dell'isolato, disse Rudy. Che fortuna
essere venuti in bici, eh?
Purch ti ricordi di riportare a casa la tua.
Fa proprio ridere, Saumensch.  un po' pi grossa delle tue
scarpe sporche.
Pedalarono per forse una quindicina di minuti, ma la moglie
del sindaco era sempre al pian terreno, un po' troppo vicina
per i loro gusti. Come osava occupare, cos vigile, la cucina?
Di certo per Rudy era la cucina il vero obiettivo: se ci fosse
arrivato, avrebbe rubato tutte le cibarie che gli fosse riuscito;
poi, se (e soltanto se) gli fosse rimasto un ultimo momento
libero, si sarebbe cacciato un libro nei calzoni, mentre se la
filava. Uno qualsiasi sarebbe andato bene.
Il punto debole di Rudy, per, era l'impazienza. Si fa tardi,
disse, e rallent. Vieni?
Liesel non veniva.
Non c'erano decisioni da prendere. Aveva trascinato fin l
quella bicicletta rugginosa, e non intendeva tornarsene via
senza un libro. Pos il manubrio in un fosso, guard in giro
che non ci fossero vicini in vista e si diresse verso la finestra,
svelta ma senza fretta. Stavolta si sfil le scarpe con i piedi,
schiacciandosi i talloni con le dita.
Le sue dita s'irrigidirono sul legno mentre si spingeva
all'interno.
Ora si sentiva pi a suo agio. Per qualche prezioso istante si
aggir nella stanza, in cerca di un titolo che la colpisse. In tre o
quattro occasioni fece per allungare un braccio. Pens persino
di prenderne pi d'uno, ma decise di non modificare ci che
era diventato una sorta di metodo: per ora, le occorreva un
libro solo. Esamin gli scaffali e attese.
L'oscurit saliva dalla finestra dietro di lei. L'odore di polvere
e di furto aleggiava in sottofondo, quando lo vide.
Il libro era rosso, con una scritta nera sul dorso: Der Traumtrger,
Colui che porta i sogni. Pens a Max Vandenburg e ai
suoi sogni di colpa, di sopravvivenza, di abbandonare la propria
famiglia, di battersi con il Fhrer. Pens anche al proprio
sogno, a suo fratello morto sul treno, e alla sua comparsa sui
gradini dietro l'angolo di quella medesima stanza. La ladra
di libri gli guardava il ginocchio insanguinato a causa di una
spinta datagli da lei...
Estrasse il libro dallo scaffale, se lo infil sotto un braccio,
sal sul davanzale della finestra e salt gi, con un unico
movimento.
Stavolta Rudy aveva le sue scarpe, e teneva pronta la bicicletta.
Infilate le scarpe, partirono.
Ges, Giuseppe e Maria, Meminger. Non l'aveva mai
chiamata Meminger prima di allora. Sei matta da legare, lo
sai?
Liesel ne convenne, mentre pedalava furiosamente. Lo so.
Al ponte, Rudy ricapitol i risultati conseguiti quel pomeriggio.
Pure quelli sono matti da legare, disse, oppure gli
piace stare al fresco.

. . . UN'IPOTESI . . .

Oppure nella Grandestrasse c'era una donna che teneva
aperta la finestra della biblioteca per un altro motivo...
ma sono solo cinica, o fiduciosa, o tutt'e due le cose.

Liesel si mise Colui che porta i sogni sotto la giacca, mettendosi
a leggerlo nel medesimo istante in cui torn a casa. Sulla
sedia di legno accanto al letto, apr il volume e mormor: Ce
n' uno nuovo, Max. Apposta per te. Lo apr e cominci:
Capitolo Primo: fu giustissimo che l'intera citt dormisse
quando nacque colui che porta i sogni ...
Ogni giorno Liesel leggeva due capitoli del libro. Uno al
mattino prima di andare a scuola, l'altro appena tornava a
casa. Certe notti, quando non riusciva a dormire, leggeva
met o un terzo di capitolo. A volte cascava addormentata,
china sulla sponda del letto.
Divenne la sua missione.
Offriva Colui che porta i sogni a Max come se solo le parole
potessero nutrirlo. Un marted pens che ci fosse un movimento:
avrebbe giurato che aveva aperto gli occhi. Se s, fu
per un istante appena, e pi probabilmente fu solo una sua
fantasia, un pio desiderio.
A met marzo le cose si erano fatte serie.
Un pomeriggio, in cucina, Rosa Hubermann - la donna che
ci voleva nei momenti critici - era al punto di rottura. Alz la
voce, poi l'abbass nuovamente. Nondimeno, Liesel smise di
leggere ed entr silenziosa in salotto. Facendosi pi vicina,
riusciva a malapena ad udire la voce di sua madre. Quando fu in
grado di distinguerne le parole, volle non averlo fatto, perch
ci che sent era orribile. Era la realt.

. . . LE PAROLE DI MAMMA . . .

E se non si sveglia? E se ci muore qui, Hansie?
Dimmi. In nome di Dio, che cosa ne facciamo del corpo?
Mica possiamo lasciarlo qui, l'odore
ci farebbe impazzire...
E non possiamo nemmeno portarlo fuori
e trascinarlo per la strada. Non possiamo certo
andare in giro a dire: Non indovinereste mai
che cosa abbiamo trovato stamattina in cantina...
Ci porterebbero via per sempre.

Aveva assolutamente ragione.
Un cadavere ebreo era un grosso problema. Gli Hubermann
avevano bisogno di rianimare Max Vandenburg non
solo per il suo bene, ma anche per il proprio. Persino Pap,
il cui influsso era sempre assolutamente tranquillizzante, si
sentiva sotto pressione.
Era taciturno e grave. Dovesse succedere... se muore...
dovremo trovare una soluzione. Liesel avrebbe giurato di
udirlo inghiottire. Un singhiozzo simile a un colpo sulla trachea.
Il carretto delle vernici, qualche telone...
Liesel entr in cucina.
Non ora, Liesel. Era stato Pap a parlare, ma senza guardarla.
Contemplava il proprio viso riflettersi deformato nella
convessit di un cucchiaio. Teneva i gomiti piantati sul tavolo.
La ladra di libri non si ritir; anzi, fece qualche altro passo
avanti e si sedette. Le sue mani fredde cercavano a tentoni
le maniche, e una frase si trascin fuori delle labbra: Non 
ancora morto. Le sue parole andarono a cadere in mezzo al
tavolo, dove tutti e tre rimasero a fissarle. Mezze speranze che
non avevano il coraggio di levarsi pi in alto. Non  ancora
morto. Non  ancora morto. Fu Rosa a parlare: Qualcuno
ha fame?
Probabilmente il solo momento in cui la malattia di Max
non destava preoccupazioni era l'ora di cena. Nessuno rifiut
la proposta di Rosa. Tutti e tre sedevano al tavolo della cucina
con un altro po' di pane, di minestra o di patate. Tutti pensavano
alla stessa cosa, ma nessuno lo disse.
Poche ore dopo, quella notte, Liesel si dest, riflettendo
al colmo del cuore. (Aveva imparato quell'espressione da
Colui che porta i sogni, che in sostanza era l'esatto contrario
dell'Uomo che fischietta: un libro su un bambino abbandonato
che voleva divenire sacerdote). Si lev a sedere, aspirando
profondamente l'aria notturna.
Pap si rigir. Liesel? Che c'?
Niente, Pap, va tutto bene, ma nel medesimo istante
in cui terminava la frase seppe con precisione che cosa era
avvenuto nel suo sogno.

. . . UNA BREVE VISIONE . . .

Pi o meno  sempre la stessa storia.
Il treno viaggia alla stessa velocit.
Suo fratello tossisce forte. Stavolta, per,
Liesel non riesce a vedere il suo viso rivolto verso
il pavimento. Si china lentamente.
Gli solleva con delicatezza la testa,
e di fronte a lei ecco che appaiono occhi sbarrati
di Max Vandenburg, che la fissano.
Una piuma cade al suolo.
Adesso il corpo  cresciuto, proporzionato alla testa.
Il treno fischia.

Liesel?
Ti ho gi detto che va tutto bene.
Rabbrividendo, la ragazza si alz dal giaciglio. Istupidita
dalla paura, percorse il corridoio fin da Max. Dopo essere rimasta
parecchi minuti al suo fianco, quando ogni cosa fu calma
tent di interpretare il suo sogno. Era una premonizione
della morte di Max? Oppure una semplice reazione ai discorsi
di quel pomeriggio in cucina? Ora Max aveva sostituito suo
fratello? Se s, come poteva avere rigettato da s in quel modo
la sua stessa carne, il suo stesso sangue? Forse c'era persino un
desiderio profondo che Max morisse. Dopo tutto, se era andato
bene per Werner, suo fratello, poteva andare bene anche
per quell'ebreo.
 questo che pensi? sussurr, in piedi accanto al letto.
No. Non ci poteva credere. La sua risposta ebbe conferma
quando l'incertezza dell'oscurit diminu, delineando sul comodino
svariate forme grandi e piccole: i suoi regali.
Sveglia, gli disse.
Max non si svegli per altri otto giorni.
A scuola, s'ud un rumore di nocche sulla porta.
Avanti, disse Frau Olendrich.
La porta si apr e l'intera classe di ragazzi squadr stupita
Rosa Hubermann, in piedi sull'uscio. A tale vista un paio di
loro boccheggi: un piccolo armadio di donna con un ghigno
di rossetto e occhi acidi. Una leggenda. Indossava gli abiti migliori,
ma i suoi capelli erano un disastro, un cencio di stecchi
grigi ed elastici.
L'insegnante, si capisce, si spavent. Frau Hubermann...
I suoi movimenti erano impacciati. Liesel?
Liesel guard Rudy, si alz e usc in fretta per mettere fine il
pi presto possibile all'imbarazzo. Il battente si chiuse dietro
di lei, e ora era sola in corridoio, di fronte a Rosa.
Che cosa c', Mamma?
La donna si volse. Non mi dire "Che cosa c', Mamma",
piccola Saumenschl Liesel rimase attonita dalla rapidit. La
mia spazzola! Uno scroscio di risate eruppe da dietro la porta,
ma venne subito represso.
Mamma?
Rosa faceva una faccia severa, ma sorrideva. Che diavolo
hai combinato con la mia spazzola, stupida Saumensch,
ladruncola? Ti avr detto cento volte di lasciarla stare, ma tu
ascolti? No di certo!
La sgridata si prolung per forse un altro minuto, con un
paio di disperati tentativi di Liesel di suggerire la possibile
ubicazione della suddetta spazzola; poi d'un tratto fin, quando,
per pochi istanti, Rosa si tir accanto Liesel. Anche da
tanto vicino, quasi inudibile fu il suo bisbiglio: Mi avevi detto
di sgridarti. Avevi detto che ci avrebbero creduto tutti.
Guard a destra e a sinistra, con una voce come ago e filo.
Si  svegliato, Liesel.  sveglio. Tir fuori di tasca il soldatino
tutto scrostato. Ha detto di darti questo. Era il suo
preferito. Glielo porse, le strinse forte le braccia e sorrise.
Prima che Liesel potesse rispondere, termin la sua sfuriata.
E allora? Rispondi! Hai qualche altra idea di dove potresti
averla lasciata?
 vivo, pens Liesel. No, Mamma, io...
E allora a che cosa servi? La lasci andare e se ne and.
Liesel rimase immobile per qualche istante. Il corridoio era
enorme. Studi il soldatino che teneva nel palmo della mano:
l'istinto le diceva di correre immediatamente a casa, ma il
buon senso non glielo consent. Si mise in tasca il soldatino
malridotto e torn in classe.
Tutti la guardarono.
Stupida vacca, mormor fra i denti.
I ragazzi risero di nuovo; Frau Olendrich no.
Che cosa hai detto?
Liesel era talmente su di giri da sentirsi invincibile. Rispose:
Ho detto stupida vacca, e non dovette attendere un solo
istante perch le arrivasse uno schiaffo sulla faccia.
Non parlare cos di tua madre, disse, ma le sue parole
non sortirono l'effetto desiderato: la ragazza si limit a un
tentativo di soffocare il riso. Il ceffone non l'aveva smossa di
un centimetro. E adesso torna al tuo posto.
S, Frau Olendrich.
Ges, Giuseppe e Maria, sussurr Rudy, si vede l'impronta
della mano sulla faccia: una grossa mano rossa. Cinque
dita!
Molto bene, rispose Liesel, perch Max era vivo.
Quando torn a casa quel pomeriggio, Max era seduto sul
letto, con in grembo il pallone sgonfio. La barba gli prudeva,
e i suoi occhi liquidi lottavano per rimanere aperti. Accanto
ai regali, una scodella di minestra vuota.
Non si dissero ciao.
La porta cigol, la ragazza entr e si ferm davanti a lui,
guardando la scodella. Mamma te la caccia in gola a forza?
Lui annu stancamente, soddisfatto. Per era
buonissima.
La minestra di Mamma? Sul serio?
Grazie per i regali. Non fu un sorriso ci che le fece
Max: piuttosto una lieve fessura tra le labbra. Grazie per la
nuvola. Tuo pap me l'ha spiegato un po' di pi.
Dopo un'ora, anche Liesel fece un tentativo di verit. Non
sapevamo che fare se fossi morto, Max. Noi...
A lui non occorse molto. Vuoi dire come liberarvi di
me...
Mi dispiace.
No, avevate ragione. Non si era offeso. Giocherellava
svogliatamente con il pallone. Avevate ragione a pensarla
cos. Nella vostra situazione, un ebreo morto  pericoloso
quanto uno vivo, forse peggio.
Ho anche sognato. Gli spieg nei particolari il suo sogno,
con il soldatino stretto nel pugno. Era sul punto di scusarsi,
quando Max intervenne.
Liesel, disse, inducendola a guardarlo. Non devi neppure
chiedermi scusa. Guard tutte le cose che gli aveva
portato. Guarda tutto ci. Questi regali. Teneva in mano
il bottone. Rosa ha detto che leggevi per me due volte al
giorno, certuni di pi. Guard poi le tende come se potesse
vedervi attraverso. Si tir un po' pi su, rimanendo in silenzio
per il tempo di una dozzina di frasi. Sul suo viso comparve
la trepidazione, e confess alla ragazza: Ho paura di addormentarmi
di nuovo.
Liesel fu risoluta. Allora legger per te, e se ricominci a
pisolare ti piglier a schiaffi in faccia. Chiuder il libro e ti
scuoter finch non ti sveglierai.
Quel pomeriggio, e per un bel pezzo nella serata, Liesel
lesse per Max Vandenburg. Lui sedette sul letto ad assorbire
le sue parole, stavolta sveglio, fino alle dieci passate. Quando
Liesel fece un attimo di pausa, sollev lo sguardo al di sopra
del volume, e Max si era addormentato. Lo tocc nervosamente
con il libro, e si svegli.
Si assop altre tre volte, e per due Liesel lo ridest.
Nei quattro giorni successivi Max si svegli ogni mattina
nel letto di Liesel, poi presso il caminetto e finalmente, verso
la met di aprile, in cantina. La sua salute era migliorata, si
era tagliato la barba ed era tornato a mettere su qualche briciolo
di peso.
In quel periodo, Liesel provava un grande sollievo nel suo
mondo interiore; all'esterno, invece, le cose incominciavano
a complicarsi. Alla fine di marzo un posto chiamato Lubecca
sub una pioggia di bombe. La successiva della lista sarebbe
stata Colonia, e ben presto molte altre citt tedesche, compresa
Monaco.
Gi, il capo mi teneva il fiato sul collo.
Lavora, lavora.
Erano in arrivo le bombe... e io con loro.

Diario della Morte: Colonia.

Ultime ore del 30 maggio.
Sono certa che Liesel Meminger dormisse sodo quando oltre
un migliaio di bombardieri volarono su un luogo noto come
Colonia. Per me il risultato furono pi o meno cinquecento persone;
altre 50000 vagabondavano senza tetto intorno a spettrali
cumuli di macerie tentando di capirci qualcosa, e a chi appartenessero
le rovine delle case distrutte.
Cinquecento.
Le portavo tra le dita come valige, oppure me le gettavo sulle
spalle; solo i bambini li reggevo fra le braccia.
Quando terminai, il cielo era giallo come un giornale che
brucia. A guardarlo attentamente, potevo scorgere titoli, commenti
sull'andamento della guerra e cos via. Quanto mi sarebbe
piaciuto tirare gi tutto, stracciare quel cielo di giornale e
gettarlo via. Mi facevano male le braccia, per, e non potevo
permettermi di scottarmi le dita, poich avevo ancora molto lavoro
da fare. Come immaginerai, alcuni morirono subito; altri
ci misero un po' di pi. Avevo molti altri luoghi da visitare, cieli
da incontrare ed anime da raccogliere, e quando tornai a Colonia,
poco dopo il passaggio degli ultimi aerei, notai una cosa
singolare, anzi unica.
Ero intenta a raccogliere l'anima malconcia di una ragazza,
quando ho alzato lo sguardo verso l'orizzonte sulfureo. C'era
un gruppo di ragazzine di circa dieci anni. Una chiese: E quello
che cos'?
Tese un braccio, indicando un oggetto nero e lento che cadeva
dal cielo. Assomigliava ad una piuma nera che veniva gi
piano, svolazzando e volteggiando; o a un fiocco di cenere. Poi
si fece pi grande. La medesima bambina - con i capelli rossi e
le lentiggini - domand di nuovo, con pi enfasi: Che cos'?
 un corpo, sugger un'altra bambina, con capelli scuri e
le trecce.
 un'altra bomba!
Troppo lenta per essere una bomba.
Con quell'anima che ancora bruciava un poco fra le mie mani,
percorsi qualche centinaio di metri assieme a loro, gli occhi fissi
al cielo: l'ultima cosa che desideravo era abbassare lo sguardo
sul viso irrigidito dell'adolescente che portavo in braccio. Una
ragazza carina. La morte ormai era davanti a lei.
Mi colse alla sprovvista una voce levatasi di colpo: un padre
irritato, che ordinava ai figli di rientrare. La testolina rossa reag,
e le sue lentiggini si allargarono come virgole. Ma pap,
guarda lass.
L'uomo fece qualche passo, e presto cap di che cosa si trattasse.
 benzina, disse.
Come?
Benzina, ripet lui. Un serbatoio. Era un uomo calvo,
con il vestito sdrucito. Hanno consumato tutto il carburante e
sganciano il serbatoio vuoto. Guarda, l ce n' un altro.
E anche qui!
Dato che i bambini sono pur sempre bambini, si misero tutte
a cercare freneticamente, per individuare un altro serbatoio di
carburante esaurito che volteggiava verso terra.
Il primo piomb al suolo producendo il rumore di un bidone
vuoto.
Pap, possiamo tenerlo? domand la bambina dai capelli
rossi.
No, rispose scocciato il padre. Non si pu prendere.
Perch no?
Io chiedo al mio pap se posso tenerlo, disse un'altra
bambina.
Anch'io.
Fra le rovine di Colonia, c'era un gruppo di bambine che raccoglieva
serbatoi di carburante vuoti, sganciati dal nemico. E
c'ero io, che come sempre raccoglievo esseri umani. Ero stanca,
e l'anno non era ancora neppure a met.

Il visitatore.

I ragazzi avevano trovato un nuovo pallone per giocare a calcio,
e questa era la buona notizia. Quella cattiva era che stava
arrivando una delegazione del Partito Nazista.
Passavano Molching al setaccio, strada per strada, casa per
casa. Si fermarono un momento al negozio di Frau Diller, a fumare
una sigaretta prima di proseguire il loro lavoro.
A Molching c'era gi qualche rifugio antiaereo, ma, poco
dopo il bombardamento di Colonia, si decise che qualche altro
non avrebbe certo fatto male. Il NSDAP ispezionava una per
una le case, per individuare gli scantinati adatti.
I bambini guardavano da lontano, osservando il fumo levarsi
dal gruppo.
Liesel era appena uscita e si dirigeva verso Rudy e Tommy.
Harald Mollenhauer era andato a recuperare il pallone. Che
succede qui?
Rudy si cacci le mani in tasca. Il Partito. Seguiva con lo
sguardo l'amico passare con la palla davanti alla siepe di Frau
Holtzapfel. Controllano tutte le case ed i fabbricati.
La bocca di Liesel si fece immediatamente secca. Perch?
Ma non sai niente? Diglielo, Tommy.
Tommy sembr perplesso. Be', io non lo so.
Siete proprio una frana, voi due. C' bisogno di pi rifugi
antiaerei.
Che cosa... le cantine?
No, i solai. Certo che sono le cantine. Ges, Liesel, sei proprio
una zuccona, sai?
La palla era arrivata.
Rudy!
Si gett sul pallone, ma Liesel rimaneva immobile. Come poteva
rientrare in casa senza destare troppi sospetti? Il fumo da
Frau Diller era scomparso, e il gruppetto di uomini incominciava
a sciogliersi. Il panico si creava in quel modo orribile: gola
e bocca. Il respiro come sabbia. Rifletti, pens. Forza, Liesel,
rifletti, rifletti.
Rudy fece un goal.
Voci che si complimentavano con lui, lontano lontano.
Pensa, Liesel...
Ebbe un'idea.
Trovato, decise. Per devo metterla in pratica.
Mentre i nazisti procedevano lungo la strada, dipingendo su
alcune porte le lettere LSR, il pallone fu passato al volo a uno
dei ragazzi pi grossi, Klaus Behrig.

. . . LSR . . .
Luftschutzraum: rifugio antiaereo.

Il ragazzo si gir con la palla proprio mentre arrivava Liesel,
e i due si scontrarono con tale violenza che dovettero interrompere
il gioco. I giocatori accorsero, mentre la palla rotolava via.
Liesel si stringeva con una mano il ginocchio sbucciato, con
l'altra la testa. Klaus Behrig si comprimeva solo lo stinco destro,
tra smorfie ed imprecazioni. Dov' quella?... sbuffava. Io la
ammazzo!
Non c'era nessuno da ammazzare: peggio.
Un cortese membro del Partito aveva assistito all'incidente
e trotterell premuroso verso il gruppo. Che cos' successo?
domand.
Quella l  matta. Klaus addit Liesel, invitando l'uomo
ad aiutarla. Il suo alito, che sapeva di tabacco, era come una
nuvola davanti al viso della ragazza.
Non credo che tu sia in grado di continuare a giocare,
ragazza mia, disse l'uomo. Dove abiti?
Sto bene, rispose lei. Sul serio. Posso fare da sola.
Basta che mi stai lontano, che giri al largo.
Fu allora che si fece avanti Rudy, l'eterno impiccione. Perch,
una volta tanto, non si faceva i fatti propri?
Davvero, continua pure a giocare, Rudy, disse Liesel. Ce
la faccio.
No, no. Non l'avrebbe spostato: che testa dura! Mi ci
vorr solo un minuto o due.
Liesel fu di nuovo costretta a riflettere, e di nuovo ebbe
un'idea. Con Rudy che la sosteneva, si lasci ricadere a terra,
sulla schiena. Pap, disse. Il cielo, not, era assolutamente
azzurro, senza la minima traccia di nuvole. Puoi andare a
chiamarlo, Rudy?
Non ti muovere. Grid alla sua destra: Bada a lei, Tommy.
Non lasciarla muovere.
Tommy si affrett a entrare in azione. A lei ci penso io,
Rudy. Incombeva su di lei sorridendo e facendo smorfie,
mentre Liesel teneva d'occhio l'uomo del Partito.
Un minuto dopo, Hans Hubermann era accanto a lei,
tranquillo.
Ehi, Pap.
Sulle sue labbra un sorriso un po' contrariato si mescol al
fumo della sigaretta. Mi chiedevo quando sarebbe successo.
La sollev, aiutandola ad andare a casa. La partita riprese,
e il nazista era gi sulla soglia di un appartamento a qualche
porta di distanza. Nessuno rispose. Rudy grid di nuovo: Ha
bisogno di aiuto, Herr Hubermann?
No, no, continui pure a giocare, Herr Steiner. Herr Steiner.
Bisognava proprio volere bene al pap di Liesel.
Una volta in casa, Liesel lo inform di ci che accadeva,
sforzandosi di trovare una via di mezzo tra silenzio e
disperazione.
Pap.
Non parlare.
Il Partito, bisbigli. Pap si arrest, soffocando l'impulso
di aprire la porta per guardare in strada. Ispezionano le cantine
per farne rifugi.
Hans la tir su. Brava ragazza, disse; poi chiam Rosa.
Avevano un minuto di tempo per fare un piano. Un guazzabuglio
di pensieri.
Be', possiamo metterlo nella stanza di Liesel, sotto il letto,
concluse Mamma.
Che cosa? E se quelli decidono di frugare anche le stanze?
Hai un'idea migliore?
Rettifica: non avevano un minuto di tempo.
Bussarono alla porta del numero 33 della Himmelstrasse,
sette colpi, e fu troppo tardi per spostare qualcuno.
La voce.
Aprite!
Il battito dei loro cuori era una lotta, una confusione di ritmi
fuori controllo. Liesel tentava di ingoiarsi il proprio. Il gusto
del cuore non era dei pi esaltanti.
Rosa sussurr: Ges, Giuseppe...
Stavolta fu Pap ad agire. Si precipit in cantina, gridando
un avvertimento mentre scendeva i gradini. Quando risal,
disse in fretta e furia: Non c' tempo per trucchi. Potremmo
distrarlo in cento modi, ma la soluzione  una sola. Guard
la porta e riassunse: Nessuna.
Non era la risposta che Rosa voleva. Sgran gli occhi.
Niente? Sei matto?
Bussarono di nuovo.
Pap fu esplicito. Niente. Non dobbiamo neppure scendere...
non avere un solo pensiero al mondo.
Tutto si muoveva con lentezza.
Rosa si rassegn. Oppressa dall'angoscia, scosse il capo e
and ad aprire la porta.
Resta calma, Liesel, verstehst? La voce di Pap era
tagliente.
S, Pap.
Si sforz di concentrarsi sul ginocchio sanguinante.
Aha!
Sull'uscio, Rosa stava ancora chiedendo il motivo di quella
visita, quando il cortese membro del Partito not Liesel.
La fanatica del pallone! Come va il ginocchio? Di solito
non t'immagini che i nazisti fossero troppo allegri, ma
quell'uomo di sicuro lo era. Entr, facendo come se volesse
abbassarsi a esaminare la ferita.
Lo sa? pens Liesel. Riesce a fiutare che nascondiamo un
ebreo?
Pap venne dal lavandino con un panno inzuppato, servendosene
per bagnare il ginocchio di Liesel. Fa male? I suoi
occhi d'argento erano calmi e premurosi. La paura poteva
essere facilmente scambiata per preoccupazione per la ferita.
Non pu farle tanto male, disse Rosa attraverso la cucina.
Forse le servir di lezione.
L'uomo del Partito si raddrizz e rise. Non credo che questa
ragazza impari lezioni, Frau?...
Hubermann. La faccia di cartone si contrasse.
...Frau Hubermann. Credo che ne insegni lei, di lezioni.
Rivolse un sorriso a Liesel. A tutti quei maschi. Non ho ragione,
ragazzina?
Pap premette il panno sul graffio e Liesel trasal, anzich
rispondere. Fu Hans a parlare, scusandosi pacatamente con
la ragazza.
Poi ci fu un silenzio imbarazzato, e l'uomo del Partito ricord
il motivo per cui era venuto. Se non vi dispiace, spieg,
ho bisogno di ispezionare la vostra cantina, solo un paio
di minuti, per vedere se pu servire da rifugio.
Pap tampon un'ultima volta il ginocchio di Liesel. Qui
ti sei fatta anche un bel livido, Liesel. Accidentalmente, si
avvide dell'uomo accanto a lui. Ma certo. Prima porta a destra.
Scusi il disordine.
Non si preoccupi... non sar peggio di certi posti che ho
visto oggi... Questa porta?
Quella.

. . . I TRE MINUTI PI LUNGHI . . .
DELLA VITA DEGLI HUBERMANN.

Pap sedeva al tavolo. Rosa pregava in un angolo,
bisbigliando sottovoce.
Liesel era paralizzata: ginocchio, petto,
muscoli delle braccia.
Dubito che uno di loro osasse pensare
che cosa avrebbero dovuto fare se il loro scantinato
fosse stato dichiarato rifugio.
Prima dovevano sopravvivere all'ispezione.

Ascoltarono i passi del nazista nel seminterrato. S'ud il rumore
di metro a nastro srotolato. Liesel non riusciva a scacciare
il pensiero di Max seduto sotto i gradini, raggomitolato intorno
all'album degli schizzi che si stringeva forte al petto.
Pap si alz. Gli era venuta un'altra idea.
And in salotto e disse: Tutto bene, laggi?
La risposta venne su dalla scala, sopra Max Vandenburg: S,
ci vorr ancora qualche minuto!
Gradisce una tazza di caff, un t?
No, grazie!
Quando Pap fece ritorno, ordin a Liesel di andare a prendere
un libro e a Rosa di mettersi a cucinare. Aveva deciso che
l'ultima cosa da fare era rimanere seduti l con aria preoccupata.
Coraggio, le esort. Muoviti, Liesel. Non m'importa se ti fa
male il ginocchio. Devi finire quel libro, come hai promesso.
Liesel lottava per non cedere. S, Pap.
Bene, allora che cosa aspetti? Le parve che strizzarle l'occhio
gli costasse un grosso sforzo.
Nel corridoio per poco non and a sbattere contro l'uomo
del Partito.
Problemi con tuo padre, eh? Non preoccuparti.  lo stesso
con i miei figli.
Andarono ognuno per la sua strada; quando Liesel entr
in camera sua chiuse la porta e cadde in ginocchio, incurante
del dolore sordo. Ud dapprima il giudizio sullo scantinato
non abbastanza profondo, poi i saluti. Uno le venne persino
indirizzato attraverso il corridoio: Arrivederci, fanatica del
pallone!
Liesel torn in s. Auf Wiedersehen! Arrivederci!
Colui che porta i sogni le fremeva tra le mani.
A detta di Pap, Rosa si era liquefatta presso i fornelli nel momento
in cui l'uomo del Partito se n'era andato. Scesero in cantina
con Liesel, spostando teloni e latte di vernice ben disposti.
Max Vandenburg sedeva sotto i gradini, stringendo in pugno,
come un coltello, le sue forbici arrugginite. Aveva le ascelle fradice,
e le parole gli caddero dalle labbra come ferite.
Non le avrei usate, mormor. Sono... Si premette contro
la fronte le lame rugginose. Sono tanto spiacente... vi ho
messi io in questo guaio.
Pap accese una sigaretta. Rosa prese le forbici.
Sei vivo, disse. Lo siamo tutti.
Troppo tardi, ormai, per le scuse.
Qualche minuto dopo bussarono di nuovo alla porta.
Oddio, un altro!
Torn immediatamente la paura, e Max venne ricoperto.
Rosa arranc su per i gradini del sotterraneo, ma questa
volta, quando apr la porta, non era il nazista: nient'altro che
Rudy Steiner, con i suoi capelli gialli, pieno di buone intenzioni:
Sono solo venuto a vedere come sta Liesel.
Quando ud la sua voce, Liesel risal la scala. Me la caver.
Il suo amichetto, spieg Pap, rivolto alle latte di pittura.
Soffi un'altra boccata di fumo.
Non  il mio amichetto, ribatt Liesel, ma senza irritazione:
dopo averla scampata bella in quel modo, arrabbiarsi era
impossibile. Vado su soltanto perch Mamma fra un attimo
grida.
Liesel!
Era sul quinto gradino. Visto?
Quando arriv alla porta, Rudy oscillava da un piede all'altro.
Ero solo venuto a vedere... S'interruppe. Che cos'
questo odore? Annus. Hai fumato?
Oh, ero seduta vicino a Pap.
Hai qualche sigaretta? Magari potremmo venderle.
Liesel non era dell'umore adatto. Rispose, a voce bassa perch
Mamma non udisse: Non rubo a mio Pap.
Per in certi altri posti rubi.
Perch non parli un po' pi forte?
Rudy ridacchi sotto i baffi. Visto che cosa vuol dire rubare?
insinu. Si ha sempre paura.
Come se tu non avessi mai rubato niente.
S, tu per puzzi. Adesso Rudy si stava accalorando. Forse,
dopo tutto, non  fumo di sigaretta. Si pieg verso di lei
sorridendo. Sento odor di delinquente: dovresti farti un bagno.
Url a Tommy Mller, dietro di lui: Ehi, Tommy, dovresti
venire ad annusare!
Tommy lo osserv: Che cosa dici? Non ti sento!
Rudy scosse il capo in direzione di Liesel. Inutile.
Lei fece per richiudere la porta. Fuori dai piedi, Saukerl:
adesso sei l'ultima cosa di cui ho bisogno.
Tutto soddisfatto, Rudy torn in strada. Arrivato alla cassetta
delle lettere parve ricordarsi ci che desiderava da sempre verificare,
e fece qualche passo indietro. Alles gut, Saumensch? La
ferita, voglio dire.
Era giugno, e la Germania era sull'orlo del baratro.
Liesel non lo sapeva: l'ebreo nella loro cantina non era stato
scoperto, i suoi genitori adottivi non erano stati arrestati e lei
stessa aveva ampiamente contribuito a entrambi i successi.
Va tutto bene, rispose, e non si riferiva alla ferita procuratasi
giocando al pallone. Stava davvero bene.

Diario della Morte: i parigini.

Arriv l'estate.
Per la ladra di libri ogni cosa filava liscia come l'olio.
Per me, il cielo aveva il colore degli ebrei.
Le loro anime si alzavano in piedi quando i loro corpi cessavano
di cercare fessure nella porta. Le loro unghie avevano
graffiato il legno, e in qualche caso vi si erano piantate dentro
con la pura forza della disperazione, e i loro spiriti venivano verso
di me, tra le mie braccia, e ci arrampicavamo fuori di quelle
docce, sul tetto e pi su ancora, nel respiro sicuro dell'eternit.
Non cessavano di rifornirmi: un minuto dopo l'altro, una doccia
dopo l'altra.
Non dimenticher mai il primo giorno ad Auschwitz, la prima
volta a Mauthausen. In quel posto, mentre il tempo si consumava,
ne raccolsi anche sul fondo del grande baratro, dove
i loro tentativi di fuga si concludevano orribilmente. C'erano
corpi straziati e dolci cuori morti. Eppure era ancora meglio
del gas. Ne afferravo alcuni mentre erano ancora a met strada:
ti risparmiava la fatica di trattenere le loro anime a mezz'aria,
pensavo, mentre il resto del loro essere - il loro involucro fisico -
piombava al suolo. Erano tutti leggeri, come gusci di noce
vuoti. In quei posti il cielo era fumoso; l'odore era quello di una
stufa, ma sempre tanto freddo.
Quando ci ripenso rabbrividisco... perci tento di non pensarci.
Mi soffio aria tiepida sulle mani per riscaldarmele.
Ma  difficile tenerle calde, quando le anime tremano ancora
di freddo.
Dio.
Quando ci penso pronuncio sempre quel nome.
Dio.
Lo pronuncio due volte.
Pronuncio il Suo nome nel vano tentativo di comprendere.
Ma capire non  affar tuo. Ma sono io a rispondermi. Dio
non dice mai nulla. Credi di essere l'unico cui Lui non risponde
mai? Il tuo compito ... e io smetto di ascoltarmi, perch,
per dirla schietta, mi annoio. Quando mi metto a pensare cos
rimango esausta, e non posso permettermi il lusso di indulgere
alla stanchezza. Sono costretta ad andare avanti, perch, sebbene
non sia vero per ogni persona sulla faccia della terra, 
vero per la grande maggioranza, cio che la morte non sta ad
aspettare nessuno; se lo fa, di solito non aspetta molto a lungo.
Il 23 giugno 1942 c'era un gruppo di ebrei francesi in una
prigione tedesca, in terra polacca. Il primo che colsi stava vicino
alla porta: la sua mente correva, poi si ridusse a camminare, poi
rallent ancora, sempre pi piano, sempre pi piano...
Credimi, ti prego, quando ti dico che quel giorno raccolsi
ogni anima come se fossero neonati. Addirittura baciai guance
esauste, velenose. Ascoltai le loro ultime, soffocate grida, le loro
parole francesi. Osservai le loro visioni amorose e le liberai dal
timore.
Li portai via tutti, e se mai ci fu una volta in cui avevo bisogno
di distrarmi, era quella. Guardavo il mondo su in alto, assolutamente
costernata. Osservavo il cielo mutarsi da argento a grigio
al colore della pioggia. Persino le nuvole tentavano di sembrare
altre cose.
A volte immaginavo come apparisse ogni cosa sopra quelle
nubi, sapendo con certezza che il sole era d'oro e l'atmosfera
sconfinata un gigantesco occhio blu.
Erano francesi. Erano ebrei. Ed erano te.
...
PARTE SETTIMA. Il Vocabolario e Thesaurus Duden.

Contenente:
champagne e fisarmoniche - una trilogia - qualche
sirena - un ladro di cielo - un'offerta -
la lunga strada per Dachau - pace - un idiota -
e alcuni uomini dal pastrano nero.

Champagne e fisarmoniche.

Nell'estate del 1942 la citt di Molching si preparava
all'inevitabile. C'era ancora chi rifiutava di credere che quella
cittadina nei dintorni di Monaco fosse un obiettivo, ma la
maggior parte della popolazione sapeva bene che era soltanto
questione di tempo. I rifugi furono contrassegnati pi vistosamente,
di notte si oscuravano le finestre e tutti sapevano
dove si trovasse il sotterraneo o la cantina pi vicini.
Di fatto, per Hans Hubermann questi spiacevoli sviluppi
furono in un certo senso un sollievo. In quei tempi disgraziati
il suo mestiere di imbianchino era baciato dalla fortuna. Chi
possedeva cortine da oscuramento doveva ricorrere ai suoi
servigi per verniciarle. Il problema era che, in tempi normali,
la vernice nera veniva impiegata perlopi in misture, per
scurire le altre tinte, e Hans non ne possedeva molta. Sapeva
per fare bene il suo mestiere, e chi sa fare bene il suo mestiere
riesce sempre a risolvere i problemi. Mescolava la vernice
con polvere di carbone e lavorava a prezzi inferiori; furono
molte le case, in ogni zona di Molching, che sottrasse all'occhio
del nemico.
Liesel lo accompagn in una delle sue giornate lavorative.
Spinsero il carretto delle vernici attraverso la citt, annusando
l'odore della fame in certe strade e scuotendo il capo
davanti alle comodit di altre. Spesso, mentre tornavano a
casa, alcune donne che non possedevano altro che la propria
prole e la povert rincorrevano Hans per supplicarlo di verniciare
i loro schermi da oscuramento.
Mi dispiace, Frau Hallah, non ho pi vernice nera,
rispondeva Hans, ma fatto qualche passo cedeva. Un uomo alto
e una strada deserta. Domani, per prima cosa verr da lei,
prometteva, e all'alba del giorno seguente eccolo a verniciare
gli schermi gratuitamente, oppure per un biscotto od una tazza
di t caldo. Una sera aveva anche escogitato un sistema per
trasformare in nero la vernice blu, verde o beige. Non suggeriva
mai di schermare le finestre con le coperte, sapendo che
ne avrebbero avuto bisogno all'arrivo dell'inverno. Accettava
di verniciare gli schermi persino per mezza sigaretta. Sedeva a
fumare sulla soglia delle case in cui lavorava, e chiacchierava
con gli inquilini. Risate e fumo prima di recarsi al prossimo
lavoro.
Quando fu il momento di scrivere, ricordo bene che cosa
ebbe da dire su quell'estate Liesel Meminger. Nel corso dei
decenni tante parole si erano scolorite, la carta si era rovinata
per l'attrito del movimento nella mia tasca, ma molte frasi
erano indimenticabili.

. . . BREVE ESEMPIO DI PAROLE . . .
SCRITTE DA UNA RAGAZZA.

Quell'estate fu un nuovo principio, una nuova fine.
Quando ci ripenso, ricordo le mie mani
scivolose di vernice ed il rumore dei passi di Pap
nella Mnchenstrasse, e so che un pezzetto
dell'estate del 1942 apparteneva ad un unico uomo.
Chi altro avrebbe fatto l'imbianchino
al prezzo di mezza sigaretta?
Pap era fatto cos e io gli volevo bene.

Ogni giorno che lavoravano insieme raccontava le sue storie
a Liesel: la Grande Guerra, e come la sua deplorevole
calligrafia avesse contribuito a salvargli la vita, e il giorno in
cui aveva incontrato Mamma. Disse che una volta era bella,
e parlava sul serio a voce molto dolce. Lo so che  difficile
crederlo, ma  la pi assoluta verit. Ogni giorno una storia,
e Liesel lo perdonava se raccontava la stessa pi d'una volta.
In altre occasioni, quando Liesel sognava ad occhi aperti,
Pap la imbrattava un po' con il pennello, proprio in mezzo
agli occhi. Se si sbagliava ed esagerava, un rivoletto di vernice
le colava lungo un lato del naso. Lei rideva e cercava di restituirgli
la cortesia, ma sul lavoro Hans Hubermann era un
uomo difficile da prendere alla sprovvista: quello, infatti, era
il momento in cui era pi vivo.
Ogni volta che facevano una pausa per mangiare o bere
lui suonava la fisarmonica, ed era ci che Liesel ricordava
meglio. Tutte le mattine, mentre Pap spingeva o trascinava
il carretto delle vernici, Liesel portava lo strumento. Meglio
dimenticarsi la tinta, le diceva Hans. Mai dimenticarci la
musica. Quando facevano una pausa per pranzo, Pap tagliava
il pane e lo divideva con lei, spalmandoci sopra quel
po' di marmellata che ancora avanzava dall'ultima tessera annonaria;
oppure vi posava una sottile fettina di carne. Mangiavano
insieme, seduti sulle latte di vernice, e mentre ancora
finiva di masticare gli ultimi bocconi Pap gi si puliva le dita,
aprendo la custodia.
Aveva ancora briciole di pane nelle pieghe della tuta da
lavoro. Le sue mani, spruzzate di pittura, trovavano la via sui
bottoni e correvano sui tasti, o tenevano per qualche istante
una nota. Le braccia azionavano il mantice, dando allo strumento
l'aria che gli occorreva per respirare.
Ogni giorno Liesel sedeva con le mani in mezzo alle ginocchia,
tra le lunghe gambe del giorno. Avrebbe voluto che
quelle giornate non finissero mai, ed era sempre con disappunto
che notava l'avanzare delle tenebre.
Quanto al lavoro di verniciatura, per Liesel l'aspetto pi
interessante era probabilmente la mistura delle tinte. Al pari
di molti, credeva che Pap si limitasse a portare il carrettino al
negozio delle vernici o degli utensili, chiedere la tinta giusta e
andarsene. Non sapeva che la maggior parte della vernice era
solida, in pezzi grossi quanto mattoni; doveva essere sbriciolata
usando una bottiglia vuota di champagne. (Le bottiglie di
champagne, spieg Hans, erano l'ideale per quel lavoro, perch
il loro vetro era un po' pi spesso di quello di una comune
bottiglia da vino). Una volta sbriciolata la tinta, si aggiungeva
acqua, gesso in polvere e colla. E ottenere la giusta sfumatura
di colore era ancora pi difficile.
La bravura di Pap nel suo mestiere faceva crescere ancor
di pi il rispetto per il suo genere di uomo. Spartire pane e
musica era bello e buono, ma lo era anche saperlo molto bravo
nel suo lavoro. L'abilit attrae.
Un pomeriggio, pochi giorni dopo le spiegazioni di Pap
sull'arte di mescolare le tinte, lavoravano in una delle case pi
facoltose, appena ad est della Mnchenstrasse. Nel primo pomeriggio
Pap chiam dentro Liesel. Erano sul punto di andare
a lavorare da un'altra parte quando la ragazza not che la
voce di Pap aveva un tono pi alto.
Quando entr fu condotta in cucina, dove due donne anziane
ed un uomo sedevano su delicate, eleganti seggiole. Le donne
erano vestite con propriet; l'uomo aveva i capelli bianchi
e basette simili a siepi. Sul tavolo c'erano alti bicchieri, colmi
di un liquido frizzante.
Bene, ci siamo, disse l'uomo.
Prese il bicchiere, sollecitando gli altri a imitarlo.
Il pomeriggio era tiepido. Liesel rimase un poco sconcertata
dal gelo del bicchiere. Guard Pap, in cerca di approvazione;
lui ridacchi e disse: Prosit, Mdel... Alla salute, ragazza.
Fecero ein ein con i bicchieri, e nel momento in cui Liesel port
alle labbra il proprio si sent mordere dal gusto frizzante e
dolceamaro dello champagne: i riflessi la costrinsero a sputarlo
dritto sulla tuta di Pap, guardandolo fare schiuma e gocce.
Tutti scoppiarono a ridere, e Hans la incoraggi a riprovarci.
Stavolta riusc a inghiottirlo, e godersi il sapore di una legge
trionfalmente infranta. Fantastico. Le bollicine le pizzicavano
la lingua, le solleticavano lo stomaco. Persino andando verso
il nuovo lavoro si sentiva ancora nella pancia un calore di aghi
e spilli.
Mentre tirava il carretto, Pap le disse che quelle persone
avevano dichiarato di non avere soldi.
Cos hai chiesto dello champagne?
Perch no? Le diede un'occhiata di traverso, e i suoi occhi
non erano mai apparsi cos d'argento. Non volevo che
credessi che le bottiglie di champagne servono solo per spianare
la vernice. Soltanto, non dirlo a Mamma, l'ammon.
D'accordo?
Posso dirlo a Max?
Certo che puoi dirlo a Max.
In cantina, quando ne scrisse, Liesel giur che non avrebbe
pi assaggiato dello champagne, sapendo che mai sarebbe stato
buono come in quel tiepido pomeriggio di luglio.
Lo stesso per la fisarmonica.
Tante volte avrebbe voluto chiedere a Pap di insegnarle
a suonare, ma qualcosa in un modo o nell'altro la fermava
sempre: forse un'inconsapevole intuizione le diceva che non
sarebbe mai stata capace di suonare la fisarmonica come Hans
Hubermann. Senza dubbio neanche i pi grandi fisarmonicisti
del mondo potevano stargli alla pari: mai avrebbero saputo
eguagliare la distratta concentrazione del viso di Pap, n ci
sarebbe stata una sigaretta sporca di vernice penzoloni fra le
labbra del suonatore, n mai avrebbero potuto prendere una
stecca ridacchiando un po', con il senno di poi. Non come
sapeva fare lui.
A volte, in quello scantinato, Liesel si destava con il suono
della fisarmonica nelle orecchie, e sentiva il dolce pizzicore dello
champagne sulla lingua.
Di tanto in tanto sedeva appoggiata alla parete, desiderosa di
sentirsi il tiepido dito di vernice colarle ancora una volta gi per
un lato del naso, o guardare la pelle simile a carta vetrata delle
mani di Pap.
Se soltanto avesse potuto abbandonarsi di nuovo, riprovare
tanto affetto senza riconoscerlo, scambiandolo per una risata e
pane con appena appena un velo di marmellata spalmato sopra.
Fu il periodo pi bello della sua vita.
Tuttavia c'erano sempre i bombardamenti a tappeto.
La trilogia della felicit continu, allegra e vivace, per tutta la
durata dell'estate, fino all'autunno. Poi ebbe bruscamente fine.
Arrivavano i tempi duri.
Come una parata.

. . . DAL VOCABOLARIO DUDEN: . . .

SIGNIFICATO N. 1.

Zufriedenheit-felicit: deriva da felice - che gode
di piacere e contentezza.
Termini correlati: gioia, allegria, sentirsi fortunato, prospero.

La trilogia.

Mentre Liesel lavorava, Rudy non faceva che correre.
Faceva giri su giri dell'Ovale Hubert, correva intorno all'isolato
e gareggiava pressoch con tutti dal fondo della Himmelstrasse
fino al negozio di Frau Diller, concedendo un buon vantaggio
alla partenza.
Qualche volta, quando Liesel aiutava Mamma in cucina, Rosa
guardava dalla finestra e commentava: Che diavolo combina
tutto il tempo quel piccolo Saukerl? Non fa altro che correre
su e gi.
Liesel andava allora alla finestra. Perlomeno non si  di nuovo
dipinto di nero.
Be',  gi qualcosa, no?

. . . LE MOTIVAZIONI DI RUDY . . .

A met agosto si sarebbe tenuta una festa
della Giovent hitleriana, e Rudy aveva intenzione
di vincere quattro gare: i 1500, i 400, i 200
e, naturalmente, i 100 metri.
Gli piacevano i suoi nuovi superiori,
e desiderava fare bella figura con loro,
oltre a dimostrare un paio di cosette
al suo vecchio amico Franz Deutscher.

Quattro medaglie d'oro disse a Liesel un pomeriggio che la
ragazza faceva assieme a lui dei giri dell'Ovale Hubert. Come
Jesse Owens nel '36.
Non sarai ancora ossessionato da lui, vero?
I piedi di Rudy erano in sincronia con il suo respiro. In realt
no, ma sarebbe bello, non ti pare? La farebbe vedere a tutti
quei bastardi che hanno detto che ero matto. Si accorgerebbero
che, dopo tutto, non ero cos scemo.
Ma riuscirai a vincere sul serio tutt'e quattro le gare?
Rallentarono fino a fermarsi al termine della pista, e Rudy si
mise le mani sui fianchi. Devo vincerle.
Si allen per sei settimane, e alla met di agosto, quando arriv
il giorno dei festeggiamenti, il cielo era assolato, senza una
nuvola. Il prato era affollato di Giovent hitleriana, genitori e
una pletora di gerarchi in camicia bruna. Rudy Steiner era al
culmine della forma.
Guarda, laggi c' Deutscher, disse, additandolo.
In mezzo a capannelli di folla, il biondo campione della
Giovent hitleriana impartiva istruzioni a due del suo reparto,
che annuivano, scaldandosi di tanto in tanto i muscoli. Uno si
scherm gli occhi dal sole, come se salutasse.
Vuoi fargli ciao? chiese Liesel.
No, grazie. Lo far pi tardi.
Quando avr vinto.
Quelle parole non furono pronunciate, ma erano l, irremovibili,
da qualche parte fra gli occhi azzurri di Rudy e le mani
autorevoli di Deutscher.
Ci fu la parata obbligatoria attraverso il campo.
Cantarono l'inno.
Heil Hitler.
Soltanto allora si pot iniziare.
Quando il gruppo di et di cui faceva parte Rudy fu chiamato
per i 1500 metri, Liesel gli augur in bocca al lupo in una maniera
tipicamente tedesca: Hals und Beinbruch, Saukerl.
Ovvero, letteralmente, gli disse di rompersi collo e gambe.
I ragazzi si radunarono sul lato pi lontano del campo circolare.
Alcuni scaldavano i muscoli, altri si concentravano, i rimanenti
stavano l solo perch ci dovevano essere.
La mamma di Rudy, Barbara, sedeva accanto a Liesel con
i figli pi piccoli. Una sottile coperta era piena di bambini ed
erba scomposta. Lo vedete Rudy? chiese.  quello in fondo
a sinistra. Barbara Steiner era una donna gentile, i cui capelli
sembravano sempre pettinati di fresco.
Dove? chiese una delle ragazze, probabilmente Bettina, la
pi giovane. Io non lo vedo affatto.
L'ultimo. No, non qui, l.
Stavano ancora cercando di individuarlo, quando la pistola
dello starter emise fumo e un botto. I bambini Steiner corsero
alla recinzione.
Al primo giro un gruppo di sette ragazzi abbandon il campo.
Al secondo si ridussero a cinque, e al successivo a quattro.
Rudy rimase al quarto posto ogni giro, fino all'ultimo. Un uomo
sulla destra stava dicendo che il ragazzo in seconda posizione
sembrava il migliore: era il pi alto. Aspetta, disse alla moglie
perplessa, quando mancheranno duecento metri far lo scatto
finale. Si sbagliava.
Un gerarca in camicia bruna, un grassone che senza dubbio
non risentiva del razionamento alimentare, inform il gruppo
che rimaneva da percorrere un giro; fece il suo annuncio quando
il gruppo di testa pass la linea di partenza, ma non fu il
secondo ragazzo a scattare, bens il quarto, e prima che mancassero
duecento metri.
Rudy correva.
Non si guard mai indietro.
Come una corda elastica aument il suo vantaggio finch
le previsioni che vincesse qualcun altro s'infransero del tutto.
Fece la pista come se i tre concorrenti alle sue spalle si
disputassero fra loro le briciole. Nella dirittura d'arrivo non
ci furono altro che capelli biondi e vuoto, e quando tagli il
traguardo non si ferm neppure. Non lev in alto le braccia,
non si pieg neppure in avanti in atto di esultanza: si limit a
fare altri venti metri, e alla fine sbirci sopra una spalla, per
guardare arrivare gli altri.
Tornando dai suoi famigliari, incontr dapprima i suoi
capi, poi Franz Deutscher. Si scambiarono un cenno del capo.
Steiner.
Deutscher.
Si direbbe che tutti quei giri che t'ho fatto fare siano serviti,
eh?
Si direbbe.
Non avrebbe sorriso finch non avesse vinto tutt'e quattro
le gare.

. . . UN'AFFERMAZIONE . . .
SUSCETTIBILE DI FUTURI SVILUPPI.

Ora Rudy era riconosciuto non solo come un bravo
studente, ma anche come un forte atleta.

A Liesel tocc la gara dei 400 metri. Si piazz settima, poi
quarta nella sua batteria dei 200. Tutto ci che riusciva a vedere
davanti a s erano i tendini e le code di cavallo svolazzanti
delle ragazze nelle posizioni avanzate. Nel salto in lungo
si godette la sabbia intorno ai piedi pi che far registrare distanze,
e neppure il lancio del peso fu un momento di gloria
per lei. Quella, si disse, era la giornata di Rudy.
Nella finale dei 400 metri quest'ultimo fu in testa dalla partenza
all'arrivo, ma vinse i 200 solo di stretta misura.
Sei stanco? gli chiese Liesel. Si era ormai nel primo
pomeriggio.
Certo che no. Rudy ansimava forte e tendeva i muscoli
dei polpacci. Che cosa dici, Saumensch? Che diavolo ne sai,
tu?
Quando fu chiamata la batteria dei 100 metri, si alz lentamente,
seguendo la fila di giovani in direzione della pista.
Stavolta fu Liesel a cercarlo. Ehi, Rudy. Gli tir una manica
della camicia. Buona fortuna.
Non sono mica stanco, rispose lui.
Lo so.
Le strizz l'occhio.
Era stanco.
Nella sua batteria Rudy rallent per arrivare secondo, e,
dopo dieci minuti di altre corse, furono chiamati i finalisti.
C'erano altri due ragazzi molto forti, e Liesel sentiva una strana
sensazione nel ventre: Rudy non avrebbe vinto. Accanto
a lei c'era Tommy Mller, che nella sua batteria era arrivato
penultimo. Vincer Rudy, la inform.
Lo so.
No, non avrebbe vinto.
Quando i finalisti raggiunsero la linea di partenza, Rudy si
butt in ginocchio e si mise a scavare con le mani due buche
per lo scatto iniziale. Subito arriv un uomo mezzo calvo in
camicia bruna a dirgli di smetterla. Liesel osserv il suo dito
autoritario, e il terriccio che cadeva dalle mani di Rudy.
Al momento della partenza, la ragazza si strinse pi forte al
recinto. Ci fu una falsa partenza, e la pistola dovette sparare di
nuovo: era stato Rudy. Il gerarca lo rimprover e il ragazzo annu:
se lo avesse fatto un'altra volta, sarebbe stato squalificato.
Al secondo tentativo Liesel si concentr ancora di pi, e per
qualche secondo non pot credere ai propri occhi: un'altra
falsa partenza, e ne era responsabile il medesimo atleta. Aveva
immaginato una corsa perfetta, nella quale Rudy, dapprima in
difficolt, sarebbe riuscito a passare in testa negli ultimi dieci
metri.
In realt assistette alla squalifica dell'amico. Venne scortato
a lato della pista e abbandonato l, solo, mentre gli altri
ragazzi si preparavano ancora una volta.
Si allinearono e partirono.
Un ragazzo dai capelli rosso ruggine vinse con almeno cinque
metri di vantaggio dal secondo.
Rudy rest immobile.
Pi tardi, quando la giornata si concluse ed il sole lasci la
Himmelstrasse, Liesel sedette sul marciapiede in compagnia
del suo amico.
Parlarono di tutto, dalla faccia di Franz Deutscher dopo i
1500 metri a una delle ragazze di undici anni che aveva fatto i
capricci dopo avere perso la gara del lancio del disco.
Prima che si avviassero ognuno verso casa propria, la voce
di Rudy si lev a dirle la verit. Per un attimo le indugi sulla
spalla, ma pochi istanti dopo le giunse all'orecchio.

. . . VOCE DI RUDY . . .

L'ho fatto apposta.

Quando intese la confessione, Liesel gli fece l'unica domanda
possibile: Perch, Rudy? Perch l'hai fatto?
Lui si teneva una mano su un fianco, senza rispondere:
nient'altro che un sorriso eloquente mentre ciondolava a passo
lento verso casa. Non ne parlarono mai pi.
Liesel si domand spesso quale sarebbe stata la risposta di
Rudy, se avesse insistito nel chiedergli spiegazioni. Forse con
tre medaglie aveva gi dimostrato ci che voleva dimostrare,
oppure temeva di perdere quell'ultima gara. Alla fine, l'unica
spiegazione che le parve plausibile fu: Perch non  Jesse
Owens.
Solo quando si alz per rincasare not, a terra accanto a lei,
le tre medaglie di similoro. Buss alla porta degli Steiner e le
porse all'amico. Hai dimenticato queste.
No, non le ho dimenticate. Rudy chiuse la porta e Liesel
torn a casa con le medaglie. Scese in cantina tenendole in
mano, e raccont a Max del suo amico Rudy Steiner.
 davvero uno stupido, concluse.
Max fu d'accordo: Certo. Dubito, per, che si fosse lasciato
ingannare.
Si misero quindi al lavoro, Max con l'album dei disegni,
Liesel con Colui che porta i sogni. Era ormai alle ultime pagine
del romanzo, in cui il giovane prete dubitava della propria
fede dopo avere incontrato una donna elegante e strana.
Quando si pos sulle ginocchia il volume capovolto, Max
chiese quando pensasse di finirlo.
Al pi tardi fra qualche giorno.
E poi uno nuovo?
La ladra di libri osservava il soffitto dello scantinato. Forse
s, Max.
Chiuse il libro e si appoggi al muro. Se avr fortuna.

. . . IL LIBRO SUCCESSIVO . . .

Non fu il Vocabolario completo e Thesaurus Duden,
come forse avevi immaginato.
No, il vocabolario arriv al termine di questa piccola trilogia,
e siamo solo alla seconda puntata. Questa  la parte in
cui Liesel conclude Colui che porta i sogni e ruba un romanzo
intitolato Un canto nell'oscurit. Come sempre, fu sottratto
dalla casa del sindaco; l'unica differenza fu che and sola nella
parte alta della citt. Quel giorno Rudy non c'era.

Era una mattinata piena di sole e di nubi vaporose.
Liesel si trovava nella biblioteca del sindaco, con dita avide
e titoli di libri sulle labbra. Quella volta era piacevole far scorrere
le dita sugli scaffali - una breve ripetizione della sua prima
visita in quella stanza - e sussurrava qualche titolo mentre li
accarezzava.
Sotto il ciliegio.
Il decimo tenente.
Com'era tipico, molti titoli la tentavano, ma dopo un buon
minuto o due nella stanza si decise per Un canto nell'oscurit,
soprattutto perch il libro era verde, e di quel colore non ne
aveva ancora. La scritta impressa sulla copertina era bianca,
e fra il titolo e il nome dell'autore c'era il minuscolo simbolo
di un flauto. Si arrampic sulla finestra con quel libro, ringraziando
mentre tagliava la corda.
Senza Rudy avvertiva un grosso vuoto, ma per qualche ragione
quel particolare mattino la ladra di libri era pi soddisfatta
da sola. Si mise al lavoro, leggendo il libro presso l'Amper,
non lungi dall'improvvisato covo di Viktor Chemmel e
della precedente banda di Arthur Berg. Non venne nessuno,
nessuno la disturb, e Liesel lesse quattro dei brevissimi capitoli
di Un canto nell'oscurit, ed era felice.
Contentezza e soddisfazione, per un buon furto.
Una settimana dopo la trilogia della felicit fu completa.
In quegli ultimi giorni di agosto arriv un dono, o, all'atto
pratico, fu annunciato.
Era tardo pomeriggio. Liesel guardava Kristina Mller saltare
la corda nella Himmelstrasse. Rudy Steiner fren sbandando
davanti a lei, sulla bicicletta di suo fratello. Hai tempo?
chiese.
Lei alz le spalle. Per che cosa?
Credo che faresti meglio a venire. Depose la bicicletta
e ne port un'altra da casa. Liesel guardava i pedali ruotare
davanti a lei.
Andarono su nella Grandestrasse, dove Rudy si ferm e
attese.
Bene, disse Liesel, che c'?
Guarda pi da vicino, rispose Rudy, indicando con il dito.
Pian piano si portarono in una posizione pi favorevole,
dietro un abete bianco. Attraverso i suoi rami fitti di aghi,
Liesel not la finestra chiusa e l'oggetto appoggiato al vetro.
 un?...
Rudy annu.
Ne discussero per parecchi minuti, prima di convenire che
bisognava farlo. Era stato ovviamente collocato l apposta,
ma, se era una trappola, ne valeva la pena.
Liesel disse, attraverso i rami azzurrognoli: Un ladro di
libri dovrebbe farlo.
Depose in terra la bicicletta, scrut la via e attravers il
cortile. Le ombre delle nubi erano sepolte fra l'erba scura.
C'erano buche in cui cadere, o altre chiazze d'oscurit in cui
nascondersi? Immagin di scivolare in una di quelle buche,
nei malvagi artigli del sindaco in persona. Se non altro, quei
pensieri la distrassero, e si ritrov sotto la finestra prima ancora
di quanto sperasse.
Era tutto come se fosse di nuovo L'uomo che fischietta.
I nervi le facevano solletico ai palmi delle mani.
Un po' di sudore le si allargava sotto le braccia.
Quando alz il capo, riusc a leggere il titolo: Il Vocabolario
completo e Thesaurus Duden. Si volse in fretta verso Rudy,
sussurrando le parole:  un vocabolario. Lui scosse le spalle,
sollevando le braccia.
Liesel lavor metodicamente, tirando pian piano su il vetro
della finestra e domandandosi come potesse apparire tutto
ci visto dall'interno della casa. Immagin la propria mano
tendersi furtiva, facendo risalire il vetro finch il libro non
veniva fatto cadere. Parve cedere lentamente, come un albero
che cade.
Preso.
A malapena un rumore, un suono.
Il libro si pieg semplicemente verso di lei, che lo colse con la
mano libera. Richiuse persino la finestra, piano e con garbo, poi
si volse e torn indietro, in mezzo a buche di nuvole.
Bello, disse Rudy, porgendole la bicicletta.
Grazie.
Svoltavano l'angolo, quando fu colta dal pensiero di quanto
importante fosse quel giorno. Liesel lo sapeva: ancora quella
sensazione di essere osservata. Una voce che pedalava dentro di
lei. Due giri: guarda la finestra, guarda la finestra.
Si sentiva quasi obbligata a farlo.
Come un prurito reclama un'unghia che lo gratti, provava un
intenso desiderio di fermarsi.
Pos a terra un piede, volse il viso verso la casa del sindaco
e la finestra della biblioteca, e vide. Certo, avrebbe dovuto saperlo
che sarebbe accaduto, ma non pot egualmente nascondere
che le manc il respiro scorgendo, dietro i vetri, la moglie
del sindaco. Trasparente, ma c'era. I suoi capelli erano arruffati
come sempre, e il suo sguardo, la sua bocca, la sua espressione
di sofferenza parevano sporgersi a guardare.
Con grande lentezza sollev un braccio in direzione della ladra
di libri, gi in strada. Un immobile cenno di saluto.
In stato di choc, Liesel non disse nulla, n a Rudy n a se
stessa. Si limit a posarsi il libro in grembo e a levare una mano,
per ricambiare la moglie del sindaco alla finestra.

. . . DAL VOCABOLARIO DUDEN: . . .

SIGNIFICATO N. 2:
Verzeihung - perdono: cessare di provare collera,
ostilit o risentimento.
Termini correlati: assoluzione, remissione, grazia.

Sulla strada di casa si fermarono al ponte per esaminare il
pesante volume nero. Quando Rudy ne fece scorrere le pagine,
ci trov dentro una lettera. La prese, levando lentamente lo
sguardo sulla ladra di libri.
C' il tuo nome.
Il fiume scorreva.
Liesel prese il foglio di carta.

. . . LETTERA . . .

Cara Liesel, so che mi giudicherai patetica
(se non la conosci, cerca questa parola sul vocabolario),
ma debbo dirti che non sono tanto stupida
da non accorgermi delle impronte
dei tuoi piedi in biblioteca. Quando notai
la mancanza del primo libro, pensai di averlo
soltanto messo nel posto sbagliato, ma poi,
in certi punti meglio illuminati,
scorsi tracce di piedi sul pavimento.
Mi fecero sorridere.
Fui lieta che avessi preso ci che era tuo di diritto.
Poi commisi l'errore di credere che sarebbe stato
il primo e ultimo furto.
Quando tornasti sarei dovuta andare
in collera, ma non lo feci. L'ultima volta
che sei venuta qui
ti ho udita entrare, ma ho deciso
di lasciarti in pace.
Hai preso un libro solo, e ci vorranno migliaia
di visite prima che tu riesca a portarli via tutti.
La mia unica speranza  che un giorno
busserai alla mia porta ed entrerai
nella biblioteca in modo pi civile.
Ancora una volta, sono spiacente che non
ci sia stato possibile continuare a
dare lavoro alla tua mamma adottiva.
In ultimo, spero che questo vocabolario
e thesaurus ti sia utile mentre leggi
i libri che hai rubato.
Sinceramente,
Ilsa Hermann.

Meglio andare a casa, sugger Rudy, ma Liesel non si
mosse.
Puoi aspettarmi qui dieci minuti?
Ma certo.
Liesel arranc fino al numero 8 della Grandestrasse ed entr
nel familiare vestibolo. Il libro era rimasto con Rudy, ma stringeva
in mano la lettera e strofinava le dita sulla carta ripiegata.
Mentre saliva i gradini, diventava sempre pi pesante. Quattro
volte tent di bussare alla temuta superficie della porta, ma non
pot risolversi a farlo: il massimo che le riusc fu appoggiare
delicatamente le nocche contro il legno.
Ancora una volta fu suo fratello a trovarla.
Dal fondo dei gradini, con il ginocchio perfettamente guarito,
le disse: Coraggio, Liesel, bussa.
Mentre tagliava la corda per la seconda volta vide in lontananza
la figuretta di Rudy sul ponte. Il vento gli scompigliava i
capelli, i suoi piedi pedalavano come se nuotasse.
Liesel Meminger era una delinquente.
Ma non perch avesse rubato una manciata di libri attraverso
una finestra aperta.
Avresti dovuto bussare, pens, e per quanto provasse una
buona dose di rimorso e di rammarico, non mancava una giovanile
traccia di riso.
Mentre scappava, tent di dire qualcosa a se stessa. Tu non
meriti di essere felice, Liesel. Non lo meriti davvero.
Si pu rubare la felicit? Oppure non  che un altro infernale
trucco degli esseri umani?
Con un'alzata di spalle Liesel scosse via ogni pensiero. Attravers
il ponte e disse a Rudy di sbrigarsi, e di non dimenticare
il libro.
Pedalarono verso casa sulle biciclette arrugginite.
Pedalarono per tre o quattro chilometri, dall'estate all'autunno,
e da una notte tranquilla alla fragorosa eco del bombardamento
di Monaco.

L'urlo delle sirene.

Con quel po' di soldi che Hans aveva guadagnato durante
l'estate port a casa una radio di seconda mano. In questo
modo possiamo sentire quando arrivano le incursioni aeree ancor
prima che suonino le sirene, disse. Trasmettono un segnale
tipo cuc, poi annunciano quali zone sono minacciate.
Sistem l'apparecchio sul tavolo della cucina e lo accese. Cercarono
anche di farlo funzionare in cantina, per Max, ma non
s'udivano che scariche di elettricit statica e le voci smozzicate
degli annunciatori.
A settembre non l'udirono, perch dormivano. O perch la
radio era gi mezza scassata, o perch fu immediatamente soffocata
dall'ululato delle sirene.
Una mano scosse con garbo una spalla di Liesel mentre
dormiva.
Svgliati, Liesel. Dobbiamo andare, disse Pap.
Il disorientamento del sonno interrotto. Liesel riusciva a malapena
a distinguere i tratti del viso di Pap; l'unica cosa davvero
chiara era la sua voce.
Si fermarono in cucina.
Aspettate, disse Rosa.
Scesero in fretta e furia in cantina, nell'oscurit.
La lampada era accesa.
Max spunt da dietro bidoni di vernice e teloni. Aveva gli
occhi larghi e si grattava nervosamente con i pollici i pantaloni
grigi.  ora di andare, eh?
Hans si diresse verso di lui. S,  ora di andare. Gli strinse
la mano, dandogli una pacca sulla spalla. Per ci si vede
quando torniamo, eh?
Sicuro.
Rosa lo abbracci, e cos pure Liesel.
Arrivederci, Max.
Gi qualche settimana prima avevano discusso se dovessero
rimanere tutti insieme in cantina, o se loro tre dovessero andare,
gi per la via, da una famiglia di nome Fiedler. Fu Max
a convincerli. Hanno detto che quaggi non  abbastanza
profondo. Vi ho gi messi abbastanza in pericolo.
Hans aveva annuito.  un peccato non poterti portare con
noi. Una vera disgrazia.
 cos.
Fuori, le sirene ululavano sulle case, e la gente correva,
traballando e inciampando mentre usciva. La notte stava a
guardare. Certuni la scrutavano di rimando, nel tentativo di
avvistare gli aeroplani, simili a barattoli di latta che arrivavano
su nel cielo.
La Himmelstrasse era una processione di gente sottosopra,
che arraffava quanto di pi prezioso possedesse. In qualche
caso un bambino, in altri una pila di album di fotografie o una
scatola di legno. Liesel portava i suoi libri, stretti fra braccio e
costole. Frau Holtzapfel trascinava una valigia, affannandosi
lungo il marciapiede con gli occhi fuori delle orbite e passetti
corti corti.
Pap, che aveva dimenticato tutto - persino la sua fisarmonica -
torn di corsa da lei e le tolse la valigia dalle mani.
Ges, Giuseppe e Maria, ma che cosa ha messo qui dentro?
domand. Un'incudine?
Frau Holtzapfel gli camminava al fianco. Le cose
necessarie.
I Fiedler abitavano a sei case di distanza. In famiglia erano
in quattro, tutti con capelli color grano e sani occhi tedeschi.
La cosa pi importante era che avevano una cantina bella
profonda. Vi si stipavano in ventidue, compresi gli Steiner,
Frau Holtzapfel, Pfiffikus, un giovanotto e una famiglia di
nome Jenson. Ai fini di una civile convivenza Rosa Hubermann
e Frau Holtzapfel vennero tenute lontane; certe cose,
tuttavia, passavano sopra i litigi meschini.
Un'unica lampadina penzolava dal soffitto, e la stanza
era umida e fredda. Le pareti irregolari sporgevano,
punzecchiando la schiena alla gente seduta a chiacchierare. Da
qualche parte s'insinuava il suono soffocato delle sirene, e ne
udivano una versione deformata, che in un modo o nell'altro
aveva trovato una via per entrare. Per quanto ci creasse non
poca apprensione sulla sicurezza del rifugio, si potevano perlomeno
sentire le tre sirene che avrebbero segnalato la fine
dell'incursione ed il cessato allarme. Non c'era bisogno di un
Luftschutzwarte, un addetto all'allarme aereo.
Non ci volle molto a Rudy per trovare Liesel e prendere
posto accanto a lei. Aveva i capelli irti, che puntavano al soffitto.
Non  forte?
Lei non pot trattenere un pizzico di sarcasmo:  carino.
Dai, Liesel, non fare cos. Che cosa pu capitare di peggio,
a parte essere tutti spiaccicati o fritti, o tutto quello che
fanno le bombe?
Liesel si guard attorno, scrutando i volti. Prese a compilare
un elenco di chi appariva pi spaventato.

. . . CLASSIFICA DEI FIFONI . . .

1. Frau Holtzapfel.
2. Il signor Fiedler.
3. Il giovanotto.
4. Rosa Hubermann.

Frau Holtzapfel aveva gli occhi sbarrati. Il suo corpo nervoso
era curvo in avanti, la sua bocca un cerchio. Herr Fiedler si
dava da fare chiedendo agli altri, talvolta ripetutamente, come
si sentissero. Il giovanotto, Rolf Schultz, se ne stava in un angolo
a parlare silenziosamente all'aria intorno a lui, maledicendola,
con le mani cementate nelle tasche. Rosa muoveva il busto
avanti e indietro, sia pure piano. Liesel, sussurr, vieni
qua. Abbracci la ragazza da dietro, stringendola forte. Cantava
una canzone, ma a voce cos bassa che Liesel non riusciva
a sentirla. Le note le nascevano dal respiro e le morivano sulle
labbra. Accanto a loro, Pap rimaneva zitto e immobile. A un
certo punto pos la mano calda sulla testa fredda di Liesel. Tu
vivrai, le diceva quel gesto, e aveva ragione.
Alla loro sinistra Alex e Barbara Steiner, con le figlie pi piccole,
Bettina ed Emma. Le due bambine si aggrappavano alla
gamba destra della madre; il ragazzo pi grande, Kurt, teneva
gli occhi fissi di fronte a s in una perfetta postura da Giovent
hitleriana, tenendo per mano Karin, minuta anche per i suoi
sette anni. Anna-Marie, di dieci anni, giocava con la superficie
molliccia del muro di cemento.
Di fronte agli Steiner c'erano Pfiffikus e la famiglia Jenson.
Pfiffikus si asteneva dal fischiettare.
Il barbuto signor Jenson stringeva a s la moglie, e i loro due
bambini gironzolavano qua e l in silenzio. Di tanto in tanto si
facevano dispetti, ma la piantarono prima di mettersi a litigare
sul serio.
Dopo circa una decina di minuti una sorta di immobilit
regnava nello scantinato. I corpi erano saldati assieme; soltanto
i piedi cambiavano posizione. L'immobilit era inchiodata
sui volti: si guardavano in faccia, aspettando.

. . . DAL VOCABOLARIO DUDEN: . . .

SIGNIFICATO N. 3.
Angst - paura: sgradevole, spesso violenta
emozione provocata da anticipazione,
consapevolezza o pericolo.
Termini correlati: terrore, orrore,
panico, spavento, allarme.

Si diceva che in altri rifugi cantassero Deutschland ber Alles
o certa gente litigasse a causa dell'alito cattivo. Nel rifugio
dei Fiedler cose del genere non capitavano: al loro posto, solo
paura e apprensione, e il canto spento sulle labbra di cartone
di Rosa Hubermann.
Poco prima che le sirene segnalassero il cessato allarme,
Alex Steiner - l'uomo dall'impassibile faccia di legno - convinse
i bambini a staccarsi dalle gambe della mamma. Riusc
ad allungare un braccio, afferrando la mano libera del figlio.
Kurt, sempre stoico, con lo sguardo fisso, la prese, serrando
dolcemente la mano della sorella. Presto tutti nella cantina si
presero per mano l'un l'altro, e il gruppo di tedeschi form
un cerchio irregolare. Le mani fredde si fusero con quelle
calde, e in qualche caso la percezione del battito del polso
di un altro essere umano si propag attraverso strati di pelle
pallida, irrigidita. Alcuni tenevano gli occhi chiusi, in attesa
del loro ultimo istante, oppure del segnale che l'incursione
era finalmente terminata.
Meritava di meglio, quella gente?
Quanti di loro avevano attivamente perseguitato altri,
fanatizzati da Hitler, ripetendone le frasi, i paragrafi, l'opera?
Rosa Hubermann era colpevole? Lei che nascondeva un
ebreo? O Hans? Meritavano tutti di morire? E i bambini?
La risposta a tutte queste domande mi interessa moltissimo,
per non posso permettergli di affascinarmi. Io so solo
che quella notte tutti loro avvertirono la mia presenza, tranne
i pi giovani e i bambini. Io ero il suggerimento, il mnito;
immaginavano i miei passi in cucina, lungo il corridoio.
Quando leggevo i racconti della ladra di libri, provavo piet
per gli esseri umani che ne erano protagonisti, anche se
mai tanta quanta ne provavo per coloro che in quel periodo
rastrellavo nei campi di concentramento. I tedeschi nel sotterraneo
erano disperati, certo, ma quella stanza non era un
locale docce di un campo. Non erano stati mandati l a fare la
doccia di gas. Per loro, c'era ancora una possibilit di vivere.
Nel cerchio, colmo di imbarazzo, i minuti pesavano come
macigni.
Liesel teneva la mano di Rudy e quella di Mamma.
Solo una cosa l'angustiava: Max.
Come avrebbe fatto a sopravvivere Max, se le bombe fossero
cadute sulla Himmelstrasse?
Studiava, attorno a lei, lo scantinato dei Fiedler. Era parecchio
pi robusto e notevolmente pi profondo di quello del
33 della Himmelstrasse.
Fece una domanda silenziosa a Pap: anche tu pensi a lui?
Che il muto quesito fosse stato raccolto o meno, Hans le
fece un breve cenno, seguito, pochi minuti dopo, dalle tre
sirene annuncianti una momentanea tranquillit.
La gente del 45 della Himmelstrasse si rilass con un sospiro
di sollievo.
Alcuni strizzarono gli occhi e li riaprirono. Circol una sigaretta.
Proprio quando fu sul punto di arrivare alle labbra di
Rudy Steiner suo padre la strapp via. Tu no, Jesse Owens.
I bambini abbracciarono i genitori, e a ognuno occorsero
diversi minuti per rendersi pienamente conto di essere vivo, e
che sarebbe rimasto vivo. Soltanto allora i loro piedi salirono le
scale, fin nella cucina di Herbert Fiedler.
Fuori, una processione di folla percorreva in silenzio la via.
Molti guardavano in su, ringraziando Iddio per la salvezza.
Tornati a casa gli Hubermann scesero subito in cantina, ma
Max sembrava non esserci pi. La lanterna aveva una fiammella
bassa e arancione, e non riuscivano n a vederlo n a sentirlo.
Max?
 sparito.
Max, sei qui?
Sono qui.
Sulle prime credettero che le parole provenissero da dietro i
teloni e le latte di pittura, ma Liesel fu la prima a scorgerlo,
proprio davanti a loro. Il suo viso stremato si confondeva tra i teloni
e gli attrezzi da imbianchino. Sedeva con gli occhi attoniti.
Quando si avvicinarono, parl nuovamente.
Non ho potuto farne a meno, disse.
Fu Rosa a replicare, chinandosi su di lui: Di che cosa parli,
Max?
Io... lott per rispondere, quando s' fatto tutto silenzio,
sono salito in corridoio, e in camera di Liesel c'era una fessura
tra le tende... Potevo vedere fuori. Ho sbirciato, ma solo per
pochi secondi. Erano ventidue mesi che non vedeva il mondo
esterno.
Nessuno lo rimprover.
Pap disse: Com'era l fuori?
Max sollev il capo, con un'espressione stupita. C'erano le
stelle, disse. Mi hanno bruciato gli occhi.
Erano in quattro: due in piedi, due seduti.
Ognuno quella notte aveva visto qualcosa.
Quello era il vero scantinato. Quella la vera paura. Max si
riprese un po' e si alz per tornarsene dietro i teloni. Augur la
buonanotte, ma non si cacci subito sotto la scala; con il permesso
di Mamma, Liesel rimase con lui fino all'alba, leggendo
Un canto nell'oscurit mentre lui disegnava e scriveva sul suo
album.
Scrisse: Da una finestra della Himmelstrasse le stelle mi hanno
acceso un fuoco negli occhi.

Il ladro di cielo.

La prima incursione, come risult poi, non era stata affatto
un'incursione. Se la gente si aspettava di vedere gli aeroplani,
sarebbe rimasta l tutta la notte. Fu spiegato il motivo per cui
la radio non aveva trasmesso il segnale del cessato allarme: il
Molching Express rifer infatti che un osservatore di una postazione
della contraerea si era fatto prendere un po' dall'emozione.
Giurava di avere udito il rombo degli aeroplani e di averli
avvistati all'orizzonte.
Magari l'avr fatto apposta, sottoline Hans Hubermann.
A te piacerebbe startene in una postazione della contraerea, a
sparare contro gli aerei carichi di bombe?
In cantina, Max proseguiva nella lettura dell'articolo: diceva
che quell'uomo era stato esonerato dal suo compito. Lo avevano
gi spedito altrove.
Buona fortuna a lui, disse Max, mentre passava alle parole
crociate.
L'incursione successiva fu autentica.
La notte del 19 settembre alla radio risuon il cuc, seguito
dalla voce profonda dell'annunciatore: Molching era nell'elenco
dei possibili obiettivi.
Ancora una volta la Himmelstrasse si riemp di gente, e ancora
una volta Pap lasci a casa la fisarmonica. Rosa gli ramment
di prenderla, ma lui rifiut. L'altra volta non l'ho presa, rispose,
e siamo rimasti vivi. La guerra faceva confusione tra logica
e superstizione.
Un'aria stregata li segu fin gi nello scantinato dei Fiedler.
Credo che stanotte facciano sul serio, disse il signor Fiedler,
e i bambini capirono subito che quella volta i genitori avevano
ancora pi paura. Reagendo nel solo modo che conosceva, il
pi piccolo si mise a frignare e piangere, mentre la cantina sembrava
ondeggiare.
Persino dalla cantina riuscivano a udire confusamente il boato
delle bombe. Lo spostamento d'aria si spinse in gi come un
soffitto, quasi volesse schiacciare la terra. Le bombe si mangiarono
un pezzo delle strade vuote di Molching.
Rosa stringeva nervosamente una mano di Liesel.
I bambini singhiozzavano.
Persino Rudy rest impalato, pur fingendo indifferenza.
Braccia e gomiti lottavano per farsi un po' di spazio. Alcuni
adulti cercavano di calmare i bimbi, altri di calmare se stessi.
Fate stare zitto quel bambino! ordin Frau Holtzapfel, ma
le sue parole non furono che un'altra voce in mezzo al caldo
trambusto del rifugio. Lacrime sporche stillavano dagli occhi
dei pi piccoli, e l'odore di fiati, di sudore sotto le ascelle e di
vestiti logori si mescolava, fermentando, in ci che adesso era
un calderone ribollente di esseri umani.
Bench fossero strette strette l'una all'altra, Liesel fu costretta
ad alzare la voce. Mamma? Di nuovo: Mamma, mi schiacci
una mano!
Che cosa?
La mia mano!
Rosa la lasci andare, e per consolarsi ed estraniarsi dalla
confusione dello scantinato Liesel apr uno dei suoi libri, mettendosi
a leggere. Il libro era L'uomo che fischietta, e per concentrarsi
meglio inizi a leggere a voce alta. La prima frase le
risuon ottusa all'orecchio.
Che cosa stai dicendo? tuon Mamma, ma Liesel la ignor,
mantenendo l'attenzione fissa sulla prima pagina.
Quando pass a pagina due, fu Rudy a notarla. Si interess a
ci che Liesel leggeva, e batt su una spalla al fratello e alle sorelle
per dire loro di fare altrettanto. Anche Hans Hubermann
si accost alla ragazza, e presto nel sotterraneo affollato prese
a diffondersi il silenzio. A pagina tre stavano tutti zitti, eccetto
Liesel.
Non osava alzare lo sguardo, ma avvertiva tutti gli occhi
spauriti fissi su di lei mentre trascinava le parole, pronunciandole
in un soffio.
Una voce dentro di lei suonava una nota dopo l'altra: questa
 la tua fisarmonica, si disse.
Liesel leggeva.
Prosegu per una ventina di minuti. La sua voce quietava i
bambini pi piccoli, mentre gli altri gi immaginavano l'uomo
che fischietta fuggire dalla scena del delitto. Tutti tranne Liesel.
La ladra di libri riusciva soltanto a concentrarsi sugli ingranaggi
delle parole, a vedere i loro corpi distesi sulla carta, schiacciati
perch lei potesse camminarvi sopra.
Da qualche parte, negli intervalli tra un a capo e la successiva
maiuscola, c'era anche Max. Ricord quando leggeva per lui
mentre era malato.
Sar in cantina? Si domand, oppure ruber di nuovo uno
sguardo di cielo?

. . . UN PENSIERO CARINO . . .

Una rubava i libri.
L'altro rubava il cielo.

Tutti aspettavano che la terra tremasse.
Era inevitabile, ma perlomeno adesso avevano una distrazione,
la ragazza con il libro. Uno dei bambini pi piccoli
accenn a ricominciare a piangere, ma Liesel si ferm e imit
un gesto tipico di Pap, e di Rudy: gli strizz l'occhio, poi
prosegu.
Solo quando le sirene risuonarono ancora nel sotterraneo
qualcuno la interruppe. Siamo salvi, disse il signor Jenson.
Sst! ribatt Frau Holtzapfel.
Liesel rialz gli occhi. Mancano solo due paragrafi alla
fine del capitolo, disse, e continu a leggere senza enfasi e
senza affrettarsi: solo parole.

. . . DAL VOCABOLARIO DUDEN: . . .

SIGNIFICATO N. 4.
Wort - parola: elemento significante del linguaggio -
promessa - breve osservazione,
affermazione o conversazione.
Termini correlati: vocabolo, nome, espressione.

Tutti gli adulti rimasero rispettosamente in silenzio, e Liesel
fin il primo capitolo dell'Uomo che fischietta.
Mentre risalivano la scala i bambini la superarono di corsa,
ma molti tra i pi anziani - persino Frau Holtzapfel,
persino Pfiffikus (assai a proposito, considerando il titolo
del libro che aveva letto Liesel) - ringraziarono la ragazza
per lo svago procurato.
La Himmelstrasse era indenne.
L'unico segno di guerra era una nuvola di polvere in movimento
da est verso ovest: guardava attraverso le finestre
in cerca di una fessura per infiltrarsi all'interno, e, mentre
si allargava e insieme s'ispessiva, trasformava la colonna di
persone in fantasmi: in strada non c'era pi gente, soltanto
rumori che portavano borse.
A casa, Pap raccont tutto a Max. Ci sono nebbia e
cenere... credo che ci abbiano fatti uscire troppo presto.
Guard Rosa. E se andassi fuori a vedere se qualcuno ha
bisogno di aiuto dove sono cadute le bombe?
Rosa non si lasci commuovere. Non fare tanto l'idiota,
rispose. Soffocherai nella polvere. No, no, Saukerl, tu resti
qui.
Le venne un pensiero, e fiss Hans con grande seriet.
Aveva l'orgoglio scritto sulla faccia. Resta qui e raccontagli
della ragazza. Alz un po' la voce, appena appena. E del
libro.
Max le prest un po' pi di attenzione.
L'uomo che fischietta, lo inform Rosa. Capitolo primo.
Spieg nei particolari che cosa era avvenuto nel rifugio.
Mentre Liesel rimaneva in un angolo dello scantinato,
Max la guardava strofinandosi la mascella con una mano.
Personalmente credo che quello fosse il momento in cui
ide il prossimo soggetto per il suo libro di schizzi: La scuotitrice
di parole.
Vedeva la ragazza leggere il libro. Doveva vederla mentre
distribuiva letteralmente in giro le parole. Tuttavia, come
sempre, doveva anche vedere l'ombra di Hitler. Probabilmente
udiva gi i suoi passi dirigersi verso la Himmelstrasse
e, pi tardi, verso il seminterrato.
Dopo una pausa prolungata Max parve sul punto di dire
qualcosa, ma Liesel lo prevenne.
Stanotte hai guardato il cielo? chiese.
No.
Max volse gli occchi verso il muro, indicandolo.
Videro le parole ed il disegno che aveva tracciato oltre un
anno prima, la corda e il sole con i raggi. Stanotte, solo
quello, e, da allora in poi, non dissero pi nulla. Nient'altro
che pensieri.
Di Max, Hans e Rosa non posso rispondere, ma so che
Liesel Meminger si rese conto che se le bombe fossero cadute
sulla Himmelstrasse Max non soltanto avrebbe avuto
meno possibilit di salvezza di chiunque altro, ma sarebbe
morto completamente solo.

L'offerta di Frau Holtzapfel.

Con la luce del giorno si valutarono i danni. Nessuno era
morto, ma due isolati erano stati ridotti a cumuli di macerie, e
c'era una fossa proprio al centro del campo della Giovent hitleriana
prediletto da Rudy. Mezza citt si era radunata intorno
al cratere, di cui ognuno valutava la profondit, paragonandola
a quella del propro rifugio antiaereo. Parecchi ragazzi e ragazze
vi sputarono dentro.
Rudy si avvicin a Liesel. Si direbbe che sentano il bisogno
di concimarlo ancora.
Dal momento che nelle settimane successive non ci furono
altre incursioni, la vita torn pressoch normale. Ma due eventi
stavano per accadere.

. . . I DUE EVENTI DI OTTOBRE . . .

Le mani di Frau Holtzapfel.
La sfilata degli ebrei.

Le sue rughe erano come insulti, la voce simile a una
bastonata.
Fu una vera fortuna vederla arrivare dalla finestra del salotto,
perch le nocche con le quali buss alla porta erano dure e risolute.
Volevano dire affari.
Liesel ud le parole che temeva: Va' ad aprire, e sapendo
fin troppo bene che cosa le convenisse fare, obbed.
Tua mamma  in casa? s'inform Frau Holtzapfel. Pareva
un fil di ferro vecchio di cinquant'anni, e se ne stava impalata
di fronte alla porta d'ingresso, voltandosi continuamente per
controllare la strada. Oggi c' quella scrofa di tua madre?
Liesel la chiam.

. . . DAL VOCABOLARIO DUDEN: . . .

SIGNIFICATO N. 5.
Gelegenheit - possibilit: occasione
di miglioramento o progresso.
Termini correlati: prospettiva, apertura, opportunit.

Subito Rosa fu alle sue spalle. Che cosa ci fa lei qui? Vuole
sputare anche sul pavimento della cucina?
Frau Holtzapfel non si lasci impressionare.  questo il
modo di accogliere chi si presenta alla sua porta? Che
G'sindel.
Liesel le osservava impietrita: aveva avuto la sfortuna di rimanere
imprigionata fra le due donne. Rosa la tolse di mezzo.
Allora, mi vuol dire s o no perch  venuta qui?
Frau Holtzapfel gett un'altra occhiata alla strada, poi torn
a guardare Rosa. Ho una proposta da farle.
Mamma si pieg in avanti, minacciosa. Ma davvero?
Non si tratta di lei. Spost gli occhi da Rosa e li fiss su
Liesel. Sono qui per la bambina.
Be', allora perch chiede a me?
Mi occorre perlomeno il suo permesso.
Oh, Maria, pens Liesel, ci mancava solo questo. Che diavolo
vuole da me la Holtzapfel?
Mi  piaciuto il libro che leggevi nel rifugio.
No. Non lo avrai, pensava Liesel. S?
Speravo di scoprire come va a finire, ma pare che per il momento
si sia al sicuro. Scosse le spalle, irrigidendo la schiena
di fil di ferro. Perci voglio che tu venga a casa mia e lo legga
per me.
Ha una bella faccia tosta, Holtzapfel. Rosa rifletteva se infuriarsi
o no. Se crede che...
Smetter di sputarle sulla porta, l'interruppe la donna, e
vi dar la mia razione di caff.
Rosa decise di mantenere la calma. E un po' di farina?
 un'ebrea, lei? Solo il caff. Pu sempre scambiare il caff
con la farina.
Affare fatto.
Andava bene a tutti, tranne a Liesel.
Bene, siamo d'accordo concluse Frau Holtzapfel.
Mamma?
Zitta, Saumensch. Va' a prendere il libro. Mamma fronteggi
di nuovo Frau Holtzapfel. Che giorno le fa comodo?
Luned e venerd, alle quattro. E oggi, beninteso.
Liesel sal i gradini fino alla porta d'ingresso di Frau Holtzapfel,
in una casa esattamente speculare a quella degli Hubermann,
solo un po' pi grande.
Quando sedette al tavolo della cucina, Frau Holtzapfel si
piazz di fronte a lei, ma rivolta verso la finestra. Leggi,
ordin.
Il capitolo due?
No, il capitolo otto. Ma certo, il capitolo due! E adesso inizia,
prima che ti sbatta fuori.
S, Frau Holtzapfel.
Non m'interessano i "Frau Holtzapfel". Apri il libro. Non
abbiamo tutto il giorno a disposizione.
Buon Dio, pens Liesel, deve essere la punizione per tutti
quei furti. Alla fine  arrivata.
Lesse per quarantacinque minuti filati. Terminato il capitolo,
sul tavolo comparve un sacchetto di caff.
Grazie, disse la donna.  una bella storia. Si piazz davanti
alla stufa, mettendo a cuocere qualche patata. Senza voltarsi,
domand a Liesel: Sei ancora l?
La ragazzina lo prese come un invito ad andarsene. Danke
schn, Frau Holtzapfel. Quando fu alla porta, not le fotografie
di due giovani in divisa, ed esclam anche un Heil Hitler,
alzando il braccio in direzione della cucina.
S. Frau Holtzapfel era orgogliosa, e aveva paura. Aveva
due figli in Russia. Mise a bollire l'acqua e fu tanto gentile da
accompagnare per qualche passo Liesel, fino all'uscita. Bis
morgen?
Il giorno dopo era venerd. S, Frau Holtzapfel. A domani.
Liesel calcol che ci furono ancora quattro incontri di lettura
con Frau Holtzapfel prima che gli ebrei venissero fatti sfilare
per le vie di Molching.
Andavano al campo di Dachau.
Fanno tre settimane, scrisse pi tardi in cantina. Tre settimane
per cambiare il mondo, e ventun giorni per rovinarlo.

La lunga strada per Dachau.

Alcuni dissero che si era guastato il camion, ma posso testimoniare
di persona che non and cos. Io c'ero.
Il cielo era carico di nuvole nere.
Inoltre c'era pi di un veicolo solo. Tre camion non hanno un
guasto tutti in una volta.
Quando i soldati scesero per mangiare qualcosa e fumarsi
una sigaretta, e sbirciare il carico di ebrei, uno dei prigionieri
croll per la fame e l'infermit. Non ho idea da dove arrivasse la
colonna, ma era a forse cinque chilometri da Molching, e molti
pi passi fino al campo di prigionia di Dachau.
Mi arrampicai attraverso il parabrezza del camion, trovai il
malato e saltai gi dalla parte posteriore. La sua anima era ossuta,
la sua barba una palla al piede. I miei piedi atterrarono
pesantemente sul terreno, bench nessun soldato o prigioniero
udisse il minimo rumore; tutti, per, potevano fiutarmi.
Rammento che sul camion erano in molti a desiderarmi, molte
voci interiori m'invocavano. Perch lui s e io no?
Grazie a Dio, non sono io.
I soldati, d'altro canto, erano impegnati in un'altra discussione.
Il capo schiacci la sigaretta e pose agli altri una domanda
impregnata di fumo: Quando  stata l'ultima volta che abbiamo
fatto prendere un po' d'aria fresca a questi ratti?
Il suo primo subalterno soffoc un colpo di tosse. Per loro
sarebbe un bene, vero?
Perch no? Abbiamo tempo, mi pare.
Clima perfetto per una sfilata, non credi?
Clima perfetto, signore.
E allora che aspettiamo?
Liesel giocava a calcio nella Himmelstrasse quando s'ud il
rumore. Due ragazzi si contendevano la palla a met campo,
quando tutto si ferm; lo sent persino Tommy Mller. Che
cos'? chiese dalla sua posizione, in porta.
Via via che si avvicinava, tutti si voltavano in direzione del
rumore di piedi che si strascinavano e di voci imperiose.
 una mandria di mucche? chiese Rudy. Non pu essere.
Non fa mai un rumore cos, no?
Tutti i bambini della strada seguirono quel rumore, verso il
negozio di Frau Diller.
In un appartamento ai piani alti, proprio sull'angolo con la
Mnchenstrasse, una vecchia signora con una voce di cattivo
augurio individu per tutti la provenienza esatta del trambusto.
Dall'alto della finestra la sua faccia sembrava una bandiera
bianca, con gli occhi umidi e la bocca aperta. Aveva capelli grigi
e pupille di un azzurro scurissimo; la sua voce era come un suicida
che atterrasse ai piedi di Liesel con un tonfo sordo.
Aveva i capelli grigi e occhi di un azzurro scurissimo.
Die Juden, disse. Gli ebrei.

. . . DAL VOCABOLARIO DUDEN: . . .

SIGNIFICATO N. 6.
Elend - disgrazia: profonda sofferenza, infelicit e sventura.
Termini correlati: angoscia, tormento,
disperazione, miseria, desolazione.

Altra gente comparve in strada, dove gi era sfilato,
trascinandosi, un gruppo di ebrei e di altri delinquenti. Forse i
campi della morte venivano tenuti segreti, per, di tanto in
tanto, veniva mostrata la gloria di un campo di lavoro forzato
tipo Dachau.
In lontananza, dalla parte opposta, Liesel scorse l'uomo
con il carretto delle vernici. Si passava una mano tra i capelli,
a disagio.
Guarda l, disse a Rudy, additandolo. Pap.
Attraversarono entrambi la via, risalendola, e sulle prime
Hans Hubermann fece il tentativo di portarli via.
Liesel, disse, forse...
Not tuttavia che la ragazza era decisa a restare, e forse
era una cosa che occorreva che vedesse. Rimase perci con
lei nella fredda aria autunnale, senza parlare.
Stavano a guardare, nella Mnchenstrasse.
Altri si muovevano tutto intorno e davanti a loro. Osservavano
gli ebrei discendere la via come un catalogo di colori.
Non fu come li descrisse la ladra di libri, ma ti so dire che
erano esattamente cos, perch molti di loro sarebbero morti.
Mi avrebbero incontrata come la loro ultima vera amica,
con ossa simili a fumo, trascinandosi dietro l'anima.
Quando arriv il grosso, il rumore dei loro piedi si rovesci
sulla strada. Avevano occhi enormi nelle teste emaciate.
E la sporcizia. Una sporcizia impressa su di loro. Le loro
gambe vacillavano come sospinte dalle mani dei soldati,
costrette a correre avanti per pochi passi prima di tornare ad
accasciarsi in una marcia stentata.
Hans li guardava al di sopra delle teste della folla assiepata.
Sono certa che i suoi occhi erano argentei e tesi. Liesel
osservava nei varchi tra una persona e l'altra, oppure al di l
delle spalle.
I volti sofferenti di uomini e donne stremati si volgevano
verso di loro, supplicando non tanto aiuto - ormai erano al
di l di ogni possibilit di aiuto - ma una spiegazione, qualcosa
che riducesse tanto smarrimento.
A stento i loro piedi si sollevavano da terra.
Avevano stelle di Davide appiccicate sulle camicie, e la
sciagura impressa su di loro come un destino: Non dimenticate
la vostra disgrazia... In qualche caso gli cresceva addosso,
come un tralcio di vite.
Al loro fianco camminavano i soldati, ordinando di sbrigarsi
e piantarla con i piagnistei. Alcuni non erano che dei
ragazzi, con il Fhrer negli occhi.
Mentre assisteva a tutto ci, Liesel non dubitava che fossero
le anime pi sventurate di questo mondo; per questo scrisse
di loro. Le loro facce sparute erano contorte, tormentate.
Si trascinavano avanti divorati dalla fame, alcuni fissando il
suolo per evitare la gente sul ciglio della strada; altri guardavano
imploranti chi era venuto ad assistere alla loro umiliazione,
preludio della loro morte. Altri ancora pregavano che
qualcuno, chiunque, facesse un passo avanti e li prendesse
fra le braccia.
Nessuno lo fece.
Che si guardasse la sfilata con orgoglio, insolenza o vergogna,
non uno si fece avanti per interromperla. Non ancora.
Di tanto in tanto un uomo od una donna - no, non erano
uomini e donne, erano ebrei - scorgeva in mezzo alla folla il
volto di Liesel. Le veniva incontro la loro sciagura, e la ladra
di libri non poteva fare altro che guardarli per un lungo,
disperato momento prima che passassero oltre. Poteva soltanto
augurarsi che sapessero leggere quanto profonda era
la pena dipinta sul suo viso, comprendere che era vera, non
superficiale.
Io tengo uno di voi in cantina! avrebbe voluto dire. Abbiamo
costruito insieme un pupazzo di neve! Gli ho fatto
tredici regali quand'era malato!
Liesel non diceva nulla.
A che sarebbe servito?
Capiva di essere totalmente inutile per costoro. Non potevano
essere salvati, e, pochi minuti dopo, vide che cosa
capitava a chi ci provava.
Verso la coda della colonna c'era un uomo, pi anziano
degli altri.
Aveva la barba e abiti laceri.
I suoi occhi avevano il colore dell'agonia, e, per leggero che
fosse, era fin troppo pesante perch le gambe lo reggessero.
Cadde pi volte, con un lato del viso premuto sulla strada.
Ogni volta un soldato incombeva su di lui. Steh' auf, gli
urlava, In piedi.
L'uomo si sollevava sulle ginocchia, lottando per tirarsi su.
Ricominciava a camminare.
Ogni volta riusciva a tenere il passo con la coda della colonna,
ma ben presto le forze gli venivano meno e incespicava
di nuovo, finendo a terra. Dietro di lui c'erano altri, il
carico di un camion intero, che rischiavano di passargli sopra
e calpestarlo.
Intollerabile era vedere quanto soffrissero le sue braccia,
che tremavano nel tentativo di risollevare il corpo. Cedevano
ogni volta di pi, prima che riuscisse a rialzarsi e fare un
altro po' di passi.
Era morto.
Quell'uomo era gi morto.
Cinque minuti ancora e sarebbe crollato in un fosso tedesco
e sarebbe morto. Nessuno avrebbe alzato un dito, sarebbero
rimasti tutti a guardare.
Poi un uomo.
Hans Hubermann.
Accadde in fretta.
La mano che stringeva forte quella di Liesel gliela lasci
ricadere al fianco, mentre l'uomo si faceva strada a gomitate.
La ragazza si sent il palmo sbatterle sul fianco.
Pap raggiunse il carretto delle vernici, tirandone fuori
qualcosa; poi si fece largo in mezzo alla folla, fino in strada.
L'ebreo si ferm davanti a lui, aspettandosi altri scherni,
ma, al pari di tutti, rimase a occhi sgranati quando Hans Hubermann
tese la mano, offrendogli un pezzo di pane, come
un prodigio.
Quando il pane pass da una mano all'altra l'ebreo si lasci
scivolare a terra, cadendo sulle ginocchia, e abbracci
gli stinchi di Pap. Vi affond il viso, per ringraziarlo.
Liesel guardava.
Con gli occhi pieni di lacrime vide l'uomo scivolare ancora
pi gi, spingendo indietro Pap per piangere fra le sue
caviglie.
Passavano frattanto altri ebrei, guardando tutti quel piccolo,
futile miracolo. Scorrevano via come acqua umana. Pochi,
quel giorno, avrebbero raggiunto l'oceano; gli era stata
offerta una cresta di spuma.
Facendosi strada nella calca, presto un soldato giunse sulla
scena del crimine. Scrut l'uomo in ginocchio e Pap, poi
guard la folla. Dopo averci pensato un momento su, trasse
la frusta dalla cintura e incominci.
L'ebreo venne frustato sei volte, sulla testa, sul dorso, sulle
gambe. Schifoso! Lurido porco! Ora gli gocciolava sangue
da un orecchio.
Quindi fu la volta di Pap.
Un'altra mano stringeva ora Liesel, e quando lei, inorridita,
guard accanto a s, Rudy Steiner inghiottiva mentre
Hans Hubermann veniva frustato in mezzo alla strada. Il
rumore la nauseava, e si aspettava che nel corpo di Pap si
aprissero crepe. Fu colpito quattro volte prima di cadere anche
lui al suolo.
Quando l'anziano ebreo si tir su per l'ultima volta e prosegu
il suo cammino, si guard per un attimo alle spalle,
dove l'uomo adesso era curvo sulla strada, con la schiena
bruciata da quattro linee di fuoco, le ginocchia doloranti sul
selciato. Se non altro, ora il vecchio sarebbe morto da essere
umano. O almeno con il pensiero di essere umano.
Che cosa ne penso io?
Non sono tanto sicura che sia una buona cosa.
Quando Liesel e Rudy si fecero largo e aiutarono Hans a
rimettersi in piedi, c'erano tante voci intorno a loro. Parole
e sole. La luce splendeva sulla via e le parole erano come
ondate che si frangevano sulla schiena. Solo quando se ne
andarono si avvidero del pane, gettato in mezzo alla strada.
Quando Rudy fece per raccoglierlo, un ebreo che passava
glielo strapp di mano e altri due lottarono con lui per averlo,
mentre continuavano il loro cammino verso Dachau.
Gli occhi d'argento furono presi a pugni.
Un carretto venne rovesciato e la vernice si rovesci sulla
strada.
Lo chiamarono amico degli ebrei.
Altri invece lo aiutarono a mettersi in salvo.
Hans Hubermann raddrizz il suo carretto e si pieg in
avanti, appoggiando le braccia al muro di una casa,
d'improvviso sopraffatto da ci che era appena accaduto.
Aveva negli occhi una visione, rapida e violenta: il 33 della
Himmelstrasse ed il suo seminterrato.
Il panico si impigliava fra un respiro e l'altro.
Adesso verranno. Verranno.
Oh, Ges Cristo, oh, Dio.
Guard la ragazza.
Sei ferito, Pap?
Anzich una risposta, giunse un'altra domanda.
Che cosa pensavo di fare? Gli occhi di Hans si serrarono
forte, poi si riaprirono. La sua tuta era spiegazzata. Aveva
sulle mani pittura e sangue, e briciole di pane. Com'era
diverso il pane di quell'estate. Mio Dio, Liesel, che cos'ho
fatto?
S, debbo dirmi d'accordo con lui su questo punto.
Che cosa aveva fatto Pap?

Pace.

Poco dopo le 11 della stessa sera, Max Vandenburg usc nella
Himmelstrasse con una valigia piena di cibo e abiti caldi. L'aria
tedesca gli entr nei polmoni. Le stelle gialle ardevano. Quando
giunse al negozio di Frau Diller si volse a guardare per l'ultima
volta il numero 33. Non poteva vedere la sagoma alla finestra
della cucina, ma lei poteva vedere lui. Lo salutava con la mano,
e lui non rispose.
Liesel si sentiva ancora sulla fronte la sensazione della sua
bocca, avvertiva l'odore del suo respiro di commiato.
Ho lasciato qualcosa per te, le aveva detto, ma non l'avrai
finch non sarai pronta.
Se ne and.
Max?
Ma lui non torn.
Era uscito dalla sua camera richiudendo silenziosamente la
porta.
Il corridoio sussurr.
Se n'era andato.
Quando Liesel entr in cucina, Mamma e Pap avevano corpi
contratti e facce compunte. Rimasero cos per trenta secondi
di eternit.

. . . DAL VOCABOLARIO DUDEN: . . .

SIGNIFICATO N. 7.
Schweigen - silenzio: assenza di suono o di rumore.
Termini correlati: tranquillit, calma, pace.
Che perfezione, la pace.

Da qualche parte, presso Monaco, un ebreo tedesco si dirigeva
alla volta di una meta sconosciuta. Si era d'accordo per
un incontro con Hans Hubermann di l a quattro giorni (cio,
se non fosse stato catturato). C'era un posto lontano, gi lungo
l'Amper, dove un ponte crollato si stendeva tra il fiume e gli
alberi.
Vi and, ma non si trattenne per pi di qualche minuto.
All'arrivo di Pap, quattro giorni dopo, l'unica cosa che trov
fu un biglietto sotto un sasso, ai piedi di un albero. Non
era indirizzato a nessuno e vi era scritta un'unica, breve, isolata
frase.

. . . ULTIME PAROLE DI . . .
MAX VANDENBURG.

Avete fatto abbastanza.

Ora pi che mai il 33 della Himmelstrasse era un luogo silenzioso,
ma non sfugg il fatto che il Vocabolario Duden era
assolutamente in errore, specie nei termini correlati: il silenzio
non era n tranquillit n calma, e neppure pace.

L'idiota e gli uomini dal pastrano nero.

La sera della sfilata degli ebrei l'idiota sedeva in cucina,
trangugiando sorsate del caff della Holtzapfel e desiderando ardentemente
una sigaretta. Aspettava che la Gestapo, i soldati,
la polizia - chiunque - lo arrestassero, come sentiva di meritare.
Rosa gli ordin di andare a letto. La ragazza indugiava in corridoio.
Hans mand via tutt'e due e pass le ore fino al mattino
con la testa fra le mani, in attesa.
Non arriv nessuno.
Ogni istante portava con s l'atteso rumore di colpi alla porta
e parole minacciose.
Non vennero.
L'unico rumore era lui a produrlo.
Che cosa ho fatto? sussurr di nuovo.
Dio, quanto desidero una sigaretta, si rispose.
Liesel ud pi volte ripetere quelle frasi, e le cost molto rimanersene
dietro la porta. Avrebbe voluto consolarlo, ma non
aveva mai visto un uomo tanto accasciato. Niente conforto,
quella notte. Max se n'era andato, ed era colpa di Hans
Hubermann.
Gli armadi della cucina avevano la forma della colpa, e al
ricordo di ci che aveva fatto il sudore gli rendeva viscidi i palmi
delle mani. Dovevano sudargli, pens Liesel, perch le sue
stesse mani erano bagnate fino al polso.
Pregava in camera sua, su mani e ginocchia, con gli avambracci
contro il materasso.
Per favore, Signore, ti prego, fa' che Max viva. Ti prego,
Dio, ti prego...
Le ginocchia le facevano male. Le dolevano i piedi.
Alla comparsa delle prime luci dell'alba, si dest e and in
cucina. Pap si era assopito con la testa parallela al piano del
tavolo; aveva un po' di saliva all'angolo della bocca. Il profumo
del caff era soverchiante, e il ricordo della folle gentilezza di
Hans Hubermann era ancora nell'aria, come un numero od un
indirizzo: ripetili abbastanza volte, e si attaccano.
Il primo tentativo di Liesel di svegliarlo fall, ma la seconda
gomitata alla spalla gli fece alzare il capo dal tavolo, con un
sussulto.
Sono arrivati?
No, Pap, sono io.
Hans fin il fondo freddo di caff rimasto nella tazza. Il pomo
d'Adamo gli sal e scese. A quest'ora dovrebbero essere gi
venuti. Perch non sono venuti, Liesel?
Era un insulto.
A quell'ora sarebbero gi dovuti essere l a perquisire la casa,
cercando ogni traccia di complicit con gli ebrei o di tradimento;
sembrava invece che Max se ne fosse dovuto andare senza
alcun motivo: poteva continuare a dormire in cantina, o a disegnare
sul suo album.
Non potevi sapere che non sarebbero venuti, Pap.
Avrei dovuto sapere che non bisognava dare del pane a
quell'uomo.  che non ho riflettuto.
Pap, non hai fatto niente di male.
Non ti credo.
Si alz e usc dalla cucina, lasciando la porta socchiusa. Tanto
per aggiungere al danno la beffa, si annunciava anche una
splendida giornata.
Trascorsi i quattro giorni, Pap discese un bel pezzo il corso
dell'Amper. Riport indietro il biglietto, che depose sul tavolo
della cucina.
Pass un'altra settimana, e Hans Hubermann attendeva ancora
il castigo. Le piaghe sulla schiena divennero cicatrici, e
passava la maggior parte del suo tempo in giro per Molching.
Frau Diller gli sputava davanti. Frau Holtzapfel, fedele alla parola
data, aveva smesso di sputare sulla porta degli Hubermann,
ma c'era una comoda sostituzione. Lo sapevo, io, lo malediceva
la bottegaia. Sporco amico degli ebrei.
Lui passava senza badarci, e Liesel spesso lo sorprendeva al
ponte sull'Amper, con le braccia appoggiate alla balaustra, curvo
sul parapetto. I bambini gli sfrecciavano accanto in bicicletta,
o correvano gridando a gran voce, tra un fracasso di piedi sul
legno. Nulla di tutto ci lo smuoveva minimamente.

. . . DAL VOCABOLARIO DUDEN: . . .

SIGNIFICATO N. 8.
Nachtrauern - rimpianto: dolore misto a nostalgia,
contrariet o perdita.
Termini correlati: rammarico, pentimento,
lutto, afflizione.

Lo vedi? gli chiese un pomeriggio Liesel, mentre si chinava
sul parapetto accanto a lui. Qui nell'acqua?
Il fiume non scorreva rapido. Nelle sue lente increspature
Liesel scorgeva i lineamenti del volto di Max Vandenburg, i
suoi capelli come piume ed il resto di lui. Aveva l'abitudine di
battersi contro il Fhrer nella nostra cantina.
Ges, Giuseppe e Maria. Le mani di Pap si strinsero sul
legno malandato. Sono un idiota.
No, Pap. Sei solo un uomo.
Le venne in mente solo pi di un anno dopo, mentre scriveva
in cantina, e avrebbe voluto averlo pensato allora.
Che stupido sono, disse Hans Hubermann alla figlia adottiva,
e pure gentile, il che fa di me il pi grande imbecille di
questo mondo. Il fatto  che io voglio che vengano a prendermi.
Tutto  meglio di quest'attesa.
Hans Hubermann aveva bisogno di una punizione. Aveva bisogno
di sapere che Max Vandenburg aveva lasciato casa sua
per un motivo valido.
Finalmente, dopo circa tre settimane di attesa, credette che il
suo momento fosse venuto.
Era tardi.
Liesel tornava da Frau Holtzapfel, quando scorse i due uomini
dal lungo pastrano nero, e corse in casa.
Pap, Pap! per poco non rovesci il tavolo della cucina.
Pap, sono arrivati!
Accorse per prima Mamma. Che cos'hai tanto da strillare,
Saumensch? Chi c'?
La Gestapo.
Hansie!
Pap era gi alla porta, e usc di casa per accoglierli. Liesel
voleva raggiungerlo, ma Rosa la trattenne, e rimasero a guardare
dalla finestra.
Pap si era fermato al cancelletto, pieno di agitazione.
Mamma serr la sua presa sulle braccia di Liesel.
Gli uomini passarono oltre.
Allarmato, Pap guard indietro verso la finestra, poi usc dal
cancello, gridando agli uomini: Ehi, sono qui! Sono io quello
che cercate, abito qui.
Gli uomini dal pastrano si soffermarono solo un attimo a
controllare i loro taccuini. No, no, gli risposero. Avevano
voci profonde, cupe. Lei  un po' troppo vecchio per noi.
Proseguirono, ma non andarono troppo lontano, poich si
arrestarono al numero 35 ed entrarono nel cancello.
Frau Steiner? chiesero, quando la porta si apr.
S, sono io.
Siamo venuti a parlarle.
Gli uomini dal pastrano parevano colonne imbacuccate sulla
soglia di quella scatola da scarpe che era la casa degli Steiner.
Per qualche motivo, erano venuti per il ragazzo.
Gli uomini con il pastrano volevano Rudy.
...
PARTE OTTAVA. La scuotitrice di parole.

Contenente:
il domino e il buio - il pensiero di Rudy nudo -
la punizione - la moglie di colui
che manteneva le promesse - un addetto -
i mangiatori di pane - una candela
fra gli alberi - un album nascosto - e la collezione
di abiti dell'anarchico.

Il domino e il buio.

Come affermavano le sorelle pi piccole di Rudy, c'erano due
mostri seduti in cucina. Le loro voci martellavano metodicamente
la porta mentre tre bambini Steiner giocavano a domino
nella stanza accanto. Gli altri tre, ignari, ascoltavano la radio in
camera da letto. Rudy sperava che quella visita non avesse nulla
a che fare con ci che era accaduto la settimana prima a scuola.
Un'esperienza che si era rifiutato di raccontare a Liesel, e di cui
non aveva parlato in casa.

. . . UN POMERIGGIO GRIGIO, . . .
IN UN PICCOLO UFFICIO A SCUOLA.

Tre ragazzi in fila. I loro fascicoli e i loro corpi
furono esaminati da capo a piedi.
Rudy incominci a disporre le tessere del domino in linea,
creando tracciati che serpeggiavano attraverso il pavimento del
salotto. Com'era suo solito, lasci aperto qualche varco, casomai
il dito dispettoso di qualche sorellina interferisse, come di
norma capitava.
Posso buttarle gi, Rudy?
No.
E io?
No. Lo facciamo tutti.
Fece tre tracciati separati, che conducevano al centro, al
medesimo cumulo di tessere del domino. Insieme guardarono
crollare ci che era stato disposto con tanta cura, e tutti sorrisero
davanti alla bellezza della distruzione.
Ora le voci provenienti dalla cucina diventavano pi forti,
superandosi l'una con l'altra per farsi udire. Frasi diverse lottavano
per accaparrarsi l'attenzione, finch non s'intromise
un'unica persona, prima rimasta in silenzio.
No, disse, e ripet: No. Anche quando gli altri interlocutori
reiterarono le loro argomentazioni vennero di nuovo ridotti
al silenzio dalla medesima voce, che adesso, per, era cresciuta
di tono. Per favore, implorava Barbara Steiner, il mio bambino
no.
Possiamo accendere una candela, Rudy?
Era una cosa che loro padre faceva spesso: spegneva la luce
per guardare le tessere del domino cadere al lume di candela: lo
spettacolo era pi grandioso, pi impressionante.
Le gambe di Rudy erano indolenzite. Aspettate, cerco un
fiammifero.
L'interruttore della luce era accanto alla porta.
Vi si diresse in silenzio, con la scatola di fiammiferi in una
mano e la candela nell'altra.
Dall'altro lato della porta i tre uomini e la donna perdevano
la pazienza. Il migliore della classe, diceva uno dei mostri,
con voce secca e profonda. Per non parlare poi delle sue doti
atletiche. Accidenti, perch aveva dovuto vincere tutte quelle
gare alla festa?
Deutscher.
Maledetto Franz Deutscher!
Rudy riflett un momento.
Non era colpa di Franz Deutscher, ma sua. Aveva voluto
mostrare al suo vecchio persecutore quanto valesse, ma voleva
anche farlo vedere a chiunque altro. Adesso chiunque era
nella sua cucina.
Accese la candela e spense la luce.
Pronte?
Ma io ho sentito parlare di che cosa succede laggi. Questa
era l'inconfondibile, legnosa voce di suo padre.
Dai, Rudy, sbrgati.
S, ma lei capisce, Herr Steiner, che tutto ci  in vista di
un fine pi grande. Pensi alle possibilit che suo figlio potr
avere. Un autentico privilegio.
Rudy, la candela gocciola.
Allontan con un cenno le sorelle, attendendo ancora che
parlasse Alex Steiner.
Privilegi? Correre a piedi nudi sulla neve? Saltare da piattaforme
alte dieci metri in un metro d'acqua?
Adesso Rudy teneva l'orecchio incollato alla porta, mentre
la candela gli si scioglieva in mano.

Chiacchiere. La voce secca, bassa e indifferente, aveva
una risposta pronta per tutto. La nostra scuola  una delle
migliori mai fondate. Il meglio al mondo. Formiamo una nuova
classe dirigente di cittadini tedeschi...
Rudy non riusc ad ascoltare di pi.
Si gratt via dalla mano la cera della candela, ritraendosi
dalla fessura di luce che filtrava dallo spiraglio della porta.
Quando si sedette, la fiammella si spense. Un movimento
eccessivo. Cadde l'oscurit. L'unica luce disponibile era uno
stampino rettangolare bianco, la sagoma della porta della
cucina.
Sfreg un altro fiammifero e riaccese un'altra candela. Un
odore dolciastro di fuoco e carbonio.
Rudy e le sorelle toccarono ognuno una tessera diversa, guardandone
la fila cadere finch non venne demolita la torre al
centro. Le bambine risero.
Entr Kurt, il fratello maggiore.
Sembrano cadaveri, disse.
Chi?
Rudy guard il suo volto scuro, ma Kurt non rispose. Non
gli era sfuggita la discussione in cucina. Che cosa sta
succedendo?
Una delle bambine alz il capo: la pi piccola, Bettina, di cinque
anni. Ci sono due mostri, disse. Sono venuti per Rudy.
Ancora una volta il cucciolo della specie umana si dimostra
tanto perspicace.
Pi tardi, quando gli uomini con il pastrano se ne andarono,
i due ragazzi, uno di diciassette, l'altro di quattordici anni, trovarono
il coraggio di entrare in cucina.
Si fermarono sulla porta. La luce gli offendeva gli occhi.
Fu Kurt a parlare. Lo portano via?
La madre teneva gli avambracci posati sul tavolo, le palme
rivolte in alto.
Alex Steiner sollev la testa. Era pesante.
La sua espressione era dura e risoluta, come se fosse stata
intagliata nel legno.
Una mano scans dalla fronte schegge di capelli, e l'uomo
prov a parlare, senza riuscirvi.
Pap?
Rudy non and da suo padre.
Sedette al tavolo, prendendo una mano di sua madre.
Alex e Barbara Steiner non rivelarono che cosa fosse stato
detto mentre, in soggiorno, le tessere del domino cascavano
come corpi morti. Se soltanto Rudy fosse rimasto a origliare alla
porta per qualche minuto ancora...
Nelle settimane successive diceva a se stesso - o, di fatto, si
giustificava - che se quella sera avesse udito il resto della conversazione
sarebbe entrato in cucina molto prima. Ci vado,
avrebbe detto. Prendetemi, per favore, sono pronto.
Se fosse intervenuto, ogni cosa sarebbe potuta cambiare.

. . . TRE POSSIBILIT . . .

1. Alex Steiner non avrebbe subto la stessa
punizione di Hans Hubermann.
2. Rudy avrebbe frequentato la scuola.
3. Forse sarebbe sopravvissuto.

Una sorte spietata, tuttavia, non permise che Rudy Steiner
entrasse in cucina al momento giusto.
Torn invece dalle sorelline, al domino.
Si sedette.
Rudy Steiner non sarebbe andato da nessuna parte.

Il pensiero di Rudy nudo.

C'era una donna, in piedi in un angolo.
Aveva la treccia pi grossa che Rudy avesse mai visto: le
scendeva gi per la schiena, e di tanto in tanto, quando la
spostava su una spalla, le sbirciava il petto colossale. In realt,
tutto in lei era grosso: le labbra, le gambe, i denti color del
selciato. Anche la voce era imponente e risoluta. Komm, ordin
ai ragazzi. Avanti. Mettetevi qui.
Il dottore, invece, ricordava un roditore. Era calvo e smilzo,
e andava su e gi nell'ufficio della scuola con atteggiamento
professionale. Aveva il raffreddore.
Sarebbe stato difficile stabilire quale, dei tre ragazzi, fosse il
pi riluttante a spogliarsi, quando venne loro ordinato. I loro
occhi sbirciarono i compagni, poi l'anziano maestro, la gigantesca
infermiera e il dottore. Il ragazzo al centro si guardava
solo i piedi, mentre quello all'estrema sinistra benediceva la
sua buona sorte per trovarsi nell'ufficio della scuola e non in
un corridoio buio. Lo spauracchio, stabil, era l'infermiera.
Chi  il primo? chiese lei.
A rispondere fu l'insegnante, Herr Heckenstaller: pi un
abito nero che un uomo. La sua faccia era un paio di baffi.
Scrutando i ragazzi, fece una rapida scelta.
Schwarz.
Lo sfortunato Jrgen Schwarz si sbotton l'uniforme con
grande disagio. Rimase in scarpe e biancheria; una supplica infelice
gli si contraeva sulla faccia tedesca.
E allora? chiese Herr Heckenstaller. E le scarpe?
Il ragazzo si tolse scarpe e calze.
Und die Unterhosen, disse l'infermiera. Anche gli indumenti
intimi.
Anche Rudy e l'altro ragazzo, Olaf Spiegel, avevano incominciato
a spogliarsi, ma non erano neanche lontanamente prossimi
alla rischiosa posizione di Jrgen Schwarz. Il ragazzo tremava.
Aveva un anno meno degli altri due, ma era pi alto. Quando
sfil anche le mutande, rimase nudo in quel piccolo, freddo ufficio,
profondamente umiliato; la sua dignit era intorno alle
caviglie.
L'infermiera lo squadrava con attenzione, le braccia conserte
sul petto enorme.
Heckenstaller ordin agli altri due di sbrigarsi.
Il medico si gratt la testa e toss. Il raffreddore lo tormentava.
I tre ragazzi nudi vennero tutti visitati sul freddo pavimento.
Tenevano le mani a coppa sui genitali e rabbrividivano.
Fra gli starnuti e i colpi di tosse del medico, la visita prosegu.
Inspira. Uno starnuto.
Espira. Un altro starnuto.
Adesso via le braccia. Un colpo di tosse. Ho detto via le
braccia. Un orrendo accesso di tosse.
Con un atteggiamento tipico degli esseri umani, i ragazzi si
guardavano di continuo l'un l'altro, in cerca di qualche cenno
di solidariet. Non ce ne furono. Con riluttanza, tutti e tre tolsero
le mani che coprivano il pene, allargando le braccia. Rudy
non sentiva di fare parte di una razza di dominatori.
L'infermiera informava il maestro. Passo dopo passo riusciremo
a creare un nuovo futuro. Sar una nuova classe di
tedeschi fisicamente e mentalmente superiori. Una classe
dirigente.
Sfortunatamente il suo panegirico venne interrotto d'improvviso,
quando il dottore si pieg in due, tossendo a pi non
posso proprio sopra gli abiti abbandonati. Gli occhi gli si gonfiarono
di lacrime e Rudy non pot fare a meno di stupirsi: un
nuovo futuro? Come lui?
Saggiamente, non disse nulla.
La visita si concluse, e Rudy si produsse nel suo primo Heil
Hitler nudo. Perfidamente, si concesse che non gli era riuscito
poi tanto male.
Spogliati anche della loro dignit, ai ragazzi fu permesso di
rivestirsi, e, mentre venivano fatti uscire dall'ufficio, udivano
ancora, alle spalle, la discussione in loro onore.
Sono un po' pi grandicelli della norma, diceva il medico,
ma credo che almeno due di loro andranno bene.
L'infermiera si disse d'accordo: Il primo e il terzo.
I tre ragazzi rimasero fuori.
Il primo e il terzo.
Il primo eri tu, Schwarz, disse Rudy; poi si rivolse a Olaf
Spiegel. Chi era il terzo?
Spiegel fece i suoi calcoli. L'infermiera intendeva il terzo della
fila o il terzo a essere visitato? Non aveva importanza: sapeva
che cosa voleva credere. Eri tu, credo.
Merda, Spiegel, eri tu.

. . . UNA PICCOLA GARANZIA . . .

Gli uomini dal pastrano nero sapevano chi era il terzo.

Il giorno dopo la visita nella Himmelstrasse, Rudy si sedette
con Liesel sul gradino di casa e le rifer l'intera epopea, fin nei
minimi particolari. Confess che cosa era avvenuto quel giorno
a scuola, quando era stato fatto uscire dall'aula, e ci fu persino
qualche risata a proposito della terribile infermiera e delle facce
di Jrgen Schwarz. Perlopi fu un racconto allarmato, specie
quando raccont delle voci in cucina e dei domino cadaverici.
Per giorni Liesel non riusc a levarsi dalla mente un pensiero:
la visita medica dei tre ragazzi, o, per essere sincera, Rudy.
Giaceva nel letto con la nostalgia di Max, domandandosi
dove si trovasse, pregando che fosse ancora vivo, ma, in un certo
senso, in mezzo a tutto c'era Rudy.
Riluceva nel buio, completamente nudo.
C'era un gran turbamento in quella fantasticheria, specie nel
momento in cui era stato costretto a togliere le mani. Era a dir
poco sconcertante, ma, per qualche motivo, non poteva smettere
di pensarci.

La punizione.

Sulle tessere annonarie della Germania nazista non erano
elencate punizioni, ma ad ognuno tocc la sua.
Per alcuni fu la morte in guerra in un Paese straniero; per
altri la povert e senso di colpa dopo il conflitto, quando in
tutta Europa si fecero sei milioni di scoperte. In molti debbono
avere visto arrivare il proprio castigo, ma solo una piccola parte
di loro lo accolse senza protestare. Uno di questi fu Hans
Hubermann.
Non devi aiutare gli ebrei in strada.
E non dovresti nasconderne uno in cantina.
In primo luogo il suo castigo fu la coscienza. Avere involontariamente
costretto alla fuga Max Vandenberg lo angustiava.
Liesel vedeva il suo tormento accanto al piatto, quando trascurava
di mangiare, oppure accanto a lui al ponte sull'Amper. Non
suonava pi la fisarmonica. L'ottimismo dei suoi occhi d'argento
era piagato, immobile. Era gi abbastanza brutto cos, ma
non era che l'inizio.
Un mercoled, ai primi di novembre, nella cassetta delle lettere
arriv la sua vera punizione.
In apparenza, sembrava una buona notizia.

. . . LA LETTERA IN CUCINA . . .

Siamo lieti di informarla che la sua richiesta
di iscrizione al NSDAP  stata accolta...

Il Partito Nazista? chiese Rosa. Credevo che non ti
volessero.
Non mi volevano, infatti.
Pap sedette a rileggere un'altra volta la lettera.
Non era come essere mandati in un campo di prigionia per
tradimento, o per avere aiutato ebrei, o per qualcosa del genere.
Hans Hubermann veniva premiato, perlomeno nella misura in
cui lo ritenevano alcuni. Com'era possibile?
Dev'esserci dell'altro.
C'era.
Il venerd arriv un avviso che dichiarava che Hans Hubermann
sarebbe stato richiamato nell'esercito tedesco: un membro
del Partito sarebbe stato senza dubbio lieto di fare la sua
parte nello sforzo bellico, concludeva; in caso contrario, ci sarebbero
certamente state delle conseguenze.
Liesel era appena tornata dalla lettura con Frau Holtzapfel.
La cucina era piena di vapori di minestra e delle facce attonite
di Hans e Rosa Hubermann. Pap era seduto, Mamma in piedi
accanto a lui, mentre la minestra bruciava.
Dio, ti prego, fa' che non mi mandino in Russia, disse Pap.
Mamma, la minestra brucia.
Eh?
Liesel si precipit a toglierla dal fuoco. La minestra. Dopo
averla salvata, si volse a squadrare i genitori adottivi: i loro volti
erano come citt fantasma. Che c' che non va, Pap?
Lui le porse la lettera, e mentre Liesel la scorreva presero a
tremarle le mani. Le parole erano impresse a forza sul foglio.

. . . FANTASIE DI LIESEL MEMINGER . . .

Nella cucina sconvolta, presso il fornello,
c' l'immagine di una solitaria macchina
da scrivere logorata dal lavoro.
Si trova in una stanza lontana, pressoch vuota.
I tasti sono sbiaditi e un foglio bianco attende pazientemente,
diritto, nella posizione
in cui  stato inserito. Oscilla lievemente
nella brezza che entra dalla finestra.
La pausa caff  quasi terminata.
Ammucchiata a caso accanto alla porta,
una pila di fogli alta quanto un uomo.
Potrebbe facilmente essere mandata in fumo.

Per la verit, Liesel immagin la macchina da scrivere solo
pi tardi, quando scrisse. Si domandava quante lettere come
quella fossero state spedite per punire gli Hans Hubermann e
gli Alex Steiner di tutta la Germania, quelli che aiutavano chi
non doveva essere aiutato, quelli che rifiutavano di lasciar andare
i loro figli.
Era un sintomo della crescente disperazione dell'esercito
tedesco.
In Russia si stava perdendo.
Le citt tedesche venivano bombardate.
Occorrevano pi uomini, in qualunque modo, e nella maggior
parte dei casi i peggiori compiti possibili erano assegnati ai
peggiori elementi disponibili.
Mentre i suoi occhi scorrevano la lettera, Liesel vedeva il tavolo
attraverso le lettere impresse. Parole come obbligatorio e
dovere erano martellate sulla pagina. Aveva la bocca piena di
saliva, uno stimolo a vomitare. Che cos'?
Pacata fu la risposta di Pap. Credevo di averti insegnato a
leggere, ragazza mia. Non era adirato o sarcastico: la sua era la
voce di un'assenza, corrispondente al suo viso.
Ora Liesel guardava Mamma.
Rosa aveva un taglietto sotto l'occhio destro, e in meno di
un minuto la sua faccia di cartone and a pezzi. Non al centro,
ma verso destra, deformandole la guancia in una curva che le
arrivava al mento.

. . . 20 MINUTI DOPO: UNA RAGAZZA . . .
NELLA HIMMELSTRASSE.

Guarda in su. Parla con un filo di voce.
Oggi il cielo  bello, Max. Le nuvole
sono morbide e tristi, e...
Guarda da un'altra parte, incrociando le braccia.
Pensa a Pap che va in guerra
e si stringe i lembi della giacca sul corpo.
E fa freddo, Max, tanto freddo...

Cinque giorni dopo, mentre continuava le sue abituali osservazioni
atmosferiche, qualcosa la distrasse dalla sua attivit.
Alla porta accanto, Barbara Steiner sedeva sui gradini della
soglia, con i capelli ben pettinati. Fumava una sigaretta,
rabbrividendo.
Passando davanti alla casa, Liesel ud la voce di Kurt che la
chiamava, mentre il ragazzo usciva e si sedeva accanto alla
madre.
Entra, Liesel. Rudy arriva subito.
Liesel si avvicin.
Barbara fumava, con un briciolo di cenere vacillante all'estremit
della sigaretta. Kurt la prese, ne scosse la cenere, aspir
una boccata e gliela restitu.
Finita la sigaretta, la madre di Rudy alz gli occhi, passandosi
una mano tra i capelli in perfetto ordine.
Hanno richiamato anche nostro padre, disse Kurt.
Silenzio.
Un gruppetto di bambini prendeva a calci una palla, davanti
al negozio di Frau Diller.
Quando vengono a chiederti uno dei tuoi figli, comment
Barbara Steiner rivolta a nessuno in particolare, presumono
che tu risponda di s.

La moglie di colui che mantiene le promesse.

. . . IN CANTINA, ORE 9 DEL MATTINO . . .

Sei ore dal commiato: Suonavo
la fisarmonica di un altro, Liesel.
Hans chiuse gli occhi.  stata la mia rovina.

Se si eccettua la coppa di champagne l'estate prima, Hans
Hubermann non beveva una goccia d'alcol da dieci anni. Poi
venne la sera prima della sua partenza per il campo.
Quel pomeriggio and da Knoller in compagnia di Alex Steiner,
rimanendovi fino a sera tardi. Ignorando i mniti delle rispettive
consorti, bevvero tutt'e due fino al deliquio. Non giov
di certo che il padrone di Knoller, Dieter Westheimer, li facesse
bere gratis.
Mentre era ancora apparentemente sobrio, Hans fu invitato
sul palco a suonare la fisarmonica. Suon una canzone dal titolo
appropriato, Domenica triste - un inno ungherese al suicidio
- e, per quanto ridestasse tutta la mestizia per cui andava rinomata
quella musica, rovin tutto. Liesel immagin la scena e i
suoi rumori. Le bocche erano piene, rigati di schiuma i boccali
di birra vuoti. La fisarmonica singhiozzava e la canzone termin.
Gli avventori applaudirono. Le loro bocche piene di birra
lo invitarono di nuovo al bar.
Quando cercarono la strada di casa, Hans non riusciva ad infilare
la chiave nella toppa, perci buss pi volte.
Rosa!
Era la porta sbagliata, e Frau Holtzapfel non ne fu molto
soddisfatta.
Schweine! Ha sbagliato casa. Gli sbatt in faccia le parole
attraverso il battente. La porta accanto, stupido Saukerl.
Grazie, Frau Holtzapfel.
Sa che cosa pu farsene del suo grazie, stronzo.
Mi perdona?
Vada a casa.
Grazie, Frau Holtzapfel.
Non le ho appena detto che cosa pu fare con il suo
grazie?
Davvero?
( sorprendente che cosa puoi accozzare assieme da una conversazione
in cantina e da una seduta di lettura nella cucina di
una vecchiaccia).
Ma vada al diavolo!
Quando, dopo un bel pezzo, arriv a casa, Pap non and
a letto, ma si diresse in camera di Liesel. Rimase sulla soglia,
sbronzo, a guardarla dormire. La ragazza si svegli, e subito
pens che fosse Max.
Sei tu? chiese.
No, rispose lui. Sapeva esattamente che cosa pensava Liesel.
Sono Pap.
Indietreggi, e Liesel ud i suoi passi discendere nel
seminterrato.
In salotto, Rosa russava forte.
Verso le nove del mattino dopo, in cucina, Liesel ricevette un
ordine da Rosa: Portami quel secchio.
Lo riemp di acqua fredda e scese in cantina. Liesel la segu,
nell'inutile tentativo di fermarla. Non puoi farlo, Mamma!
Non posso? Si arrest un attimo, fronteggiandola sulla
scala. Ho forse sbagliato qualcosa, Saumensch? Sei tu adesso
a dare gli ordini, in questa casa?
Rimasero entrambe assolutamente immobili.
Nessuna risposta dalla ragazza.
Credo di no.
Continuarono a scendere, e trovarono Hans supino in un
giaciglio di teloni. Aveva ritenuto di non meritare il materasso
di Max.
E adesso... fammi vedere se  vivo, disse Rosa, sollevando
il secchio.
Ges, Giuseppe e Maria!
La traccia bagnata era di forma ovale, da met del petto fino
alla testa. Aveva i capelli tutti incollati su un lato, gli gocciolavano
persino le ciglia. Ma perch?
Vecchio ubriacone!
Ges...
Il vapore gli si levava bizzarramente dagli abiti, e vistosi postumi
della sbornia gli gravavano sulle spalle come un sacco di
cemento bagnato.
Rosa si pass il secchio da una mano all'altra.  una fortuna
che tu vada in guerra, disse, agitando minacciosamente un
dito in aria. Altrimenti ti ucciderei io: lo sai, no?
Pap si deterse dal collo un rivolo d'acqua. Dovevi proprio
farlo?
Certo che dovevo. Rifece le scale. Se non sei su tra cinque
minuti, ti becchi un'altra secchiata.
Rimasta in cantina con Pap, Liesel si diede da fare per
tamponare l'acqua con qualche telo. Pap la ferm con una
mano bagnata, prendendola per l'avambraccio. Disse: Liesel?
Scosse la testa, deliberatamente, con tristezza. Credi
che sia vivo?
Lei si sedette.
Il telone bagnato le inzuppava le ginocchia, formando uno
stampo.
Spero di s, Pap.
Pareva una cosa cos sciocca da dire, cos banale, ma sembrava
che le alternative fossero poche.
Per dire almeno qualche parola sensata, e per distrarli dal
pensiero di Max, Liesel si accovacci, immergendo un dito
in una piccola pozza d'acqua sul pavimento. Guten morgen,
Pap.
Hans le strizz l'occhio di rimando. Non fu, per, la strizzatina
consueta. Era pi greve, pi goffa: la versione post-Max,
la versione postumi della sbronza. Si tir su a sedere e
le raccont della fisarmonica della sera prima, nonch di Frau
Holtzapfel.

. . . IN CUCINA: L'UNA DEL POMERIGGIO . . .

Due ore dal commiato: Ti prego,
Pap, non te ne andare.
La mano che regge il cucchiaio trema.
Prima abbiamo perduto Max, ora non voglio
perdere anche te. Per tutta risposta
l'uomo pianta un gomito sul tavolo,
coprendosi l'occhio destro con una mano.
Adesso sei grande, Liesel.
Vorrebbe piangere, ma non lo fa.
Dice soltanto: Abbi cura di Mamma, eh?
La ragazza riesce appena ad annuire. S, Pap.

Hans lasci la Himmelstrasse con il suo mal di testa e un
abito.
Alex Steiner non partiva che di l a quattro giorni; un'ora
prima che andassero alla stazione usc ad augurare ad Hans
ogni bene. Venne fuori l'intera famiglia Steiner, e gli strinsero
tutti la mano. Barbara lo abbracci, dandogli un bacio su entrambe
le guance. Torna vivo.
S, Barbara, e il modo in cui lo disse era pieno di fiducia.
Sicuro che lo far. Riusc persino a ridere.  solo una
guerra, sai. Sono gi sopravvissuto a una prima.
Quando uscirono nella Himmelstrasse, venne fuori la donnetta
asciutta della porta accanto, soffermandosi sul vialetto.
Arrivederci, Frau Holtzapfel. Le mie scuse per l'altra
notte.
Arrivederci, Hans, ubriacone d'un Saukerl. Gli offr comunque
anche un cenno amichevole: Torni presto.
S, Frau Holtzapfel. Grazie.
Lei scherz addirittura un pochino: Lo sa che cosa pu
farsi del suo grazie.
All'angolo, Frau Diller sbirciava sulla difensiva attraverso
la vetrina del negozio, e Liesel afferr la mano di Pap, stringendola
lungo tutta la Mnchenstrasse, fino alla stazione. Il
treno era gi in partenza.
Si fermarono sotto la pensilina.
Rosa lo abbracci per prima, senza parole.
Affond strettamente il capo nel suo petto, poi si ritrasse.
Quindi fu la volta della ragazza.
Pap?
Nulla.
Non andartene, Pap, non andartene. Lascia che vengano
a prenderti, se rimani; ma non te ne andare, ti prego, non te
ne andare.
Pap?

. . . STAZIONE FERROVIARIA: . . .
LE 3 DEL POMERIGGIO.

Niente pi ore, niente pi minuti li separavano
dal commiato: un abbraccio.
Per dire qualcosa, per dire qualunque cosa,
le parla sopra la spalla:
Puoi prenderti cura tu
della mia fisarmonica, Liesel? Ho deciso
di non portarla con me.
Poi trova da dire qualcosa che gli sta
a cuore davvero: E se ci fossero altre incursioni,
continua a leggere nel rifugio.
La ragazza avverte la sensazione del seno,
che le  cresciuto un poco: le fa male
quando preme contro le costole di Pap.
S, Pap. Fissa gli occhi sul tessuto del suo abito.
Parla con la bocca contro la stoffa.
Ci suonerai qualcosa, quando torni a casa?

Hans Hubermann sorrise a sua figlia; il treno era sul punto
di partire. Si chin, prendendole dolcemente il viso fra le
mani. Te lo prometto, disse, e sal sulla carrozza.
Si guardarono, mentre il treno si metteva in moto.
Liesel e Rosa salutavano con le mani.
Hans Hubermann divenne pi piccolo, sempre pi piccolo,
e la sua mano non strinse pi nulla, se non aria.
La gente intorno a loro si disperse, finch non rimase pi
nessuno; solo una donna simile a un armadio e una ragazza
di tredici anni.
Nelle settimane successive, mentre Hans Hubermann e
Alex Steiner si trovavano nei rispettivi campi di addestramento
accelerato, la Himmelstrasse era depressa. Rudy non
era pi lo stesso: non parlava pi. Mamma non era pi la stessa:
non inveiva pi. Anche Liesel risentiva di effetti negativi:
non provava pi il desiderio di rubare un libro, per quanto si
sforzasse di convincere se stessa che ci le avrebbe risollevato
il morale.
Dopo undici giorni di assenza di Alex, Rudy decise che ne
aveva abbastanza. Buss alla porta di Liesel.
Kommst?
Ja.
Non le importava dove andasse o che cosa architettasse
Rudy, ma non sarebbe andato senza di lei. Risalirono la via,
percorsero la Mnchenstrasse e uscirono decisamente da
Molching. Liesel pose la domanda cruciale dopo circa un'ora;
fino a quel momento, si era limitata a sbirciare la faccia risoluta
di Rudy, o a studiarne le braccia rigide e le mani strette a
pugno nelle tasche.
Domanda: Dove andiamo?
 ovvio, no?
Liesel si sforz di continuare. Be', a dire la verit... non
proprio.
Vado a cercarlo.
Tuo padre?
S. Ci pens su. Anzi, no. Credo che cercher il
Fhrer.
Passi pi rapidi. Perch?
Rudy si ferm. Perch voglio ucciderlo. Si gir di scatto
e grid, come rivolgendosi al mondo intero: Sentito, bastardi?
Voglio uccidere il Fhrer!
Ripresero il cammino, percorrendo qualche altro chilometro.
Fu allora che Liesel sent un urgente bisogno di tornare
indietro. Presto far buio, Rudy.
Lui prosegu. E allora?
Io torno indietro.
Rudy si arrest, guardandola come se lo tradisse. E va
bene, ladra di libri. Adesso piantami. Scommetto che se alla
fine di questa strada ci fosse un dannato libro, tu continueresti.
Non  cos?
Per un po' nessuno dei due parl, ma poco dopo Liesel ne
trov la voglia. Credi di essere il solo, Saukerl? Si rannicchi.
E tu hai perduto solo tuo padre...
Che significa?
Liesel si sofferm un attimo a contare: sua madre, suo fratello,
Max Vandenburg, Hans Hubermann. Tutti se n'erano
andati. E non aveva neppure mai avuto un vero padre.
Significa che torno a casa, rispose.
Per un paio di chilometri cammin da sola, e anche quando
Rudy arriv al suo fianco con il fiato corto e le guance sudate,
per oltre un'ora non fu pronunciata nemmeno una parola. Si
limitarono a tornare a casa insieme, con i piedi doloranti e il
cuore greve.
C'era un capitolo intitolato Cuori grevi in Un canto
nell'oscurit. Una ragazza romantica si era promessa ad un giovane,
ma si era scoperto che era fuggito con la sua migliore
amica. Liesel era sicura che fosse il capitolo undici. Il mio
cuore  tanto stanco, aveva detto la ragazza. Sedeva in una
cappella, intenta a scrivere il suo diario.
No, pens Liesel mentre camminava:  il mio cuore a essere
stanco. Un cuore di tredicenne non dovrebbe sentirsi cos.
Quando giunsero alla periferia di Molching, Liesel tir
fuori qualche parola. Vide l'Ovale Hubert. Ricordi quando
abbiamo corso l, Rudy?
Sicuro. Ci stavo giusto pensando anch'io... siamo caduti
tutt'e due.
Avevi detto che t'eri coperto di merda.
Era solo fango. Ora non poteva celare il suo divertimento.
Ero pieno di merda alla Giovent hitleriana. Hai fatto
una confusione, Saumensch.
Non ho fatto nessuna confusione. Ripeto solo quello che
avevi detto tu. Ci che uno dice e ci che  successo di solito
sono due cose diverse, Rudy, specie poi quando riguardano te.
Cos andava meglio.
Quando ripercorsero la Mnchenstrasse, Rudy si ferm a
guardare nella vetrina del negozio di suo padre. Prima della
partenza Alex aveva discusso con Barbara se in sua assenza
dovesse mandarlo avanti lei, ma si decise di no, tenendo conto
che negli ultimi tempi il lavoro era comunque diminuito, e
c'era la minaccia, perlomeno parziale, dei nazisti che facevano
sentire la loro presenza. I politicanti non fanno mai buoni
affari. Bisognava accontentarsi della paga dell'esercito.
Gli abiti pendevano dagli attaccapanni e i manichini erano
immobili nelle loro pose ridicole. Credo che tu piaccia a
quello, disse dopo un po' Liesel. Era il suo modo di dirgli
che era ora di andare.
Nella Himmelstrasse, Rosa Hubermann e Barbara Steiner
aspettavano entrambe sul vialetto.
Oh, Maria, disse Liesel, saranno preoccupate?
A me sembrano matte.
Molte furono le domande quando arrivarono, soprattutto
del genere Ma dove diavolo siete stati, voi due?, ma la collera
sfum presto nel sollievo.
Fu Barbara a proseguire con altre domande: E allora,
Rudy?
Liesel rispose per lui: Stava uccidendo il Fhrer, disse, e
Rudy ne parve sinceramente lieto per un momento abbastanza
lungo da farle piacere.
Ciao, Liesel.
Parecchie ore dopo, in salotto s'ud un rumore che s'insinuava
fino a Liesel, nel letto. Si svegli, rimanendo immobile
a pensare a fantasmi, a Pap, a intrusi e a Max.
Era un rumore di una cosa aperta e tirata fuori; poi un
silenzio indefinito. Il silenzio era sempre la tentazione pi
grande.
Non ti muovere.
Lo pens varie volte, ma non abbastanza.
I suoi piedi rimproveravano il pavimento.
L'aria le s'insinuava nelle maniche del pigiama.
Si avventur nel buio del corridoio, in direzione del silenzio
una volta sonoro, verso la lama di luce lunare che si allungava
attraverso il salotto. Si arrest, consapevole della nudit di caviglie
e dita dei piedi. Sbirci.
Le occorse pi tempo di quanto credesse prima che gli occhi
si adattassero all'oscurit, e quando lo fecero non fu possibile
negare che Rosa Hubermann sedeva sulla sponda del letto con
la fisarmonica del marito allacciata sul petto. Le sue dita erano
sospese sui tasti. Non si muoveva, non sembrava neppure che
fiatasse.
Una visione che si proiettava contro la ragazza nel corridoio.

. . . UN DIPINTO . . .

Rosa con la fisarmnica.
Chiaro di luna nel buio.
155 cm x lo strumento x il silenzio.

Liesel rimase immobile a fissare Mamma con lo strumento.
Un lungo stillicidio di minuti. Il desiderio della ladra di libri
di ascoltare una nota era lancinante, eppure non entr. I tasti
non furono toccati. Il mantice non soffi. Non c'erano che il
chiar luna, simile a una lunga ciocca di capelli nella tendina, e
Rosa.
La fisarmonica le rimase allacciata sul petto. Quando curv il
capo, le si pieg su un fianco. Liesel guardava. Sapeva che per
qualche giorno Mamma avrebbe portato sul corpo l'impronta
di una fisarmonica. Bisognava anche riconoscere che c'era una
grande bellezza in ci di cui in quel momento era testimone, e
decise di non disturbare.
Torn a letto, addormentandosi con negli occhi la visione di
Mamma e della fisarmonica. Pi tardi, quando si dest silenziosamente
dal suo solito sogno e torn a scivolare in corridoio,
Rosa era ancora l, come pure la fisarmonica.
La curvava in avanti come un'ncora; il suo corpo ne era piegato,
sembrava morta.
Magari in quella posizione non respira, pens Liesel, ma
quando si avvicin ud Mamma russare di nuovo.
Che bisogno c' di un mantice, si disse, quando si hanno due
polmoni come i suoi?
Quando finalmente torn a letto, la visione di Rosa Hubermann
con la fisarmonica non l'abbandonava; gli occhi della
ladra di libri rimanevano aperti. Attese di essere soffocata dal
sonno.

L'addetto.

N Hans Hubermann n Alex Steiner vennero mandati al
fronte. Alex fu spedito in Austria, in un ospedale militare alla
periferia di Vienna. Data la sua esperienza di sarto, gli fu affidato
un compito che perlomeno assomigliava alla sua professione:
ogni settimana arrivavano carrettate intere di uniformi,
calze e camicie, e doveva rattoppare ci che andava rattoppato,
anche se potevano servire soltanto come biancheria per i
soldati che pativano in Russia.
Non senza ironia, Hans venne inviato a Stoccarda, poi a
Essen, assegnato una delle pi sgradevoli funzioni del fronte
interno: l'LSE.

. . . SPIEGAZIONE . . .

LSE.
Luftwaffe Sondereinheit: Reparto speciale dell'aviazione.

Il compito dell'LSE consisteva nel rimanere allo scoperto
durante le incursioni aeree, per spegnere gli incendi,
puntellare i muri degli edifici e salvare chiunque fosse rimasto
intrappolato nel bombardamento. Come avrebbe fatto presto
a scoprire Hans, la sigla aveva anche una lettura alternativa.
Il primo giorno, infatti, gli uomini del suo reparto gli spiegarono
che in realt voleva dire Leichensammler Einheit: Raccoglitore
di cadaveri.
Al suo arrivo Hans poteva solo immaginare che cosa mai
avessero commesso quegli uomini per meritarsi un'incombenza
del genere, e gli altri, a loro volta, pensarono lo stesso
di lui. Il capo, il sergente Boris Schipper, glielo chiese chiaro
e tondo. Quando Hans spieg la faccenda del pane, degli
ebrei e di Dachau, il sergente dalla faccia tonda diede in un
breve scoppio di riso. Sei fortunato a essere ancora vivo.
Anche i suoi occhi erano tondi, e se li sfregava di continuo,
avendoli sempre stanchi o irritati o pieni di fumo e di polvere.
Ricrdati solo che qui il nemico non ti sta di fronte.
Hans fu sul punto di porre l'ovvia domanda, quando ud
una voce alle sue spalle. Apparteneva ad un giovane smunto,
il cui sorriso pareva un ghigno beffardo: Reinhold Zucker.
Con noi, disse, il nemico non  oltre la collina o in qualunque
direzione precisa. Sta tutto intorno. Riport l'attenzione
sulla lettera che scriveva. Vedrai.
Nel giro di pochi mesi Reinhold Zucker mor. Rimase ucciso
al posto di Hans Hubermann.
Via via che la guerra si abbatteva sulla Germania con maggiore
intensit, Hans impar che ogni turno di servizio incominciava
allo stesso modo. Gli uomini si radunavano presso
gli autocarri e venivano informati di ci che era stato colpito
durante la loro pausa, di ci che sarebbe stato molto probabilmente
colpito in sguito e di chi lavorava con loro.
Persino quando non c'erano incursioni aeree restava ancora
parecchio lavoro da fare. Andavano a sgomberare le macerie
nelle citt bombardate. Sul camion c'erano dodici uomini
sdraiati, che ballonzolavano su e gi sulle tante asperit della
strada.
Fin da principio fu evidente che ognuno aveva il suo posto:
quello di Reinhold Zucker si trovava a met della fila di
sinistra; quello di Hans Hubermann proprio in fondo, dove
passava la luce del sole. Scopr ben presto di essere nel posto
adatto a riceversi qualunque porcheria venisse gettata fuori
dal camion. La specialit di Hans erano le cicche di sigaretta,
che volavano nell'aria ancora accese.

. . . UNA LETTERA A CASA . . .

Mie care Rosa e Liesel, qui tutto bene.
Spero che anche voi stiate bene.
Con affetto, Pap.

Verso la fine di novembre fece la sua prima, scottante esperienza
di un vero bombardamento. L'autocarro era carico
di macerie ed era tutto un correre ed un gridare. Gli incendi
ardevano e le rovine degli edifici distrutti si accumulavano
a cataste. Le intelaiature si piegavano. Le bombe fumogene
levavano colonne di fumo simili a fiammiferi piantati nel terreno,
riempiendo i polmoni della citt.
Hans Hubermann faceva parte di un gruppo di quattro.
Formarono una fila. Il sergente Boris Schipper era in testa,
con le braccia immerse nel fumo; alle sue spalle veniva Kessler,
poi Brunnenweg, poi Hubermann.
Mentre il sergente annaffiava il fuoco, gli altri due uomini
innaffiavano il sergente, e, tanto per sicurezza, Hubermann
innaffiava tutti e tre.
Alle loro spalle, un edificio si abbatt con un boato.
La facciata croll in avanti, arrestandosi a pochi metri dai
talloni di Pap.
Il cemento odorava di nuovo, e un muro di polvere precipit
su di loro.
Gott verdammt, Hubermann! La voce lottava per uscire
dalle fiamme, seguita immediatamente da tre uomini. Avevano
la gola piena di briciole di cenere e di polvere. La nube del
palazzo crollato tent di inseguirli persino quando svoltarono
l'angolo, lontano dal centro del disastro, strisciando bianca e
calda dietro di loro.
Dopo che si furono accasciati l'uno sull'altro, momentaneamente
salvi, ci fu un gran tossire e bestemmiare.
Il sergente ripet il suo parere di prima. Che Dio lo maledica,
Hubermann. Si port le mani alle labbra per
scrostarsele.
Che cosa diavolo era?
 crollato proprio dietro di noi.
Questo lo so gi. Il problema : quant'era grosso? Deve
essere stato alto dieci piani.
Signorn, credo solo due.
Ges. Un colpo di tosse. Giuseppe e Maria. Si sfreg
il misto di sudore e polvere nelle orbite. Non c' granch da
fare.
Uno degli altri uomini si pul la faccia e disse: Cristo,
vorrei solo esserci una volta che colpiscono una birreria: muoio
dalla voglia di una birra.
Ognuno si appoggi sulla schiena. L'assaporavano tutti:
spegneva il fuoco che avevano in gola.
Era un bel sogno, un sogno impossibile: sapevano tutti che
qualsiasi birra si fosse riversata in quelle vie non sarebbe stata
affatto birra, bens una specie di frapp o di poltiglia.
Tutt'e quattro gli uomini erano coperti da un misto bianco
e grigio di polvere. Quando si rimisero in piedi, per riprendere
il lavoro, rimase visibile soltanto qualche piega della loro
uniforme.
Il sergente si diresse verso Brunnenweg. Gli spazzol energicamente
il petto, con numerose pacche. Cos va meglio.
Eri un po' impolverato, caro mio. Mentre Brunnenweg rideva,
il sergente si rivolse alla sua recluta pi recente. Stavolta
vai prima tu, Hubermann.
Combatterono il fuoco per parecchie ore, facendo ogni tentativo
per convincere un edificio a rimanere in piedi. A volte,
dove erano danneggiati i lati, gli spigoli superstiti sporgevano
come gomiti. Quella era la specialit di Hans Hubermann. Arriv
addirittura a rallegrarsi di trovare una trave carbonizzata
o un blocco di cemento frantumato per puntellare quei gomiti,
dargli qualcosa che li facesse restare su.
Aveva le mani piene di schegge, i denti impastati di avanzi di
detriti. Le labbra erano cementate da polvere umida induritasi,
e nella sua uniforme non c'era una tasca, un filo od una piega
nascosta che non fosse ricoperta da una patina depositatavi
dall'aria greve.
La parte peggiore del lavoro erano le persone.
Ogni tanto qualcuno vagava intontito in mezzo alla foschia,
perlopi gridando sempre un'unica parola, un nome.
Qualche volta era Wolfgang.
Avete visto il mio Wolfgang?
Sulla giubba di Pap restava l'impronta delle loro mani.
Stephanie!
Hansie!
Gustel! Gustel Stoboi!
Quando il polverone diminuiva, l'appello dei nomi zoppicava
per le strade sconvolte, terminando talvolta in un abbraccio
coperto di cenere, o nell'urlo di dolore di chi crollava in ginocchio.
Loro accumulavano un'ora sull'altra, come sogni dolci e
acidi, in attesa che si avverassero.
I pericoli si fondevano in uno solo: polvere, fumo e incendi
furibondi. I sinistrati. Come gli altri uomini del reparto, Hans
doveva perfezionare l'arte di dimenticare.
Come va, Hubermann? gli chiese a un certo punto il sergente,
con il fuoco su una spalla.
Hans annu.
Erano entrambi a disagio.
A met turno ci fu un vecchio che barcollava indifeso per le
strade. Quando Hans fin di rinforzare un fabbricato, si gir,
trovandoselo alle spalle, in tranquilla attesa che venisse la sua
volta. Aveva il volto imbrattato di sangue che gli scendeva lungo
la gola e il collo. Indossava una camicia bianca, con un colletto
rosso scuro, e si reggeva una gamba come se fosse vicina a
lui. Non potrebbe puntellare anche me, giovanotto?
Pap lo trasport fuori del polverone, adagiandolo al suolo.

. . . UNA NOTICINA TRISTE . . .

Feci visita a quella viuzza quando l'uomo
era ancora tra le braccia di Hans Hubermann.
Il cielo era biancastro.

Hans fu notato soltanto quando lo depose su un tratto di
erba coperta di cemento.
Che cos'? chiese uno degli altri uomini.
Hans riusc appena ad additarlo.
Una mano lo spinse via.
Facci l'abitudine, Hubermann.
Per il resto del tempo si tuff nel lavoro, sforzandosi di ignorare
gli echi lontani di grida umane.
Dopo circa un paio d'ore usc da un palazzo, davanti al sergente
ed altri due compagni. Non guard a terra e inciamp; solo
quando si tir su e vide gli altri osservare mestamente l'ostacolo,
comprese.
Il cadavere era a faccia a terra.
Giaceva sotto una coltre di polvere e detriti, stringendosi le
orecchie.
Era un ragazzino di circa undici o dodici anni.
Poco lontano, mentre procedevano lungo la strada, s'imbatterono
in una donna che chiamava disperata un nome: Rudolf.
Si trascin verso i quattro uomini, incontrandoli nella foschia.
Il suo corpo era debole, reso curvo dall'angoscia.
Avete visto il mio bambino?
Quanti anni ha? le chiese il sergente.
Dodici.
Oh, Cristo. Oh, Cristo in croce.
Lo pensavano tutti, ma il sergente non riusc a dire nulla alla
donna, n a indicarle la direzione dove andare per trovare il
cadavere del figlio.
Quando la poveretta cerc di spingersi oltre, Boris Schipper
la trattenne.
Arriviamo adesso da quella via, l'assicur. Laggi non lo
trover.
La donna si aggrappava ancora alla speranza. Grid nuovamente
sopra una spalla, mentre un po' correva, un po' camminava:
Rudy!
Hans Hubermann pens allora ad un altro Rudy.
Quello della Himmelstrasse.
Per favore, chiese rivolto a un cielo che non riusciva a vedere,
fa' che Rudy sia salvo. I suoi pensieri, poi, corsero veloci a Liesel
e Rosa, e agli Steiner, e a Max.
Quando si riunirono al resto degli uomini, Hans si lasci cadere
al suolo, adagiandosi sulla schiena.
Com'era laggi? chiese qualcuno.
I polmoni di Pap erano pieni di cielo.
Qualche ora dopo, quando si fu lavato, ebbe mangiato e vomitato,
si sforz di scrivere a casa una lettera con tutti i particolari.
Non riusciva a controllare le mani, che lo costrinsero a farla
breve; il resto della storia l'avrebbe raccontato a voce, quando,
e se, fosse tornato a casa.
Alle mie care Rosa e Liesel, incominci.
Gli occorsero diversi minuti soltanto per scrivere quelle sei
parole.

I mangiatori di pane.

A Molching era stato un anno lungo e ricco di avvenimenti,
che finalmente stava per concludersi.
Liesel trascorse gli ultimi mesi del 1942 a struggersi al pensiero
di coloro che chiamava i tre uomini disperati. Si domandava
spesso dove fossero e che cosa stessero facendo.
Un pomeriggio estrasse la fisarmonica dalla custodia e la
lustr con un panno. Solo una volta, prima di riporla, comp
il gesto che Mamma non aveva saputo fare: pos un dito
su un tasto e premette pian piano il mantice. Aveva ragione
Rosa: quel suono non faceva altro che rendere la stanza pi
vuota.
Ogni volta che incontrava Rudy gli chiedeva se suo padre
avesse mandato notizie. A volte lui le raccontava nei particolari
qualche lettera di Alex Steiner. Al confronto, l'unica
lettera mandata da Pap era un po' una delusione.
Max, invece, era sempre nei suoi pensieri.
Con grande ottimismo, lo immaginava camminare da solo
su una strada deserta. Raramente pensava che dovesse cercare
un nascondiglio sicuro, con la carta di identit per ingannare
la persona giusta.
I tre uomini saltavano fuori ogni momento. Vedeva Pap
riflesso nella finestra della scuola. Spesso Max sedeva con lei
accanto al fuoco. Alex Steiner, invece, arrivava quando era
con Rudy, e li osservava mentre posavano a terra le biciclette
nella Mnchenstrasse e sbirciavano nella vetrina del negozio.
Guarda quei vestiti, le diceva Rudy, con la faccia e le
mani premuti contro il vetro. Si rovineranno tutti.
Stranamente, una delle distrazioni preferite di Liesel era
Frau Holtzapfel. Ora le sedute di lettura comprendevano anche
il mercoled, e, terminata la versione alluvionata dell' Uomo
che fischietta, lessero Colui che porta i sogni. Qualche
volta la vicina faceva il t, od offriva a Liesel una minestra
infinitamente migliore di quella di Mamma.
Fra ottobre e dicembre ci furono altre due sfilate di ebrei.
Come la volta precedente, Liesel era corsa nella Mnchenstrasse
per vedere se fra di loro ci fosse Max Vandenburg.
A met dicembre un gruppetto di ebrei, assieme ad altri
prigionieri, fu nuovamente condotto a Dachau attraverso la
Mnchenstrasse. Sfilata numero tre.
Rudy percorse di proposito la Himmelstrasse, tornando
dal numero 35 con una piccola borsa e due biciclette.
Sei pronta, Saumensch?

. . . CONTENUTO DELLA BORSA DI RUDY . . .

Sei pezzi di pane raffermo, ciascuno
tagliato in quattro parti.

Superarono la colonna dei deportati, in direzione di Dachau,
fermandosi in un punto deserto della strada. Rudy porse
la borsa a Liesel. Prendine una manciata.
Non sono sicura che sia una buona idea.
Le sbatt sul palmo qualche pezzo di pane. Tuo pap l'ha
fatto.
Come obiettare?
Se siamo svelti, non ci beccano. Sbriciol il pane e lo
sparse a terra. Perci muoviti, Saumensch.
Liesel non pot nascondere un sogghigno sul suo viso mentre
lei e Rudy Steiner, il suo migliore amico, spargevano pezzi
di pane sulla strada. Quando ebbero finito, presero le biciclette
e si nascosero tra gli abeti.
La strada era fredda e dura, tutto sembrava grigio l intorno.
Dopo pochi minuti arrivarono i soldati con gli ebrei.
All'ombra degli alberi Liesel osservava il ragazzo. Com'erano
cambiate le cose: da ladro di frutta a donatore di pane.
I capelli biondi, un po' pi scuri di un tempo, sembravano
una candela. Ud il suo stomaco brontolare... eppure regalava
pane agli altri.
Era quella la Germania?
Era quella la Germania nazista?
Il primo soldato non si accorse del pane - non era affamato,
lui - ma lo vide il primo ebreo.
La sua mano stanca si allung verso il basso, ne raccolse un
pezzo e lo cacci subito in bocca.
 Max? pens Liesel.
Non riusciva a vedere bene e si spost per avere una visuale
migliore.
Ehi! Rudy era livido. Non ti muovere. Se ci trovano qui
e scoprono il pane, siamo fregati.
Liesel non gli diede retta.
Altri ebrei si chinavano a raccogliere il pane dalla strada, e
dal limitare del bosco, la ladra di libri li studiava uno per uno.
Max Vandenburg non c'era.
Fu sollevata, ma quella sensazione si gel attorno a lei quando
uno dei soldati scorse un prigioniero allungare una mano
verso terra e portare alla bocca un pezzo di pane. Venne ordinato
a tutti di fermarsi, e la strada fu minuziosamente ispezionata.
I prigionieri masticavano pi in fretta e pi silenziosamente
che potevano. Inghiottirono tutti insieme.
Il soldato raccolse qualche pezzo di pane, scrutando entrambi
i lati della strada. Anche i prigionieri guardavano.
Laggi!
Un soldato si diresse verso la ragazza, che era pi vicina. Poi
vide il ragazzo. Liesel e Rudy si misero a correre.
Scelsero direzioni diverse, sotto i rami bassi e le alte chiome
degli alberi.
Non fermarti, Liesel!
E le bici?
Scheiss drauf! Merda, chi se ne frega?
Corsero a pi non posso, e dopo un centinaio di metri la ragazza
sent il respiro affannoso del soldato avvicinarsi. L'uomo
si slanci verso di lei, che gi si aspettava di essere afferrata.
Ebbe fortuna.
Ricevette soltanto un calcio nel didietro e qualche parola:
Fila via, bambina! Questo non  un posto per te!
Continu a correre senza fermarsi per almeno un chilometro.
I rami le graffiavano le braccia, le pigne le rotolavano sotto
i piedi e il profumo della resina le riempiva i polmoni.
Dopo tre quarti d'ora buoni, trov Rudy seduto accanto
alle biciclette arrugginite. Aveva raccolto quanto rimaneva del
pane e ne ruminava un pezzo duro e stantio.
Te l'avevo detto di non avvicinarti troppo, le disse.
Liesel gli mostr il sedere. C' rimasta un'impronta?

L'album segreto.

Qualche giorno prima di Natale ci fu un'altra incursione
aerea, ma sull'abitato di Molching non caddero bombe.
Secondo i notiziari radio, la maggior parte erano finite in aperta
campagna.
L'evento pi significativo accadde nel rifugio dei Fiedler.
Arrivati gli ultimi, tutti sedettero con solennit, in attesa.
Guardarono la ragazza.
Le parve di udire la voce di Pap: Se ci saranno altre incursioni,
continua a leggere nel rifugio.
Liesel indugiava: voleva essere sicura che lo desiderassero.
Fu Rudy a parlare per tutti: Leggi, Saumensch.
Apr il libro, e ancora una volta le parole si protesero verso
quanti si trovavano nel rifugio.
A casa, quando le sirene concessero a tutti di tornare fuori,
Liesel sedette in cucina con Mamma. Rosa pareva preoccupata.
Poco dopo afferr un coltello, uscendo dalla stanza.
Vieni con me.
And in salotto e tolse il lenzuolo dal materasso. Su un lato
c'era uno strappo ricucito. Sarebbe stato impossibile individuarlo,
se non si sapeva dove cercare. Rosa lo scuc con cura
con il coltello, e inser una mano nello squarcio, affondandovi
il braccio per tutta la lunghezza. Quando lo estrasse, stringeva
in mano l'album dei disegni di Max Vandenburg.
Mi ha chiesto di dartelo quando fossi stata pronta, disse.
Pensavo di farlo al tuo compleanno, poi a Natale. Rosa Hubermann
si rialz, con uno sguardo strano. Non era orgoglio:
forse il peso, la gravit del ricordo. Disse: Credo che tu sia
sempre stata pronta, Liesel. Fin dal momento in cui sei arrivata
qui, e ti sei aggrappata al cancello, meritavi di averlo.
Le porse l'album.
La copertina recitava:

. . . LA SCUOTITRICE DI PAROLE . . .
Piccola raccolta di pensieri per Liesel Meminger.

Liesel lo strinse delicatamente fra le mani, osservandolo.
Grazie, Mamma.
L'abbracci.
Ebbe una gran voglia di dire a Rosa Hubermann che le
voleva bene. Fu un peccato che non lo fece.
Avrebbe desiderato andare a leggere il libro in cantina, in
memoria dei vecchi tempi, ma Mamma la convinse a fare altrimenti.
Non per niente Max si ammal, laggi, disse, e ti
dico una cosa sola, ragazza: non lascer che ti ammali anche
tu.
Lesse in cucina.
Fessure rosse e gialle nella stufa.
La scuotitrice di parole.
Si addentr fra innumerevoli disegni e storie ed illustrazioni
con le didascalie. C'era Rudy su un podio con tre medaglie
d'oro appese al collo. Sotto c'era scritto Capelli color limone.
Fece la sua comparsa anche il pupazzo di neve, come pure
l'elenco dei tredici regali, per non parlare della rievocazione
delle infinite notti trascorse nello scantinato, o accanto al
fuoco.
Liesel trov molti pensieri, disegni e sogni relativi a Stoccarda
e alla Germania e al Fhrer. C'erano anche ricordi di
famiglia di Max: alla fine, non aveva potuto fare a meno di
includerli. Doveva farlo.
Poi arriv pagina 117.
Fu dove faceva la sua comparsa proprio La scuotitrice di
parole.
Si trattava di una fiaba o una favola, Liesel non ne era sicura.
Anche a distanza di giorni, quando cerc entrambe le
parole sul Vocabolario Duden, non riusc a stabilire una
distinzione.
Sulla pagina precedente c'era una breve annotazione.

. . . PAGINA 116 . . .

Liesel, ho solo abbozzato questo racconto.
Ho pensato che forse saresti stata troppo
grande per le favole, ma credo che nessuno lo sia mai.
Ho pensato a te, ai tuoi libri, alle tue parole,
e mi  venuta in mente questa storia strana.
Spero che ci trovi qualcosa di buono.

And alla pagina successiva.

C'ERA UNA VOLTA uno strano ometto. Aveva preso tre decisioni
importanti sulla sua vita:
1. Avrebbe portato la riga dei capelli dal lato opposto a tutti gli altri.
2. Si sarebbe fatto crescere dei curiosi baffetti.
3. Un giorno avrebbe dominato il mondo.
L'ometto and a zonzo per un certo tempo, riflettendo,
facendo progetti e immaginando in che maniera impadronirsi
del mondo. Poi un giorno, d'improvviso, gli venne in mente
il piano perfetto. Aveva notato una donna che stava
rimproverando il figlio. Il bambino era scoppiato a piangere
ed allora la mamma lo aveva confortato con molta dolcezza,
cos lui si era calmato e aveva persino sorriso. L'ometto si
precipit dalla donna,l'abbracci. Parole! disse sogghignando.
Che cosa? domand lei.
Non ebbe risposta.
l'uomo se n'era gi andato.
S, il Fhrer decise di dominare il mondo con le parole.
Non sparer mai un colpo, decise. Non ce ne sar bisogno.
Non si pu dire che fosse un temerario: almeno questo concediamoglielo.
Tuttavia non era neppure uno sciocco, niente affatto. Il suo primo piano
d'attacco consisteva nel seminare parole nel maggior numero
possibile di luoghi del suo Paese. Le semin giorno e notte,
e le coltiv. Le guard crescere finch, alla fine, in tutta
la Germania si potevano vedere grandi foreste di parole...
Era una nazione di pensieri coltivati. MENTREle parole
crescevano, il nostro giovane fhrer piantava anche semi per
far crescere simboli, e anche questi sbocciarono rigogliosi.
Infine arriv il momento giusto. Il Fhrer era pronto.
Invit il popolo a raggiungere il suo cuore glorioso,
richiamandolo con le parole pi abili e pi terribili, colte
a una a una nelle sue foreste. E il popolo accorse.
Furono collocati tutti su un nastro trasportatore e condotti verso
una macchina possente, che in pochi istanti offriva loro una
vita intera, furono ingollati di parole. Il tempo era
scomparso, e ora il popolo sapeva tutto ci che aveva
bisogno di sapere. Era ipnotizzato. Ognuno ricevette i
simboli che gli competevano, e tutti erano felici. Presto la
richiesta di parole e simboli aument al punto che, per
occuparsi delle foreste in crescita, si resero necessarie
molte persone. Alcuni furono adibiti ad arrampicarsi sugli
alberi per gettare gi le parole a quelli che stavano pi in
basso. Poi venivano riforniti direttamente dai magazzini dei
seguaci del Fhrer, per non parlare di quelli che tornavano
per averne ancora. Quelli che si arrampicavano sugli alberi
furono chiamati scuotitori di parole. I MIGLIORI erano
quelli che comprendevano l'autentico potere delle parole.
Riuscivano ad arrampicarsi sugli alberi pi alti. Tra gli
scuotitori di parole c'era una ragazzina minuta ed esile,
Era considerata la migliore della sua regione, perch si
rendeva conto di quanto impotente potesse essere una persona
SENZA parole. Era affamata di parole. Un giorno, incontr un
uomo disprezzato da tutto il Paese in cui entrambi erano
nati. Divennero buoni amici, e, quando l'uomo si ammal, la
scuotitrice di parole lasci che sul suo viso cadesse una
lacrima solitaria. La lacrima era fatta di amicizia -
un'unica parola - e, asciugandosi, divenne un seme.
Quando la ragazza si rec nella foresta piant quel seme fra gli
altri alberi. Ogni giorno lo innaffiava. Sulle prime non
accadde nulla, ma un pomeriggio, quando and a controllare
dopo una giornata passata a scuotere parole, not che era
spuntato un minuscolo germoglio. Lo contempl a lungo.
L'albero crebbe pi in fretta di qualunque altro, finch non
divenne il pi alto della foresta. Tutti accorrevano a
guardarlo, ne parlavano sottovoce, e aspettavano... il Fhrer.
Irritato, costui annunci immediatamente che quell'albero sarebbe
stato abbattuto. Allora la scuotitrice di parole si fece largo tra la folla.
Si butt in ginocchio:
Per favore, implor tra le lacrime, non pu tagliarlo.
Ma il Fhrer fu irremovibile. Non poteva permettersi di
concedere eccezioni. Mentre La scuotitrice di parole veniva
trascinata via, ordin al suo braccio destro: Ascia,
prego. IN QUEL MOMENTO, La scuotitrice di parole riusc a
liberarsi. Si arrampic svelta sull'albero e, anche se il
Fhrer tempestava il tronco con la scure, lo scal fino al
ramo pi alto. Da lass le voci e i colpi d'ascia si udivano
a malapena. Si avvicinarono nuvole simili a candidi mostri
dal cuore grigio. Impaurita, ma ostinata, La scuotitrice di
parole tenne duro. Aspettava che l'albero cadesse. L'albero,
per, non si mosse. Trascorsero molte ore, ma l'ascia non
riusciva a praticare nel tronco la pi piccola tacca.
Stremato, ilFhrer ordin a un altro uomo di continuare.
Passarono i giorni. Divennero settimane. Centonovantasei
soldati non erano riusciti a scalfire l'albero delLa
scuotitrice di parole.
Che cosa manger?si chiedeva la gente. Come far a
dormire? Non sapevano che altri scuotitori di parole le
gettavano viveri dagli alberi vicini, e la ragazza scendeva
fino ai rami pi bassi per raccoglierli. NEVIC. Piovve. Le
stagioni si alternarono. La scuotitrice di parole rimaneva
al suo posto. Quando anche l'ultimo boscaiolo si dette per
vinto, le grid dal basso: Scuotitrice di parole! Adesso
puoi scendere! Non c' nessuno in grado di abbattere quest'albero!
La scuotitrice di parole, che a malapena aveva udito la voce dell'uomo
sussurr: No, grazie, porgendo le parole attraverso i rami.
NESSUNO sapeva quanto tempo fosse passato, ma un pomeriggio
giunse in citt un nuovo boscaiolo. La sua sacca sembrava
troppo pesante per lui. Teneva a stento gli occhi aperti, e
i piedi, esausti, non lo reggevano. L'albero, chiese alla
gente. Dov' l'albero? L'uomo apr la sacca e ne trasse
fuori qualcosa di molto pi piccolo di un'ascia. Una folla
lo segu, e, quando arrivarono all'albero, le nuvole
nascondevano i rami pi elevati. La scuotitrice di parole
ud voci ovattate dire che un nuovo boscaiolo era venuto a
porre fine alla sua veglia. Non scender per nessuno,
dissero all'uomo. Non sapevano chi fosse il boscaiolo, e di
certo non immaginavano quanto fosse determinato. La gente lo
derise: Non si pu mica abbattere un albero con un vecchio
martello! Il giovane non li ascolt, e cerc nella sua
sacca qualche chiodo. Se ne mise in bocca tre, provando a
piantare il quarto nell'albero. I primi rami erano
altissimi, ormai, e stim che per raggiungerli gli
occorressero quattro chiodi da usare come gradini. Guarda
che idiota, tuon uno degli spettatori. Nessun altro 
riuscito a... L'uomo ammutol di colpo. IL PRIMO chiodo
penetr nell'albero, e dopo cinque martellate fu saldamente
piantato. Poi fu la volta del secondo, e il giovane prese ad
arrampicarsi. Dopo avere piantato il quarto chiodo, riusc a
raggiungere i rami. Ebbe la tentazione di gridare mentre
continuava a salire, ma decise di non farlo. L'ascesa pareva
durare chilometri. Gli occorsero molte ore per raggiungere
i rami bi alti, e quando lo fece trov la scuotitrice di
parole che dormiva, avvolta nelle coperte e nelle nuvole.
Rest immobile a guardarla per parecchi minuti. Il sole
riscaldava il soffitto di nubi. Il giovane si sporse a
toccarle un braccio, e la scuotitrice di parole si svegli.
Si strofin gli occhi, e dopo avere scrutato a lungo il viso
del boscaiolo domand: Sei proprio tu? Pensava:  proprio
dalla tua guancia che ho preso il seme? L'uomo annu. Il suo
cuore ebbe un sobbalzo, e dovette stringersi pi forte ai
rami. Sono io.
STETTERO INSIEME in cima all'albero. Quando le nubi si
dissiparono poterono scorgere l'intera foresta.
Non smetter di crescere, spieg lei. Ma neppure quest'albero.
Il giovane osserv il ramo che sosteneva la sua mano.
Quando ebbero guardato e parlato a sufficienza, incominciarono
a scendere, lasciando sui rami le coperte ed il cibo avanzato.
La gente non riusciva a credere ai propri occhi.
Nel momento in cui La scuotitrice di parole ed il
giovane misero piede a terra, l'albero mostr infine i segni
dei colpi d'ascia. Comparvero le ferite. Nel tronco si
aprirono fessure, e il suolo prese a tremare. Sta per
cadere! grid una donna. L'albero sta per cadere!
L'albero della scuotitrice di parole, in tutta la sua
altezza di chilometri e chilometri, incominciava a piegarsi,
temeva, come se fosse risucchiato a terra. Il mondo intero
sembr tremare, e quando la furia si plac, l'albero giaceva
disteso in mezzo alla foresta. La scuotitrice di parole ed il
giovane si arrampicarono sul tronco, adesso orizzontale.
Oltrepassarono i rami e iniziarono a camminare. Quando si
volsero a guardare, notarono che la maggior parte degli
spettatori stava tornando a casa. Dentro e fuori della
foresta. Mentre camminavano, per, si fermarono molte volte
ad ascoltare, credendo di udire dietro di loro parole e
voci, sull'albero della scuotitrice di parole.

Liesel rimase a lungo seduta al tavolo della cucina, domandandosi
dove fosse Max Vandenburg, in tutta quella foresta
all'esterno. La luce si spense e cadde addormentata. Mamma la
fece andare a letto, e lei obbed, stringendosi al petto l'album
dei disegni di Max.
Qualche ora dopo, quando si dest, trov la risposta alla sua
domanda. Ma certo che so dov', sussurr, e scivol nuovamente
nel sonno.
Sogn un albero.

La collezione di abiti dell'anarchico.

. . . HIMMELSTRASSE, 35. 24 DICEMBRE . . .

In assenza dei due capifamiglia, gli Steiner
avevano invitato Rosa, Trudy Hubermann e Liesel.
Quando arrivarono, Rudy stava ancora
descrivendo il proprio abbigliamento.
Vedendo Liesel rimase a bocca aperta,
ma solo un istante.

Nei giorni precedenti il Natale del 1942 nevic intensamente.
Liesel lesse pi volte La scuotitrice di parole, osservando
le numerose illustrazioni e didascalie. A volte s'interrompeva,
per riflettere su qualche passaggio.
La vigilia di Natale prese una decisione riguardo a Rudy. Al
diavolo, non si poteva arrivare troppo tardi.
Si present alla porta accanto subito prima che facesse
buio, dicendo a Rudy che aveva un regalo di Natale per lui.
Rudy le guard le mani. Poi sbirci per terra, accanto ai
piedi della ragazza. E allora, dove diavolo ?
Se dici cos puoi scordartelo.
Rudy cap. Non l'aveva mai vista cos prima di allora. Occhi
pungenti e dita nervose. Poteva persino fiutare una cert'aria
di ruberia che le aleggiava attorno. Questo regalo, le domand,
non ce l'hai ancora, vero?
No.
E nemmeno lo comprerai, vero?
Certo che no. Credi che abbia dei soldi? Nevicava ancora.
Sui fili d'erba il ghiaccio era simile a schegge di vetro.
Hai la chiave? gli chiese Liesel.
La chiave di che cosa? Non ci volle molto, per, perch
Rudy capisse. Rientr in casa, e poco dopo fu di ritorno.
Esclam, con le parole di Viktor Chemmel:  ora di andare
a fare compere.
La luce svaniva in fretta, e a eccezione della chiesa, tutta
Mnchenstrasse era chiusa per Natale. Liesel camminava svelta
per accordare il passo alle falcate pi lunghe dell'amico. Giunsero
alla vetrina del negozio prescelto: Steiner - Schneidermeister.
Sul vetro c'era una sottile patina di fanghiglia e sporcizia.
Dall'altra parte, i manichini stavano immobili come testimoni,
serissimi e grottescamente eleganti. Difficile sfuggire alla sensazione
che osservassero ogni cosa.
Rudy si cerc in tasca.
Era la vigilia di Natale.
Suo padre era dalle parti di Vienna.
Non credeva che gli importasse se s'introducevano nella
sua beneamata bottega: erano le circostanze a richiederlo.
La porta si apr docilmente ed i due fecero il loro ingresso.
Il primo impulso di Rudy fu accendere la luce, ma l'elettricit
era gi stata tagliata.
Candele?
Rudy ne fu costernato. Io ho portato la chiave. Poi, era
un'idea tua.
Mentre discutevano, Liesel inciamp in un ostacolo sul pavimento,
e un manichino le croll addosso. Le urt un bracco,
rovesciando i vestiti su di lei. Levami 'sta roba di dosso!
Il manichino era in quattro pezzi: torso e testa, gambe e le due
braccia separate. Quando riusc a liberarsi, Liesel si rialz bofonchiando:
Ges, Giuseppe e...
Rudy le batt su una spalla con la mano del manichino. Quando
Liesel si volt spaventata, lui gliela porse in atto di amicizia:
Lieto di conoscerla.
Per qualche minuto si mossero piano piano negli spazi ristretti
della bottega. Rudy si diresse verso il bancone. Quando
s'imbatt in una scatola vuota gett un grido, imprecando, poi
torn all'ingresso.  ridicolo, disse. Aspetta un momento
qui. Liesel rimase a sedere con in mano il braccio del manichino,
finch Rudy non fece ritorno dalla chiesa con una lampada
accesa.
Un anello di luce gli incorniciava il viso.
Allora, dove sarebbe il regalo di cui andavi cianciando? Sar
meglio che non sia uno di questi manichini.
Porta qui la lampada, rispose la ragazza.
Rudy la raggiunse all'estremit sinistra del negozio. Liesel
tenne la lampada con una mano, mentre con l'altra frugava fra
gli abiti appesi. Ne tir fuori uno, ma subito lo rimpiazz con
un altro. No, ancora troppo grande. Dopo altri due tentativi,
sollev di fronte a Rudy Steiner un completo blu scuro. Sembra
della tua misura.
Mentre Liesel sedeva al buio, Rudy si prov l'abito dietro una
tenda. Nel minuscolo cerchio luminoso, l'ombra delle braccia e
delle gambe fu tutto ci che la ragazza vedeva di lui.
Quando l'amico venne fuori, sollev la lampada per permettere
a Liesel di ammirarlo. Fuori della tenda la luce era come
un pilastro che risplendeva sul raffinato completo; rischiarava
per anche la camicia sporca che stava al di sotto, e le scarpe
malandate di Rudy.
Ebbene? domand.
Liesel continu la sua osservazione. Gli gir attorno, alzando
le spalle. Non male.
Non male? Sto molto meglio di "non male", mi pare.
A rovinare l'effetto sono le scarpe. E la tua faccia.
Rudy pos la lampada e si avvicin a Liesel fingendosi arrabbiato,
e la ragazza dovette riconoscere che un certo nervosismo
si stava impossessando di lei. Fu dunque con sollievo, e insieme
disappunto, che vide Rudy inciampare e cadere sopra l'infelice
manichino.
A terra, il ragazzo scoppi a ridere.
Poi chiuse gli occhi, serrandoli forte.
Liesel si precipit su di lui.
Bacialo, Liesel, bacialo.
Stai bene, Rudy? Rudy?
Pap mi manca, disse il ragazzo.
Frohe Weihnachten, rispose Liesel. Lo aiut a rialzarsi,
spianando le pieghe dell'abito. Buon Natale.
...
PARTE NONA. L'ultimo sconosciuto.

Contenente:
la tentazione successiva - un giocatore - le nevi
di Stalingrado - l'ultimo sconosciuto -
un fratello senza et - un incidente - il sapore
amaro delle domande - una cassetta degli attrezzi,
un delinquente, un orsacchiotto - un aeroplano
abbattuto - e un ritorno a casa.

La tentazione successiva.

Questa volta c'erano i biscotti.
Per erano stantii.
Dei Kipferl avanzati da Natale, rimasti sulla scrivania almeno
due settimane. Simili a ferri di cavallo in miniatura con uno
strato di glassa di zucchero, quelli in fondo aderivano al piatto; i
rimanenti erano accumulati sopra, in un mucchietto disordinato.
Liesel ne sentiva gi l'aroma quando le sue dita s'irrigidirono
sul davanzale della finestra. La stanza odorava di zucchero e
pasta, e di migliaia di pagine.
Non c'erano indizi, ma non ci volle molto perch Liesel intuisse
che Ilsa Hermann era stata di nuovo l, e non la sfior neppure
il pensiero che i biscotti non fossero per lei. Arretr fino
alla finestra, facendo passare un bisbiglio attraverso la fessura.
Il nome bisbigliato era Rudy.
Quel giorno erano venuti a piedi perch la strada era troppo
scivolosa per le biciclette. Il ragazzo stava sotto la finestra, a
fare il palo. Quando lei lo chiam, comparve la sua faccia, e lei
gli pass il piatto. Non le occorse molto per persuadere Rudy
a prenderlo.
I suoi occhi banchettavano sui biscotti, e le domand:
Nient'altro? Niente latte?
Che cosa?
Latte, ripet lui, stavolta pi forte. Se avesse colto o meno
il tono risentito nella voce di Liesel, di certo non lo mostr.
Il viso della ladra di libri ricomparve sopra di lui. Sei scemo?
Non posso rubare solo il libro?
Sicuro. Volevo solo dire che...
Liesel si diresse verso lo scaffale lontano, dietro la scrivania.
Trov carta e penna nel cassetto pi alto e scrisse Grazie,
lasciando in vista il biglietto.
Alla sua destra, un libro sporgeva come un osso. Il suo biancore
era schiacciato dalle lettere scure del titolo: Die Letzte
Menschliche Fremde... L'ultimo sconosciuto. Sussurr dolcemente
mentre la ragazza lo estraeva dallo scaffale. Ne piovve
un po' di polvere.
Proprio mentre era gi alla finestra e stava per filarsela per
quella via, la porta della biblioteca si apr cigolando.
Liesel teneva un ginocchio sollevato e la mano con il libro rubato
sul davanzale della finestra. Quando si volse per il rumore,
vide la moglie del sindaco, che indossava una vestaglia nuova di
zecca e un paio di pantofole. Sulla tasca del petto della vestaglia
c'era una svastica ricamata: la propaganda aveva raggiunto persino
la stanza da bagno.
Si squadrarono.
Liesel fiss il petto di Ilsa Hermann e alz il braccio. Heil
Hitler.
Stava per andarsene, quando un pensiero la colp.
I biscotti.
Erano l da settimane.
Ci voleva dire che, se il sindaco frequentava la biblioteca,
doveva averli visti. Doveva avere chiesto perch stavano l.
Oppure - e, appena Liesel lo pens, l'idea la colm d'un singolare
ottimismo - magari non era la biblioteca del sindaco, bens
quella di Ilsa Hermann stessa.
Non sapeva perch fosse tanto importante, ma la rallegrava
che quella stanza piena di libri appartenesse alla donna. Era
stata lei a farvela entrare per la prima volta, offrendole la sua
prima, persino letterale finestra di possibilit. Cos andava meglio,
i conti sembravano tornare.
Quando accenn a muoversi di nuovo, Liesel pos tutto e
fece una domanda.
Questa  la sua stanza, vero? disse.
La moglie del sindaco s'irrigid. Ero solita leggere qui, con
mio figlio. Ma poi...
La mano di Liesel sfior l'aria dietro di lei. Vedeva una madre
leggere sul pavimento assieme a un bambino, indicandogli
con il dito le figure e le parole. Poi vide una guerra alla finestra.
Lo so.
Un'esclamazione irruppe dall'esterno: Che cosa dici?
Liesel rispose, sibilandosi aspramente alle spalle: Zitto, Saukerl,
e guarda la strada. Torn a rivolgersi a Ilsa Hermann,
porgendo lentamente le parole: Dunque tutti questi libri...
Sono quasi tutti miei. Alcuni sono di mio marito, altri erano
di mio figlio, come sai.
Ora da parte di Liesel c'era un certo imbarazzo. Aveva le
guance in fiamme. Ho sempre pensato che fosse la stanza del
sindaco.
Perch? La donna pareva divertita.
Liesel not che aveva svastiche anche sulla punta delle pantofole.
 il sindaco. Credevo che leggesse molto.
La moglie del sindaco si mise le mani nelle tasche. Ultimamente,
sei tu a fare maggiormente uso di questa stanza.
Ha letto questo? Liesel sollev L'ultimo sconosciuto.
Ilsa guard il titolo pi da vicino. S, l'ho letto.
 bello?
Non male.
C'era una certa urgenza di andare via, adesso, ma anche un
singolare assillo a rimanere. Fece per parlare, per le parole disponibili
erano troppe e troppo affrettate. Pi volte tent di
afferrarle, ma fu la moglie del sindaco a prendere l'iniziativa.
Vide il volto di Rudy alla finestra, o, pi precisamente, i suoi
capelli luminosi. Credo che faresti meglio ad andare, disse.
Ti aspetta.
Sulla via di casa mangiarono.
Sei sicura che non ci fosse nient'altro? chiese Rudy. Doveva
esserci.
Siamo stati fortunati a prendere i biscotti. Liesel osserv
il regalo fra le braccia di Rudy. Adesso dimmi la verit: ne hai
mangiato qualcuno prima che uscissi?
Rudy s'indign. Ehi, qui chi ruba sei tu, non io.
Non cercare di fregarmi, Saukerl. Ti vedo dello zucchero
sulla bocca.
Infuriato, Rudy resse il piatto con una mano sola, ripulendosi
con l'altra. Non ne ho mangiato nessuno, te l'assicuro.
Met dei biscotti se n'erano andati prima che giungessero al
ponte, e divisero il rimanente con Tommy Mller, nella
Himmelstrasse.
Quando finirono di mangiare, ebbero soltanto un ripensamento,
che Rudy espose ad alta voce: Che cosa diavolo ce ne
facciamo del piatto?

Il giocatore.

Pi o meno nel momento in cui Liesel e Rudy mangiavano i
biscotti, gli uomini fuori servizio dell'LSE giocavano a carte in
una citt non lontana da Essen. Erano reduci dal lungo viaggio
da Stoccarda e puntavano sigarette. Reinhold Zucker non era
felice.
Quello bara, ci giurerei, bofonchi. Si trovavano in un
casotto che gli serviva da baraccamento, e Hans Hubermann
aveva appena vinto la sua terza mano consecutiva. Zucker gett
via le sue carte disgustato, e si pettin i capelli unti con tre dita
dalle unghie sporche.

. . . ALCUNE INFORMAZIONI . . .
SU REINHOLD ZUCKER.

Aveva ventiquattro anni. Quando vinceva
una mano a carte gongolava, portandosi al naso
i cilindri di tabacco per annusarli.
il profumo della vittoria, diceva.
Un'altra informazione:
sarebbe morto con la bocca aperta.

A differenza del giovanotto alla sua sinistra, Hans Hubermann
non gongolava quando vinceva. Era talmente generoso
che addirittura offr a ciascuno una delle sue sigarette e gliel'accese.
Tutti, eccetto Reinhold Zucker, accettarono l'offerta. Lui
rifiut, gettando la sigaretta al centro della scatola capovolta.
Non ho bisogno della tua elemosina, vecchio. Si alz e usc.
Che ha che non va? chiese il sergente, ma nessuno si prese
la briga di rispondere. Reinhold Zucker non era altro che un
ragazzo di ventiquattro anni, e non poteva giocare a carte per
salvarsi la vita.
Se non avesse perduto le sue sigarette con Hans Hubermann,
non l'avrebbe disprezzato; se non l'avesse disprezzato,
non avrebbe preso il suo posto qualche settimana dopo, su una
strada del tutto priva di pericoli.
Un posto, due uomini, una breve discussione e io.
A volte mi fa morire, il modo in cui la gente muore.

Le nevi di Stalingrado.

A met del gennaio 1943, il budello della Himmelstrasse era
buio e miserabile. Liesel chiuse il cancello e and a bussare alla
porta di Frau Holtzapfel. Rimase stupita da chi le rispose.
Il suo primo pensiero fu che quell'uomo fosse uno dei figli,
ma non assomigliava a nessuno dei fratelli nella fotografia incorniciata
presso la porta. Pareva di gran lunga troppo vecchio,
per quanto fosse difficile dirlo. Aveva il volto irto di barba, gli
occhi gravi e colmi di sofferenza. Dalla manica del cappotto gli
usciva una mano fasciata, e ciliegie di sangue filtravano attraverso
le bende.
Magari dovresti tornare pi tardi.
Liesel cerc di guardare al di l dell'uomo. Era sul punto di
chiamare Frau Holtzapfel, ma lui la ferm.
Bambina, disse, torna pi tardi. Ti dir io quando. Da
dove vieni?
Pi di tre ore dopo fu bussato alla porta del 33 di Himmelstrasse,
e Liesel si trov di fronte quell'uomo. Le ciliegie di sangue
erano divenute susine.
Ora  a tua disposizione.
Fuori, nell'incerta luce grigia, Liesel non pot fare a meno
di chiedere all'uomo che cosa fosse capitato alla sua mano. Lui
sbuff dalle narici - un'unica sillaba - prima di rispondere:
Stalingrado.
Prego? L'uomo aveva parlato fissando il vento. Non l'ho
sentita.
Lui ripet, alzando un po' la voce, e questa volta rispose compiutamente.
 successo a Stalingrado. Sono stato colpito alle
costole e mi hanno portato via tre dita. Ti basta come risposta?
Si mise in tasca la mano sana, fremendo di disprezzo per il vento
tedesco. Tu credi che qui faccia freddo?
Liesel sfior il muro accanto a lei. Non poteva mentire. S,
certo.
L'uomo rise. Questo non  freddo. Tir fuori una sigaretta,
ficcandosela in bocca. Cerc di accendere un fiammifero con
una mano sola. Con quel tempo sarebbe stato difficile riuscirci
con tutt'e due le mani, ma con una sola era impossibile. Lasci
cadere la scatola dei fiammiferi, imprecando.
Liesel la raccolse.
Prese la sigaretta e se la mise in bocca. Neppure lei, per,
riusc ad accenderla.
Devi aspirare, spieg l'uomo. Con questo tempo, si accende
solo se tiri. Verstehst?
Liesel fece un altro tentativo, cercando di ricordare come
faceva Pap. Stavolta le si riemp la bocca di fumo, che le oltrepass
i denti, graffiandole la gola; ma si trattenne dal tossire.
Brava. Afferr la sigaretta e aspir, poi allung la mano
sana verso la ragazza. Michael Holtzapfel.
Liesel Meminger.
Sei venuta a leggere per mia madre?
In quel momento alle sue spalle giunse Rosa, e Liesel pot
avvertire il suo stupore anche senza vederla.
Michael? domand. Sei tu?
Michael Holtzapfel annu. Guten Tag, Frau Hubermann. 
passato un bel po' di tempo.
Sembri cos...
Vecchio?
Rosa era ancora stupefatta, ma si ricompose. Vuoi entrare?
Ho visto che hai incontrato la mia figlia adottiva... La sua voce
si affievol, quando not la mano insanguinata.
Mio fratello  morto, disse Michael Holtzapfel, e fu come
se avesse sferrato un pugno. Rosa vacill. La guerra voleva dire
morte, certo, ma mancava sempre la terra sotto i piedi quando
a esserne vittima era qualcuno che si conosceva da tanto tempo.
Rosa aveva visto crescere tutt'e due i ragazzi Holtzapfel.
Il giovane invecchiato riusc a narrare l'accaduto senza che
gli saltassero i nervi. Ero in uno dei fabbricati che usavamo
come ospedale, quando lo portarono. Era una settimana prima
che tornassi a casa. Passai tre giorni seduto con lui, aspettando
che morisse...
Mi dispiace. Non sembrava che le parole uscissero dalla
bocca di Rosa: quella sera era come se accanto a Liesel Meminger
ci fosse un'altra persona, ma la ragazza non aveva il coraggio
di guardarla.
Per favore, non dica altro, l'interruppe Michael. Posso far
leggere la ragazza? Dubito che mia madre senta, ma le ha detto
di venire.
S, falla andare.
Erano a met del vialetto quando Michael Holtzapfel ramment
qualcosa e torn indietro. Rosa? Ci fu un attimo di attesa,
mentre Mamma riapriva l'uscio. Ho sentito che suo figlio
era l, in Russia. Ho incontrato per caso qualcuno di Molching,
e me l'hanno detto. Ma di sicuro lo sapeva gi.
Rosa tent di trattenerlo. Corse fuori, afferrandolo per una
manica. No. Un giorno se n' andato e non  mai tornato.
Abbiamo cercato di ritrovarlo, ma poi sono successe tante cose,
c' stata...
Michael Holtzapfel era ben deciso a filarsela: l'ultima cosa
che desiderasse udire era un'altra storia disperata.
Divincolandosi, disse: Per quanto ne so io,  vivo. Raggiunse Liesel al
cancello, ma la ragazza non and alla porta accanto. Guardava
il viso di Rosa, a un tempo abbattuto e sollevato.
Mamma?
Rosa alz una mano. Va'.
Liesel indugiava.
Ti ho detto di andare.
Quando furono di nuovo a fianco a fianco, il reduce cerc
di fare conversazione. Doveva rammaricarsi del suo errore con
Rosa, tentando di seppellirlo sotto altre parole. Non riesco ancora
a farla smettere di sanguinare, disse, sollevando la mano
bendata. Liesel fu davvero lieta di entrare nella cucina degli
Holtzapfel. Pi presto si metteva a leggere, meglio era.
Frau Holtzapfel sedeva con il volto rigato di lacrime.
Suo figlio era morto.
Ma non era che la met del suo dolore.
Non avrebbe mai saputo realmente com'era accaduto, per
indiscutibilmente ti so dire che uno dei nostri qui lo sa. Sembro
sempre sapere che cosa accadeva quando c'erano neve, cannoni
e svariate confusioni di lingue umane.
Quando immagino la cucina di Frau Holtzapfel, non vedo
il fornello od i cucchiai di legno od il lavello, n nessun'altra cosa
del genere. Non come prima immagine, almeno. Ci che vedo
 l'inverno russo e la neve che cade dal cielo, e il destino del
secondo figlio di Frau Holtzapfel.
Il suo nome era Robert, ed ecco ci che gli accadde.

. . . BREVE RACCONTO DI GUERRA . . .

Aveva le gambe amputate all'altezza degli stinchi,
e mor sotto gli occhi del fratello,
in un freddo, puzzolente ospedale.

Era il 5 gennaio 1943, in Russia, un'altra giornata gelida.
Fuori, fra la citt e la neve, c'erano dovunque russi e tedeschi
morti. I rimanenti sparavano alle pagine vuote che avevano di
fronte. Tre idiomi s'intrecciavano: il russo, quello delle pallottole
ed il tedesco.
Mentre mi aggiravo fra le anime dei caduti, un uomo disse:
Mi fa male lo stomaco. Lo ripet parecchie volte. Nonostante
il dolore, si trascin avanti, verso una sagoma scura e informe.
Quando il soldato ferito allo stomaco la raggiunse, vide che si
trattava di Robert Holtzapfel. Con le mani zuppe di sangue ammucchiava
la neve sugli stinchi, dove le gambe gli erano state
tranciate dall'ultima esplosione.
Dal terreno saliva vapore. La vista e l'odore della neve sporca.
Sono io, disse il soldato. Sono Pieter. Si trascin un po'
pi vicino.
Pieter? chiese Robert, con voce sempre pi debole. Doveva
essersi accorto che ero l vicina.
Pieter? domand ancora.
Per qualche ragione, i moribondi fanno sempre domande di
cui conoscono gi la risposta.
Forse perch cos possono morire avendo ragione.
D'un tratto le voci risuonarono tutte uguali.
Robert Holtzapfel croll alla sua destra, sul terreno freddo.
Sono certa che credeva di incontrarmi l, in quel momento.
Non fu cos.
Disgraziatamente per il giovane tedesco, quel pomeriggio
non lo presi. Passai oltre con altre povere anime fra le braccia,
e tornai dai russi.
Andavo avanti e indietro.
Uomini fatti a pezzi.
Non era uno scherzo, te lo dico io.
Come Michael raccont alla madre, solo tre lunghissimi giorni
dopo venni dal soldato che aveva perso i piedi a Stalingrado.
La mia fu una comparsa molto richiesta nell'improvvisato ospedaletto,
e l'odore mi fece fare un passo indietro.
Un uomo con la mano fasciata diceva al soldato muto, dal
viso stravolto, che sarebbe sopravvissuto. Presto sarai a casa,
lo rassicurava.
S, a casa, pensai. Per sempre.
Ti aspetter, prosegu. Vado a casa alla fine di questa settimana,
ma ti aspetter.
A met della successiva frase di suo fratello, io raccolsi l'anima
di Robert Holtzapfel.
Di solito mi devo sforzare, guardare attraverso il soffitto
quando sono all'interno, invece in quel particolare edificio ebbi
fortuna. Una piccola porzione del tetto era stata distrutta e potevo
vedere direttamente fuori. A un metro di distanza, Michael
Holtzapfel parlava ancora. Cercai di ignorarlo, osservando
il foro sopra di me. Il cielo era bianco, ma si guastava in fretta.
Come sempre, stava per divenire un enorme tendone. Il sangue
vi colava attraverso, a chiazze, le nuvole erano sporche come
orme sulla neve liquefatta.
Orme? chiederete voi.
Mi domando di chi potessero essere.
Liesel leggeva nella cucina di Frau Holtzapfel. Le pagine
passavano senza essere udite, e per me, quando il panorama
della Russia mi si sbiadisce davanti agli occhi, la neve non vuole
smettere di cadere dal soffitto. Il bricco ne  coperto, come
pure la tavola. Anche gli uomini hanno addosso chiazze di neve,
sulla testa e sulle spalle.
Il fratello rabbrividisce.
La donna piange.
E la ragazza continua a leggere, perch  l per quel motivo, e
le piace servire a qualcosa, dopo le nevi di Stalingrado.

Il fratello senza et.

Mancava qualche settimana perch Liesel Meminger compisse
quattordici anni.
Pap era ancora lontano.
Aveva fatto altre tre letture con la donna costernata. Molte
sere guardava Rosa sedere con la fisarmonica e pregare con il
mento posato sul mantice.
Adesso, pens,  venuto il momento. Di solito era rubare a
metterla di buon umore, ma quel giorno fu restituire qualcosa.
Frug sotto il letto, tirandone fuori il piatto. Lo lav in cucina
pi in fretta che pot, e usc. Era bello camminare per le strade
di Molching. L'aria era tagliente e piatta come il Watschen di
una maestra sadica, o di una suora. Le sue scarpe erano l'unico
rumore in tutta la Mnchenstrasse.
Mentre attraversava il fiume, un accenno di sole fece capolino
dietro le nuvole.
Al numero 8 della Grandestrasse sal i gradini, lasci il piatto
davanti alla porta d'ingresso e buss; quando l'uscio venne
aperto, la ragazza era gi dietro l'angolo. Liesel non si guard
alle spalle, ma sapeva che, se l'avesse fatto, avrebbe trovato di
nuovo suo fratello in fondo ai gradini, con il ginocchio completamente
guarito. Poteva addirittura udirne la voce: Va meglio,
Liesel.
Fu con profonda tristezza che si rese conto di come suo fratello
avrebbe avuto per sempre sei anni, ma, quando lo pens,
fece anche uno sforzo per sorridere.
Indugi sul fiume Amper, presso il ponte dove Pap era solito
fermarsi e chinarsi a guardare gi.
Sorrise e sorrise, e quando tutto fin torn a casa, e suo fratello
non s'insinu mai pi nei suoi sonni. Per pi versi le sarebbe
mancato; mai, per, avrebbe potuto sentire la mancanza dei
suoi occhi morti sul pavimento del treno, o il rumore della tosse
che l'aveva ucciso.
Quella notte la ladra di libri giacque a letto, e il ragazzo le fece
visita soltanto prima che chiudesse gli occhi. In quella stanza
Liesel riceveva sempre visite. Veniva Pap, e la chiamava mezza
donna. In un angolo Max scriveva La scuotitrice di parole. Rudy
stava nudo sulla porta. Di tanto in tanto c'era sua madre, sul
predellino di un treno accanto al letto. E lontano, nella stanza
che si allungava come un ponte verso una citt senza nome, suo
fratello Werner giocava nella neve di un cimitero.
Dal salotto, come un metronomo per le sue visioni, Rosa russava,
e Liesel giaceva sveglia, accerchiata, ma ricordando altres
una frase del suo ultimo libro.

. . . L'ULTIMO SCONOSCIUTO, PAG. 38 . . .

In ogni via della citt c'era gente,
ma se fossero state vuote lo sconosciuto
non avrebbe potuto essere pi solo.

Quando si faceva giorno le visioni se ne andavano, e Liesel
udiva, in salotto, un sommesso mormorio di parole. Rosa sedeva
con la fisarmonica, di nuovo pregando.
Falli tornare vivi, ripeteva. Ti prego, Signore, ti prego.
Tutti. Persino le rughe intorno ai suoi occhi erano mani
giunte.
La fisarmonica doveva farle male, ma non si muoveva.
Rosa non parl mai con Hans di quei momenti, ma Liesel
pensava che dovettero essere quelle preghiere ad aiutare Pap a
sopravvivere all'incidente dell'LSE a Essen. Se non l'aiutarono,
senza dubbio neppure gli fecero del male.

L'incidente.

Era un pomeriggio stranamente luminoso, e gli uomini salivano
su un autocarro. Hans Hubermann si era appena seduto
al suo posto; Reinhold Zucker era in piedi sopra di lui.
Lvati, disse.
Bitte? Prego?
Zucker era curvo sotto il tendone del veicolo. Ti ho detto
di levarti, Arschloch. La selva untuosa della sua frangetta gli
ricadeva a ciocche sulla fronte. Scambiamoci di posto.
Hans era confuso. Il sedile di fondo era probabilmente il
pi scomodo di tutti, il pi pieno di correnti d'aria, il pi freddo.
Perch?
Che importa? Zucker stava perdendo la pazienza. Magari
voglio scendere per primo per andare al cesso.
Hans fece presto ad accorgersi che il resto del reparto gi
osservava quel penoso diverbio fra due persone che si supponeva
adulte. Non aveva voglia di cedere, n gli andava di
subire una prepotenza. Inoltre avevano appena terminato un
turno faticoso, e non avrebbe avuto la forza di litigare. Con la
schiena curva, si diresse verso il posto rimasto libero a met
dell'autocarro.
Perch l'hai data vinta a quello Scheisskopf? chiese l'uomo
accanto a lui.
Hans accese un fiammifero, offrendogli di dividere con lui la
sigaretta. Laggi la corrente d'aria mi arriva dritta nelle
orecchie.

. . . IL DANNO, ESSEN . . .

Sei uomini bruciati da sigarette.
Due mani fratturate.
Parecchie dita spezzate.
Una gamba rotta per Hans Hubermann.
L'osso del collo per Reinhold Zucker,
spezzato quasi all'altezza
dei lobi delle orecchie.

Si trascinarono fuori a vicenda, finch nell'autocarro non rimase
che il cadavere.
Il guidatore, Helmut Brohmann, sedeva in terra grattandosi
la testa.  scoppiata la gomma, spieg. Alcuni gli sedevano
accanto, a fargli eco che non era colpa sua; altri gironzolavano
fumando e chiedendosi l'un l'altro se avessero ferite abbastanza
serie da essere esonerati dal servizio. Un altro gruppetto si era
radunato dietro l'autocarro, a esaminare il corpo.
Presso un albero, una lama di intenso dolore si andava facendo
strada in una gamba di Hans Hubermann. Poteva toccare
a me, disse.
Che cosa? chiese dall'autocarro il sergente.
Era seduto nel mio posto.
Helmut Brohmann si riprese e risal nella cabina di guida. Di
sghembo, tent di riaccendere il motore, ma non ci fu verso. Si
mand a cercare un altro camion, come pure un'ambulanza,
che per non venne.
Sapete che cosa significa, no? disse Boris Schipper. Lo
sapevano.
Quando ripresero il tragitto verso il campo, ognuno tentava
di non guardare il ghigno a bocca aperta di Reinhold Zucker.
Ve l'avevo detto che avremmo dovuto girarlo a faccia in gi,
osserv qualcuno. A volte certuni se ne dimenticavano e posavano
i piedi sul cadavere. All'arrivo, cercarono tutti di scansare
il compito di tirarlo gi. Sbrigata la faccenda, Hans Hubermann
fece qualche passetto prima che il dolore gli esplodesse
nella gamba, facendolo cadere.
Un'ora dopo, quando il dottore lo visit, gli fu detto che era
effettivamente fratturata. Era presente il sergente, con un mezzo
sogghigno.
Bene, Hubermann, sembra proprio che per questo tu te ne
vada, no? Scuoteva la faccia tonda, fumando, ed elenc che
cosa sarebbe avvenuto. Tu ti riposerai, poi mi chiederanno che
fare di te. Io gli dir che hai fatto un gran lavoro. Soffi un
altro po' di fumo. Credo che gli dir che non sei pi idoneo
per l'LSE, e che dovresti essere rimandato a Monaco, a lavorare
in qualche ufficio od a fare le pulizie che occorrono. Che te ne
pare?
Incapace di trattenere una risata pur tra le smorfie di dolore,
Hans rispose: Mi pare una bella cosa, sergente.
Boris Schipper fin la sua sigaretta. Accidenti se  bella. Fossi
fortunato io come te, Hubermann. Sei fortunato a essere un
brav'uomo, e generoso con le sigarette.
Nella stanza accanto si preparava il gesso.

Il sapore amaro delle domande.

Una settimana esatta dopo il compleanno di Liesel, a met
febbraio, lei e Rosa ricevettero finalmente da Hans Hubermann
una lettera pi lunga della precedente.
La ragazza corse in casa non appena la trov nella cassetta
delle lettere, per mostrarla a Mamma, e Rosa gliela fece leggere
a voce alta; non seppero frenare la loro emozione quando Liesel
arriv al passaggio sulla gamba rotta.
A un tratto la ragazza si interruppe.
Era rimasta talmente colpita da una frase da dimenticare di
leggerla ad alta voce.
Che cosa c', Saumensch? la incalz Rosa.
Liesel alz gli occhi dal foglio.
Il sergente aveva mantenuto la sua parola. Torna a casa,
Mamma. Pap torna a casa!
Si abbracciarono in cucina, e la lettera rimase spiegazzata fra
i loro corpi. Una gamba fratturata era decisamente un avvenimento
da festeggiare.
Quando Liesel comunic la novit alla porta accanto, Barbara
Steiner ne fu entusiasta. Strofin le braccia della ragazza,
chiamando il resto della famiglia. In cucina, l'intera casata degli
Steiner parve elettrizzata dalla notizia che Hans Hubermann
tornava a casa. Rudy sorrideva e rideva, e Liesel intu che perlomeno
ci provava; avvertiva tuttavia anche il sapore amaro delle
domande nella bocca del ragazzo.
Perch lui?
Perch Hans Hubermann e non Alex Steiner?
Ebbe un'idea.

Una cassetta degli attrezzi, un delinquente, un orsacchiotto.

Da quando suo padre era stato chiamato alle armi, nell'ottobre
precedente, l'irritazione di Rudy era andata costantemente
in crescendo. Ci mancava solo la notizia del ritorno di Hans
Hubermann perch facesse ancora qualche passo in pi. Con
Liesel non disse una parola. Non stava a lagnarsi che non era
giusto; la sua decisione fu di agire.
Port una cassetta di metallo nella Himmelstrasse, nell'ora
del furto, il tardo pomeriggio, quando iniziava a fare buio.

. . . LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI . . .
DI RUDY.

Era a chiazze rosse ed aveva le dimensioni
di una grossa scatola da scarpe.
Il suo contenuto era il seguente:
1 coltello tascabile arrugginito;
1 piccola torcia elettrica;
2 martelli (uno medio, uno piccolo);
1 salvietta;
3 cacciaviti (di varie misure);
1 paio di occhiali da sci;
1 paio di calze pulite;
1 orsacchiotto di pezza.

Liesel lo vide dalla finestra della cucina: i suoi passi erano
decisi, il viso risoluto, proprio come il giorno che era andato
a trovare suo padre. Stringeva il manico della cassetta con
tutta la sua forza, e le sue movenze erano rigide per la collera.
La ladra di libri lasci cadere l'asciugamano che reggeva, e
al suo posto strinse fra le mani un unico pensiero.
Va a rubare.
Corse fuori per raggiungerlo.
Dove vai, Rudy?
Rudy si limit a tirare dritto per la sua strada, parlando
all'aria fredda davanti a lui. Presso l'isolato dove abitava
Tommy Mller disse: Sai, Liesel, pensavo che tu non sei
affatto una ladra. Non le diede neppure una possibilit di
ribattere. Quella donna ti fa entrare. Ti lascia persino l i
biscotti, Cristo. Io quello mica lo chiamo rubare. Rubare 
quello che fa l'esercito: si piglia tuo padre, e il mio. Tir
un calcio a un sasso, mandandolo a sbatacchiare contro un
cancello. Camminava pi in fretta. Tutti quei ricchi nazisti
lass, in Grandestrasse, Gelbstrasse, Heidestrasse.
Liesel non capiva, ma prosegu. Avevano superato la bottega
di Frau Diller e avevano gi fatto un bel pezzo della
Mnchenstrasse.
Rudy...
Che effetto fa, comunque?
Che effetto fa che cosa?
Quando pigli uno di quei libri?
Per il momento decise di rimanere zitta. Se lui voleva una
risposta doveva insistere, e lo fece. Allora? Ancora una
volta, per, fu Rudy a rispondere, prima ancora che Liesel
potesse aprire bocca. Piace, no? Rubare qualche cosa.
Liesel concentr la sua attenzione sulla cassetta degli attrezzi,
nel tentativo di farlo rallentare.
Che ci tieni, l dentro?
Lui si chin e l'apr.
Tutto sembrava avere un senso, tranne l'orsacchiotto.
Mentre camminavano, Rudy parl ampiamente della cassetta
degli attrezzi, e di che cosa avrebbe fatto con ogni attrezzo. Per
esempio, i martelli servivano a spaccare le finestre e la salvietta
ad avvolgerli, per soffocare il rumore.
E l'orsacchiotto?
Apparteneva ad Anna-Maria Steiner, e non era pi grosso di
uno dei libri di Liesel. La pelliccia era ispida e logora. Occhi e
orecchie erano stati ricuciti pi volte, ma nonostante ci aveva
ancora un'aria affettuosa.
Questo, rispose Rudy,  il colpo del maestro.  se per
caso un bambino mi scopre mentre sono in casa: io glielo do per
farlo stare tranquillo.
E che cosa hai intenzione di rubare?
Lui alz le spalle. Denaro, cibo, gioielli. Qualunque cosa su
cui metto le mani. Sembrava piuttosto semplice.
Appena un quarto d'ora dopo, quando scrut il suo viso fattosi
d'un tratto silenzioso, Liesel si rese conto che Rudy non
avrebbe rubato niente. La sua risolutezza era scomparsa, e, per
quanto contemplasse ancora gli immaginari trionfi del furto, la
ragazza intuiva che non ci credeva. Rudy provava a crederci, e
non  mai un buon segno. La sua criminosa grandezza gli spiegava
le vele davanti agli occhi, e, mentre i loro passi rallentavano
e osservavano le case, il sollievo di Liesel le cresceva dentro
sempre pi puro e pi triste.
Era la Gelbstrasse.
Nel complesso, le case erano grosse e buie.
Rudy si tolse le scarpe, reggendole nella sinistra, mentre teneva
nell'altra la cassetta degli attrezzi.
Fra le nuvole c'era la luna: forse un chilometro di luce.
Che cosa aspetto? chiese, ma Liesel non rispose. Rudy
apr di nuovo la bocca, senza per dire nulla. Pos in terra la
cassetta degli attrezzi e ci si sedette sopra.
Le calze gli si fecero fredde ed umide.
Per fortuna ce n' un altro paio nella cassetta, sugger
Liesel, e lo vedeva sforzarsi, suo malgrado, di non ridere.
Rudy attravers la strada, di fronte all'altro lato, e adesso
c'era posto a sedere anche per Liesel.
La ladra di libri e il suo miglior amico sedettero in mezzo
alla strada schiena contro schiena, su una cassetta di attrezzi
a chiazze rosse. Rimasero per un bel po' a guardare ognuno
in direzioni diverse. Quando si alzarono e tornarono a casa,
Rudy si cambi le calze, lasciando per strada le altre. Un regalo
alla Gelbstrasse, decise.

. . . LA VERIT DI RUDY STEINER . . .

Credo di essere pi bravo ad abbandonare
le cose che a rubarle.

Qualche settimana dopo la cassetta degli attrezzi fin con
il tornare utile. Rudy la liber di cacciavite e martelli, decidendo
invece di riempirla con oggetti utili agli Steiner, in
vista della prossima incursione aerea. Vi mise soltanto
l'orsacchiotto.
Il 9 marzo Rudy usc di casa con la cassetta mentre le sirene
facevano di nuovo sentire la loro voce a Molching.
Mentre gli Steiner si affrettavano lungo la Himmelstrasse,
Michael Holtzapfel buss furiosamente alla porta di Rosa
Hubermann. Quando lei e Liesel uscirono, espose il suo problema.
Mia madre, disse, con la fasciatura ancora insanguinata.
Non vuol venire. Se ne sta seduta al tavolo della
cucina.
Passavano le settimane, ma Frau Holtzapfel non accennava
a riprendersi. Quando Liesel andava a leggere per lei, la donna
passava la maggior parte del tempo a fissare la finestra. Le
sue parole erano calme, immobili. Brutalit e ingiurie le erano
state completamente strappate via dal volto. Era Michael ad
aprire la porta a Liesel, a offrirle il caff e ringraziarla.
Entr in azione Rosa.
Attravers come un fulmine il cancello, fermandosi
sull'uscio aperto della vicina. Holtzapfel! Si udivano soltanto
le sirene d'allarme e la voce tonante di Rosa. Vieni fuori,
Holtzapfel, miserabile vecchia porca! Il tatto non era mai
stato il forte di Rosa Hubermann. Se non vieni fuori, moriremo
tutti quanti in mezzo alla strada per colpa tua! Si volt a
osservare gli altri due, preoccupati, sul vialetto d'ingresso. La
sirena aveva appena smesso di ululare. E adesso?
Michael scosse le spalle, disorientato. Liesel lasci cadere
la borsa. Quando la sirena ricominci a suonare domand
Posso entrare io? ma non rimase ad attendere la risposta.
Raggiunse di corsa la porta e spinse da parte Mamma.
Frau Holtzapfel sedeva immobile al tavolo.
Che cosa le dico? si domand Liesel.
Come la faccio muovere?
Mentre le sirene riprendevano fiato, ud Rosa gridare:
Lasciala stare, Liesel, dobbiamo andare! Se ha voglia di morire,
sono affari suoi. Poi le sirene ricominciarono. Irruppero in
casa, con il loro ululato.
Per favore, Frau Holtzapfel!
Proprio come durante il colloquio con Ilsa Hermann il
giorno dei biscotti, aveva sulla punta della lingua una moltitudine
di parole e di frasi; ma questa volta c'erano le bombe.
Doveva pensare pi in fretta.

. . . LE OPZIONI . . .

Frau Holtzapfel, bisogna andare.
Frau Holtzapfel, se restiamo qui moriremo.
Aspettano tutti lei.
Le bombe la faranno saltare in aria.
Se non esce di qui non verr pi a leggere per lei,
e avr perduto la sua unica amica.

Decise di tentare con quest'ultima frase, piantando le mani
sul tavolo e urlando le parole al di sopra del frastuono delle
sirene.
La donna alz gli occhi e prese la sua decisione.
Non si mosse.
Liesel lasci perdere. Si precipit fuori.
Rosa la aspettava al cancello. Corsero verso il numero 45.
Michael Holtzapfel rimaneva immobile in mezzo alla
Himmelstrasse.
Andiamo! lo supplic Rosa, ma il reduce esitava. Era sul
punto di rientrare in casa, quando qualcosa lo trattenne: la
mano mutilata era rimasta impigliata al cancello; imbarazzato,
la liber e segu le Hubermann.
Si voltarono pi volte, ma Frau Holtzapfel non usc mai dalla
casa.
La strada era deserta, e quando la sirena finale si spense
nell'aria le ultime tre persone rimaste nella Himmelstrasse fecero
il loro ingresso nello scantinato dei Fiedler.
Perch ci avete messo tanto? domand Rudy. Aveva con s
la cassetta degli attrezzi.
Liesel pos a terra la sua borsa di libri e ci si sedette sopra.
Cercavamo di convincere Frau Holtzapfel a venire con noi.
Rudy si guard attorno. Dov'?
A casa, in cucina.
Michael era accovacciato nell'angolo pi remoto del rifugio,
e tremava. Dovevo rimanere, mormarava, dovevo rimanere,
dovevo rimanere... La voce si udiva a malapena, ma i suoi occhi
gridavano pi forte che mai. Pulsavano furiosamente nelle
orbite mentre vi premeva contro la mano ferita, e il sangue gli si
allarg ancora di pi sulla fasciatura.
Fu Rosa a farlo smettere.
Per favore, Michael, non  colpa tua.
Tuttavia il giovane era inconsolabile.
Dimmi qualche cosa, disse, perch non capisco... Si lasci
andare all'indietro, accasciandosi contro il muro. Dimmi
tu, Rosa, come fa a restarsene l seduta, pronta a morire, mentre
io voglio ancora vivere. Il sangue sgorg pi copioso. Perch
voglio vivere? Non dovrei, ma lo voglio.
Il giovane singhiozz per diversi minuti, con la mano di Rosa
posata su una spalla. Tutti gli altri nel rifugio guardavano. Non
riusc a smettere neppure quando la porta del sotterraneo si
apr e si richiuse, e Frau Holtzapfel entr nel rifugio.
Suo figlio la fiss.
Rosa fece un passo avanti.
Quando furono insieme, Michael si scus: Mi dispiace,
Mamma, dovevo restare con te.
Frau Holtzapfel non ascolt. Si limit a sedere con suo figlio
e gli sollev la mano bendata. Sanguini di nuovo, disse, e, con
tutti gli altri, sedette ad aspettare.
Liesel apr la borsa, frugando tra i libri.

. . . IL BOMBARDAMENTO . . .
DI MONACO, 9 E 10 MARZO.

Fu una lunga notte, di bombe e lettura.
La ladra di libri aveva la bocca asciutta,
ma lesse cinquantaquattro pagine.

La maggior parte dei bambini dormivano e non udirono le sirene
del cessato allarme. I genitori li svegliarono o li portarono
su per i gradini del sotterraneo, nel mondo delle tenebre.
In lontananza ardevano incendi, e io raccolsi pi di duecento
anime massacrate.
Mi diressi alla volta di Molching, a prenderne un'altra.
La Himmelstrasse era libera.
Le sirene avevano tenuto la gente nei rifugi ancora per diverse
ore, nel caso ci fossero altre minacce e per permettere al
fumo di dissolversi nell'atmosfera.
Fu Bettina Steiner a notare il piccolo incendio e il pennacchio
di fumo pi gi, vicino al fiume Amper. Si snodava nel
cielo e la bambina tese un dito. Guardate.
Poteva averlo visto lei per prima, ma fu Rudy a reagire. Nella
fretta, non smise di stringere in pugno la cassetta degli attrezzi
mentre correva verso l'estremit della Himmelstrasse, attraversava
qualche via laterale e s'inoltrava fra gli alberi. Dopo di lui
veniva Liesel (a dispetto delle sue veementi proteste, aveva lasciato
i libri a Rosa), poi un piccolo numero di persone da vari
rifugi lungo la strada.
Aspetta, Rudy!
Rudy non aspettava.
Liesel riusciva solo a vedere la cassetta degli attrezzi in qualche
intervallo fra gli alberi, mentre lui si faceva strada verso il
bagliore morente e l'aeroplano a malapena distinguibile. Fumava
nella radura presso il fiume, dove il pilota aveva cercato di
atterrare.
Rudy si arrest a venti metri.
Appena arrivai lo notai l fermo, a riprendere fiato.
I rami degli alberi erano sparsi nell'oscurit.
Fronde ed arbusti coprivano il terreno intorno al velivolo,
come alimento per il fuoco. Alla loro sinistra, tre squarci erano
bruciati fino al suolo. Il ticchettio irregolare del metallo che si
raffredda rendeva pi rapidi i minuti e i secondi, finch non gli
parve d'essere l da ore. La folla s'ingrossava, raccogliendosi alle
loro spalle, mentre parole e respiri affannosi s'incollavano alla
schiena di Liesel.
Be', disse Rudy, diamo un'occhiata?
Si avventur in mezzo a quanto restava degli alberi, dove
la fusoliera dell'aereo era conficcata nel terreno. Il muso era
nell'acqua, le ali erano rimaste accartocciate.
Rudy gli gir attorno con lentezza, dalla coda verso destra.
C' vetro dappertutto, disse.
Allora vide il corpo.
Rudy Steiner non aveva mai visto un viso tanto pallido.
Non venire, Liesel, ma Liesel venne.
Scorse il volto attonito del pilota nemico, mentre gli alti alberi
l'osservavano e il fiume scorreva. L'aereo diede qualche altro
colpo di tosse, e al suo interno la testa oscill da sinistra a destra.
Disse qualcosa che loro, ovviamente, non capirono.
Ges, Giuseppe e Maria, mormor Rudy.  vivo.
La cassetta degli attrezzi sbatacchi contro il fianco dell'apparecchio,
portando con s il rumore di altre voci, altri passi.
Il bagliore del fuoco si era spento e la mattina era immobile
e scura. Solo il fumo saliva ancora, ma sarebbe presto cessato.
Lo schermo di alberi teneva lontani i colori di Monaco in
fiamme. Per ora, gli occhi del ragazzo fissavano non solo il buio,
ma anche il volto del pilota. Gli occhi erano come chiazze di
caff, con tagli attraverso le guance ed il mento. Sul petto, in
disordine, un'uniforme spiegazzata.
A dispetto del consiglio di Rudy, Liesel si fece pi vicina, e
t'assicuro che in quel preciso istante ci riconoscemmo a vicenda.
Io ti conosco, pensai.
Un treno e un ragazzo che tossiva. Neve ed una bambina
sconvolta.
Sei cresciuta, riflettei, ma ti riconosco.
Lei non indietreggi, n tent di contrastarmi, ma so che
qualcosa le disse che io ero l. Annusava forse il mio alito? Udiva
il maledetto, circolare battito del mio cuore, che ruota come
il crimine nel mio petto di Morte? Non lo so, ma sapeva di me
e mi guard in faccia e non distolse lo sguardo.
Mentre il cielo accennava ad impallidire ci facemmo avanti
entrambi. Vedemmo tutt'e due il ragazzo mettere di nuovo
mano alla cassetta degli attrezzi, e frugando tra qualche foto
incorniciata tirarne fuori un piccolo giocattolo giallo e
imbottito.
Si arrampic cautamente verso l'uomo che moriva.
Con precauzione, colloc l'orsetto sorridente sul petto del
pilota. La punta delle orecchie gli sfiorava la gola.
Il moribondo rantol. Parl. Disse, in inglese: Grazie.
Mentre parlava le sue nette ferite si aprirono, e una minuscola
goccia di sangue gli col tortuosamente lungo la gola.
Che cosa? gli chiese Rudy. Was hast du gesagt? Che cosa
hai detto?
Sfortunatamente gli impedii di rispondere. Era venuto il
momento, e mi chinai nell'abitacolo; lentamente estrassi l'anima
del pilota dalla sua uniforme in disordine, recuperandola
dall'aeroplano schiantato. La folla rimase in silenzio mentre mi
facevo strada a gomitate, finch non fui libera.
Sopra di me il cielo si oscur - l'ultimo istante di tenebre - e
giurerei che vidi uno scarabocchio nero a forma di svastica, che
fluttuava scompostamente in alto.
Heil Hitler, dissi, ma ormai ero un bel po' in mezzo agli
alberi. Alle mie spalle, un orsacchiotto riposava sulla spalla di
un cadavere. Una candela giallo limone sotto gli alberi. L'anima
del pilota era tra le mie braccia.
Sar forse onesto dire che, in tutti gli anni del dominio di
Hitler, nessuno serv il Fhrer lealmente quanto me. Un essere
umano non ha un cuore come il mio. Il cuore dell'uomo  una
linea, il mio un cerchio. Io, inoltre, ho un'illimitata capacit di
essere al posto giusto nel momento giusto. La conseguenza 
che negli uomini trovo sempre il meglio e il peggio: vedo la loro
bruttezza e la loro bellezza, e mi domando come la medesima
cosa possa essere entrambe. Eppure, hanno la sola cosa che
invidio: se non altro, gli uomini hanno il buon senso di morire.

Ritorno a casa.

Fu un periodo ricco di delinquenti, aeroplani precipitati e
orsacchiotti di pezza, ma il primo quarto del 1943 si concluse
con una nota positiva per la ladra di libri.
Ai primi di aprile ad Hans Hubermann venne rimossa l'ingessatura
dal ginocchio, e l'uomo prese un treno per Monaco.
Avrebbe avuto una settimana di riposo e ristoro a casa, prima
di andare in citt a raggiungere le fila degli scribacchini militari.
Avrebbe contribuito con le scartoffie alla pulizia delle fabbriche,
delle case, delle chiese e degli ospedali di Monaco. Il tempo
avrebbe detto se sarebbe stato mandato fuori, a lavorare alle
riparazioni: dipendeva tutto dalla sua gamba e dalle condizioni
della citt.
Quando giunse a casa era buio. Era arrivato un giorno pi
tardi del previsto, poich il treno era stato trattenuto in stazione
per timore di un attacco aereo.
Si ferm davanti alla porta del numero 33 di Himmelstrasse,
stringendo la mano a pugno.
Quattro anni prima Liesel Meminger era stata trascinata su
quell'uscio, quando aveva fatto per la prima volta la sua comparsa.
Vi era giunto anche Max Vandenburg, con una chiave
che gli mordeva la mano. Adesso era il turno di Hans Hubermann.
Buss quattro volte, e la ladra di libri rispose.
Pap, Pap.
Dovette averlo detto un centinaio di volte mentre lo abbracciava
in cucina, senza lasciarlo andare.
Dopo, quando ebbero cenato, quella sera rimasero fino a tardi
al tavolo della cucina, e Hans raccont ogni cosa a sua moglie
e a Liesel Meminger. Spieg dell'LSE e delle strade piene di
fumo, e delle povere anime vagabonde e smarrite. E di Reinhold
Zucker. Povero, stupido Reinhold Zucker. Ci vollero ore.
All'una del mattino Liesel and a letto e Pap and a sedersi
da lei, com'era solito fare. Si svegli pi volte per verificare che
fosse l, che non l'avesse abbandonata.
La notte fu tranquilla.
Il suo letto era caldo e soffice di contentezza.
S, fu una grande notte per Liesel Meminger, e la tranquillit,
il tepore e la morbidezza continuarono ancora per circa tre
mesi.
La sua storia, per, finir dopo sei.
...
PARTE DECIMA. La ladra di libri.

Contenente:
la fine del mondo - il 98 giorno -
un guerrafondaio - la strada delle parole - una ragazza
sconvolta - confessioni - il libretto nero
di Ilsa Hermann - la cassa toracica
degli aeroplani - e fiocchi di neve ardenti.

La fine del mondo (Parte prima).

Vi anticiper ancora qualche particolare. Forse servir a
prepararvi meglio per il sguito della storia, oppure servir a
me per raccontarla. In ogni caso, devo informarvi che pioveva
sulla Himmelstrasse quando il mondo fin per Liesel
Meminger.
Il cielo gocciolava come un rubinetto che un bambino avesse
tentato di chiudere con tutta la sua forza, ma senza riuscirci.
Le prime gocce erano fredde. Le sentii sulle mani mentre
uscivo dalla bottega di Frau Diller.
Poi arrivarono gli aeroplani.
Caddero le bombe.
Le nubi presero fuoco.
Li sentii sopra di me.
Guardai su, nel cielo nuvoloso, e vidi gli aeroplani, simili a
barattoli di latta. Ne vidi il ventre aprirsi e lasciar cadere a casaccio
le bombe. Certo, erano fuori bersaglio. Mancavano spesso
l'obiettivo.

. . . UNA PICCOLA SPERANZA . . .

Nessuno voleva bombardare la Himmelstrasse.
Nessuno avrebbe bombardato un luogo
di nome paradiso. Oppure no?

Le bombe caddero, e presto le nuvole incominciarono ad
ardere e le fredde gocce di pioggia si trasformarono in cenere
fumante.
Fiocchi di neve ardenti ricaddero sulla strada.
In breve, la Himmelstrasse fu rasa al suolo.
Le case furono spianate da un lato all'altro della strada. Una
fotografia di un serissimo Fhrer fin distrutta sul pavimento
sventrato. Sorrideva ancora, in quel suo modo un po' tetro.
Sapeva qualcosa che noi non sapevamo.
Io, per, sapevo qualcosa che lui non sapeva.
Tutto ci accadde mentre la gente dormiva.
Rudy Steiner dormiva. Mamma e Pap dormivano. Frau
Holtzapfel, Frau Diller. Tommy Mller. Dormivano tutti.
Morirono tutti.
Sopravvisse un'unica persona.
Rimase viva perch sedeva in cantina a rileggere la storia della
sua vita, in cerca di errori. In precedenza quel locale era stato
dichiarato non abbastanza profondo, ma quella notte del 7 ottobre
fu sufficiente. Qualche ora pi tardi, quando uno strano,
stravolto silenzio si diffuse su Molching, l'LSE locale riusc a
udire qualcosa. Un'eco.
L sotto, da qualche parte, una ragazza picchiava disperatamente
con una matita su una latta di vernice.
Si fermarono tutti, corpi e orecchie curvi in ascolto, e quando
udirono di nuovo quel rumore incominciarono a scavare.

. . . OGGETTI PASSATI DI MANO IN MANO . . .

Blocchi di cemento. Tegole del tetto.
Un pezzo di muro con un sole dipinto.
Un'infelice fisarmonica che spuntava
dalla custodia sfondata.
Tirarono via tutto.

Quando fu rimossa una buona porzione di muro crollato, uno
della squadra scorse finalmente i capelli della ladra di libri.
L'uomo scoppi a ridere, come impazzito: Non ci posso credere,
 viva!
Grande fu la gioia di quegli uomini che si affollavano per
assistere al miracolo, ma io non potevo condividere appieno il
loro entusiasmo.
Avevo appena raccolto il suo pap con una mano, poi la
mamma con l'altra. Erano cos soffici, le loro anime.
Pi tardi i loro corpi vennero ricomposti, come gli altri. I begli
occhi argentei di Pap incominciavano gi ad arrugginire, e
le labbra di cartone di Mamma erano rimaste semiaperte, come
se fosse stata interrotta mentre russava.
I soccorritori tirarono fuori Liesel, spazzolandole via i calcinacci
dagli abiti. Ragazzina, le dissero, le sirene hanno suonato
troppo tardi. Che cosa ci facevi in cantina? Come facevi a
sapere che dovevi nasconderti?
Non notarono che la ragazza stringeva a s un libro.
Con tutto il fiato che le era rimasto grid la sua risposta. L'urlo
lacerante di chi  rimasto vivo.
Pap!
Una seconda volta. Il suo viso si contorse mentre gridava pi
forte ancora, in preda al panico. Pap, Pap!
La sollevarono mentre gridava, gemeva e piangeva. Neppure
sapeva ancora se fosse ferita, ma si divincol e cerc e chiam
e url pi forte.
Stringeva ancora a s il libro.
Si aggrappava disperatamente alle parole che le avevano salvato
la vita.

Il 98 giorno.

Per novantasette giorni, dopo il ritorno di Hans Hubermann,
nell'aprile del 1943, tutto and benone. Pi volte rifletteva su
che cosa pensasse suo figlio che combatteva a Stalingrado, ma
sperava che un po' della sua fortuna fosse passata nel sangue
del ragazzo.
La terza serata a casa suon la fisarmonica in cucina. Una
promessa  una promessa. Ci furono musica, minestra e scherzi,
e le risate di una quattordicenne.
Saumensch, l'ammon Mamma, basta ridere cos forte. Le
sue barzellette non fanno cos ridere. E sono pure sporche...
Dopo una settimana Hans riprese servizio, recandosi in citt in
un ufficio militare. Disse che c'era una buona scorta di sigarette
e di cibo, e a volte riusciva a portare a casa un po' di biscotti e di
marmellata. Era come ai bei tempi. Una piccola incursione aerea a
maggio. Un Heil Hitler qua, uno l, e tutto filava liscio.
Fino al novantottesimo giorno.

. . . COMMENTO DI UN'ANZIANA SIGNORA . . .

Disse, nella Mnchenstrasse: Ges, Giuseppe
e Maria, se solo non li avessero fatti passare di qua.
Portano sfortuna, quei disgraziati di ebrei.
Cattivo segno. Ogni volta che li vedo,
so che qualcosa andr storto.

Era la stessa signora che indic gli ebrei la prima volta che
Liesel li vide. La sua faccia era simile a una prugna secca, per
pallida come carta. Gli occhi avevano la stessa tinta bluastra
d'una vena. E la sua previsione era giusta.
Nel cuore dell'estate, Molching ricevette un indizio. Non
sembrava diverso dal solito: prima la testa ciondolante di un
soldato. Poi la fila di ebrei.
L'unica differenza era che venivano condotti nella direzione
opposta: li portavano verso la vicina citt di Nebling
per spazzare le strade e compiere quei lavori di pulizia che
l'esercito rifiutava di fare. Pi tardi, quel giorno, furono fatti
marciare di nuovo fino al campo, lenti e stanchi, distrutti.
Ancora una volta Liesel cerc Max Vandenburg, pensando
che poteva facilmente finire a Dachau senza attraversare Molching.
Non era l. Non quella volta.
Diamo tempo al tempo, pens. Aspettiamo, perch qualche
caldo pomeriggio d'agosto Max avrebbe senza dubbio
attraversato la citt assieme agli altri. A differenza di loro,
tuttavia, non avrebbe fissato la strada. Non avrebbe guardato
distrattamente la tribuna tedesca del Fhrer.

. . . UN FATTO A PROPOSITO . . .
DI MAX VANDENBURG.

Avrebbe scrutato i volti nella Mnchenstrasse,
in cerca di una ladra di libri.

Quella volta, a luglio, in quello che Liesel pi tardi calcol
essere il novantottesimo giorno dal ritorno di Pap, scrutava
la lugubre colonna di ebrei. Se non altro, alleviava il dolore di
limitarsi a guardare.
 un pensiero orribile, scrisse nello scantinato di Himmelstrasse,
ma sapeva che era la verit. La sofferenza di guardarli.
Ma la loro sofferenza? Il tormento di quelle scarpe che
incespicavano e il supplizio e i cancelli del campo che si
richiudevano?
In dieci giorni passarono due volte, e poco dopo si dimostr
che la sconosciuta, grinzosa donna della Mnchenstrasse
aveva assolutamente ragione. Il dolore era infine arrivato, e
se avessero incolpato gli ebrei di esserne il prologo premonitore,
avrebbero dovuto incolpare anche il Fhrer e il suo
attacco alla Russia di esserne la vera causa... perch quando,
pi tardi in luglio, la Himmelstrasse si dest, un reduce fu
trovato morto. Si era impiccato a una trave del soffitto in una
lavanderia presso il negozio di Frau Diller. Un altro pendolo
umano. Un altro orologio che si era fermato.
Il proprietario, negligente, aveva lasciato aperta la porta.

. . . 24 LUGLIO, ORE 6,03 DEL MATTINO . . .

La lavanderia era tiepida, robuste le travi
del soffitto, e Michael Holtzapfel si tuff
gi dalla sedia come da una scogliera.

Tanti in quel periodo mi correvano dietro, mi chiamavano
per nome, mi pregavano di portarli via con me. Poi c'era una
piccola percentuale che mi chiamava accidentalmente,
sussurrando con voci sommesse.
Prendimi, dicevano, e mica si fermavano. Avevano senza
dubbio paura, ma non mi temevano. Il loro era piuttosto il
timore di combinare un pasticcio e dovere poi affrontare di
nuovo se stessi e il mondo e i tuoi simili.
Io non potevo farci proprio nulla.
Avevano troppe astuzie, erano troppo pieni di risorse... e
quando lo facevano a dovere, qualunque fosse il mezzo da
loro scelto io non ero in condizione di rifiutare.
Michael Holtzapfel sapeva che cosa faceva.
Si uccise per la sua voglia di vivere.
Certo, quel giorno non vidi affatto Liesel Meminger. Come
al solito in questi casi, mi dissi che avevo fin troppo da fare
per soffermarmi in Himmelstrasse ad ascoltare le grida.  gi
anche troppo quando la gente mi afferra con le mani insanguinate,
perci presi la consueta decisione di andarmene nel
sole del primo mattino.
Non udii esplodere la voce di un vecchio quando scopr
il cadavere penzoloni, n il rumore di passi affrettati e le
esclamazioni di atterrita sorpresa quando arriv altra gente,
e neppure sentii un uomo sparuto, con i baffi, borbottare:
Un vero peccato, uno stramaledetto peccato...
Non vidi Frau Holtzapfel giacere al suolo nella Himmelstrasse,
a braccia spalancate, il volto urlante devastato dalla
pi completa disperazione. No, non vidi nulla di tutto ci
finch non tornai qualche mese dopo, e lessi una cosa intitolata
La ladra di libri. Mi fu spiegato che, alla fine, Michael
Holtzapfel era stato logorato non dalla mano mutilata o dal
bruciore di qualunque altra ferita, ma dalla colpa di essere
vivo.
Negli ultimi tempi la ragazza vedeva che non riusciva a
dormire: ogni notte era come un veleno. Spesso lo immagino
giacere sveglio, a sudare fra lenzuola di neve o a rivedere le
gambe amputate di suo fratello. Liesel scrisse che talvolta
quasi quasi gli parlava del proprio fratello, come aveva fatto
con Max, ma sembrava che ci fosse una grossa differenza
tra una lontana tosse ed un paio di gambe perdute. Come
consolare un uomo che  vissuto e ha visto cose del genere?
Gli potevate forse raccontare che il Fhrer era fiero di lui,
che il Fhrer lo amava per ci che aveva fatto a Stalingrado?
Tu, come ne avresti avuto anche solo il coraggio? Puoi
soltanto lasciar parlare lui. Certo, il dilemma  che persone
come quelle conservano le loro parole pi importanti per
dopo, quando gli uomini che li circondano sono abbastanza
sfortunati da trovarli. Un appunto, una frase, addirittura una
domanda, come nel luglio del 1943 nella Himmelstrasse.

. . . L'ADDIO DI MICHAEL HOLTZAPFEL . . .

Cara mamma, potrai mai perdonarmi?
Non posso pi resistere. Vado da Robert.
Non m'importa che cosa diranno quei
dannati cattolici. In Cielo deve ben esserci
un posto per quelli che sono stati
dove sono stato io. Forse penserai che non
ti voglio bene per ci che ho fatto, ma io te ne voglio.
Il tuo Michael.

Chiesero ad Hans Hubermann di portare la notizia a Frau
Holtzapfel. Si arrest sulla soglia, e lei dovette vederglielo
scritto in faccia. Due figli nel giro di sei mesi.
Il sole del mattino splendeva alle spalle di Hans, mentre
l'esile donna lo oltrepassava. Corse singhiozzando verso il capannello
pi avanti nella Himmelstrasse. Pronunci almeno
due dozzine di volte il nome di Michael, ma Michael le aveva
gi risposto. Stando alla ladra di libri, Frau Holtzapfel strinse
fra le braccia il corpo del figlio per quasi un'ora. Poi torn nel
sole accecante della Himmelstrasse e si sedette. Non poteva
pi camminare.
La gente guardava da lontano: sono cose pi facili, da una
certa distanza.
Hans Hubermann le sedette accanto, posando le mani su
quelle di lei mentre la donna si accasciava sul dorso, sul terreno
duro.
Lasci che le sue grida riempissero la strada.
Molto pi tardi, con dolorosa premura, Hans varc il cancello
assieme a lei ed entr in casa sua. Per quante volte mi sforzi
di vedere la cosa in modo diverso, non me la posso togliere dalla
mente...
Quando ripenso alla scena della donna sconvolta e dell'uomo
alto, dagli occhi d'argento, nella cucina del numero 31 della
Himmelstrasse nevica ancora.

Il guerrafondaio.

C'era odore di bara fabbricata di fresco. Abiti neri. Enormi
borse sotto gli occhi. Liesel era l con gli altri, sull'erba. Quello
stesso pomeriggio lesse a Frau Holtzapfel Colui che porta i sogni,
il libro preferito della vicina.
Fu una giornata davvero molto impegnativa.

. . . 27 LUGLIO 1943 . . .

Michael Holtzapfel fu sepolto e la ladra di libri
lesse per sua madre. Gli alleati bombardarono
Amburgo: a questo proposito,  una fortuna
che io sappia fare miracoli.
Nessun altro avrebbe saputo portare via
45000 persone in cos poco tempo.

Da allora i tedeschi incominciarono a pagarla cara. Le piccole
ginocchia pustolose del Fhrer incominciarono a tremare.
Eppure una cosa devo riconoscerla, a quel Fhrer.
Senza dubbio aveva una volont di ferro.
Non ci fu alcun allentamento nel suo intento di fare la guerra,
n alcuna diminuzione in quello di sterminare ed estirpare
una piaga. Mentre i campi erano in maggioranza diffusi in tutta
Europa, ne rimanevano ancora alcuni nella Germania stessa.
In quei campi, molti venivano ancora fatti lavorare e
camminare.
Max Vandenburg era uno di quegli ebrei.

La strada delle parole.

Accadde in una cittadina nel cuore del regno di Hitler.
Venne forzato un nuovo fiotto di dolore, e un poco di esso
infine arriv.
Gli ebrei furono fatti marciare alla periferia di Monaco, e una
ragazza fece l'impensabile, spingendosi fino a camminare con
loro. Quando i soldati la spinsero via, gettandola a terra, lei si
rialz e continu il suo cammino.
Era una giornata tiepida.
Un altro giorno buono per una marcia.
Soldati ed ebrei avevano attraversato parecchie citt, e adesso
erano arrivati a Molching. Pu darsi che ci fosse altro lavoro
da fare al campo, o che molti detenuti fossero morti. Qualunque
fosse la ragione, una nuova infornata di ebrei stremati fu
condotta a piedi a Dachau.
Come sempre faceva, Liesel corse in Mnchenstrasse assieme
alla solita folla attirata dal passaggio.
Heil Hitler!
Ud il primo soldato da lontano e si diresse verso di lui, per
incontrare il corteo. La voce la stup. Trasformava il cielo infinito
in un soffitto appena sopra la sua testa, e le parole vi rimbalzavano
contro, cadendo su un pavimento di zoppicanti piedi
di ebrei.
I loro occhi.
Guardavano la via, a uno a uno, e quando Liesel trov un
buon punto di osservazione si ferm a scrutarli. Frug con gli
occhi in mezzo alle file, un viso dopo l'altro, nel tentativo di
confrontarli con l'ebreo che aveva scritto L'uomo che sovrasta e
La scuotitrice di parole.
Capelli come piume, pensava Liesel.
No, capelli come sterpi: sembravano cos quando non li lavava.
Cercare dunque capelli come sterpi, occhi umidi e una
barba fatta di stecchi.
Dio, ce n'erano tanti.
Tanti occhi agonizzanti e piedi trascinati.
Liesel li scrutava, ma non fu il riconoscimento di un aspetto
fisico ci che le fece individuare Max Vandenburg: piuttosto,
ci che il suo volto esprimeva mentre con lo sguardo frugava
a sua volta la folla. Fisso, concentrato. Liesel si sofferm, nello
scorgere l'unico viso che fissava dritto i curiosi tedeschi, scrutandoli
con una determinazione tale che persino chi si trovava
ai lati della ladra di libri lo not e lo indic.
Che cos'ha da guardare quello? disse una voce maschile
accanto a lei.
La ladra di libri fece un passo avanti, sulla strada.
Mai un movimento le era pesato tanto. Mai c'era stato un
cuore tanto risoluto e grande nel petto di un'adolescente.
Fece un passo avanti e disse, pianissimo: Cerca me.
La voce di Liesel si affievol e le si spense dentro. Dovette
ritrovarla cercandosela a fatica, imparare di nuovo a parlare ed a
pronunciare il suo nome.
Max.
Sono qui, Max!
Pi forte: Max, sono qui!
Lui la ud.

. . . MAX VANDENBURG, AGOSTO 1943 . . .

Aveva capelli come sterpi, proprio come
pensava Liesel, e i suoi occhi umidi vagavano,
spalla dopo spalla, oltre gli altri ebrei.
Quando la raggiunsero la supplicarono.
La barba gli striava il volto e la bocca gli trem
nel pronunciare quella parola,
il nome della ragazza.
Liesel.

Liesel si sgomit del tutto fuori della calca, cacciandosi in
mezzo alla fiumana degli ebrei, sgusciando fra di loro finch
non afferr il braccio di Max con la sinistra.
Il suo viso si abbatt su di lei.
Le capit di inciampare nelle gambe di qualcuno, e
l'ebreo, quello sporco ebreo, la sorresse. Gli occorse tutta
la sua forza.
Sono qui, Max, gli disse di nuovo, Sono qui.
Non posso crederci... Le parole stillavano dalle labbra
di Max Vandenburg. Ma guarda come sei cresciuta. Nei
suoi occhi c'era una tristezza immensa. Si colmarono di lacrime.
Liesel... Mi hanno preso qualche mese fa. La sua
voce zoppicava, ma riusciva a trascinarsi fino a lei. A met
strada da Stoccarda.
Vista dall'interno, la fiumana degli ebrei era una tenebrosa
confusione di braccia e di gambe. Uniformi lacere. Nessun
soldato l'aveva ancora vista, e Max la mise in guardia: Devi
lasciarmi andare, Liesel. Tent persino di spingerla via, ma
la ragazza era troppo forte. Le braccia emaciate di Max non
ebbero la forza di respingerla, e lei continu a camminare tra
la sporcizia, la fame, lo smarrimento.
Poi, il primo soldato la scorse.
Ehi! grid, puntandole contro il frustino. Ehi, ragazza,
che stai facendo? Fuori di l!
Quando lei lo ignor del tutto, il soldato si serv del braccio
per aprirsi una strada in mezzo allo spessore della gente,
spintonandola da parte per farsi largo. Si curv su di lei,
mentre Liesel lottava e notava la strana espressione sul volto
di Max Vandenburg: lo aveva gi visto spaventato, ma mai
cos tanto.
Il soldato la afferr.
Le sue mani le malmenarono gli abiti. Si sent fino alla
pelle le ossa delle sue dita, la giuntura di ogni nocca. Ho
detto fuori! le ordin, e trascin la ragazza di lato, scaraventandola
nella ressa dei tedeschi che guardavano. Faceva
pi caldo, il sole le scottava il viso. La ragazza cadde lunga
distesa, dolorosamente, ma si rialz. Si riprese ed aspett; poi
rientr nella fila.
Stavolta si fece strada da dietro.
Vedeva distintamente, pi avanti, il cespuglio di capelli e
vi si avvicin di nuovo.
Questa volta non pot giungere fino a lui, si ferm. Da
qualche parte, dentro di lei, c'erano anime di parole che si
arrampicavano fuori, al suo fianco.
Max, disse. Lui si volse e per un attimo chiuse gli occhi,
mentre la ragazza proseguiva: "C'era una volta uno strano
ometto", disse. Le sue braccia erano abbandonate, ma le
mani, sui fianchi, si stringevano a pugno. "Tra gli scuotitori
di parole c'era una ragazzina..."
Uno degli ebrei in cammino verso Dachau si arrest.
Rimase assolutamente immobile mentre gli altri deviavano
cupi intorno a lui, lasciandolo solo. I suoi occhi vacillarono,
e fu tanto semplice. Parole dalla ragazza all'ebreo, parole che
adesso si arrampicavano su di lui.
Quando parl di nuovo, le domande le s'inciampavano
sulla bocca. Lacrime cocenti le gonfiavano gli occhi, perch
non voleva lasciarle uscire: meglio mostrarsi risoluta e fiera.
Lasciare che a fare tutto fossero le parole. "Sei proprio tu?"
disse. " proprio dalla tua guancia che ho preso il seme?"
Max Vandenburg rimaneva fermo.
Non cadde in ginocchio.
Tutto si era fermato. Lo osservavano.
Restando immobile, Max osservava prima la ragazza, poi
direttamente il cielo, che era ampio, azzurro e magnifico.
Grandi raggi - travi di sole - piovevano a caso qua e l sulla
strada, meravigliosi. Le nuvole inarcarono il dorso per guardarsi
indietro quando ripresero a muoversi.  una giornata
cos bella, disse, con voce spezzata in tanti frammenti. Un
gran giorno per morire. Un gran bel giorno per morire, come
questo.
Liesel and verso di lui. Ebbe abbastanza coraggio da allungare
un braccio e toccare il suo volto barbuto. Sei proprio
tu, Max?
Una splendida giornata tedesca, e la sua folla attenta.
Lui le baci il palmo della mano. S, Liesel, sono io, e si
premette sul viso la mano della ragazza, piangendo fra le sue
dita. Piangeva, mentre arrivavano i soldati e un gruppetto di
ebrei insolenti stava l a guardare.
Rimase in piedi mentre lo frustavano.
Max, piangeva la ragazza.
Poi tacque, quando la trascinarono via.
Max.
Il pugile ebreo.
Dentro di s, Liesel disse tutto.
Maxi-taxi, non  cos che ti chiamava quell'amico di Stoccarda
quando combattevi per strada, ricordi? Eri tu... il ragazzo
dai pugni duri, e dicevi che avresti tirato un cazzotto
in faccia alla morte quando fosse venuta a prenderti. Ricordi,
Max? Sei stato tu a raccontarmelo. Io ricordo tutto...
Ricordi il pupazzo di neve, Max?
Ricordi?
In cantina?
Ricordi la nuvola bianca con il cuore grigio?
A volte il Fhrer viene ancora a cercarti. Gli manchi. A noi
tutti manchi.
La frusta. La frusta.
La frusta piomb gi dalla mano del soldato, abbattendosi
sul viso di Max. Gli lacer la guancia, facendogli un taglio
sulla gola.
Max cadde al suolo, e il soldato si volse contro la ragazza,
con la bocca aperta. Aveva denti bianchissimi.
Un lampo improvviso davanti ai suoi occhi. Ripens al
giorno in cui avrebbe voluto che Ilsa Hermann, o almeno
la fida Rosa, la pigliassero a schiaffi, ma n l'una n l'altra
l'aveva fatto; quella volta, per, non rimase delusa.
La frusta le lacer il colletto, raggiungendola alla scapola.
Liesel!
Conosceva quella persona.
Mentre il soldato faceva roteare il braccio, la ragazza intravide
negli intervalli della folla un atterrito Rudy Steiner
che la chiamava. Vedeva la sua faccia stravolta, i suoi capelli
gialli. Liesel, vieni via di l!
La ladra di libri non veniva via.
Serr gli occhi e si prese la seconda, bruciante frustata, poi
un'altra, finch il suo corpo non urt il selciato tiepido della
strada, che le riscald la guancia.
Arrivarono altre parole, stavolta dal soldato.
Steh' auf.
Quelle due economiche parole erano rivolte non alla ragazza,
ma all'ebreo. Il concetto venne poi sviluppato: In piedi,
lurido stronzo, figlio di puttana ebreo, in piedi, in piedi...
Max si sollev.
Solo un altro sforzo, Max.
Solo un altro sforzo, sul freddo pavimento dello scantinato.
I suoi piedi si mossero.
Si trascinarono avanti, e riprese il cammino.
Le sue gambe vacillavano e le mani strofinavano i segni
dello scudiscio, per alleviarne il bruciore. Quando per cerc
di guardare nuovamente Liesel, le mani del soldato erano
sulle sue spalle insanguinate, e lo sospinsero via.
Arriv il ragazzo. Le sue gambe smilze si piegarono e chiam
qualcuno alla sua sinistra.
Tommy, vieni qui ad aiutarmi. Dobbiamo portarla via.
Sbrgati, Tommy! Sollev la ladra di libri per le braccia.
Su, Liesel, ti devi allontanare dalla strada.
Quando fu in grado di reggersi in piedi, guard le facce
attonite e raggelate dei tedeschi. Si concesse di accasciarsi ai
loro piedi, ma solo per un momento. Un graffio parve strofinarle
un fiammifero su un lato del viso, l dove aveva urtato
il terreno. Ogni pulsazione lo faceva fremere.
Gi, in fondo alla strada, vedeva ancora confusamente le
gambe ed i talloni dell'ultimo ebreo in marcia.
Il viso le bruciava e soffriva acutamente alle braccia e alle
gambe, un intorpidimento a un tempo doloroso ed estenuante.
Si mise in piedi.
Irritata, prese a camminare, poi a correre gi per la Mnchenstrasse,
trascinandosi sugli ultimi passi di Max Vandenburg.
Ma che cosa fai, Liesel?
Si divincol dalla presa delle parole di Rudy, ignorando la
gente che la osservava. Quasi tutti rimasero muti, come statue
dai cuori pulsanti. Come spettatori delle ultime fasi di una
maratona.
Liesel grid ancora, con i capelli sugli occhi: Per favore,
Max!
Dopo circa trenta metri, mentre un soldato si voltava, la
ragazza sent delle mani che le allacciavano la vita da dietro,
mentre il ragazzo della porta accanto la faceva cadere sulle
ginocchia, ricevendo i suoi pugni come se fossero regali.
Accoglieva le mani e i gomiti ossuti di Liesel con appena qualche
breve gemito. Accettava i violenti, goffi spruzzi di saliva
e le lacrime come se fossero carezze sul suo viso, mentre la
immobilizzava.
Un ragazzo e una ragazza avvinti in mezzo alla
Mnchenstrasse.
Sconsolati sulla strada.
Insieme osservarono la gente scomparire. La guardarono dissolversi
nell'aria.

Confessioni.

Quando gli ebrei se ne furono andati, Rudy e Liesel si separarono.
La ladra di libri non parlava. Nessuna risposta alle
domande di Rudy.
Liesel non torn neppure a casa. Cammin distrattamente
fino alla stazione ed aspett Pap per ore ed ore. Rudy rimase
per un po' con lei, ma siccome mancava ancora una buona
mezza giornata al ritorno di Hans, decise di andare a cercare
Rosa. Le narr l'accaduto mentre tornavano alla stazione, e
quando arrivarono Rosa non chiese nulla alla ragazza. Aveva
gi messo insieme i pezzi del rompicapo e si limit a rimanerle
accanto, e alla fine la convinse a sedersi. Aspettarono
insieme.
Quando lo seppe Pap, lasci cadere la borsa e prese a
calci l'aria della stazione.
Quella sera nessuno di loro mangi. Le dita di Pap maltrattarono
la fisarmonica, straziando una canzone dopo l'altra,
per quanto s'impegnasse a fondo. Niente andava pi
bene.
La ladra di libri rimase a letto per tre giorni.
Ogni mattino e pomeriggio Rudy Steiner bussava alla porta
per chiederle se era malata. Ma la ragazza non era malata.
Il quarto giorno Liesel and alla porta del vicino,
chiedendogli se poteva venire con lei fino agli alberi dove l'anno
precedente avevano spartito il pane.
Avrei dovuto dirtelo prima, disse.
Come promesso, fecero tutta la strada in direzione di Dachau.
Si fermarono tra gli alberi. Lunghe forme d'ombra e di
luce. Pigne sparse qua e l come biscotti.
Grazie, Rudy.
Di tutto. Per avermi aiutata, per avermi fermata...
I pensieri le si affollavano nella testa, tuttavia non disse
una parola.
Appoggiava la mano su un rametto scheggiato al suo fianco.
Rudy, se ti dico una cosa, mi prometti di non raccontarla
mai a nessuno? domand infine.
Certo. Vide la seriet sul viso della ragazza, ud la gravit
della sua voce. Che cos'?
Prometti.
L'ho gi fatto.
Dillo di nuovo. Non puoi raccontare nulla n a tua madre,
n a tuo fratello, n a Tommy Mller. A nessuno.
Prometto.
Chin il capo, fissando il suolo.
Liesel prov pi volte a trovare il punto giusto da cui incominciare,
scorrendo immaginarie frasi ai suoi piedi, legando
parole alle pigne ed ai frammenti di rami spezzati.
Ricordi quando mi sono fatta male giocando a calcio?
disse.
Le occorsero all'incirca tre quarti d'ora per spiegare due
guerre, una fisarmonica, un pugile ebreo e uno scantinato.
Senza dimenticare quanto accaduto giorni prima nella
Mnchenstrasse.
Ecco perch quel giorno ti sei avvicinata tanto, con il
pane, disse Rudy. Per vedere se c'era lui.
S.
Ges Crocifisso.
S.
Gli alberi erano alti e placidi.
Liesel tir fuori della borsa La scuotitrice di parole, mostrando
una pagina a Rudy. C'era un ragazzo con tre medaglie appese
al collo.
"Capelli color dei limoni", lesse Rudy. Le sue dita sfiorarono
le parole. Gli hai parlato di me?
Liesel non riusc ad aprire bocca. Lo aveva sempre amato?
Probabile. Desiderava ardentemente che lui la baciasse. Voleva
che lui le prendesse una mano e la attirasse a s. Un bacio. Non
importava dove: sulla bocca, sul collo, sulla guancia. La sua pelle
era in attesa.
Anni prima, quando correvano su un campo fangoso, Rudy
era un ragazzino ossuto, con un sorriso di denti aguzzi. Quel
pomeriggio, fra gli alberi, era colui che aveva donato il pane
ed un orsacchiotto. Era un campione di atletica della Giovent
hitleriana. Era il suo migliore amico. E mancava soltanto un
mese alla sua morte.
Certo che gli ho parlato di te, rispose Liesel.
Gli stava dicendo addio, e neppure lo sapeva.

Il libretto nero di Ilsa Hermann.

A met agosto, Liesel pens di andare al numero 8 della
Grandestrasse per il solito, vecchio rimedio: rubare un libro per
tirarsi su il morale.
Era ci che credeva lei.
La giornata era stata calda e afosa, ma in serata erano previsti
acquazzoni. Nell'Ultimo sconosciuto c'era una frase presso
la fine. La ricord mentre passava oltre il negozio di Frau
Diller.

. . . L'ULTIMO SCONOSCIUTO, PAGINA 211 . . .

Il sole rimescola la terra. Un giro dopo l'altro,
ci rimescola tutti, come uno stufato.

In quel momento Liesel lo pensava solo perch la giornata
era cos calda.
Nella Mnchenstrasse ricord ci che vi era accaduto la
settimana precedente. Rivide gli ebrei camminare lungo la
via, la loro fiumana, il loro numero, il loro dolore. Decise che
a quella frase mancava una parola: il mondo  uno stufato
cattivo, riflett.
Cos cattivo che non lo posso sopportare.
Liesel attravers il ponte sull'Amper. L'acqua era splendida,
ricca e verde smeraldo. Vedeva i sassi sul fondo e udiva il suono
familiare della corrente. Il mondo non meritava un fiume
cos bello.
Risal la collina, verso la Grandestrasse. Graziose e detestabili
erano le case. Le piaceva il doloretto che avvertiva nelle
gambe e nei polmoni. Cammina pi forte, pens, e venne
fuori come un mostro dalla sabbia. Sentiva l'odore dell'erba
del vicinato: era dolce e fresca, verde, con l'estremit gialla.
Attravers il cortile senza mai voltare il capo, n la pi piccola
sosta nella sua ossessione.
La finestra.
Mani sul davanzale, gambe divaricate.
Piedi che atterrano sul pavimento.
Libri e pagine ed un luogo felice.
Sfil un libro dallo scaffale, e si sedette sul pavimento.
Lei sar in casa? si domand, ma non si cur se Ilsa Hermann
affettasse patate in cucina oppure facesse la fila all'ufficio
postale. O se magari fosse l stupita, a incombere sopra la
ragazza per vedere che cosa leggeva.
Semplicemente, alla ragazza non importava nulla.
Rimase a lungo seduta, e vedeva.
Aveva visto morire suo fratello, con un occhio aperto e l'altro
ancora in un sogno. Aveva detto addio a sua madre, immaginandola
mentre aspettava sola soletta un treno che l'avrebbe
riportata nell'oblio. Una donna emaciata si era accasciata
al suolo mentre le sue grida risuonavano lungo la via, finch
non era caduta su un fianco, come una moneta che ha finito
di rotolare. Un giovane penzolava da una corda fatta con la
neve di Stalingrado. Aveva guardato un pilota morire in una
scatola di metallo. Aveva visto camminare verso un campo di
concentramento un ebreo, che per due volte le aveva donato
le pagine pi belle della sua vita. E proprio al centro di tutto
ci vide il Fhrer, che gridava le sue parole, distribuendole
tutto intorno a s.
Quelle immagini erano il mondo, che ribolliva dentro di lei
mentre sedeva l fra i bei libri e i loro titoli ben incisi sulle copertine.
Le fermentava dentro mentre fissava le pagine colme
di frasi e di parole.
Bastardi, pens. Adorabili bastardi.
Non rendetemi felice. Non riempitemi, per favore, non lasciate
che mi persuada che qualcosa di buono possa venire
fuori da tutto ci.
Guardate i miei lividi. Guardate questo taglio. Vedete il
taglio che ho nel cuore? Lo vedete allargarsi proprio sotto i
vostri occhi, lo vedete consumarmi? Non voglio pi sperare.
Non voglio pregare che Max sia sano e salvo. O Alex Steiner.
Il mondo non li merita.
Strapp una pagina dal libro e la lacer in due.
Poi un intero capitolo.
Poco dopo non ci furono che brandelli di parole sparsi fra
le sue gambe e tutto intorno a lei. Le parole. Perch dovevano
esserci delle parole?
Senza parole, nulla sarebbe esistito: senza parole non ci sarebbero
stati il Fhrer, n prigionieri zoppicanti, nessun bisogno
di conforto o giochi di prestigio per farci sentire meglio.
Che bene facevano le parole?
Liesel parl, questa volta a voce alta, alla stanza immersa in
una luce arancione: Che bene fanno le parole?
La ladra di libri si alz, dirigendosi cautamente verso la
porta della biblioteca. La maniglia cigol piano, svogliata. Il
corridoio percorso da correnti d'aria era immerso in un vuoto
ligneo.
Frau Hermann?
La domanda torn verso di lei e prov un nuovo assalto alla
porta d'ingresso; ce la fece solo per met, tuttavia, e fin con
l'afflosciarsi fiaccamente sulle larghe assi del pavimento.
Frau Hermann?
Ai suoi richiami rispose soltanto il silenzio. Liesel ebbe la
tentazione di fare una capatina in cucina, per Rudy. Si trattenne.
Non le pareva giusto rubare cibo a una donna che le aveva
lasciato un vocabolario contro il vetro della finestra. E lei aveva
anche fatto a pezzi uno dei suoi libri, pagina dopo pagina,
capitolo dopo capitolo. Aveva gi fatto abbastanza danno cos.
Liesel rientr in biblioteca e apr un cassetto della scrivania.
Si sedette.

. . . L'ULTIMA LETTERA . . .

Cara signora Hermann,
come pu vedere, sono di nuovo stata nella sua
biblioteca e ho rovinato uno dei libri.
Ero molto arrabbiata, avevo paura e volevo
uccidere le parole. Avevo gi rubato
e adesso ho danneggiato una sua propriet.
Sono desolata. Per castigo, credo che smetter
di venire qui. Ma  una punizione?
Io amo questo luogo e lo odio,
perch  pieno di parole.
Per me lei  stata un'amica
anche se le ho fatto del male, anche se
sono stata insopportabile (ho letto questa parola
nel suo dizionario) e adesso credo che
la lascer in pace. Mi dispiace per tutto.
Grazie ancora,
Liesel Meminger.

Lasci il biglietto sulla scrivania e diede un ultimo addio
alla stanza, facendo tre giri e lasciando correre le mani sui libri.
Per quanto li odiasse, non poteva resistere. Brandelli di
carta strappata erano sparsi intorno a un volume intitolato Le
regole di Tommy Hoffmann. Nella brezza che entrava dalla finestra,
qualche scartoffia svolazz via e ricadde.
La luce era ancora arancione, ma non pi splendente come
prima. Le mani di Liesel provarono la loro ultima stretta sul
davanzale di legno, avvert l'ultimo senso di vuoto allo stomaco
e l'ultima fitta di dolore quando i piedi piombarono sul
terreno.
Quando fu discesa dalla collina ed ebbe attraversato il fiume,
la luce arancione era svanita. Le nuvole l'assorbivano.
Sent le prime gocce di pioggia gi mentre percorreva la
Himmelstrasse. Non rivedr pi Ilsa Hermann, pensava, ma
la ladra di libri era pi brava a leggere e rovinare libri che a
fare previsioni.

. . . TRE GIORNI DOPO . . .

Una donna buss al numero 33 ed attese una risposta.

A Liesel pareva strano non vederla in vestaglia. L'abito estivo
era giallo, con orli rossi; aveva una tasca con sopra un fiorellino.
Niente svastiche. Scarpe nere. Mai aveva visto prima le caviglie
di Ilsa Hermann: aveva gambe di porcellana.
Frau Hermann, mi dispiace... per quello che ho fatto in
biblioteca l'ultima volta.
La donna la tranquillizz. Frug nella borsa, tirandone fuori
un libretto nero. Dentro non c'era una storia, ma carta a
righe. Ho pensato che se non verrai pi a leggere i miei libri,
potresti invece scriverne uno. La tua lettera era... Porse il
libro a Liesel con entrambe le mani. Sai scrivere, senza dubbio.
Scrivi bene. Il volume era pesante, con una copertina
infeltrita come Un'alzata di spalle. Per favore, le consigli
Ilsa Hermann, non punirti come hai detto. Non fare come
me, Liesel.
La ragazza apr il libro, sfiorandone la carta. Danke schn,
Frau Hermann. Posso offrirle del caff, se desidera. Vuole
entrare? Sono sola a casa. Mamma  qui accanto, da Frau
Holtzapfel.
Entriamo dalla porta o dalla finestra?
Liesel sospett che fosse il sorriso pi ampio che Ilsa Hermann
si fosse concessa da anni. Dalla porta, direi:  pi
comodo.
Sedettero in cucina.
Tazze di caff e pane con la marmellata. Si sforzarono di
fare conversazione, e Liesel udiva Ilsa Hermann inghiottire,
ma non era sgradevole. Era persino carino vedere la donna
soffiare piano sul caff, per raffreddarlo.
Se mai scriver qualcosa e la finir, disse Liesel, gliela
far vedere.
Sarebbe gentile.
Quando la moglie del sindaco se ne and, Liesel rimase a
osservarla mentre risaliva lungo la Himmelstrasse. Guardava
il suo abito giallo, le sue scarpe nere e le gambe di porcellana.
Presso la cassetta delle lettere, Rudy domand: Era quella
che credo che fosse?
S.
Tu scherzi.
Mi ha fatto un regalo.
Come risult, quel giorno Ilsa Hermann non aveva solo
regalato un libro a Liesel Meminger, ma le aveva fornito un
motivo per passare del tempo in cantina, il suo luogo preferito,
prima con Pap, poi con Max. Le diede una ragione per
scrivere parole sue, per rammentarle che le parole le avevano
anche salvato la vita.
Non punirti, la sentiva ripeterle, ma ci sarebbero stati punizione
e dolore, e anche felicit. Significava questo scrivere.
Di notte, mentre Mamma e Pap dormivano, Liesel sgusci
in cantina e accese la lampada a kerosene. Per la prima ora si
limit a guardare la matita e la carta. S'indusse a ricordare, e,
com'era solita fare, non distolse lo sguardo.
Schreibe, ordin a se stessa. Scrivi.
Dopo oltre due ore Liesel Meminger inizi a scrivere, senza
sapere se sarebbe mai riuscita a farlo nella maniera giusta.
Come poteva sapere che qualcuno avrebbe raccolto la sua storia
e l'avrebbe portata ovunque con s?
Nessuno prevede mai cose del genere.
Mica si possono pianificare.
Us una latta di vernice come sedile ed un bidone pi grande
come tavolo, e Liesel premette la matita sulla prima pagina. In
mezzo, scrisse quanto segue:

. . . LA LADRA DI LIBRI . . .

Breve storia di Liesel Meminger.

La cassa toracica degli aeroplani...

Giunta alla terza pagina, la sua mano era gi sfinita.
Le parole erano pesanti, pensava, ma nel corso della notte riusc
a completare undici pagine. La storia parlava di un viaggio
in treno, di un nuovo pap dagli occhi d'argento e di una donna
dal pugno di ferro.

. . . PAGINA 1 . . .

Faccio finta di non saperlo, ma so bene
che tutto incominci con il treno e la neve
e mio fratello che tossiva.
Quel giorno rubai il mio primo libro,
un manuale per scavare le tombe,
e lo rubai mentre venivo in Himmelstrasse...

Cadde addormentata su un letto di tendoni, con le pagine
spiegazzate ai margini, sul bidone di vernice pi alto. Al mattino
Mamma incombeva su di lei, gli acidi occhi pieni di domande.
Liesel, disse Rosa, che accidenti fai quaggi?
Scrivo, Mamma.
Ges, Giuseppe e Maria. Rosa risal rumorosamente i gradini.
Torna su entro cinque minuti, o te ne pentirai. Verstehst?
Capito.
Ogni notte Liesel scendeva in cantina. Ogni volta portava con
s il libro. Scriveva per ore, sforzandosi ogni notte di portare
a termine dieci pagine della sua vita. C'erano tante cose su cui
riflettere, tante cose che rischiava di trascurare. Abbi pazienza,
si ammoniva, e con il crescere delle pagine il polso che scriveva
diveniva pi forte. Imit persino La scuotitrice di parole e L'uomo
che sovrasta ripassandone le figure e copiandone le parole, e
addirittura osservando che spesso vi si vedeva attraverso Mein
Kampf. Comparvero anche i primi schizzi visti nel libro di Max,
per narrare la storia esattamente come la ricordava.
A volte scriveva di ci che avveniva nello scantinato nel momento
in cui scriveva. Aveva appena finito di scrivere quando
Pap le aveva dato uno schiaffo sui gradini del municipio e avevano
gridato insieme Heil Hitler. Volgendo lo sguardo, vedeva
Hans Hubermann riporre la fisarmonica. Aveva suonato per
mezz'ora, mentre Liesel scriveva.

. . . PAGINA 42 . . .

Stasera Pap si  seduto con me.
Aveva portato gi la fisarmonica e si era seduto
vicino a dove era solito sedersi Max.
Quando suona guardo spesso le sue dita e il suo viso.
La fisarmonica respira.
Sulle guance ha rughe che sembrano tirate in basso,
e, per qualche motivo, quando le guardo
ho voglia di piangere. Non  per tristezza od orgoglio.
Mi piace il modo in cui si muovono e cambiano.
A volte penso che Pap sia una fisarmonica.
Quando mi guarda e sorride e respira
io sento le note.

Dieci notti dopo che aveva incominciato a scrivere, Monaco
fu di nuovo bombardata. Liesel era arrivata a pagina 102 e si
era addormentata nel seminterrato. Non ud n il segnale radio
n le sirene, e nel sonno stringeva a s il libro quando Pap
venne a svegliarla. Vieni, Liesel. Port via La ladra di libri e
tutti gli altri suoi libri, e andarono a prendere Frau Holtzapfel.

. . . PAGINA 175 . . .

Un libro galleggiava sul fiume Amper.
Un ragazzo ci salt dentro, lo afferr
e lo strinse nella mano destra.
Rideva. Era immerso fino alla vita
nella gelida acqua di dicembre.
Che ne direst di un bacio, Saumensch? disse.

Quando ci fu l'incursione successiva, il 2 ottobre, aveva finito.
Rimaneva in bianco soltanto una dozzina di pagine, e la
ladra di libri aveva gi preso a rileggere ci che aveva scritto.
Il libro era suddiviso in dieci parti, ognuna delle quali aveva
ricevuto il titolo di libri o di storie, e descriveva in che modo
ognuno avesse influito sulla sua vita.
Mi domando spesso a che pagina fosse quando scesi sulla
Himmelstrasse nello stillicidio della pioggia, cinque notti dopo.
Mi domando che cosa stesse leggendo quando la prima bomba
cadde dalla cassa toracica di un aeroplano.
Per conto mio, mi piace immaginare che dia un breve sguardo
al muro, alla nuvola di Max Vandenburg, al suo sole con
i raggi e alle figurine in marcia verso di lui. Poi guarda i suoi
penosi tentativi di lettura delle parole scritte sul muro. Vedo il
Fhrer scendere i gradini dello scantinato con i guanti da boxe
legati insieme ed appesi con noncuranza intorno al collo. E la
ladra di libri legge e rilegge e rilegge la sua ultima frase, per ore.

. . . LA LADRA DI LIBRI: ULTIMA RIGA . . .

Ho odiato le parole e le ho amate,
e spero che siano tutte giuste.

Fuori, il mondo fischiettava. La pioggia era sporca.

Fine del mondo (Parte seconda).

Quasi tutte le parole, ora, si sono sbiadite. Il libretto nero si
disfa sotto il peso dei miei viaggi. Per questo motivo ti racconto
adesso questa storia. Come si dice? Ripeti una cosa tante volte e
non la dimenticherai pi. Posso narrarti che cosa accadde dopo
che le parole della ladra di libri si arrestarono, e in che modo
conobbi per la prima volta la sua storia. Cos.
Immagina di camminare al buio lungo la Himmelstrasse. I
capelli raccolgono l'umidit, e la pressione atmosferica  prossima
ad un brusco cambiamento.
La prima bomba colpisce l'isolato in cui abita Tommy Mller.
Nel sonno il suo viso si contrae ingenuamente, e io mi inginocchio
accanto al suo letto. Accanto a lui c' sua sorella. I
piedi di Kristina sporgono dalla coperta: coincidono con le minuscole
orme lasciate sul gioco della settimana, gi sulla strada.
I suoi ditini. La loro madre dorme a poca distanza. Quattro
sigarette schiacciate nel posacenere, e il soffitto senza tetto 
rosso fiamma.
 la Himmelstrasse che brucia.
Le sirene presero a ululare.
Troppo tardi, ora, sussurrai, per quell'esercitazione,
perch erano stati tutti ingannati, di nuovo.
Gli Alleati avevano finto un'incursione su Monaco per colpire
Stoccarda; poi, per, avanzavano ancora dieci aeroplani.
Oh, certo, ci furono degli avvertimenti.
Ma questa volta vennero a bombardare Molching.

. . . L'APPELLO DELLE STRADE . . .

Mnchen, Ellenberg, Johannson, Himmel.
La via principale + altre tre,
nella parte pi povera della citt.
Nel giro di pochi minuti non ne rimase pi nulla.
Una chiesa venne sbriciolata.

La terra, l dove l'aveva calpestata Max Vandenburg, fu
distrutta.
Al numero 31 della Himmelstrasse, Frau Holtzapfel sembrava
aspettarmi in cucina. Davanti a lei c'era una tazza rotta,
e, nell'ultimo istante in cui fu consapevole, il suo volto
parve chiedermi perch diavolo ci avessi messo tanto tempo.
Al contrario, Frau Diller dormiva sodo. I suoi vetri a prova
di pallottola andarono in frantumi presso il suo letto. La sua
bottega fu spazzata via, il bancone fin in mezzo alla strada e
la sua foto incorniciata di Hitler venne strappata dalla parete
e scagliata al suolo. L'uomo fu pestato per bene e ridotto a
una poltiglia di vetri rotti.
I Fiedler erano ben organizzati, tutti a letto, coperti. Pfiffikus
aveva le coperte fin sul naso.
Dagli Steiner passai le dita fra i capelli ben ravviati di Barbara,
colsi lo sguardo serio del viso di Kurt, cos serio nel
sonno, e, a uno a uno, diedi ai pi piccoli il bacio della
buonanotte.
E poi Rudy.
Oh, Ges, Rudy...
Divideva il letto con una sorellina. Lei doveva averlo preso
a calci e si era conquistata a forza una porzione maggiore
di spazio, perch Rudy era rannicchiato proprio sull'orlo del
materasso, e la cingeva con un braccio. Dormiva. I suoi capelli
di fiamma incendiavano il letto, e io portai via insieme lui e
Bettina, le loro anime ancora avvolte nella coperta. Se non altro
morirono in fretta, e al caldo. Il ragazzo dell'aeroplano, pensai.
Il ragazzo dell'orsacchiotto. Dove fu il conforto per Rudy? Chi
c'era a consolarlo quando il tappeto della vita gli venne bruscamente
strappato da sotto i piedi mentre dormiva?
C'ero solo io.
E io non valgo granch, specie poi quando ho le mani fredde
ed il letto  caldo. Lo portai con dolcezza attraverso la strada
distrutta, con gli occhi umidi e il cuore pesante. Con lui mi sforzai
un po' di pi. Scrutai per un attimo il contenuto della sua
anima, e vi trovai uno ragazzino dipinto di nero che gridava il
nome di Jesse Owens mentre spezzava un immaginario filo di
lana. Lo vidi immerso fino alla vita nell'acqua gelida, in cerca di
un libro, e vidi un ragazzo a letto, a fantasticare su che sapore
avesse un bacio della vicina di casa. Quel ragazzo mi fa sempre
uno strano effetto. Ogni volta.  il suo unico difetto: mi fa male
al cuore. Mi fa piangere.
Infine gli Hubermann.
Hans.
Pap.
A letto era lungo, e gli vidi l'argento tra le ciglia. La sua anima
si lev a sedere, mi si fece incontro. Quel genere di anime lo fa
sempre: sono le migliori. Quelle che si alzano e dicono: So chi
sei, sono pronta. Non che abbia voglia di venire, certo, ma verr.
Quelle anime sono sempre leggre. Molte hanno gi trovato
la loro via verso altri luoghi. Questa era sospinta dal soffio di
una fisarmonica, da uno strano sapore di champagne d'estate e
dall'arte di mantenere le promesse. Si adagi fra le mie braccia,
riposandosi. Vi fu un polmone che desiderava un'ultima sigaretta,
e un'immensa, magnetica attrazione per lo scantinato, per
la ragazza che era sua figlia e l sotto scriveva un libro che un
giorno avrebbe sperato di leggere.
Liesel.
Fu ci che sussurr la sua anima mentre la portavo via. In
quella casa, per, Liesel non c'era.
Non per me, comunque.
Per me c'era soltanto Rosa, e, s, credo proprio che la colsi
mentre russava, perch aveva la bocca aperta e le labbra di
carta rosa si muovevano ancora. Se m'avesse vista, sono certa
che mi avrebbe chiamata Saumensch, ma non me la sarei presa.
Dopo avere letto La ladra di libri scoprii che chiamava cos tutti:
Saukerl, Saumensch. Specie le persone cui voleva bene. I suoi
capelli elastici erano scomposti. Si strofin contro il cuscino, e il
suo corpo grosso come un armadio si lev con il battito del suo
cuore. Perch non c'era da sbagliarsi: quella donna aveva un
cuore. Un cuore pi grande di quanto credesse la gente. Dentro
c'era tanto, accatastato su miglia e miglia di scaffali nascosti.
Ricordate che era la donna con lo strumento allacciato intorno
al corpo nella lunga notte tagliata da una falce di luna. Era lei
che sfam un ebreo senza fare una sola domanda, la prima notte
che l'uomo trascorse a Molching. E fu colei che allung un
braccio sotto il materasso, per consegnare a un'adolescente un
album di disegni.

. . . L'ULTIMO COLPO DI FORTUNA . . .

Andavo da una via all'altra, e tornai
per un solo uomo di nome Schultz,
in fondo alla Himmelstrasse.

Non poteva sopravvivere sotto la casa crollata, e mentre portavo
la sua anima lungo la Himmelstrasse notai i soccorritori
gridare e ridere.
In mezzo alla catena montuosa di macerie c'era una valletta.
Il cielo ardente era rosso e andava cambiando: incominciavano
a turbinarvi striature color pepe, ed ero curiosa. S, s, lo so
che cosa v'ho detto all'inizio. Di solito la curiosit mi conduce
alla sgradevole testimonianza di qualche umana ribellione, ma
quella volta debbo dire che, per quanto mi spezzasse il cuore,
ero, e tuttora sono, lieta di essere stata l presente.
Quando la tirarono fuori, scoppi a piangere ed a urlare per
Hans Hubermann. Gli uomini dell'LSE cercarono di trattenerla
con le loro braccia impolverate, ma la ladra di libri riusc a
divincolarsi. Quando sono in preda alla disperazione, gli esseri
umani si comportano spesso in modo incomprensibile.
Non sapeva dove correre, perch la Himmelstrasse non esisteva
pi. Ogni cosa era nuova e terribile. Perch il cielo era
rosso? Perch nevicava? E come mai i fiocchi di neve le bruciavano
le braccia?
Liesel rallent il passo, barcollando, e si concentr su ci che
aveva di fronte.
Dov' il negozio di Frau Diller? si domand. Dov'...
Si aggir qua e l per un po', finch l'uomo che l'aveva trovata
la prese fra le braccia, confortandola: Sei spaventata, ragazza
mia. Vedrai che presto starai meglio.
Liesel domand: Che cosa  successo? Questa  la
Himmelstrasse?
S. Gli occhi dell'uomo parevano addolorati. Chiss quali
atrocit avevano visto in quegli ultimi anni. Questa  la Himmelstrasse.
Siete stati bombardati, ragazza mia. Es tut mir leid,
Schatzi. Mi dispiace, cara.
La bocca della ragazza era smarrita, bench ora il suo corpo
rimanesse fermo. Aveva scordato le precedenti grida per Hans
Hubermann. Le pareva che fossero trascorsi molti anni... un
bombardamento pu fare questo effetto. Disse: Bisogna trovare
Pap, e Mamma. Bisogna tirare fuori Max dalla cantina.
Se non  l,  in corridoio, a guardare dalla finestra. A volte lo
fa, quando c' un'incursione... Sapete, lui non guarda tanto il
cielo. Devo dirgli io che tempo fa. Non mi creder mai...
In quel momento il suo corpo cedette, e l'uomo dell'LSE l'afferr,
facendola sedere. Tra un minuto la portiamo via, disse
al sergente. La ladra di libri fissava ci che pesava e le faceva
male tra le mani.
Il libro.
Le parole.
Le sanguinavano le dita, proprio come quando era arrivata l.
L'uomo dell'LSE l'aiut ad alzarsi e si avvi con lei. Un cucchiaio
di legno bruciava. Pass un uomo con la custodia rotta
di una fisarmonica, e Liesel scorse lo strumento all'interno. Ne
vide i tasti bianchi e neri. Le sorrisero, ridestando la sua attenzione.
Siamo stati bombardati, pens, e si volse verso l'uomo al
suo fianco, dicendo:  la fisarmonica di Pap. Poi ancora: 
la fisarmonica di Pap.
Non preoccuparti, ragazzina, sei salva, vieni solo un po' pi
lontano.
Ma Liesel non veniva.
Guard dove l'uomo portava la fisarmonica, e lo segu. Mentre
il cielo rosso faceva ancora piovere la sua cenere aggraziata,
ferm l'alto soccorritore dell'LSE e disse: Se non le dispiace,
la prenderei io...  di Pap.
La prese dolcemente dalle mani dell'uomo, accennando a
portarsela via. Proprio allora vide il primo corpo.
La custodia della fisarmonica le cadde di mano, con il fragore
di un'esplosione.
Frau Holtzapfel era sdraiata in mezzo alla strada.

. . . I PROSSIMI DODICI SECONDI . . .
DELLA VITA DI LIESEL MEMINGER.

Gir sui tacchi, spingendo lo sguardo pi lontano
che pot lungo quel canale sconvolto
che un tempo era la Himmelstrasse.

Scorse due uomini trasportare un cadavere e li segu.
Quando vide gli altri, Liesel toss. Per un attimo ascolt un
uomo dire ai compagni che avevano trovato uno dei corpi a
pezzi sui rami di un acero.
C'erano pigiama scomposti e volti straziati. La prima cosa
che not furono i capelli del ragazzo.
Rudy?
Poi fece di pi che articolare la parola con le labbra.
Rudy?
Giaceva l, con gli occhi chiusi, e la ladra di libri corse verso
di lui e gli si lasci cadere accanto. Gett via il libro nero.
Rudy, singhiozz, svgliati... Lo afferr per la camicia,
con il pi lieve, incredulo degli scossoni. Svgliati, Rudy...
e mentre il cielo continuava a scaldarsi e a far piovere cenere,
Liesel stringeva la camicia di Rudy Steiner. Rudy, ti prego.
Le lacrime si inseguivano sul suo viso. Rudy, per favore, svgliati,
dannazione, svgliati, ti amo. Su, Rudy, coraggio, Jesse
Owens, non lo sai che ti amo, svgliati, svgliati, svgliati...
Non serv a nulla.
Le macerie erano sempre pi alte. Colline di cemento coronate
di rosso. Una bella ragazza in lacrime scuoteva il capo.
Forza, Jesse Owens...
Ma il ragazzo era morto.
No, Rudy, tu non sei morto.
Il ragazzo era morto.
Incredula, Liesel affond il viso nel petto di Rudy. Afferr
il suo corpo inerte, tentando di impedire che tornasse ad afflosciarsi,
finch dovette lasciarlo cadere sul pavimento devastato,
con dolcezza.
Piano piano.
Dio mio, Rudy...
Si chin sul volto senza vita. Poi Liesel baci il suo migliore
amico, Rudy Steiner, sulle labbra, con tenerezza e disperazione.
La sua bocca aveva un sapore dolce, di polvere. Il sapore
di un rimpianto all'ombra degli alberi e nello splendore della
collezione di abiti dell'anarchico. Lo baci a lungo, dolcemente,
e quando si ritrasse gli sfior le labbra con le dita. Le mani
le tremavano. Si chin ancora una volta, ma le lacrime le ingannarono
la vista. I suoi denti si scontrarono con quelli del
ragazzo, nella devastazione della Himmelstrasse.
Non disse addio a Rudy. Non ne fu capace. Rimase qualche
altro minuto accanto a lui, poi finalmente riusc a strapparsi
da terra. Mi meraviglia sempre la forza degli esseri umani, che
riescono a rialzarsi, seppure barcollando, persino quando fiumi
di lacrime inondano i loro volti.

. . . LA SCOPERTA SUCCESSIVA . . .

I corpi di Mamma e Pap, che giacevano raggomitolati
sul lenzuolo di ghiaia della Himmelstrasse.

Liesel non corse via, n cammin. Non si mosse affatto. Soltanto
i suoi occhi erravano sui corpi stesi sulla strada. A un tratto
si fermarono, confusi, quando scorsero l'uomo alto e la donna
tozza come un armadio. Quella  la mia mamma. Quello  il
mio pap. Era come se le inchiodassero quelle parole addosso.
Rimase immobile.
Non si muovono, mormor. Non si muovono.
Forse se fosse rimasta ferma abbastanza a lungo sarebbero
stati loro a venire da lei, ma rimasero immobili quanto Liesel. In
quel momento notai che era scalza. Che cosa strana da notare,
in un momento come quello. Probabilmente tentavo di evitare
di guardarla in volto, perch la ladra di libri era in preda ad uno
sconcerto indicibile.
Fece un passo e non voleva farne altri, ma li fece. Liesel avanz
lentamente verso Mamma e Pap, poi si sedette in mezzo a
loro. Strinse la mano di Mamma e le parl. Ricordi quando
sono arrivata da voi, Mamma? Mi sono aggrappata al cancello.
Piangevo. Ricordi che cosa dicesti quel giorno a tutti i curiosi
che ci guardavano? Adesso la voce le tremava. Hai detto: Che
cosa avete da guardare, stronzi? Ges, Giuseppe e Maria, Mamma,
mi mancherai. Guard la mano di Mamma, sfiorandone il
palmo di cartone. Mamma, lo so che tu... Mi  piaciuto quando
sei venuta a scuola a dirmi che Max si era svegliato. Lo sai
che ti ho vista con la fisarmonica di Pap? Strinse pi forte la
mano che s'irrigidiva. Sono venuta a guardarti, ed eri bella. Eri
bella davvero, Mamma.

. . . ALCUNI ISTANTI DI ESITAZIONE . . .

Pap. Non voleva, non poteva guardare Pap.
Non ancora.
Non adesso.
Pap era un uomo dagli occhi d'argento, non dagli occhi
morti.
Pap era una fisarmonica!
Il suo mantice, per, era vuoto.
Nulla ne entrava e nulla ne usciva.

Liesel cominci a scuotersi violentemente. Da qualche parte,
in bocca, le era rimasta imprigionata una nota acuta, quieta,
strisciante, finch non riusc a voltarsi verso Pap.
In quel momento non potei farne a meno. Mi avvicinai per
vedere meglio, e quando osservai nuovamente il volto di Liesel
seppi che era lui che amava di pi. La sua espressione colp
l'uomo in piena faccia, seguendone una delle rughe che gli
scendevano lungo la guancia. Si era seduto in bagno con lei,
insegnandole ad arrotolare una sigaretta. Aveva dato pane a un
uomo morto nella Mnchenstrasse e aveva detto alla ragazza di
continuare a leggere nel rifugio antiaereo. Forse, se non l'avesse
fatto, lei non sarebbe finita a scrivere in cantina.
Pap - il suonatore di fisarmonica - e la Himmelstrasse.
L'uno non esisteva senza l'altra, perch per Liesel erano entrambi
casa. S, era ci che Hans Hubermann era per Liesel
Meminger.
Si volt e chiese all'uomo dell'LSE: Per favore, la fisarmonica
di Pap. Mi potrebbe portare la fisarmonica di Pap?
Dopo qualche momento di confusione, un soccorritore pi
anziano port la custodia fracassata e Liesel l'apr. Ne trasse
fuori lo strumento rovinato, posandolo accanto al corpo di
Pap. Ecco, Pap.
Posso garantirti una cosa, perch la vidi molti anni pi tardi -
una visione della stessa ladra di libri - che quando s'inginocchi
presso Hans Hubermann lo vide alzarsi e suonare la fisarmonica.
Si lev in piedi, se ne infil le cinghie fra montagne di case
distrutte, con occhi d'argento e una sigaretta appesa al labbro.
Fece persino uno sbaglio e ne rise allegramente, con il senno di
poi. Il mantice soffiava e l'uomo alto suon l'ultima volta per
Liesel Meminger, mentre il fuoco del cielo pian piano veniva
spento.
Suona, Pap.
Pap si ferm.
Lasci cadere la fisarmonica e i suoi occhi d'argento continuarono
ad arrugginirsi. Ora non c'era altro che un corpo sul
terreno, e Liesel lo sollev e lo abbracci. Pianse sulla spalla di
Hans Hubermann.
Addio, Pap. Mi hai salvata, mi hai insegnato a leggere.
Nessuno sa suonare come te, e non berr mai pi champagne.
Nessuno sa suonare come te.
Le sue braccia lo stringevano forte. Gli baci una spalla -
non poteva pi tollerare di guardarlo in viso - e lo riadagi
nuovamente.
La ladra di libri pianse finch non la portarono via con
dolcezza.
Pi tardi si ricordarono della fisarmonica, ma nessuno fece
caso al libro.
C'era molto lavoro da fare e, con una quantit di altro materiale,
La ladra di libri fu calpestato parecchie volte ed infine
raccolto senza neppure uno sguardo, e gettato su un camion
della spazzatura. Prima che l'autocarro partisse, mi arrampicai
in fretta sul veicolo e lo presi in mano...
 una fortuna che mi trovassi l.
Ma poi, chi piglio in giro? Mi trovo almeno una volta in moltissimi
luoghi, e nel 1943 ero praticamente dovunque.
...
EPILOGO. L'ultimo colore.

Contenente:
la Morte e Liesel - lacrime di legno -
Max - il fattorino.

La Morte e Liesel.

Da quegli eventi sono passati molti anni, ma c' sempre un
sacco di lavoro da fare. Te lo garantisco io, il mondo  come
una fabbrica. Il sole la fa andare avanti, gli uomini la dirigono,
e io sono sempre l, a portarli via.
Non tacer nulla di quanto ancora rimane di questa storia,
ma sono stanca, tanto stanca, e te la racconter come meglio
posso.

. . . UN ULTIMO FATTO . . .

La ladra di libri  morta ieri.

Liesel Meminger visse fino a tardissima et, molto lontano
da Molching e dal disastro della Himmelstrasse.
Mor in un sobborgo di Sydney. La sua casa era al numero
45 - lo stesso del rifugio dei Fiedler - e il cielo era del pi
bell'azzurro pomeridiano. Come aveva fatto quella del padre,
anche la sua anima si lev a sedere. Negli ultimi istanti ricord
i suoi tre figli, i nipoti, il marito e la lunga lista delle vite
che si erano fuse con la sua. Fra di loro spiccavano, luminose
come lanterne, quelle di Hans e Rosa Hubermann, di suo fratello
e del ragazzo i cui capelli rimasero per sempre del colore
dei limoni.
Vi fu tuttavia anche qualche altra immagine.
Vieni con me, ti racconter una storia.
Ti mostrer qualcosa.

Un bosco nel pomeriggio.

Quando la Himmelstrasse venne sgomberata, Liesel Meminger
non aveva pi una casa.
La soprannominarono quella della fisarmonica e la accompagnarono
alla polizia, che si trov a dover affrontare il problema
di che cosa fare di lei.
La ragazza sedette su una sedia scomodissima, senza fiatare.
La fisarmonica la guardava attraverso un buco nella custodia.
Trascorse tre ore nella stazione di polizia, prima che facessero
la loro comparsa il sindaco e una donna dai capelli arruffati.
Pare che ci sia una ragazza sopravvissuta nella Himmelstrasse,
disse la signora.
Un poliziotto indic Liesel.
Ilsa Hermann si offr di portare la pesante custodia, ma Liesel
la tenne stretta mentre scendevano i gradini della stazione di
polizia. Pochi isolati dopo la Mnchenstrasse, una linea netta
separava le vittime del bombardamento dai fortunati.
Il sindaco guidava.
Ilsa sedeva con Liesel sul sedile posteriore.
La ragazza lasci che le tenesse la mano, al di sopra della
custodia della fisarmonica.
Liesel ebbe una reazione inaspettata. Sedette nell'elegante
stanza degli ospiti della casa del sindaco e parl a lungo - a se
stessa - fino a notte alta. Mangi pochissimo. L'unica cosa che
non volle assolutamente fare fu lavarsi.
Per quattro giorni trascin gli avanzi della Himmelstrasse
sui tappeti e i pavimenti in legno del numero 8 della Grandestrasse.
Dorm molto e non sogn mai, rammaricandosi ogni
volta di essersi svegliata: quando dormiva, scompariva il
dolore.
Il giorno dei funerali non aveva ancora fatto il bagno, e Ilsa
Hermann le domand con gentilezza se desiderasse lavarsi.
Fino a quel momento si era limitata a mostrarle la stanza da
bagno e a consegnarle un asciugamano.
Le persone che assistettero alle esequie di Hans e Rosa Hubermann
parlarono a lungo della ragazza, che indossava un bel
vestito e uno strato di sporcizia della Himmelstrasse. Pi tardi
corse voce che fosse entrata tutta vestita nel fiume Amper,
dicendo parole incomprensibili.
Parole a proposito di un bacio.
Parole a proposito di una Saumensch.
Quante volte avrebbe dovuto dire addio?
Passarono le settimane ed i mesi, e la guerra. Nei momenti di
maggiore sconforto Liesel ricordava i suoi libri, in particolare
quelli scritti appositamente per lei, e quello che le aveva salvato
la vita. Un giorno torn persino nella Himmelstrasse a cercarli,
ma non era rimasto pi nulla. Non c'era rimedio per quanto
era accaduto: ci sarebbero voluti decenni, ci sarebbe voluta una
lunga vita.
Per la famiglia Steiner ci furono due funzioni religiose, la prima
subito dopo la sepoltura, la seconda quando Alex Steiner
fece ritorno a casa, essendo stato congedato poco dopo il
bombardamento.
Da quando la notizia lo aveva raggiunto, Alex era prostrato.
Cristo Crocifisso, aveva commentato, se solo avessi permesso
a Rudy di frequentare quella scuola.
Credi di salvare qualcuno.
Invece lo uccidi.
Come poteva saperlo?
Non riusciva a fare a meno di pensare che quella notte non
aveva fatto nulla per trovarsi in Himmelstrasse, in modo che
sopravvivesse Rudy anzich lui.
Furono queste le parole che disse a Liesel sui gradini davanti
all'uscio del numero 8 della Grandestrasse, quando vi si precipit
dopo avere saputo che era ancora viva.
Quel giorno, sui gradini, Alex Steiner era inconsolabile.
Liesel gli confess di avere baciato Rudy sulle labbra. Parlarne
la mise in imbarazzo, ma ritenne che all'uomo avrebbe fatto
piacere saperlo. Sul volto di Alex Steiner scesero lacrime di legno
e spunt un sorriso di pietra. Il cielo era grigio e lucente.
Un pomeriggio d'argento.

Max.

Quando la guerra fin e Hitler si fu consegnato alle mie braccia,
Alex Steiner riprese a lavorare nella sua bottega di sarto.
Non c'erano soldi, ma vi si dava da fare per qualche ora al giorno,
e spesso Liesel gli teneva compagnia. Trascorsero molte
giornate insieme, recandosi anche di frequente a Dachau dopo
che il campo era stato liberato, per poi non essere riconosciuto
dagli americani.
Un giorno di ottobre del 1945, un uomo dagli occhi umidi, i
capelli come piume e il viso ben rasato si present nel negozio.
Si avvicin al bancone. C' per caso una ragazza di nome Liesel
Meminger? domand.
S,  nel retro, rispose Alex. Sul suo volto si dipinse la speranza,
ma voleva essere sicuro. Posso sapere chi la cerca?
Liesel arriv.
Si abbracciarono e caddero in ginocchio, piangendo.

Il fattorino.

S, in questo mondo ho visto accadere tantissime cose. Ho
assistito ai peggiori cataclismi e lavorato per gli uomini pi
scellerati.
Ma ci sono stati anche altri momenti.
Ci sono storie (una manciata, come ho gi detto) alle quali
consento di distrarmi dalla fatica, come faccio con i colori. Le
raccolgo nei luoghi pi disparati e improbabili, e mi assicuro di
non dimenticarmene mai, mentre lavoro. La ladra di libri  una
di queste storie.
Quando mi recai a Sydney per portare via l'anima di Liesel,
riuscii finalmente a fare ci che aspettavo da tanto tempo. La
posai e passeggiammo lungo l'Anzac Avenue, accanto al campo
di calcio. Tirai fuori di tasca un libro nero e impolverato.
L'anziana donna non credeva ai propri occhi. Lo prese fra le
mani e disse:  proprio lui?
Annuii.
Emozionata, apr La ladra di libri e incominci a sfogliarlo.
Non posso crederci... Riusciva a leggere le pagine anche se
le parole erano sbiadite. Le dita della sua anima sfioravano una
storia scritta tanto tempo prima nella cantina della
Himmelstrasse.
Sedette sul ciglio della strada, e io la imitai.
L'hai letto? domand, ma senza guardarmi: teneva gli occhi
fissi sulle pagine.
Risposi di s. Molte volte.
E lo hai capito?
Ci fu una lunga pausa.
Pass qualche automobile, in entrambe le direzioni. Alla guida
c'erano gli Hitler e gli Hubermann, i Max e gli assassini, i
Diller e gli Steiner...
Avrei voluto dire tante cose alla ladra di libri, parlarle della
bellezza e della brutalit. Ma che cos'altro avrei potuto dire, che
lei gi non sapesse? Volevo spiegarle che da sempre mi cpita
di sovrastimare o sottostimare il genere umano... di rado mi
limito a stimarlo. Volevo domandarle come potesse una medesima
cosa essere terribile e splendida allo stesso tempo, e le sue
parole dure e sublimi insieme.
Nulla di tutto ci mi usc dalla bocca.
Riuscii solamente a volgermi verso Liesel Meminger, per confidarle
l'unica verit che conosco davvero. La dissi alla ladra di
libri, e adesso la ripeto a te.

. . . ULTIMA POSTILLA . . .
DELLA VOSTRA NARRATRICE.

Sono perseguitata dagli esseri umani.
...
Ringraziamenti.

Vorrei ringraziare per prime Anna McFarlane (tanto generosa
quanto bene informata) ed Erin Clarke (per la sua lungimiranza,
gentilezza e per avere sempre pronto il consiglio giusto
al momento giusto).
Uno speciale ringraziamento devo rivolgerlo anche a Bri
Tunnicliffe, che mi sopporta e si sforza di credermi quando stabilisco
la data di consegna delle mie bozze.
Sono in debito, inoltre, con Trudy White per la sua grazia e
il suo talento:  un onore ospitare le sue illustrazioni in queste
pagine.
Questo libro non sarebbe stato possibile senza le seguenti
persone: Cate Paterson, Nikki Christer, Jo Jarrah, Anyez Lindop,
Jane Novak, Fiona Inglis e Catherine Drayton. Grazie per
avere dedicato a me ed alla mia storia il vostro prezioso tempo.
Lo apprezzo pi di quanto sappia dire.
Grazie anche al Sydney Jewish Museum, all'Australian War
Memorial, a Doris Seider del Museo Ebraico di Monaco di Baviera,
ad Andreus Heusler dell'Archivio della Citt di Monaco
e a Rebecca Biehler (per le interessanti informazioni sul ciclo
stagionale dei meli).
Sono riconoscente a Dominika Zusak, Kinga Kovacs e Andrew
Janson per il loro incoraggiamento e per la loro costanza.
Infine, un grazie speciale a Lisa ed Helmut Zusak, per le storie
che stentiamo a credere, per l'allegria e per avermi mostrato
un altro lato della realt.
...
.
...
FINE.